omelie tempo ordinario 2020

Amare di più….

Omelia domenica 28 Giugno 2020

amate

Sono veramente cristiano?
Gesù continua il suo insegnamento agli apostoli sul come è il vero discepolo. Senza l’annuncio della resurrezione non è semplice comprendere un tale insegnamento del Vangelo di questa domenica, come quello della scorsa settimana. Ma, come afferma San Paolo nella seconda lettura: <<siamo stati battezzati nella morte e resurrezione di Cristo… Così anche noi possiamo camminare in una vita nuova>>. Quando nella chiesa antica il battesimo si riceveva da adulti, la scelta di essere cristiani, era davvero radicale! Oggi nella bellissima prospettiva di ricevere il battesimo quando ancora siamo nella incoscienza dell’età neonatale, abbiamo perso un po’ il senso della radicalita’ di questa scelta. Non è che non sia giusto battezzare il neonato, ma sicuramente è urgente un prendere coscienza del Battesimo che abbiamo ricevuto: siamo morti e risuscitati a vita nuova. Siamo morti dall’amore sentimentalista del mondo fosse anche per i genitori ed i figli e, abbiamo ricevuto lo Spirito santo amore che ci fa amare tutti più pienamente nell’amore di Dio. Siamo morti dalla paura della sofferenza per poter portare la nostra croce ogni giorno come Cristo ha fatto. Siamo morti alle scelte mondane per poter dare la vita per la fede in Dio! Siamo morti nelle discriminazioni per poter accogliere… Siamo morti dal nostro egoismo per per donare “acqua” a chi e’ assetato di Dio. Siamo morti dall’idea che la sequela del Signore viene a togliere qualcosa o tutto, perché la sua ricompensa è più grande quaggiù e nei cieli. Siamo morti per risorgere, già su questa terra, ad una vita nuova.
Riscopriamo o scopriamo la vita in Cristo! Il Vangelo pone delle rinunce che non sono altro che un rinunciare alle esasperazioni umane.

Verso dove vado?
Questo Vangelo ci illumina sul senso della vita, sul senso della fede… Che senso ha seguire Dio se poi questo non si traduce in scelte concrete fatte con il cuore: sembra di perdere la propria vita, invece Dio ce la ridona trasformata, risuscitata, capace della vera felicità! Questi Vangelo ci illumina sul fatto che la vera felicità può donarcela solo la sequela di Cristo, nessuno può darcela, neanche i nostri affetti più cari! Anzi è anche per i nostri affetti più cari che siamo chiamati a seguire il Signore. <<Dare la vita>> è l’atto d’amore più grande che possiamo fare per il nostro prossimo, dare la vita per chi amiamo – e anche per chi non amiamo – certamente ci fa perdere momenti ed esperienze anche gioisce, ma ci rende la ricompensa che solo Dio può donarci: la vita eterna e la soddisfazione di un cuore che agisce per vero amore.

Ma amo veramente?
Allora <<amare>>, che è il problema dell’uomo e della donna di ogni tempo, non è dipendere dai nostri affetti, dai nostri bisogni… Ma amare è liberare noi stessi dall’egoismo per per ascoltare e praticare il Vangelo della verità. L’amore vero, quello proclamato da Cristo sul Vangelo, è quello che ci spinge fino al sacrificio per l’altro, per l’altra. Seguire Cristo significa imparare ad amare per davvero! Cristo non ci chiede di rinunciare di amare i nostri affetti, ma ci chiede e ci dona la grazia di amare nell’amore di Dio anche i nostri affetti!
Amare di più Dio, con scelte concrete di preghiera, di meditazione, di ascolto e di invocazione: ci insegna e ci dona l’amore più grande capace <<di dare la vita…>>!

Non abbiate paura degli uomini,
Abbiate invece timor di Dio!

Omelia del 21 Giugno

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La libertà dei figli di Dio

Per comprendere questo Vangelo bisognerebbe leggerlo più
volte sotto una croce senza il crocefisso. Gesù dona agli uomini uno stile di vita unico, realmente umano, perciò divino… La libertà vissuta da Gesù, insegnamento di vita anche per noi, non è banale sfrontatezza, né sfacciataggine, né tanto meno impertinenza propria delle persone che dicono di “non aver peli sulla lingua” nella politica dei rapporti del “quando ci vuole ci vuole…”: no! Gesù <<era come agnello mansueto condotto al macello e non apri la sua bocca>> – profetizzava Isaia – vivendo una libertà interiore che traspariva all’esterno come testimonianza di amore del Padre: rivelare Dio agli uomini senza se e senza ma… Lui non ha avuto paura del mondo e invita noi a fare altrettanto! Se non abbiamo sotto sotto degli interessi egoistici con gli uomini: perché temere il loro giudizio? Quanta paura abbiamo oggi anche soltanto della critica degli altri! Quanto viviamo nell’ansia di finire sui social, sulla “bocca” degli altri, sui giudizi reali o sommari – spesso “somari” perché sono di chi non sa veramente come stanno le cose – degli altri. Come se il giudizio degli altri possa toglierci chissà che… Fosse anche un giudizio che ci toglie la vita Gesù ci invita a vedere più in là, a guardare più su: alla vita eterna!

Dio e’ Provvidenza
Ma come vivere così collegati agli altri, ancorati alla Verità, senza aver paura del prossimo? Senza dover vivere con l’ansia di fare i conti con qualcuno? Geremia – nella prima lettura – ci profetizza la risposta: <<Signore degli eserciti… a te ho affidato la mia causa>> (Ger 20,12). Affidare la propria vita a Dio! Lui si ha il potere di far vivere, di far morire e risorgere…. Il timor di Dio non è paura di Dio, quanto invece dare a Dio la giusta testimonianza e lasciare a Lui la sua Onniscenza, Lui sa tutto, solo Lui; e la sua Onnipotenza, Lui può tutto solo Lui. Temere il giudizio di Dio e’ credere che siamo incapaci di amarlo come Lui ci ama e che gli altri uomini e donne possono sbagliare, possono fallire, possono peccare: <<tutti hanno peccatori>> (seconda lettura). Siamo tutti dei creati, peccatori, mortali e redenti!
Credere nel Dio Provvidenza e’ vivere affidando a Lui le nostre difficoltà, le nostre imprese, i nostri dolori, le nostre preoccupazioni, le nostre gioie, le nostre soluzioni, le nostre vittorie…. Affidare a Lui la nostra causa, quello che abbiamo nel cuore, nella mente e anche nel corpo… La Divina Provvidenza ha cura di noi se noi ci abbandoniamo a Lui senza le paure per gli altri o la vergogna della fede in un modo pagano… Allora Lui darà un senso, una direzione giusta a quanto ci accade di bello e di brutto… Allora Lui intesserà i giusti “incroci” della vita che possano darci la direzione verso la fede di Geremia: <<il Signore e’ al mio fianco come un prode valoroso>>.

Cristiano. Uomo e donna di Verità
Esser cristiani allora significa non vivere di compromessi umani, bassi o alti che siano! I primi cristiani lo avevano capito bene – come tante comunità sparse nel modo che ancora oggi vengono trucidate per la fede – vivendo e celebrando la fede anche nelle più atroci persecuzioni… Il cristiano parla di Dio e del suo Figlio Gesu’ perché vive di Spirito santo nella preghiera, perché lo Spirito – sopratutto se si è nella sofferenza – vive il lui. È dalla croce che si salva se stessi e gli altri, non dalle parole o dai riti ci viene la salvezza ma: dalla croce di Cristo, dalla nostra croce. Quando si è crocefissi già non sia ha più paura del giudizio degli altri, della critica del mondo, perché già, in qualche modo, cominciamo a risorgere…. Solo portando la nostra Croce riusciamo ad essere veri, cristiani autentici, uomini e donne dalla Verità fondata e fondante sapendo, che in qualsiasi modo vadano le cose, se affidiamo a Dio la nostra causa: <<gettando in Lui ogni nostra preoccupazione perché: Egli ha cura di voi>> (1 Pt 5,7).

 

… Se uno mangia di questo Pane vivrà…

 

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Omelia Corpus Domini

Niente faceva presagire che il messia tanto atteso fosse il Cristo, Figlio di Dio. Niente faceva presagire che non fosse un condottiero venuto a liberare il mondo dal dolore e dalla morte. Niente faceva presagire che Lui avrebbe offerto se stesso al Padre come “capro espiatorio” per ottenerci la Misericordia e la vita eterna. Non potevamo pensare – noi umanità – che la divinità fattasi uomo in Cristo morto e risuscitato, ancor di più per la preghiera della Chiesa, si fa vero cibo e vera bevanda: se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.

Così il creatore della vita si è fatto nutrimento della vita umana creata.

Il Padre ha tanto amato il mondo da mandare il suo unico Figlio, affinché il Figlio fattosi pane e vino, può renderci a tutti figli nell’amore dell’unico Padre. Il calice e il pane sono comunione con il corpo di Cristo (seconda lettura). Così: siamo suoi figli! Con l’Eucaristia entriamo in comunione con Dio e i nostri fratelli e sorelle battezzati. Diventiamo un solo corpo, diventiamo comunione, diventiamo Chiesa. Noi, la Chiesa, celebriamo L’Eucaristia; ma è L’Eucaristia a renderci Chiesa . Siamo persone provenienti da famiglie diverse, da strade diverse, da vite diverse ma, la Comunione che dona Dio nell’Eucaristia: ci trasforma sempre di più in “comunità cristiana”! Comunità cristiana non è solo uno dei tanti modi sociali per stare insieme ma anzi è il “luogo” dove fare esperienza dell’amore di Dio perfetto e quello dell’amore degli uomini e delle donne che è imperfetto . Seppur L’Eucaristia è dono di amore di Dio a noi, siamo chiamati anche noi a morire per il prossimo per donarci a Lui: fate questo in memoria di me. La Chiesa celebra L’Eucaristia ed essa stessa diventa sacramento di Amore. Ma viviamo la chiesa come sacramento d’amore? Siamo comunione di fratelli e sorelle così diversi ma uniti dallo Spirito? Perché spesso nella Chiesa non manca lo Spirito santo, ma manca l’amore che è portatore dello Spirito santo!

La prima lettura ci invita a leggere la nostra storia con gli occhi della fede. Se ci vediamo indietro vediamo i momenti e le esperienze belle, ma vediamo anche tanti momenti dolorosi che oggi vivono in noi come macerie… come costruiremo io nostro futuro? verso dove andiamo? Quale la gioia perfetta? Sarà possibile essere felici ? E la morte? Quante domande ci poniamo spesso con preoccupazione ma anche con delusione o aspettative irrealizzabili : siamo chiamati allora a ricordarci di tutto il cammino che Dio ci ha fatto percorrere (prima lettura) sapendo che nell’Eucaristia, la Chiesa, celebra il banchetto, la festa del Paradiso del Regno di Dio! L’Eucaristia, sembra strano o paradossale, è la medicina ai nostri dolori, delusioni e insoddisfazioni. L’Eucaristia è il nutrimento per il nostro spirito. L’Eucaristia è l’Amore che Dio ci dona e che dobbiamo far circolare agli altri. L’Eucaristia è già vita eterna . In questo il nostro Amen, il nostro atto di fede, quando riceviamo la comunione.

La Chiesa non sono persone che si radunano per un motivo o un altro… ma la Chiesa: è gente radunata dallo Spirito santo, radunata dal Cristo presente nell’Eucaristia.

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Non appena concepisco l’Uno, 

sono illuminato dallo splendore dei Tre

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Omelia Santissima Trinità

<<Non appena concepisco l’Uno, sono illuminato dallo splendore dei Tre; non appena distinguo i Tre ritorno di nuovo all’Uno. Quando penso a uno dei Tre, penso a lui come a un tutto>> (Gregorio Nazianzeno, Orazione 40-41).
Così Gregorio Nazianzeno ci introduce a questa predicazione sulla Santissima Trinità: mistero insondabile, Unità santa e certa Divinità trina, Sommo ed eterno Dio. Per quanto possa essere alto, spesso anche filosofico, il discorso sulla Trinità non è estraneo all’umanità! Siamo capaci di conoscere Dio, abbiamo questa possibilità.

Il dialogo tra l’uomo e Dio

Per non sentire questa estraneità del Dio Trinità, unico del cristianesimo, ci aiuta il Vangelo ad intravedere e contemplare questo Mistero. Mistero non perché occulto o inspiegabile, ma perché: così grande da non potersi comprendere tutto nelle parole o nei pensieri degli uomini! Lui è Dio!
Nicodemo, religioso, fariseo del tempo di Gesù, tutto ritualismo e moralismo, di notte, nel segreto, lascia per un po’ le sue idee, le sue certezze e si spinge a cercare, trovare e parlare con Gesù. Ne esce fuori un colloquio, cuore a cuore, notturno, carico di patos, tra Gesù e Nicodemo, ne esce fuori un colloquio tu per tu tra Dio e l’uomo, un colloquio che rivela all’umanità: Chi è la Divinità… Dio chiama anche noi, tra i nostri ritualismi e moralismi, a lasciare le nostre idee, le nostre preoccupazioni, le nostre tristezze e povertà, per fermarci – nella “notte” forse della sofferenza – ad incontrarlo nel Vangelo. Dio e’ Padre, Fratello e Amore e: non vuole perdere nessuno degli uomini e delle donne che ha creato. Ci si può perdere: è possibile che tu, che io, possiamo sentirci persi, smarriti; possiamo perdere la strada di Dio, possiamo perdere il senso della nostra vita, possiamo perdere la fede… Possiamo dire addirittura “no” a Dio perché ci ha creati liberi. Dio soffre nel perderci perché ci ama! La Trinità è comunità di Amore e, l’amore, quello vero, quello di Dio – lo aveva anche scoperto Mose in questo rapporto tu per tu con Dio sul monte, come narra la prima lettura – è Misericordia e, la Misericordia è perdono sempre e comunque e, perdonare, è : non condannare, mai! Spesso l’umanità religiosa ha fatto di Dio un giudice che aspetta solo che condannare il peccato degli uomini, che lancia penitenze e riscatti per umiliare l’uomo peccatore ma, il Dio vero: è pura misericordia senza se e senza ma… La condanna di oggi è dell’uomo e la donna che si auto “condannano” a vivere lontani da Dio! Spesso l’umanità si condanna a non vivere una fede autentica, a non vivere il rapporto che dona la vera felicità oltre le sofferenze… Oh le sofferenze! Che posto occupano quando diciamo che Dio ci ama? Dove è questo amore di Dio? La risposta arriva nella fede autentica.

L’esperienza di fede vera è rapporto con Dio

Ma come agisce questa Trinità? Attraverso la Chiesa che celebra, che ascolta e che trasmette la carità nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo. Questo sta a significare “il segno della croce” che tanto utilizziamo nei nostri atti di preghiera: operiamo in nome di Dio e in comunione con Lui! La Chiesa, come San Paolo esorta nella seconda lettura, è comunità di amore e come tale deve vivere! Nella Chiesa facciamo esperienza della Paternità stabile di Dio, che regge il mondo e guida le sorti dell’umanità, Padre buono, fonte della vita e misericordioso; nella Chiesa possiamo intravedere il Cristo crocefisso e risorto e, indicarlo, Redentore dell’umanità, Fratello nostro è Signore, Verbo della vita scritto nel Vangelo; nella Chiesa invochiamo lo Spirito di Dio, movimento di Dio nel mondo, consolatore delle nostre anime, operatore della grazia divina.

Preghiamo con Santa Caterina da Siena

Voglio dunque, e per grazia tel dimando, che abbi misericordia al popolo tuo per la caritá increata che mosse te medesimo a creare l’uomo a la imagine e similitudine tua dicendo: «Facciamo l’uomo a la imagine e similitudine nostra ». E questo facesti volendo tu, Trinitá etterna, che l’uomo participasse tutto te, alta, etterna Trinitá. Unde gli desti la memoria perché ritenesse i benefizi tuoi, nella quale participa la potenzia di te, Padre etterno; e destili l’intelletto acciò che cognoscesse, vedendo, la tua bontá e participasse la sapienzia de l’unigenito tuo Figliuolo; e destili la volontà acciò che potesse amare quello che lo ‘ntellecto vide e cognobbe de la tua veritá participando la clemenzia dello Spirito sancto. (Santa Caterina da Siena, Dialogo della divina provvidenza, 13).

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