Le nostre aspettative: la risposta di Dio

Le nostre aspettative: la risposta di Dio

6. aprile, 2017News, Senza categoriaNo comments

INTRODUZIONE SPIRITUALE ALLA SETTIMANA SANTA (Gv 18)

 

12Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono 13e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. 14Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: “È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo”.

15Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. 16Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. 17E la giovane portinaia disse a Pietro: “Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?”. Egli rispose: “Non lo sono”. 18Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

25Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: “Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?”. Egli lo negò e disse: “Non lo sono”. 26Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: “Non ti ho forse visto con lui nel giardino?”. 27Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

  • Pietro, perché d’improvviso Gesù ti è diventato estraneo?

“Il gallo canta per la seconda volta, e le lacrime di Pietro cadono al suolo. Che cosa è accaduto a Cefa, la Roccia? Ha rinnegato il suo Redentore, non una, non due, ma tre volte. Come la sua fede vacillò quando cercò di camminare sull’acqua, così ancora una volta, Pietro rivela la sua debolezza. Aveva avventatamente promesso di morire, piuttosto che rinnegare il suo Maestro. Ma, alla fine, basta una giovane serva perché egli si vergogni della sua amicizia con Gesù”[1].

“Si vede che Pietro entra in questa prova quasi senza accorgersene, comincia a capire sempre meno il Maestro: perché non si difende?  Però segue lo stesso Gesù, senza ben sapere perché, senza neanche la decisione di intervenire a suo favore; forse ci sperava, ma non sa neanche lui cosa fare”[2]. Rimane stralunato, perde la fiducia in quel “potente” ora “impotente” Messia… Rimane deluso e stralunato come quando ebbe quell’intuizione geniale alla domanda di Gesù: “la gente chi dice che io sia? – la risposta di Pietro fu luminosa – Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Beato te Simone figlio di Giona – rispose Gesù – perché né la carne né il sangue te lo ha rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli… tu sei Pietro e su questa Pietra edificherò la mia Chiesa…” (cfr. Mt 16,15-19). Ma pochi momenti dopo questa solenne professione di fede di Pietro e la “beatificazione di Gesù”, la “roccia” della fede di Pietro si sgretola fino a far dire a Gesù la frase più sgradevole: “vai indietro satana”. Che cosa sgretola così tanto la fede di chi segue Gesù da vicino come Pietro? Che cosa – o forse chi – “sgretola” la roccia della mia fede di cristiano? Bisogna innanzitutto far pace con questa considerazione: la nostra fede può sgretolarsi! Le ragioni della nostra fede – e quindi della nostro seguire il Signore – possono venir meno! “Una profonda crisi di fede che ha toccato molte persone. Non possiamo accettare che il sale diventi insipido e la luce sia tenuta nascosta (cfr. Mt 5,13-16)”[3].

  • Pietro, quale sogno si è infranto con la Passione di Cristo?

E’ deprimente il fatto che tutta la missione di Gesù, la sua vita pubblica durata tre anni con i suoi discepoli: tutte le conversioni, le guarigioni, le liberazioni, le chiamate… Sembra tutto essere andato perso. Tempo perso? Si  chiede Pietro a questo punto… E Pietro che poi credeva di risolvere tutto! Diceva infatti a Gesù: <<morirò per te, non permetterò che accada la passione…>>. Ma i sogni infranti di Pietro lo portano ad un altro “gradino di salita” importante nella sua vita: una sorta di seconda conversione. Il sogno infranto di Pietro è di non essere indispensabile, di sentirsi inadeguato ed ora anche estraneo al Signore. Pietro crede di essere felice ma si accorge di essere deluso da Dio, dai suoi amici, dalla sua famiglia… Si ritrova solo…Può accadere che abbiamo delle grandi aspettative dalla vita, la stiamo progettando, la stiamo spingendo per progredire sempre di più oppure ci accontentiamo, abbiamo dei sogni…. E Dio, cosa centra con la mia vita, con le mie aspettative, con i miei sogni? Potrebbe essere come per Pietro: prima un modo per vivere “più a pieno” la sua vita, ora nella passione di Gesù, una vuota illusione che non è così più tanto importante. Ma Dio non vuole infrangere il sogno di Pietro, anzi Pietro – dopo la Resurrezione – farà i conti con la sua incredulità e vedrà il Maestro risorto e ancor più potente: ha distrutto la morte! L’esperienza di fede, l’esperienza della vita vissuta con Dio è orientare il nostro sguardo verso di Lui proprio come Pietro anche nel momento in cui si sente – e lo segue – da lontano.

  • Pietro, perché queste negazioni?

“Certamente per paura… non riuscivo più ad essere discepolo di un uomo tanto umiliato… mi aveva deluso… In me c’era in fondo la non accettazione della volontà di Dio che si manifestava in tale umiliazione, la non accettazione di un Dio che si coinvolge con l’uomo al punto da lasciarsi annientare nella persona di Gesù. Mi era chiesto un salto di qualità di cui non ero capace”[4], risponderebbe Pietro. Pietro deve convertirsi all’umiltà e all’umiliazione della sofferenza. Questa è la sottomissione, l’obbedienza, che Pietro non riesce ad accettare… Questo è lo scandalo cristiano della croce che spesso non riusciamo a portare. Come Pietro siamo chiamati a convertirci all’umiltà e all’umiliazione della sofferenza, che attentano allo sgretolamento della nostra fede; “la sottomissione incondizionata alla volontà di Dio, che si rivela in ciò che accade e in ciò che noi non possiamo modificare, è l’atteggiamento fondamentale di tutti coloro che credono in Dio”[5]. La risposta di Dio alle nostre esigenze è la sua passione, morte e resurrezione. Ci chiediamo che esigenze Dio ha per noi?

  • Pietro, perché dopo il gallo del canto hai pianto amaramente?

Risponderebbe: <<lo sguardo di Gesù mi ha toccato il cuore, facendomi capire a che punto ero arrivato>>. Quello stesso sguardo di Gesù (emblèpo – in greco) del primo incontro con Pietro (cfr. Lc 22,61a): uno sguardo di compassione, di comprensione, di perdono[6]. Bisogna riconoscere che abbiamo bisogno dello sguardo di Cristo, del volto della sua presenza, questo è lo scopo della nostra vita: cercare e far trovare il volto, lo sguardo di Cristo! E’ insieme una contemplazione e una missione. Vivere la vita nel suo aspetto contemplativo, riflessivo, meditativo… Questo realizza la nostra vita interiore! Pietro aveva realizzato la sua vita esteriore, e religiosa esteriore: ora è chiamato a vivere l’amicizia con Dio facendo esperienza che la vita va vissuta innanzitutto interiormente, cioè gustare e capire con la mente ed il cuore la presenza di Dio. Quando incrocia lo sguardo di Gesù cambia qualcosa in lui: viene toccato dal di dentro, cioè capisce che la presenza di Dio è troppo importante nella sua vita e si accorge che il peccato è questo rinnegarlo. Questo è il peccato: rinnegare Dio!

“Ma appena lo sguardo di Gesù incrocia lo sguardo di Pietro, l’Apostolo riconosce il proprio triste errore. Umiliato, piange e chiede perdono a Dio. Forte è la lezione di Pietro: persino i più intimi offenderanno Gesù con il peccato. Il canto del gallo non sarà mai più lo stesso per il principe degli Apostoli: gli ricorderà per sempre la sua paura e la sua fragilità.

In questa settimana santa cerchiamo uno sguardo di Cristo di cui ascolteremo più volte nella sua eloquenza d’amore più grande…

ORAZIONE

Signore,
donaci un cuore umile e contrito.
Fa’ che sappiamo versare lacrime per le nostre colpe,
per ritornare al tuo amorevole abbraccio
ogni volta che ti abbiamo voltato le spalle.
Fa’ che impariamo da Pietro
a non ritenere per scontata la nostra fede
né a presumere di essere migliori degli altri.
Aiutaci a conoscere noi stessi come siamo veramente,
fragili, peccatori,
costantemente bisognosi del tuo perdono.
A te, Gesù,
che guardi l’amico con volto sereno,
la lode e la gloria
con il Padre e con lo Spirito,
nei secoli eterni. .Amen”[7].

[1] Via Crucis al Colosseo 2002, statio IV.

[2] C. M. Martini, Il coraggio della passione, Casale Monferrato (AL), Piemme, 2008, p.82.

[3] Benedetto XVI,  La porta della fede, p. 5.

[4] C. M. Martini, Il coraggio della passione, p. 82-83.

[5] Robert Spaemann, in Dio oggi, con Lui o senza di Lui cambia tutto, p. 62.

[6] Cfr. C. M. Martini, Il coraggio della passione, p. 83.

[7] Via Crucis al Colosseo 2002, statio IV.

 

 

Se crederai, vedrai la gloria di Dio

Se crederai, vedrai la gloria di Dio

30. marzo, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 2 APRILE 2017 – V DI QUARESIMA

 

1 Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: “Signore, ecco, colui che tu ami è malato”.
4All’udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato”. 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea!”. 8I discepoli gli dissero: “Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?”. 9Gesù rispose: “Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui”.

11Disse queste cose e poi soggiunse loro: “Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo”. 12Gli dissero allora i discepoli: “Signore, se si è addormentato, si salverà”. 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: “Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!”. 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: “Andiamo anche noi a morire con lui!”.

17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà“. 23Gesù le disse: “Tuo fratello risorgerà”. 24Gli rispose Marta: “So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno”. 25Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?”. 27Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo“.

28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: “Il Maestro è qui e ti chiama”. 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: “Dove lo avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”. 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: “Guarda come lo amava!”. 37Ma alcuni di loro dissero: “Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?”.
38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta, la sorella del morto: “Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni”. 40Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?”. 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”. 43Detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: “Liberàtelo e lasciàtelo andare“.
45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

 

LA MALATTIA PER LA GLORIA DI DIO

<<Nella sofferenza si nasconde una particolare forza che avvicina interiormente l’uomo a Cristo, una particolare grazia. Ad essa debbono la loro profonda conversione molti Santi, come ad esempio San Francesco d’Assisi, Sant’Ignazio di Loyola, ecc. Frutto di una tale conversione non è solo il fatto che l’uomo scopre il senso salvifico della sofferenza, ma soprattutto che nella sofferenza diventa un uomo completamente nuovo. Egli trova quasi una nuova misura di tutta la propria vita e della propria vocazione. Questa scoperta è una particolare conferma della grandezza spirituale che nell’uomo supera il corpo in modo del tutto incomparabile. Allorché questo corpo è profondamente malato, totalmente inabile e l’uomo è quasi incapace di vivere e di agire, tanto più si mettono in evidenza l’interiore maturità e grandezza spirituale, costituendo una commovente lezione per gli uomini sani e normali. Questa interiore maturità e grandezza spirituale nella sofferenza certamente sono frutto di una particolare conversione e cooperazione con la Grazia del Redentore crocifisso… La sofferenza è, in se stessa, un provare il male. Ma Cristo ne ha fatto la più solida base del bene definitivo, cioè del bene della salvezza eterna>> (Giovanni Paolo II, Salvifici doloris,26). Malattia e fede: quale rapporto nella mia vita?

 

…DIO TE LA CONCEDERA’

La professione di fede di Marta è davvero grande: se fossi stato qui non sarebbe morto… Dov’è Dio quando soffriamo e sperimentiamo la sua assenza? Se fossi stato qui… Marta ha una grande fede, crede anche nella resurrezione e da una definizione alta – teologica – di Cristo! Ha un solo problema: come se la morte non fosse sotto il dominio di Dio. Gesù compie questo miracolo per annunciare il dominio di Dio sulla morte e per preannunciare la sua resurrezione. Lazzaro tonra nella vita mortale con le bende: Gesù abbandonerà le bende per risorgere in un altre “dimensione”… La fede semplice dell’atto di fede: Dio può! Nel discernimento della fede, ciò che desideriamo in Dio, se ci crediamo: si realizza completamente, nei tempi di Dio.

 

IL CUORE DI GESU’

Gesù ormai è rivelato vero Dio e vero uomo – come affermiamo nel credo – e nel suo rapporto divino con il Padre, mostra il Suo volto misericordioso. Si commuove e piange. Dio non resta freddo alle vicende tristi umane, ma: si commuove profondamente e piange. Un Dio umano per poter rendere umano l’essere umano che ha perso la sua umanità! Il sentimento della Pietas divina è qualcosa di misterioso e grandioso allo stesso tempo: il pianto di Dio per l’uomo! La compassione di Dio per l’umanità! Che effetto ci fa questo?

 

TRE PASSAGGI DELLA VITA INTERIORE

Togliete la pietra…, vieni fuori…, liberatelo..  In questo tempo finale di quaresima siamo chiamati ad uscire dai nostri sepolcri interiori: a togliere la pietra, ciò che chiude il nostro cuore, ciò che ci tiene nel buio mortale del peccato e della sofferenza e venirne fuori. Il sepolcro interiore <<è vivere ma perché vivo e non avere voglia di andare avanti, non avere voglia di fare qualcosa nella vita, aver perso la memoria della gioia. Gesù ci dice: Alzati, prendi la tua vita come sia, bella, brutta come sia, prendila e vai avanti. Non avere paura, vai avanti …Ma vai avanti! E’ la tua vita, è la tua gioia”>> (Papa Francesco, omelia del 28/3/2017). Rimanere in questo sepolcro che si chiama vittimismo è accidia – dice Papa Francesco -, bisogna uscire da questo torpore perché dopo uno stato di morte segue sempre uno stato di resurrezione!

 

 

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