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SOLENNITÀ DI PENTECOSTE

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Sabato prossimo 30 maggio celebreremo la veglia di Pentecoste nella messa delle ore 18, presieduta dal nostro vescovo di settore Mons. Gianrico Ruzza. Predisporremo 300 sedie circa e con tutte le norme di sicurezza sanitaria nel giardino del retro della chiesa. Alla fine della celebrazione benediremo una copia della pietà di Michelangelo esposta a pubblica venerazione che abbiamo preso dalla vecchia chiesa, supplicando Maria santissima affinché ci liberi dal male della pandemia del Corona virus, pregandola anche per le vittime di questa malattia.

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OMELIA DELLA S. MESSA DELL’ASCENSIONE

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Sul monte

Ogni grande avvenimento di incontro dell’uomo con Dio e’ avvenuto – scritto sulla Bibbia – molto spesso su un monte… Pensiamo alle grandi teofanie – manifestazioni di Dio – nell’antico testamento: Mose’ sul Sinai, o pensiamo ai profeti… Alle stesse assunzioni di questi uomini di Dio… Pensiamo al monte della trasfigurazione dove Gesù si rivela per quel che è: vero uomo d vero Dio… Questo avvenimento nella sua grandezza del Signore della vita che ha distrutto la morte: avviene sul monte, cioè il luogo, o meglio il momento, dell’incontro forte con Dio. Il Dio fatto uomo in Gesù di Nazareth, che è passato per le vicende dell’umanità, ora gloriosamente e divinamente: ascende al cielo! Tutto succede davanti gli occhi dei discepoli prostrati ma dubbiosi, in una atmosfera surreale, in una situazione soprannaturale… Il mistero dell’Ascensione è sì il Signore Gesù vero Dio che viene assunto in cielo, ma è anche il massimo trascendersi dell’uomo Gesù di Nazareth: l’umanità diventa capace di essere assunta da Dio in cielo! L’Ascensione e’ il grande annuncio che: l’umanità può raggiungere Dio! Il Signore ci chiama sul “monte” della preghiera per incontrarlo! La preghiera deve poter essere un trascendersi della nostra umanità che tende ad incontrare la divinità. La preghiera e’ quindi: incontro con Dio. La preghiera è l’uomo e la donna che trascende lo spazio e il tempo, le gioie e i dolori, le inquietudini e le sicurezze, prima che per chiedere, intercedere e lodare, innanzitutto: per incontrare Dio! Come uno incontra una persona che ama non primariamente per chiedere o per dare, quanto per godere della sua presenza, così è la preghiera: incontro con Dio. Gesù non ha inaugurato una religione fatta di ritualismi, precetti cultuali, leggi morali, preghiere dette a “pappagallo”, quanto invece ha aperto la possibilità all’uomo di incontrare il suo Dio sul “monte” del proprio cuore: la preghiera è come una montagna da scalare dentro di noi per raggiungere il punto più alto, per raggiungere la presenza di Dio. Siamo chiamati in tutta la nostra giornata: a tendere verso Dio, a scalare anche con fatica il tempo e lo spazio per fermarci ed inconcontrarLo, a raggiungere il picco di avvicinamento al Dio.

Si prostrarono però dubitavano
Davanti a questo misterioso evento gli aposotoli, che hanno visto Gesù di Nazareth maestro e messia fare miracoli e predicare con autorità, percorrere umanamente ogni sentiero per spronare il cuore dell’uomo verso Dio, che hanno creduto che Lui era il Figlio di Dio e lo hanno visto risorto dopo la morte: si prostrano davanti a questo Signore che davanti ai loro occhi si innalza, cioè si distacca da terra, e scompare, si nasconde: gli occhi dei discepoli bruceranno di insonne desiderio di rivederlo, di vederlo ancora; ma fino alla sua ultima apparizione, fino al suo ultimo ritorno alla fine dei tempi non lo vedranno più, non lo vedremo più! La generazione degli apostoli scomparirà, senza che la tensione della loro attesa sia soddisfatta; così per le altre generazioni successive, così per la nostra presente generazione… Noi viviamo del ricordo di Gesu Cristo, pur non avendolo mai conosciuto, lo preghiamo e ci prostriamo in adorazione, aspettiamo la sua trionfale e finale ricomparsa, ma Gesù rimane invisibile, silente. Facciamo attenzione, fratelli e figli (annuncio’ Paolo VI nella sua omelia all’Ascensione del 1975)! Invisibile, ma non assente! <<Ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo>>! Per quanto il dubbio deve far parte della fede per poterla far crescere – perché solo dal dubbio che è domanda che ci si pone sulla verità scopriamo sempre di più la verità – , come gli apostoli, ci prostriamo per incontrarlo perché è con noi fino alla fine del mondo. È invisibile ma non assente. Ma come incontrarlo? A Pentecoste avremo la risposta.

Andate, fate discepoli e battezzate…
Siamo chiamati a portare la presenza di Dio che non vediamo, di cui dubitiamo, ma a cui ci prostriamo con la nostra preghiera, al mondo… Dobbiamo vivere verso la speranza che non delude, e vorrei “dirvelo” con le Parole di Paolo VI pronunciate in due omelie dell’Ascensione.
<<Noi sappiamo che la mentalità moderna rifiuta questo disegno costitutivo dell’esistenza umana. La mentalità moderna, vogliamo dire quella priva del faro orientatore della speranza cristiana, è tutta impegnata nella conquista del benessere temporale, attuale. La scienza naturale è la sola sua luce; il benessere economico il suo paradiso terrestre; e talora i bisogni legittimi e gravi della vita naturale e presente si vorrebbero strumentalizzare in contrapposizione della finalità religiosa della vita, come prevalenti, anzi come i soli meritevoli dell’umana ricerca, e come degni di piegare a sé e di sostituire i bisogni e doveri dello spirito e le promesse della fede. Questo non è conforme al programma cristiano, il cui disegno, pur riconoscendo e servendo le necessità del tempo, spazia ben oltre i confini degli interessi materiali e dei piaceri momentanei del carpe diem. E meraviglia! il cristiano, pellegrino verso il Cristo oltre il tempo, e perciò libero ed agile, disancorato nel cuore dalla scena effimera di questo mondo (Cfr. 1 Cor. 7, 31), proprio in virtù del suo insonne amore al Cristo glorioso dell’al di là, sa scoprire il Cristo bisognoso dell’al di qua; egli intravede il suo Cristo, degno di totale dedizione, nel fratello povero, piccolo, sofferente ove l’immagine mistica di Gesù celeste, secondo la sua divina parola, s’incarna nell’umano dolore terrestre. La nostra festa dell’Ascensione di Cristo può infatti celebrarsi anche così, ascoltando e realizzando la sua travolgente parola d’amore sociale: «In verità vi dico, ogni volta che avrete fatto del bene ai miei fratelli più piccoli, voi l’avete fatto a me» (Cfr. Matth. 25. 40).Così l’Ascensione di Cristo in cielo illumina, guida e sorregge il nostro cammino sulla terra>> (Paolo VI, omelia del 27 maggio 1976).
<<Ma come, come vederlo, come riconoscerlo, come riascoltare la sua voce, come aprirgli il nostro cuore, se le vie naturali della nostra conversazione sono incapaci di superare l’abisso, che il mistero dell’Ascensione ha scavato fra Lui e noi? Lo sappiamo. Gesù si è nascosto, affinché noi lo cercassimo; e noi sappiamo qual è l’arte, qual è la virtù, che ci abilita a questa ricerca, anzi a questa scienza superrazionale della misteriosa presenza di Cristo fra noi. È la fede, che nel battesimo ci è infusa, e che ex auditu si determina (Cfr. S. THOMAE In IV Sent. 4, 2, 2, sol. 3), accogliendo cioè la parola di Cristo insegnata dalla Chiesa; la fede, che nel suo esercizio, come c’insegna S. Agostino, ha pure i suoi occhi, habet namque fides oculos suos (Cfr. S. AUGUSTINI Ep. 120: PL 33, 456; et En. in Ps. 146: PL 4, 1897); esercitata con amore e per amore alla divina verità, con gli «occhi del cuore», cresce nella sua certezza, approfondisce la sua visione, e diventa un’esigenza d’azione (Cfr. Gal. 3, 11).
Festa perciò della fede questa nostra dell’Ascensione; una fede che spalanca la finestra sull’oltretempo riguardo a Cristo risorto, lasciandoci intravedere qualche cosa della sua gloria immortale: e sull’oltretomba riguardo a noi morituri, ma destinati, alla fine dei nostri giorni nel tempo, alla sopravvivenza nella comunione dei Santi e alla risurrezione dell’ultimo giorno per l’eternità. La fede allora diventa speranza (Hebr. 11, 1); una speranza vittoriosa emana dal mistero dell’Ascensione, fonte ed esempio del nostro futuro destino, e che può e deve sorreggere il faticoso cammino del nostro pellegrinaggio terrestre. E la speranza, ci è assicurato, non delude: spes autem non confundit (Rom. 5, 5). Amen!>> (Paolo VI, omelia del 8 maggio 1975).

Vi benedico
Don Stefano

Leggi tutte le omelie del tempo di quaresima e di Pasqua 2020

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QUESTUA VIRTUALE

dopo la quarantena dovremo pagare le bollette dei consumi dei mesi invernali e altre spese parrocchiali inerenti al l’edificio e al culto.

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IN TEMPO DI EPIDEMIA AIUTIAMO CHI È IN DIFFICOLTÀ

Carissimi Parrocchiani,

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 in questo tempo così difficile molti di Voi mi chiedono come poter aiutare chi vive la difficoltà economica.La parrocchia offre diverse possibilità:

Generi Alimentari:
Portare generi alimentari prendendo appuntamento con la Caritas attraverso il Whatsapp parrocchiale ovvero registrando il numero 0650610586 nei contatti e poi scriverci oppure inviare una mail caritas.santommaso@gmail.com

E’ attivo presso il Carrefour di Via Boezi un progetto di Spesa Solidale denominato ‘UN ALIMENTO IN SOSPESO’. Il carrello della spesa è interamente devoluto alla Caritas Parrocchiale.

Donazioni in denaro:

In parrocchia è attiva la Onlus San Tommaso che aiuta, oltre alle missioni, anche coloro che vivono temporaneamente difficoltà economiche. L’IBAN per donare è:

IT82 O056 9603 2180 00005721 X21
BANCA POPOLARE DI SONDRIO – SAN TOMMASO ONLUS – 163 ROMA – AG.18

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La chiesa è aperta:
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Gli uffici e la segreteria rimangono chiusi.

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