Parrocchia
San Tommaso apostolo
Castel Fusano
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Di seguito il calendario completo dei pellegrinaggi organizzati dalla nostra Parrocchia
durante il 2008.
Per informaioni rivolgersi in segreteria parrocchiale.
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Nato e trascorsa la sua giovinezza sulle rive del lago di Genezareth, dove esercitava il mestiere di pescatore, Tommaso (traduzione greca dell'aramaico "toma" : gemello) fu aggregato al collegio apostolico dopo la seconda pasqua. Certamente seguiva il Maestro dall'inizio della vita pubblica; ignoriamo, comunque, la precisa occasione quando entrò in relazione con Lui.
D'altronde quando gli apostoli devono surrogare Giuda nel numero dei Dodici per bocca di S. Pietro richiamano il criterio per la scelta: "tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato tra di noi assunto al cielo"; che vuol dire che la qualifica di apostolo richiedeva l'essere stati con Gesù tutti gli anni dalla Sua vita pubblica.
Della origine e dei genitori dell'apostolo non si ha nessun ragguaglio; la tradizione (apocrifa) crede di aver individuato il compagno (o la compagna) di lui nel seno materno in Eleazaro o in Lidia. Che anzi Cristo stesso sarebbe stato suo gemello; e la somiglianza arrivava al punto - si diceva - che, spesso, egli veniva scambiato col Nazareno.
Dopo aver evangelizzato (negli anni 42-49) i Parti, i Medi, gli Ircani, i Battriani, i Margiani,
S. Tommaso si diresse in India dove, la prima volta (anni 53-60), predicò la fede di Cristo lungo le coste sud-occidentali (Malabar) e, successivamente, nel Coromandel (costa sud-orientale). Suggellò la sua missione col martirio - fu ucciso a colpi di lancia - in Calamina (l'odierna Myla - pour, sobborgo di Madras) tra gli anni 68-72.
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Proposte per la meditazione |
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Proposte formative di carattere spirituale, esistenziale e liturgico proposte una tantum ai visitatori del sito parrocchiale.
Catechismo
Come già si è potuto leggere nella prefazione ai sette doni dello Spirito Santo, il dono del timore di Dio è strettamente correlato a quello della pietà. È ovvio, poi, che tutti i doni dello Spirito Santo sono tra loro fortemente legati; lo Spirito Santo, infatti, dona all'uomo tutte quelle qualità che lo aiutano a compiere il bene ed a fare una diretta esperienza di Dio (cf. Compendio CCC n. 389 ed anche CCC nn.1830-1831, 1845); senza lo Spirito Santo non sarebbe possibile sentire ed esperienziare Dio nella nostra vita.
Naturalmente, ciascun uomo, secondo la libera volontà dello Spirito Santo, manifesta alcuni doni e non altri, ma questo non deve portare a confondere la completa assenza di un dono con il fatto che esso sia in realtà presente, ma recondito.
A ciascuno di noi, infatti, lo Spirito Santo dona tutte le qualità che consentono di gustare e di assaporare il Signore in tutta la sua grandezza, lasciandone emergere alcune e nascoste altre, ma mai facendocene mancare qualcuna. Ricordiamo che lo Spirito Santo, a partire dal generoso sacrificio del Signore Gesù Cristo, tutto dona all'uomo, ma nulla toglie.
Il timore di Dio è proprio quel dono iniziale, necessario a poter provare e vivere, nella prospettiva deutero-testamentaria, il rispetto, l'amore e l'ubbidienza nei confronti dei comandamenti di Dio, mentre in quella neo-testamentaria, la sequela di Cristo, di riconoscere che Egli ci viene incontro con amore ed è Lui la nostra salvezza per mezzo della Chiesa e dei canali che lo Spirito Santo utilizza per rivelarci il volto di Dio in Cristo.
Aggiungiamo, inoltre, che all'effusione donata nel Battesimo dallo Spirito Santo questo dono (come tutti gli altri) vengono ampiamente donati. Attendere e cercare una "effusione" ulteriore, attraverso gli stimoli che la Chiesa offre (sacramenti, meditazione della Parola di Dio, vita comunitaria, Direzione Spirituale, supplica del cuore, ecc), significa "risvegliare" la profonda ed ontologica effusione ricevuta il giorno del Battesimo.
Pertanto tutto il lavoro costante per la maturazione costante della vita del credente consiste nel rendere viva, attuale, potente e gioiosa la presenza dello Spirito Santo nel proprio "cuore".
In maniera improria si parla di effusione dello Spirito attraverso la preghiera di imposizione delle mani in via sacramentaria con la preghiera carismatica. Infatti questa "seconda effusione" è più propriamente un aiuto che si da allo Spirito Santo, già presente nel nostro cuore per via battesimale, di esplodere in tutta la sua ricchezza e con tutti i suoi santi doni.
L'attuale lavoro di ricerca sui doni dello Spirito Santo vuole proprio aiutare questa coscienza e ri-vivificazione dello Spirito chiamata tavolta, improriamente, seconda effusione e siamo ben coscienti che senza una robusta vita di preghiera personale e comunitaria essa non sarà altro che una forma di intellettualizzazione vana e non il risveglio della potenza dello Spirito nel nostro cuore che ci auguriamo sia sempre più reale e feconda sia per chi scrive che per chi legge. Continua Gelosia ed "umanesimo cristiano"
Cosa è la Gelosia
Davanti al fenomeno della Gelosia si snoda un grosso filone letterario che trova le sue fondamenta sia in un deposito cultural-istintuale sia in un filone narrativo basato sull'amor cortese. Di certo la Gelosia è sia un fenomeno incontrollabile relegato alla sfera inconscia dell'individuo sia a comportamenti e abitudini reiterati non corrette durante il proprio cammino di crescita. Dal punto di vista dell'antropologia culturale e della sociologia potremmo dire che esso appartiene al bisogno sociologico di formare stabilità in un nucleo relazionale sia esso di amore che di amicizia oppure legato a questioni esistenziali probanti (lavoro, territorio, proprietà, ecc.)
La necessità della stabilità nei rapporti affettivo-relazionali si pone come fondamento psico-sociale sia nell'ambito delle relazioni familiari, sia in quelli di carattere amicale, sia in quelle di carattere social-economico.
Pertanto il bisogno di difendere tale stabilità fa scaturire un "sentimento", una pulsione che garantisce la difesa di tale stabilità.
Il problema incomincia a sorgere qualora l'uomo si rende conto che ogni pulsione, di per sé quasi sempre neutra, ha bisogno di essere "amministrata" nell'ottica di un valore, cioè di "un bene per".
L'amministrazione di questa pulsione non sempre riesce in maniera costruttiva ma spesso opera una dinamica distruttiva sia per coloro che la vivono sia per coloro che ne sono "oggetto". Continua
Struttura Dialogica e Sistematica del Rito
LA S. MESSA - sintesi
Struttura Dialogica del Rito:
Il Padre chiama per mezzo del Figlio nello Spirito Santo
Noi = la Chiesa = La QAHAL YHWH = Mensa della Parola Assemblea Sacra e ci invita all'ascolto:
"SHEMA', Ascolta Israele..." DT. 5, 1 ss
-1° lettura
il Sl. Resp. è la nostra risposta
ancora ci parla con la 2° lett.
e poi con la Parola Sua = Il Verbo
rispondiamo con la professione di fede e con la preghiera dei fedeli
Ancora il Padre ci parla con Suo Figlio sotto le Specie del Pane e del Vino transustanziate
(Mensa Eucaristica)
noi rispondiamo con AMEN
Il Padre ci invita ad annunciare il Suo Figlio
nello Spirito Santo!!!
Struttura sistematica e descrizione estesa del Rito:
Etimologicamente la parola MISSA ha una storia del tutto particolare. Indicava il congedo dei documenti prima della presentazione dei doni; successivamente ha indicato l'intera celebrazione.
I primi secoli utilizzarono i termini FRACTIO PANIS / EUCARISTIA per indicare la celebrazione.
Continua
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Marzo 2010 |
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