Commento al Vangelo di Pentecoste

Commento al Vangelo di Pentecoste

3. giugno, 2022News, PasquaNo comments

Lo Spirito santo essenziale alla nostra “sete”


Dal Vangelo secondo Giovanni
(Gv 7,37-39)

Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva».
Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato.

 

MEDITAZIONE

Entriamo nella realtà della Pentecoste, festa del dono dello Spirito donato agli apostoli raccolti in preghiera con Maria nel cenacolo, che da inizio all’epoca della Chiesa; Presenza talmente portentosa e travolgente che da anima alla Chiesa (s. Tommaso d’Aquino).
Spirito, Spiritus (in latino), pneuma (in greco): respiro, soffio. Lo Spirito santo è perciò il respiro di Dio, la vita divina stessa che è amore che procede dal Padre al Figlio e viceversa (s. Agostino).
Il respiro appunto conferma la vita, l’esistenza… Vivere della Pentecoste, cioè vivere con la consapevolezza del dono dello Spirito santo, significa sentire il respiro di Dio, partecipare al Suo “soffio” che dalla creazione alla Pentecoste tutto mette in moto dell’impeto amoroso dello Spirito santo.  Lo Spirito santo è il grande attore e regista di tutta la storia. Egli è sempre il primo artefice e l’agente principale di tutte le opere della grazia… Ogni virtù, nel suo esercizio, è guidata dallo Spirito santo… È lo Spirito santo che ci rende partecipi della grazia di Cristo, istituendo il suo corpo mistico, la Chiesa, che Egli vivifica con la Sua presenza. Lo Spirito santo ci rende partecipi della Sua Presenza. (S. Tommaso d’Aquino).

La grande festa

Il brano del Vangelo comincia con questa celebrazione della grande festa che per la religiosità di Israele era centrale: la festa delle capanne. Segnava la fine della stagione, l’offerta a Dio ed il ringraziamento per i prodotti agricoli, festa del vino e della liberazione in cui, si accendevano dei candelabri che, suggestivamente, illuminavano l’acqua. Il grido di Gesù irrompe nella festa per spronare e chiamare ad un passaggio da un tipo di religiosità rituale, moralista e fatta di regole, alla fede in Lui. Sempre dobbiamo interrogarci se non ricadiamo in una religiosità da antico testamento che spesso non ha anima ma ci ritrova solo a credere per vivere bene, a credere per vivere meglio, a credere per vivere e condividere dei valori, a credere per conquistarsi la vita eterna… Una religiosità che non responsabilizza ma ci rende o schiavi oppure disinteressati…

 

Il grido di Gesù 

Durante quella festa Gesù irrompe con un grido sconvolgente, con il grido della Sua Parola: se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. (Gv 14, 15-16. 23-26 – Vangelo del giorno di Pentecoste). La Parola di Dio è io veicolo dello Spirito santo, portatrice della sua presenza che pervade il cuore e tutta la vita della Chiesa. Quello che ha “gridato” Gesù, la sua Parola che nell’oggi qui leggiamo ed ascoltiamo, è l’eco di quello che ha detto che ci raggiunge da duemila anni e irrompe nel nostro cuore. Chi crede, cioè il credente, non può fare a meno della Parola di Dio: leggerla, ascoltarla, scrutarla, meditarla è la scelta di fede.

 

La sete 

Il credente è chiamato a prendere coscienza che abbiamo sete! Ma di cosa? Di sete si può morire… “Bere” ne vale la vita, ne vale l’esistenza! Per cosa o per chi vivo? Quali desideri mi tengono in vita? Gesù parla di una sete interiore, vitale, molto profonda che hanno tutti gli uomini. Spesso ci dissetiamo in relazioni o situazioni che ci lasciano ancora l’arsura del cuore. A quale “sorgente” ci dissetiamo? Spesso anneghiamo nell’acqua della paura…

La “sete” è il desiderio legato all’amore che a sua volta è legato alla felicità, al senso della vita. Sete di felicità e sete di amore in un certo senso sono le due componenti del desiderio più profondo che abbiamo nel cuore. Dio, nello Spirito santo, ci dona il suo amore che, a nostra volta e nostro malgrado, fa sgorgare da noi acqua viva, cioè diventiamo fonte per gli altri.
Chi crede realizza il desiderio innato che ha ogni essere umano e che proviene dallo Spirito santo che Cristo ci ha donato nell’atto d’amore più alto: la sua passione e la sua morte. Dal suo costato uscirono sangue ed acqua. Il nostro destino, che non sappiamo spesso cosa sia, per il credente è rispondere all’amore di Dio!

 

L’acqua dello Spirito santo

Come l’acqua è essenziale per l’esistenza umana, Gesù annuncia che lo Spirito santo è essenziale per l’ESSERE umano. Dicevamo all’inizio che lo Spirito santo è il respiro di Dio, il suo soffio che dona vita e salvezza: è un dono senza resa (Aristotele), gratuità allo stato puro da accogliere e da offrire. L’Amore sussiste tra il Padre ed il Figlio è eterno, perciò è Persona divina, così tanto che traboccando ci ha donato la vita nella creazione e ancor di più ci ha donato la grazia e la vita eterna dalla Pentecoste! Come l’acqua da possibilità di esistenza reale all’umanita’, così lo Spirito santo dona la vita, la vita eterna e da senso alla nostra vita!
Contempliamo questo mistero che è amore tra il Padre ed il Figlio e che, traboccando,  o,è una cascata dall’alto, entra in nel nostro cuore e irriga la nostra vita. Così la Presenza di Dio è in noi, anzi, ancor di più, siamo immersi nella vita divina.

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