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SONO SOSPESE TUTTE LE CELEBRAZIONI LITURGICHE IN CHIESA: LE SS.MESSE, I FUNERALI E TUTTI I RITI LITURGICI CHE RIUNISCONO IL POPOLO, IVI COMPRESE LE BENEDIZIONI DELLE FAMIGLIE.

LA CHIESA RESTERA’ APERTA NEI CONSUETI ORARI, EVITANDO LA FORMAZIONE DI ASSEMBLAMENTI DI PERSONE ALL’INTERNO DELLA STESSA, SI RAMMENTA INOLTRE, CHE FACENDO SEGUITO AL DPCM DEL 11 MARZO, SI INVITANO I FEDELI AD AVERE UN COMPORTAMENTO RESPONSABILE E SI RICORDA CHE E’ PREVISTA LA DISPENSA PER I PRECETTI FESTIVI.

OMELIA DI DOMENICA  29 MARZO DEL NOSTRO PARROCO

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Io sono la resurrezione e la vita

Gli amici di Gesù, figli di Dio, fratelli in Cristo per il battesimo.
Gesù era amico di Marta, Maria e Lazzaro; più volte si erano incontrati insieme e avevano riconosciuto in Gesù, il Messia. Le vere ad essere risuscitate in questa pagina di Vangelo sono proprio loro, che entrano con la fede nella morte e resurrezione di Cristo: <<si, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo>>, professa Marta. La professione della fede, che si esprime dal nostro battesimo e nella scelta di vita nell’essere gli “amici” di Dio, figli di Dio e fratelli in Cristo: già ci pone nella morte e nella resurrezione. Essere suoi discepoli grazie al battesimo, e’ concepire la morte non come la fine della vita, ma come il fine della vita: l’incontro con Dio; fino a quando non guardiamo negli occhi questa realtà finale, non comprenderemo il senso della vita. L’origine e la fine della nostra vita non sono nelle nostre mani. Ma la Chiesa dei battezzati e’ un popolo di risuscitati! Gesù e’ risorto e anche noi risorgeremo, con e come Lui. Ecco perché le nostre comunità dovrebbero brillare dell’amore di Dio, dovrebbero vivere di Spirito santo, proprio per farci pregustare il già e non ancora del Regno di Dio. Gesù non ci salva dalla morte, ma ci salva nella morte. La Chiesa, con tutti i suoi incontri, le sue liturgie, le sue preghiere, le sue catechesi, i suoi atti di carità, altro non è che comunità dei già risorti che cammina verso l’incontro finale con Dio.

Gli amici di Dio afflitti e poveri come gli altri, muoiono
Gesù già era stato a casa di questi suoi amici in Betania, che alla lettera significa: “casa del povero afflitto”… E Lazzaro, si dice chiaramente in questo Vangelo, era infermo, e <<se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto>>. Amici di un Gesù che sembra non esserci quando serve…. A cosa serve un Dio che non serve? Che nel momento del bisogno non c’è? Si dice sempre: Signore vieni, Signore intervieni, Signore aiuta. Il nome di Lazzaro significa: “Dio aiuta”. Come mai Dio non c’è mai nel momento del bisogno? Gesù addirittura dice: <<sono contento di non essere stato li>> perché, probabilmente, se fosse stato lì avrebbe ceduto alle preghiere delle sorelle. Lo diranno successivamente anche i giudei: <<ma come mai non lo ha guarito?>>. È la domanda che sempre facciamo a Dio: perché non intervieni? Perché sei assente nella malattia e nella morte? Perché chiaro e’ il messaggio di questo Vangelo per noi battezzati: sia che viviamo, sia che moriamo siamo di Dio! Gesù non fa un gran servizio a Lazzaro che rianima nonostante la decomposizione e che, prima o poi, dovrà morire di nuovo; Gesù fa un servizio a noi lasciando un messaggio chiaro: la morte – per quanto dolorosa sia per chi rimane quaggiù – e’ sottomessa a Dio. Come prima di vivere non sapevamo di venire messi in vita in questo mondo, così come anche nel grembo di nostra madre non sapevamo di nascere in questa vita, così nella morte recuperiamo questa inconsapevolezza del ciò che succede… Allora unica via e’ fidarci e affidarci a Dio… Per tutta la vita siamo perennemente quasi consapevoli di ciò che a accade e non ci accade, ma quando nasciamo e moriamo l’inconsapevolezza e’ completa in noi: la morte completa la creazione umana consapevole di se stessa. Ecco perché la fede: nell’inconsapevolezza solo Dio e’ il consapevole!
Allora la Chiesa dei battezzati e’ cammino consapevole, che parte dall’inconsapevolezza della nascita in questo mondo all’inconsapevolezza della morte… Ma possiamo camminare, mentre siamo consapevoli, aiutandoci a scoprire Dio che è sempre l’Unico consapevole.

La compassione di Gesù
In questo Vangelo tutti piangono: Maria piange, i giudei piangono, gli amici piangono ma Gesù – dice il testo – <<verso’ lacrime ….fremette>>. Gesù freme per far conoscere il suo Regno agli uomini che Egli ama. Il nostro male turba Dio più che fosse il suo perché Dio ci ama! Dio ha compassione per noi! Compassione e’ capacità di essere con l’altro dove non c’è più nulla da fare. La compassione varca la soglia ultima, anche oltre la morte, va e crea compagnia. La compassione, il con-patire (soffrire con) e’ il principio di ogni agire che non sia un prevaricare. La compassione da vita in due sensi: chi ha compassione ha la vita stessa di Dio che è misericordia e chi sente compassione su di se, colui che è compatito, sente la compagnia più forte di ogni male, anche della stessa morte. La compassione è pertanto l’unica potenza al mondo. Il potere di ogni azione vera viene dalla compassione. Solo la compassione può creare rapporti veri e vera carità cristiana. Quando sentiamo l’altro come altro, così com’è, lo sentiamo parte di noi. Quando Gesù piange fa quindi l’azione più sublime di Dio e, freme, perché non piange con clamore e con disperazione, ma piange per compassione. La chiesa e’ la comunità che riceve la compassione di Dio, che si annuncia questa compassione di Dio e testimonia questa compassione di Dio per annunciare che proprio questa compassione fa fremere Dio per il passaggio alla vita eterna. La Chiesa e’ missionaria, e’ portatrice della compassione di Dio!

La malattia e la morte per la gloria di Dio
La gloria di Dio e’ l’uomo vivente, vivente nel Regno di Dio. L’infermità di Lazzaro e la sua morte sono servite non solo per far credere i presenti a quel miracolo così eclatante, quanto di più per annunciare che il Signore e’ Signore anche della morte e da questo annuncio e accaduto, decideranno di mettere a morte Gesù.
È un Vangelo profetico della morte e resurrezione di Cristo, e’ un Vangelo profetico della nostra morte e resurrezione. La gloria di Dio non si mostra in questo o in quell’altro miracolo, né in segni particolari e visioni ricercate: la gloria di Dio e’ l’uomo vivente, vivente perché nasce inconsapevolmente in questa vita, vivente perché nasce inconsapevolmente anche nell’altra vita.
Recuperiamo questa “amicizia” con Dio. Questa realtà di battezzati che ci fa chiamare: Chiesa, comunione; cerchiamo una vera e profonda comunione con i fratelli e con Dio perché solo così vivremo in questa fiducia e in questo affidamento comunitario. Per questo siamo Chiesa: per aiutarci e camminare in questa fiducia e in questo affidamento a Dio, per consolarci con la compassione, per vivere come battezzati in questa dimensione del già e non ancora del Regno di Dio. Noi i battezzati, noi la Chiesa, siamo parte ci questo Regno che in questo mondo dobbiamo annunciare con la compassione di Dio Padre e del Cristo nostro pastore e nostro fratello.

VI BENEDICO DI CUORE

DON STEFANO

 

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