LA PRESENZA DI DIO E’ PER GRAZIA DONATA

LA PRESENZA DI DIO E’ PER GRAZIA DONATA

1. marzo, 2018News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 4 MARZO 2018 – IIIa DI QUARESIMA (b)

 

  • Vangelo Gv 2,13-25

Dal vangelo secondo Giovanni
Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

 

IL SACRIFICIO RITUALE PER LA PASQUA

Un pellegrinaggio alla città santa, al Tempio di Gerusalemme, in occasione della Pasqua (ebraica): la festa che Israele celebra ogni anno nel plenilunio di primavera come memoriale dell’esodo dall’Egitto, l’azione salvifica con cui il Signore ha creato il suo popolo santo. Gesù, salito a Gerusalemme in occasione di questa festa, entra nel tempio (ierón), il luogo dell’incontro con Dio, della sua Presenza (Shekinah). Gesù, presenza reale di Dio nel mondo, riconosceva nel Tempio di Gerusalemme: “la casa del Padre”, la casa di Dio.

La Quaresima cristiana è questo pellegrinaggio verso la Pasqua, stavolta di passione, morte e resurrezione di Cristo, momento fonte e culmine della Presenza di Dio nella vita del cristiano. Al centro di questo Vangelo quindi c’è la “Presenza di Dio” che, motiva le azioni, le parole, i movimenti,  le cose… che avvengono nel testo. Oggi non c’è più un tempio unico della Presenza di Dio, ma ciascuno di noi è tempio dello Spirito santo!. Il cammino quaresimale è innanzitutto in noi stessi, dentro di noi siamo chiamati a compiere questo pellegrinaggio verso la presenza di Dio. La Chiesa ne è il tempio in quanto non edificio materiale, ma spirituale: adorerete Dio in Spirito e verità, aveva detto Gesù alla donna samaritana. Perciò la reale Shekinah, luogo della Presenza di Dio, è dentro di noi come parte di un tempio più grande che è la Chiesa.

Perciò vale la pena, in tutto l’ “andirivieni” del “tempio”, il caos che vi ruota intorno: cercare, trovare e far trovare la Presenza di Dio! Come, ogni giorno, compio questo pellegrinaggio interiore personale ed ecclesiale, di ricerca della Presenza di Dio? Prima di cominciare a pregare, penso che: incontrerò il Signore?

 

IL “MERCATISMO” DELLA RELIGIONE

In quelle bancarelle del tempio di Gerusalemme, si vendevano gli animali per il sacrificio rituale: le persone compravano l’animale, il ricavato andava in parte ai venditori ed in parte ai sacerdoti del tempio e, nel santuario l’animale veniva sacrificato. Cristo si scaglia contro questa prassi per un doppio scopo: il primo spirituale e teologico, il secondo meramente umano.

Il primo motivo verrà compreso dai suoi discepoli solo dopo la sua passione morte e resurrezione. L’unico sacrificio che salva è quello di Cristo in Croce e si ottiene gratuitamente senza nulla pagare o restituire a Dio. L’Evangelista Giovanni evidentemente ricorda alla comunità cristiana del primo secolo che la grazia di Dio è gratis, che il “pagamento” per il nostro riscatto dal peccato e della morte lo ha già fatto Dio Padre e, che, non c’è nessun animale sacrificato ma il Figlio unigenito del Padre che ha dato la sua vita per noi. In una religiosità naturale, che è tentazione dell’uomo di fede, si offre a Dio per ricevere qualcosa sia anche il perdono; nella vita in Cristo  non dobbiamo niente a Dio ma è Lui e per grazia ci dona il perdono ed il suo Regno… Lui è a disposizione: sta a noi abbracciare la sua Presenza. Sono consapevole che la tentazione di una religiosità naturale sempre imperversa? Che le nostre domande e crisi di fede spesso sono su questo ordine di idee: perché Dio ha fatto questo nonostante ciò…? Dopo l’illuminismo che nonostante tante risorse negative ha portato in alcuni frangeti di pensiero alla negazione di Dio, è avvenuto il “mercatismo”: non si fa più niente per niente, l’uomo fa solo ciò che lo realizza, ci si convince che non è così ma che di fatto il do tu des è imperante nell’uomo occidentale. Siamo chiamati a riscoprire le parole valori propri del vangelo: gratuità, servizio, vocazione, tolleranza, il dono.

 

Sul livello sociale spesso le nostre Chiese si sono accollate richieste esterne ad esse che, mascherandosi da cristianesimo, traggono profitto (di qualsiasi genere) all’interno della comunità stessa. Bisogna riscoprire che il valore supremo della comunità è la GRATUITA’, in cui nessuno può trarne vantaggio o profitto di alcun genere tanto meno denaroso. Si impone la scelta: o Dio o mammona! Bisogna denunciare e combattere nelle nostre parrocchie quelle situazioni ormai stagnanti da tempo in cui si riscuote un profitto. La comunità parrocchiale resta e rimane NO PROFIT! Ciò che entra nelle offerte serve per il pagamento delle utenze, la manutenzione e l’aiuto ai poveri! Il discorso non scende così in basso, ma anzi diventa così concreto perché la Chiesa gioca su questo la sua Credibilità evangelica nei confronti del mondo. Fare i propri interessi e quelli degli altri nella Chiesa, utilizzandola pensando a scopo positivo, non è comunque evangelico! Lo zelo per la tua casa mi divora: è la denuncia rimproverante di Gesù verso il Tempio di Dio oggi che è la sua Chiesa! Preferisco una chiesa povera vicina ai poveri, così esortava Papa Francesco… Preghiamo per la Chiesa, la nostra comunità affinché non si lasci andare al compromesso evangelicamente sterile dei conti e dei tornaconti!

Tornare alla credibilità è tornare alla grazia di Dio gratuita, che non si vende né entra in compromessi economici seppur con giustificate finalizzazioni… Il Corpo di Cristo è la sua presenza di Risorto, l’unica grande realtà per cui ne vale la pena camminare.

LA PREGHIERA CHE CAMBIA LA VITA

LA PREGHIERA CHE CAMBIA LA VITA

23. febbraio, 2018News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 25 FEBBRAIO 2018 – IIa DI QUARESIMA (b)

 

  • Vangelo  Mc 9,2-10

Dal vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli.
Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.

 

PIETRO CHE COSA TI ASPETTI DALLA PREGHIERA INSIEME A GESÙ?

Pietro contento, insieme ai discepoli chiamati a fare le esperienze più particolari con Gesù – Giacomo e Giovanni – sale sul Tàbor… Sicuramente Gesù avrà più volte pregato con i suoi apostoli, ma stavolta succede una cosa eclatante, potremmo dire anche un po’ traumatica, tanto che caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore; il testo in greco dice che: svennero, persero i sensi dalla paura. Perché? Perché Egli fu trasfigurato davanti a loro, cosa significa, cosa hanno visto che li ha così tanto spaventati? Perché il “mistero” di Dio, che tanto è ambito dagli uomini con dei segni, spaventa? Pietro risponderebbe che ha visto Gesù trasfigurato – verbo al passivo – da Qualcun altro, dal Padre! Trentanni dopo Pietro rievocherà questo momento chiamandolo: spettacoli della grandezza di Lui.  Sarà il testamento di Pietro – nella sua seconda lettera – alla comunità di Roma: questi è il mio figlio prediletto, ascoltatelo!

Una esperienza vissuta nella preghiera che diventa una visione fortemente soprannaturale in cui i cinque sensi non reggono perché neanche contano più. La preghiera vera non è aspettarsi delle sensazioni fisiche o delle veggenze particolari. Ma è fare esperienza della vita di Dio nella mia vita: esperienza del Dio creatore, onnipotente, redentore nella mia storia.

Anche noi come Pietro saliamo sul monte della trasfigurazione che è la preghiera: esperienza soprannaturale quanto umana, della mia vita che si incontra con quella di Dio!

 

 

LA TRASFIGURAZIONE: “METAMORFOSI”

I termini che usa l’evangelista – brillò come il sole, le vesti candide… – non riescono ad esprimere questa trasfigurazione che anche in italiano – “trasfigurazione” – non rende come parola…Il greco usa una parola che in italiano rende di più: metamorfosi, che significa: trasformazione chimica, fisica, morale, psicologica, ecc… una vita che muta in qualche altra cosa. Ma la preghiera è capace di tale cosa? Sì, quando si sale sul “monte” faticoso e bello della preghiera stessa. L’incontro della NATURA umana che si incontra con il MISTERO DIVINO, trasfigura! Cambia la vita! Fa vedere poi le cose in modo diverso, e Gesù si trasfigura per annunciare in qualche modo anche la sua resurrezione. Ma ci crediamo che la preghiera concentrata, fatta con la mente e con cuore e anche col corpo: muta il nostro essere e gli dona i poteri di Dio, i poteri dell’Amore? Che cosa mi dice la parola “preghiera”? Che esperienza faccio di Dio nella preghiera? E tu, cosa desideri da Dio nella preghiera? Cos’è per te “preghiera autentica”?

Gesù e gli apostoli in questa grande visione gli appaiono due figure dal “regno dei morti” – anzi dal regno di Dio – Mosè ed Elìa che portano con la loro presenza tre messaggi profetici molto forti agli apostoli presenti con Gesù:

  1. La morte del credente è una metamorfosi, la natura umana si trasforma nel mistero di Dio;
  2. Gesù è veramente il Messia tanto atteso nei secoli: annunciato dall’antica alleanza di Mosè ed Israele e proclamato con forza dai profeti ed il primo ne du Elìa;
  • Mosè ed Elìa, due persone che fanno per loro disponibilità un’esperienza meravigliosa della Presenza di Dio nella loro vita normale e indegna tanto più disinteressa.

 

 

PIETRO, COSA HAI PENSATO QUANDO HAI VISTO MOSÈ ED ELÌA?

Erano morti! Ma parlavano con Gesù… Mosè ed Elìa i cardini del fondamento di tutta la religiosità ebraica. Pietro viveva da ebreo questa dissidenza di Gesù dalla vita rituale e religiosa del Tempio, sapeva che l’anticonformismo religioso si Gesù non stava bene a molti scribi e farisei… Si sarà chiesto Pietro, come anche volte spesso noi: ma questo Gesù Cristo, che si è detto Messia, creduto come Vero Dio e Vero uomo, è una esperienza autentica oppure frutto solo di rivoluzionarismo religioso e poi nella chiesa come impalcatura umana? Quello che Gesù di Nazareth ha detto ed ha fatto è soltanto qualcosa di valido per gli abitanti di 2000 anni fa circa oppure è un messaggio certo e fondamentale per chi vuole seguire Dio? L’esperienza con Gesù è privata almeno solo di gruppo oppure riguarda un popolo? La presenza di Mosè ed Elìa testimoniano a Pietro e gli altri che Gesù di Nazareth, la persona di cui loro stavano facendo esperienza è l’ebraismo vero, quello essenziale. La realtà che questi due personaggi vengono a testimoniare è che ad essere dissidente con la religione non era Gesù, ma i dottori del tempio invece erano ormai diventati dissidenti con Dio! Dissidenti con Dio e diffidenti con le antiche profezie. La fede riguardava le loro pratiche private che li faceva sentire bene, non era più un fatto di popolo… Gesù riporta la Presenza di Dio al centro dell’ebraismo, Lui è il Messia, il Figlio di Dio certificato! E l’esperienza di fede ebraica e poi cristiana, non è esperienza privata ma di popolo, di comunità! La fede non è per star bene noi e la nostra famiglia e basta, ma esperienza interiore forte cercata e ricercata, anche nel dolore. La profezia antica che Vangelo – per noi oggi che qui preghiamo e meditiamo – è esperienza base e siamo diffidenti e dissidenti con ciò che è scritto sul Vangelo? La fede di Pietro gli fa capire che Dio si rivela in Cristo: il vangelo è per me la Rivelazione di dio in Cristo, oppure solo un testo sapienziale antico per certe cose anche passate? La verità rivelata da Dio, anche se la rivelazione profetica è antica, è sempre valida. Almeno perché Dio è sempre lo stesso e l’ultimo profeta è Giovanni il Battista!

 

PIETRO, COSA HAI SENTITO DURANTE LA PREGHIERA?

Si sente dalla nube una voce: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo!. La comunione con Gesù, l’esperienza del mistero di Dio che trasforma la NATURA UMANA con il MISTERO DI DIO parte dall’ascolto: l’ascolto della sua Parola. In essa c’è un messaggio di Dio per me, per chi mi sta intorno, per la mia comunità, la mia famiglia. Allora l’incontro con Dio che prima spaventava diventa avvincente: facciamo delle tende – dice Pietro – preso dalla gioia dell’incontro naturale fatto con il mistero divino.

L’esperienza della voce di Dio, che parla nell’intimo dei cuori, non è possibile se non si vive un rapporto con “Gesù quotidiano” e la Presenza di Cristo risorto nella celebrazione eucaristica domenicale! Tutto diventa relativo senza la “voce di Dio”! Tutto entra sotto l’egida del: secondo me… se me la sento… a mi vedere, a mio avviso… La voce di Dio è Dogma! E’ rivelata sul vangelo e si infrange nell’eco delle nostre orecchie per entrare con la ragione nel nostro cuore… Pietro esce da una religiosità discussa e discutibile ebraica del tempo, del Tempio e della sinagoga ed oggi, e adesso, entra in un altro rapporto, si accorge che: Dio parla! Dio parla…

L’esperienza dell’ascolto diventa esperienza dell’obbedienza: dal latino ob-audire, ascoltare da sotto. Noi, da sotto il “cielo”, ascoltiamo la Parola di Dio, la sua Profezia imperitura: Dio non cambia idea! La voce di Dio è una voce reale, ma dobbiamo entrare in contatto, anzi meglio, in comunione con Lui.

Dio si è fatto uomo in Gesù di Nazareth per parlarci e salvarci. La “storia” di Cristo – vero Dio e vero uomo – che è scritta sui vangeli e testimoniata specialmente nel Nuovo Testamento, non è lettera antica e morta; ma siccome sono gesti e detti del Dio fattosi uomo, valgono sempre! Pietro questo ha capito ed accettato con umiltà: questa obbedienza a Dio, questo ascoltarlo da “sotto”! Cosa è il Vangelo per te – con tutto ciò che ha fatto Gesù vero Dio e vero uomo – profezia perenne perché divina o lettera morta? Accetti che la Rivelazione di Dio da delle verità a cui obbedire, a cui non si può prescindere e per cui non si può discutere? Sei aperto a questa ricerca della Sua “voce”?

 

PIETRO COME TI SEI SENTITO DOPO QUESTA ESPERIENZA SPIRITUALE E ILLUMINANTE?

Eravamo come in “catalessi ormai”, come se fossimo in uno spazio e tempo non più definiti, alla fine Gesù si avvicinò e, toccatici, disse: Alzatevi e non temete. Gesù ci ha come risvegliato da quello stato di ebbrezza interiore, ci ha toccati! Si è avvicinato e ci ha toccati! Come lo abbiamo visto trasfigurato, lo abbiamo visto Dio – direbbe Pietro – così quel uomo che abbiamo capito essere vero Dio: si è avvicinato e ci ha toccati! Dopo la preghiera autentica si fa esperienza che Gesù si è avvicinato e ti ha toccato! Non è solo il “tocco” fisico di Gesù di Nazareth, di un uomo, ma è l’avvicinarsi ed il tocco di Dio! Cosi come i sacramenti della Chiesa – custode dello Spirito di Cristo – e in primis la celebrazione eucaristica domenicale, non sono il tocco solo di un rito e della chiesa: ma l’avvicinarsi e il tocco di Dio! Vivi i sacramenti – la celebrazione eucaristica domenicale in primis – come l’avvicinarsi ed il tocco di Dio?

 

Paolo VI, chiamato ad essere “Pietro” della Chiesa…

Ora quanto io vedo con gli occhi, mi dà la definizione completa del Signore? I tre Apostoli sono rimasti a fissare la visione: ed hanno notato la trasparenza: nella persona di Gesù c’è un’altra vita, c’è un’altra  natura: oltre quella umana, la natura divina.

Gesù è un tabernacolo in movimento: è l’Uomo che porta dentro di Sé l’ampiezza del Cielo; è il Figlio di Dio fatto uomo; è il miracolo che passa sui sentieri della nostra terra. Gesù è davvero l’Unico, il Buono, il Santo. Se lo avessimo ad incontrare anche noi; se fossimo così privilegiati come Pietro, Giacomo e Giovanni.

Orbene, questa fortuna figlioli miei, l’avremo. Non sarà sensibile come nella Trasfigurazione luminosa, che ha colpito la vista e la mente degli Apostoli; ma la sua realtà sarà largita anche a noi, oggi. Occorre saper trasfigurare, attraverso lo sguardo della fede, i segni con cui il Signore si presenta a noi; non per alimentare la nostra fantasia profilandoci un mito, un fantasma, l’immaginazione. No: ma per contemplare la realtà, il mistero, ciò che veramente è…

Io vi dico, con la Parola di Pietro, che Gesù è il Figlio di Dio fatto uomo. Pensate a questo: lasciate che tali parole si colpiscano nelle vostre anime. Credete alla realtà ch’esse intendono trasmettere dentro di voi. E sappiate che non si tratta di un suono che passa e si spegne; non di cosa esteriore, che poco interessa. Senta ognuno e ripeta: è la mia vita, è il mio destino, è la mia definizione, giacché anch’io sono cristiano, anch’io sono figlio di Dio. La Rivelazione di Gesù svela a me stesso ciò che io sono. E’ qui l’inizio della beatitudine, il destino soprannaturale, già ora inaugurato e attivo nel nostro essere. (Paolo VI, 14 Marzo 1965).

Gesù passa

Gesù passa

23. marzo, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 26 MARZO 2017 – IV DI QUARESIMA

 

1 Passando, vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”. 3Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo“. 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe” – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: “Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?”. 9Alcuni dicevano: “È lui”; altri dicevano: “No, ma è uno che gli assomiglia”. Ed egli diceva: “Sono io!”. 10Allora gli domandarono: “In che modo ti sono stati aperti gli occhi?”. 11Egli rispose: “L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista”. 12Gli dissero: “Dov’è costui?”. Rispose: “Non lo so”.
13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: “Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo”. 16Allora alcuni dei farisei dicevano: “Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”. Altri invece dicevano: “Come può un peccatore compiere segni di questo genere?”. E c’era dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: “Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?”. Egli rispose: “È un profeta!”.
18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: “È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?”. 20I genitori di lui risposero: “Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé”. 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: “Ha l’età: chiedetelo a lui!”.
24Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: “Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore”. 25Quello rispose: “Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo”. 26Allora gli dissero: “Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?”. 27Rispose loro: “Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?”. 28Lo insultarono e dissero: “Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia”. 30Rispose loro quell’uomo: “Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. 34Gli replicarono: “Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?”. E lo cacciarono fuori.

35Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. 36Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. 37Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. 38Ed egli disse: “Credo, Signore!”. E si prostrò dinanzi a lui.
39Gesù allora disse: “È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi“. 40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: “Siamo ciechi anche noi?”. 41Gesù rispose loro: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane”.

 

 

GESU’ PASSA

Gesù passa e vede il cieco. Qui non è il cieco ad invocarlo, quanto invece Lui a coglierlo. Gesù guarda il cieco, ma il cieco non può vederlo. Gesù lo vede perché il cieco mendica… Forse anche noi siamo ciechi, immersi nel caos della piazza davanti ai templi delle nostre chiese, ma non ci accorgiamo che Gesù passa. Gesù passa nella nostra vita! Come attirare la sua attenzione? Facendo i “mendicanti” come il cieco. Il mendicante vive di quello che gli arriva in elemosina tra la sua sporcizia e le sue sofferenze; essere mendicanti nella fede significa mettersi nella condizione di fiducia – atto di fede – in Dio: accolgo quello che la vita mi offre come dono di Dio; tra la sporcizia dei miei peccati di cui Dio ne annuncia la misericordia e le sofferenze che sono la porta stretta per la vita eterna. Cristo già ci ha dato gli “occhi della fede” per poterlo vedere, non nella piscina di Siloe, ma nell’acqua del Battesimo. Gesù passa, guarisce il cieco ed il cieco fa un cammino: passa dal riconoscerlo come l’uomo che lo ha guarito, poi come un profeta e alla fine come il Cristo.

La mia fede è in cammino? Sono un “mendicante” della grazia di Dio?

 

IL FANGO

Il fango ci riporta da una parte alla creazione del mondo: acqua e terra; d’altra parte alla nostra condizione di fragilità… il fango è questa esperienza di sofferenza quando appunto nel “fango” ci sentiamo immersi, ma anche lo sporco del peccato che ci fa sentire nel fango: va a purificarti.Gesù così ha detto al cieco: dal fango, da qualsiasi fango, possiamo uscirne solo con l’aiuto di Dio, ma dobbiamo muoversi come il cieco, tentoni, verso la “piscina di siloe”, verso laddove possiamo ritrovare un nuovo modo di vedere le cose, ritrovare la luce o una nuova luce! Cosa mi fa sentire sporco di fango? Dove la “piscina” della mia purificazione?

 

I VERI CIECHI RELIGIOSI

Gesù accusa i farisei di una cecità della fede… Un’affermazione forte che deve far riflettere anche noi, uomini e donne di fede di oggi. I farisei hanno perso la visione dell’orizzonte della grandezza di Dio: hanno racchiuso Dio nelle loro regole, nei loro progetti pastorali, nei loro dogmatismi sterili, in una religiosità vissuta nell’appartamento delle proprie idee mascherate da “volontà di Dio”… Questo è il pericolo: vivere una fede da “appartamento”, di chiusura travestita da apertura; di un’esperienza vissuta come profezia ma che profezia non è… Bisogna sapersi mettere sempre in crisi e porsi delle domande se il mio cammino con Dio, personale o comunitaria, sia un cammino fermo in un “appartamento”… L’uomo e la donna di fede si interrogano sempre con criticità positiva e negativa, sulla motivazione profonda della sequela di Cristo e la fede in Dio!La religiosità farisaica è quella dei se e dei ma… dei pro e dei contro… del dentro o del fuori… Vincola la grandezza onnipotente di Dio: in sabato non si possono fare miracoli. Tanto meno ascolta in “povero”: se tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi… La religiosità di appartamento che è diffusa nelle parrocchie spesso diventa farisaica quando non riconosce più nella comunità parrocchiale stessa il cammino reale della Chiesa di Dio, ma al contrario ha la sua leadership, la sua guida, all’esterno così da chiudere gli occhi davanti all’immenso orizzonte di Dio.

Vivo una religiosità da appartamento, oppure sono aperto a critiche ed autocritiche, positive e negative, che possano farmi gustare la luce di Dio nel suo campo visivo dell’orizzonte?

 

LA LUCE DI DIO CHIEDIAMOLA CON SAN FRANCESCO D’ASSISI

 

Alto e glorioso Dio
illumina il cuore mio,
dammi fede retta, speranza certa,
carità perfetta.

Dammi umiltà profonda,
dammi senno e cognoscimento,
che io possa sempre servire
con gioia i tuoi comandamenti.

Rapisca ti prego Signore,
l’ardente e dolce forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose,
perchè io muoia per amor tuo,
come tu moristi per amor dell’amor mio.

Alto e glorioso Dio
illumina il cuore mio,
dammi fede retta, speranza certa,
carità perfetta.

 

Se conoscessi il dono! E chi è Dio!

Se conoscessi il dono! E chi è Dio!

17. marzo, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 19 MARZO 2017 – III DI QUARESIMA

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (cap. 4)

5Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: “Dammi da bere“. 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. 11Gli dice la donna: “Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?”. 13Gesù le risponde: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”. 15“Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”. 16Le dice: “Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui”. 17Gli risponde la donna: “Io non ho marito”. Le dice Gesù: “Hai detto bene: “Io non ho marito”. 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”. 19Gli replica la donna: “Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. 21Gesù le dice: “Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità”. 25Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa”. 26Le dice Gesù: “Sono io, che parlo con te“.
27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: “Che cosa cerchi?”, o: “Di che cosa parli con lei?”. 28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29“Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?”. 30Uscirono dalla città e andavano da lui.
31Intanto i discepoli lo pregavano: “Rabbì, mangia”. 32Ma egli rispose loro: “Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete”. 33E i discepoli si domandavano l’un l’altro: “Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?”. 34Gesù disse loro: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica”.
39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: “Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”.

 

 

GESU’ HA SETE: IL DONO DELLA RICHIESTA

Il pozzo di Giacobbe, ritenuto per l’ebraismo al tempo di Gesù: un santuario a cielo aperto; ma in terra samaritana, in terra di scomunicati dal Tempio di Gerusalemme. Gesù chiede alla donna dammi da bere, la donna affermerà a Gesù dammi quest’acqua. Questo brano è un cammino “battesimale” di questa donna che, va ad attingere l’acqua al pozzo, ma si ritrova immersa nell’acqua della grazia di Dio. La sete di Gesù ci riporta a quando sulla croce, prima di spirare, dice: ho sete. Gesù avanza una richiesta, Dio non ha bisogno dell’uomo, ma lo rende partecipe della sua sete di amore. Dio ha sete di me, di te: per amore. La richiesta di Gesù: dammi da bere… Cosa penso Gesù mi chieda? Non sentiamo spesso questa esigenza d’amore di Dio per noi, perché, come la Samaritana: avanziamo problematiche religiose – tu sei giudeo io samaritana – oppure cerchiamo un utilitarismo esasperato – non hai la brocca, come fai ad attingere – che non ci fa contemplare e conoscere il dono di Dio. Vivere la vita come dono! La samaritana vedeva solo un uomo, che solo dopo riconoscerà come profeta e poi Messia; così come noi facciamo una esperienza umana della fede: se conoscessimo il dono e Colui che lo fa! Vivere la vita come dono e, così contemplare e conoscere Cristo. Senza questa gratitudine in Dio dopo aver riconosciuto il dono, non potremmo conoscerlo. Riconosco che nella vita c’è il “dono” di Dio? Che tutto è dono? Vivo questa gratitudine che mi porta alla felicità ed alla libertà?

 

IL DONO DELL’ACQUA DI DIO

Gesù offre la sua acqua. Quale acqua? L’acqua della grazia che è fonte di vita, purificazione, trasformazione dell’uomo. Segno di morte dell’uomo vecchio e di resurrezione all’uomo nuovo: segno del battesimo. La samaritana in questa storia viene come battezzata: lascia tutto ciò che aveva: la brocca, la sua storia, la sua dignità, la sua speranza, la sua tristezza, il suo vuoto affettivo, la sua insoddisfazione di amore al pozzo e rinasce dall’acqua di Dio. La samaritana in qualche modo rappresenta l’umanità piena di dubbi e risposte relative sulla fede, di una fede individuale ma non più reale e, con una profonda lacuna affettiva: non sa più amare e non si sente più amata! Papa Francesco la chiama “orfananza”… Quale la mia storia, la mia dignità, la mia speranza, la mia tristezza, il mio vuoto affettivo, la mia insoddisfazione di amore per riconoscere la mia sete più profonda è sete di Dio?

 

IL CREDENTE E’ ADORATORE E TESTIMONE

Credere in Dio è innanzitutto adorarlo: orientare il nostro cuore verso di Lui! La Samaritana capisce che non è il pozzo od il Tempio di Gerusalemme il luogo in cui cercare Dio: ma nel Cristo. Dove cerco Cristo, dove credo di trovarlo? Sono io che ti parlo: Dio parla, ma dove, come? Adorarlo in Spirito e Verità significa anzitutto cercare dove questo Spirito di Dio viene effuso.. Cristo effonde in noi il suo Spirito e lo ha effuso in momenti ben precisi della nostra vita e, continua ad effonderlo… Cosi la nostra fede deve poter trovare una autenticità, cioè viverla nella verità, nella onestà! L’incontro con Cristo cambia la vita se riconosciamo questa fede primordiale dell’uomo nei confronti di Dio, se riconosciamo che non sono i ritualismi del tempio o il “pozzo” del santuario che ci salva: quanto invece il nostro incontro con Cristo ed i suoi discepoli. Dall’incontro di Gesù con la Samaritana nasce una comunità. Nella comunità cristiana viviamo la presenza di Cristo, l’ascolto di Lui che ci parla e la grazia dei sacramenti.

Quanto è importante non privatizzare la religiosità, ma, aprirsi ad una fede Vera, autentica, non fatta di tradizionalismi e ritualismi: adorare Dio in Spirito e Verità!. Una frase così piena di impegno e di significato. Dando “peso” ad ogni parola, cosa significa per me adorare Dio in Spirito e Verità?

 

LA TESTIMONIANZA

La donna riprende a vivere libera e felice e non può non trasmetterlo agli altri. Ogni cristiano è questa donna, l’incontro con Cristo ci riempie così tanto da non poter farne a meno di comunicarlo: venite a conoscere Gesù. La mia fede è testimonianza di un incontro con Cristo? La mia testimonianza porta in se l’invito: venite a conoscere Dio? Venite a conoscere Gesù?

L’incontro con Dio cambia la vita

L’incontro con Dio cambia la vita

11. marzo, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 12 MARZO 2017 – SECONDA DI QUARESIMA

 

Dal Vangelo secondo Matteo (cap. 17)

1Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3 Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». 6All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». 8Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.

       9E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

 

* * *

 

Di questo strano Rabbì, che chiama i pescatori invece che gli specialisti religiosi, i discepoli ne avevano viste tante (miracoli, insegnamenti, esorcismi)… Ma l’esperienza che Pietro, Giacomo e Giovanni, apostoli che sono più vicini a Gesù, fanno sul monte Tàbor è veramente traumatica, tanto che caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Egli fu trasfigurato davanti a loro, cosa significa, cosa hanno visto che li ha così tanto spaventati? Perché il “mistero” di Dio, che tanto è ambito dagli uomini con dei segni, spaventa?

 

LA TRASFIGURAZIONE: “METAMORFOSI”

I termini che usa l’evangelista – brillò come il sole, le vesti candide… – non riescono ad esprimere questa trasfigurazione che anche in italiano – “trasfigurazione” – non rende come parola…Il greco usa una parola che in italiano rende di più: metamorfosi, che significa: trasformazione chimica, fisica, morale, psicologica, ecc… una vita che muta in qualche altra cosa. Ma la preghiera è capace di tale cosa? Sì, quando si sale sul “monte” faticoso e bello della preghiera stessa. L’incontro della NATURA umana che si incontra con il MISTERO DIVINO, trasfigura! Cambia la vita! Fa vedere poi le cose in modo diverso, e Gesù si trasfigura per annunciare in qualche modo anche la sua resurrezione. Ma ci crediamo che la preghiera concentrata, fatta con la mente e con cuore e anche col corpo: muta il nostro essere e gli dona i poteri di Dio, i poteri dell’Amore? Che cosa mi dice la parola “preghiera”? Che esperienza faccio di Dio nella preghiera?

 

Gesù e gli apostoli in questa grande visione gli appaiono due figure dal “regno dei morti” – anzi dal regno di Dio – Mosè ed Elìa che portano con la loro presenza tre messaggi profetici molto forti agli apostoli presenti con Gesù:

  1. La morte del cedente è una metamorfosi, la natura umana si trasforma nel mistero di Dio;
  2. Gesù è veramente il Messia tanto atteso nei secoli: annunciato dall’antica alleanza di Mosè ed Israele e proclamato con forza dai profeti ed il primo ne du Elìa;
  • Mosè ed Elìa, due persone che fanno per loro disponibilità un’esperienza meravigliosa della Presenza di Dio nella loro vita normale e indegna tanto più disinteressa.

 

LA STORIA DI MOSE’

Mosè non dava importanza o non credeva al Dio degli ebrei, conosciamo la sua storia, disinteressatamente a quello che gli stava per succedere lavorava per la sua famiglia, pascolava il gregge del suocero…

1 Mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. 2L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. 3Mosè pensò: “Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?”. 4Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: “Mosè, Mosè!”. Rispose: “Eccomi!”. 5Riprese: “Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!”. 6E disse: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”. Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio. (Es 3)

Mosè, buon uomo anche religioso, fa questa esperienza di avvicinamento a Dio per disponibilità e voglia di conoscenza del “fenomeno” divino: perché io mi accosto alla preghiera? Perché mi avvicino a Dio? Solo per chiedere o per fare una esperienza interiore che possa trasformare sempre più in meglio la mi vita?

Mosè balbuziente e pastorello scelto a parlare col faraone e portare Israele fuori dall’Egitto: capisco che non sono le capacità che qualificano la fede e la vita, quanto invece le mie scelte?

 

ELIA E LA PAROLA DI FUOCO

Elìa a un certo punto della sua missione si è “depresso”: solo, stanco gli mancavano le forze, la motivazione e il senso della vita. Preso dall’angoscia anche perché a nessuno importava di Dio si ritira sul monte Oreb.

Con la forza di un po di cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.

9Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: “Che cosa fai qui, Elia?”. 10Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”. 11Gli disse: “Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore”. Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: “Che cosa fai qui, Elia?”.
(1 Re 19)

Che fai invece tu, qui? Elìa si aspettava una segno grandioso dal Signore, ma il Signore non parla in modo eclatante con segni “grandiosi”… Ma nel sussurro della brezza leggera. Nel silenzio incontro Dio.

 

LA VOCE DEL PADRE

Si sente dalla nube una voce: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo!. La comunione con Gesù, l’esperienza del mistero di Dio che trasforma la NATURA UMANA con il MISTERO DI DIO parte dall’ascolto: l’ascolto della sua Parola. In essa c’è un messaggio di Dio per me, per chi mi sta intorno, per la mia comunità, la mia famiglie. Allora l’incontro con Dio che prima spaventava diventa avvincente: facciamo delle tende – dice san Pietro – preso dalla gioia dell’incontro naturale fatto con il mistero divino. Rileggere la storia di Mosè o di Elìa può aiutarci a capire questo contatto con Dio, questa connessione tra la nostra natura, la nostra storia ed il suo mistero…

Un percorso nel “deserto” per liberarci… Per ritrovare noi stessi, Dio e il prossimo

Un percorso nel “deserto” per liberarci… Per ritrovare noi stessi, Dio e il prossimo

2. marzo, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 5 FEBBRAIO – PRIMA DI QUARESIMA

Vangelo  Mt 4, 1-11
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. 

 

  • Il cammino della Quaresima: lasciarsi condurre da Dio

Il tempo di Quaresima è un cammino in cui sempre più profondamente Dio si svela per quello che è… sempre di più, fino a svelarsi completamente sulla croce  e nel sepolcro che vede la sua resurrezione. Finita la Quaresima dovremmo poter dire: Dio è stato chiaro, ha detto tutto, si è aperto all’uomo con franchezza anche sulle domande più misteriose della vita! Ha detto la verità su tutto: la morte è distrutta, c’è la vita eterna! La Quaresima, perciò, è un tempo che ci spinge a camminare in un rapporto sempre più autentico tra noi, con Dio e con i fratelli… Dio è stato franco con noi! Ha aperto il suo cuore a noi! In questo tempo parimenti noi siamo chiamati ad essere franchi e ad aprire il nostro cuore a Dio e ai fratelli e le sorelle! Come posso – prima di tanti digiuni e fioretti – aprire il mio cuore e vivere con franchezza il mio rapporto e con le persone che incontro ogni giorno (correzione fraterna)? Gesù si è lasciato condurre dallo Spirito nel deserto, nel silenzio, nella preghiera e nella meditazione: perciò digiuna, per ascesi. Cosa significa per me: lasciarsi condurre dallo Spirito di Dio?

 

  • Il deserto: eremo interiore

Gesù, prima di cominciare la sua missione nel mondo: fa questo ritiro spirituale nel deserto per quaranta giorni. Avvicinandosi così di più al Padre prende coscienza piena e piene forze nell’Essere il Messia: il Figlio di Dio. Avvicinarci a Dio nel deserto della nostra anima significa prendere coscienza di noi stessi: di chi siamo, dove andiamo, perché esistiamo… La nostra vita così si illumina. Ma ciò che caratterizza l’incontro con Dio nel deserto è il combattimento con Satana. S. Ignazio di Lodola, sintetizza la strategia di satana e Gesù: la prima come brama di ricchezze, di onore e di orgoglio, la seconda come desiderio di povertà umiliazione ed umiltà. Sono i tre idoli che dominano l’uomo, proiezione dei suoi bisogni: l’idolatria delle cose, con una “fede economica” che trasforma il pane in pietre, l’idolatria di Dio, con una religione miracolistica che vuol disporre di Dio stesso, e l’idolatria del potere, con un comportamento che vuol dominare tutti… Le cose, le persone e Dio sono tre bisogni vitali: l’uomo può soddisfarli in modo diabolico o filiale, rubando o ricevendo, possedendo o condividendo. Le tentazioni sono le “ovvietà” del pensare umano. Gesù le supera obbedendo alla Parola. Gesù fu tentato come profeta, come sacerdote e come re, intendendo rispettivamente la salvezza in modo materialistico, la comunione con Dio in modo miracolistico, la libertà in modo padronale. Sono le tentazioni di sempre: scambiare la salvezza con la salute, Dio con le sue (o meglio nostre) prestazioni/sensazioni, l’altro con il nostro potere su di lui. Come vedo nella mia vita queste tentazioni?

  • Il percorso della pacificazione: il diavolo lo lascia e gli angeli lo servono

La Quaresima per noi è questo: separarci dalle “tenebre” del mondo per riscoprire che siamo tempio di Dio. Purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito… per la santificazione. Il tempo quaresimale è tempo di digiuno per la purificazione e la santificazione. Dobbiamo riscoprire l’elemento della purificazione quaresimale come digiuno, che non significa “fioretto”. Il digiuno per noi cristiani non è un “fioretto” da offrire a Dio chissà per quale “economico” motivo… Ma il digiuno è atto libero della coscienza, che si apre alla Verità di Dio e alla Carità verso i fratelli. Nel digiuno (purificazione) quaresimale devono essere chiare quattro dimensioni:

  1. Il digiuno come purificazione umana, per la libertà della coscienza.

Il digiuno, umanamente parlando, è purificazione biologica ma anche psicologica: cioè astenersi o diminuire un qualcosa che siamo soliti fare e che nel tempo, senza che ce ne accorgiamo, ci toglie la libertà, perché è qualcosa o una situazione che ci toglie tempo o energie “pulite”. Non è solo astensione dal cibo ma anche quant’altro mi occupa e preoccupa così tanto da togliermi inconsciamente e pian piano una libertà piena d’azione della coscienza… Su questa dimensione di digiuno, da cosa credo debba astenermi per poter tornare ad uno stato di purezza – e quindi di libertà – umana e cristiana?

 

  1. Digiuno per crescere dai vizi capitali, per la libertà della persona.

Il tempo di quaresima – ma non solo – è tempo di “specchiarci” nel nostro spirito per vedere come crescere dai vizi capitali (che nella catechesi abbiamo un po’ messo da parte) e che invece rovinano la libertà della persona. Di questi vizi, enunciati nei sette vizi capitali, già Aristotele (filosofo del 350 a.C. circa) ne aveva parlato come abiti del male; e poi anche un altro filoso, Kant (del 1800 d.C.) li ha enumerati come espressione della tipologia umana negativa, anche la psicologia moderna laica li studia come problema – a volte come manie – nei comportamenti.

  • Superbia (desiderio irrefrenabile di essere superiori agli altri, fino al disprezzo degli ordini e delle leggi).
  • Avarizia (desiderio irrefrenabile dei beni temporali).
  • Lussuria (desiderio irrefrenabile del piacere sessuale).
  • Invidia (tristezza per il bene altrui, percepito come male proprio).
  • Gola (abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola).
  • Ira (irrefrenabile desiderio di vendicare un torto subito).
  • Accidia (torpore malinconico e l’inerzia che prende coloro che sono dediti a vita contemplativa).

Siamo essere umani e sempre qualcosa o qualcuno tende a “schiavizzarci, ma non ce ne accorgiamo. Quali sono le nostre dipendenze? Da chi o che cosa non posso farne a meno…?

 

  • Digiuno come espiazione dei peccati: per la libertà dal peccato.

Il tempo di Quaresima è tempo di grazia per combattere poi quei peccati (veniali o mortali) che sono diventati abitudinari nella nostra vita, perché questi in un certo senso ci possiedono e finiscono per schiavizzare la nostra coscienza che finisce per vivere o nel senso di colpa oppure nello sconforto spirituale. Quando si soffre a volte si digiuna, la contrizione dei peccati può portarci ad un digiuno espiatorio per le nostre colpe, un digiuno che non è la pena per quel che abbiamo commesso, ma è contrizione che si fa concreta per il male che abbiamo fatto. La contrizione dei miei peccati sente la necessità di espiazione che Cristo ci ha gratuitamente ottenuto sulla croce?

 

  1. Digiuno come ascesi, per la libertà interiore.

L’ultima dimensione del digiuno è quella dell’ascesi, affinché la nostra libertà interiore sia più spedita nel farci incontrare Dio: è il digiuno periodico da cose fondamentali della nostra vita (come ad esempio un pasto) per poter in quel tempo pregare e tramutare in carità quanto abbiamo lasciato… E’ la forma di digiuno più difficile, ma più alta che mira necessariamente all’incontro con Dio e che apre il nostro corpo ad essere strumento della dimensione mistica, cioè a vivere il nostro corpo veramente come tempio dello Spirito. La mia fede conosce un lato mistico dove nel silenzio del mio cuore so che Dio opera?

 

 

Ecco l’Agnello di Dio (Gv 1,29-34)

Ecco l’Agnello di Dio (Gv 1,29-34)

12. gennaio, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 15 GENNAIO 2017 – II DEL TEMPO ORDINARIO (A)

29Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”.

32Giovanni testimoniò dicendo: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.

* * *

L’ATTESA

Giovanni aveva battezzato Gesù, Giovanni era l’uomo che accompagna l’umanità dall’attesa del Messia alla realizzazione della sua venuta. Giovanni, ci dice il testo – nonostante era il cugino di Gesù – non lo conosceva. A fargli riconoscere che in Gesù di Nazareth abita la divinità – viene dopo di me… era prima di me – è la sua sapienza che gli viene dalla preghiera, dalla contemplazione nel deserto, dalla sua vita spirituale ricca. Giovanni prepara la strada alla venuta del Messia, ma in qualche modo annuncia anche all’umanità la possibilità di conoscere Dio. Conoscere Dio è un’esperienza non soltanto intellettuale o rituale, quanto invece sapienziale: un’esperienza che viene dal cuore dell’uomo e della donna che si mettono in ascolto silenzioso di Dio nei deserti del quotidiano… Conoscere Dio in questa esperienza sapienziale significa avere degli spazi di solitudine desertica con se stessi e con Dio, per meditare e pregare, per gustare la sua presenza: questo dona, in una vita spiratale vissuta nella continuità, il dono del discernimento per riconoscere la vera differenza da ciò che bene e ciò che è male, per riconoscere la volontà di Dio ed accettarla, per abbandonarci alla sua Opera di salvezza nella nostra vita. Cerco un rapporto “sapienziale” con Dio che sia un’esperienza che mi porta alla solitudine positiva del “deserto” interiore che mi fa fare esperienza di Lui? Cosa mi aspetto da Dio?

 

L’AGNELLO DI DIO

Ecco l’Agnello di Dio! L’affermazione di Giovanni è forte: riconosce in Cristo non solo il Messa, ne riconosce il Dio fatto uomo ma anche l’Agnello di Dio. L’Agnello che toglie il peccato del mondo. Ci aspetteremo chissà quale Buona notizia dal Messia, ma la più grande ed autentica è che: toglie il peccato del mondo! Forse ciò che ci aspettiamo da Dio è quello che noi non pensiamo o non abbiamo realizzato sia importante: togliere il peccato. Togliere il peccato del mondo significa: dare la possibilità all’uomo di vivere la vita eterna. Spesso siamo troppo interessati, nel rapporto con Dio, ad altre cose in cui vorremmo lui operasse, senza invece prendere coscienza del miracolo più grande: toglie il peccato del mondo, la redenzione. La nostra vita è redenta, è salvata! Che cosa ci fa paura? … e perché? Alla base del rapporto con Dio c’è la nostra redenzione, prima di tante nostre aspettative più o meno giuste agli occhi della nostra confusa o lucida umanità: la redenzione.

La Scrittura è piena di significato sulla parola “Agnello”. Alcuni passi sull’ “agnello” ci possono aiutare a capire questa cultura della misericordia che Dio è venuto a portare nel mondo.

 

L’AGNELLO DI ABELE

Cristo è il “nuovo Abele”, è colui che viene ucciso dalla cattiveria del “fratello”: il Signore gradì Abele e la sua offerta (Gen 4,4) e per questo Abele viene ucciso dal fratello. Cristo è venuto come nuovo Abele ucciso come i suoi stessi agnelli in sacrificio, per salvarci dalla cattiveria e dall’indifferenza, per salvarci dal peccato. La storia di Abele ci richiama ad una cultura della misericordia: Ciascuno può contribuire ad una cultura della misericordia, in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza (Papa Francesco). Saper assumere il male che si subisce per assorbirlo e redimere il fratello che ci “uccide”. Quante volte il nostro prossimo “ci uccide”.. Quali esperienze mi hanno fatto o mi fanno sentire “come ucciso” dal mio prossimo? Assorbire il male significa di non rispondere al male per male, a saperlo subire da cristiani “crocefissi”, a poter portare la croce dell’altro che è una croce a volte solo conoscerlo… Promuovere questa cultura della misericordia significa assorbire il male di ci fa del male e guardare al crocefisso per poterglielo offrire, in nome della redenzione che abbiamo ricevuto gratuitamente da Cristo e che non meritiamo. Come reagisco al male che mi fanno?

E quando siamo noi i carnefici – secondo anche la nostra giustizia – dobbiamo sentire la Parola di Dio a Caino a cui Dio dona un’altra possibilità: che hai fatto? la voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo (Gen 4,10). Anche quando giustamente reagiamo male al nostro prossimo, dovremmo ricordarci che: non sai mai che lotta sta vivendo il tuo prossimo, rispettalo sempre (Papa Francesco).

 

L’AGNELLO PASQUALE

Nel libro dell’Esodo l’ “agnello” è il segno della pasqua, della liberazione, del passaggio dalla schiavitù alla liberazione. Tanto che in ogni Pasqua, la celebrazione ebraica, riconosce nell’agnello il segno fondamentale dell’esodo dall’Egitto. La realizzazione del popolo ebraico era la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, la liberazione che Cristo ci dona è quella dalla morte: Lui vero Agnello pasquale si è offerto al Padre per farci partecipi della sua resurrezione. Beati gli invitati alla cena del Signore, ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo (proclama il sacerdote durante la Messa): la celebrazione eucaristica la vivo come la Pasqua di liberazione dal peccato e dalla morte? La messa è la realizzazione piena, fonte e culmine, della mia vita di fede fatta da tanti altri momenti?

Ho visto – dice Giovanni – perciò testimonia. L’appartenenza alla chiesa con il Battesimo, il nutrimento del Cristo risorto nell’Eucaristica, sono la nostra redenzione, la nostra liberazione dal peccato e dalla morte. Questo ci da la grazia e ci impegna alla testimonianza. Giovanni il battista aveva folle al seguito, come poi Gesù, per la sua coerente testimonianza… La testimonianza cristiana è sinonimo di credibilità. Non possiamo staccare il rito dei sacramenti che celebriamo dalla vita vissuta che ogni giorno viviamo. La mia testimonianza è credibile? La nostra comunità da una testimonianza credibile? La credibilità richiede l’onestà, l’autenticità, l’integralità e l’amore: come la vivo?

 

L’AGNELLO SUL TRONO DELLA GLORIA DI DIO

Il risorto, l’Agnello di Dio siede alla destra del Padre: nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello: i suoi servi lo adoreranno (Ap 22,3). Scopo della nostra esperienza di fede è adorare Dio, è contemplarlo qui sulla terra per adorarlo poi in cielo sapendo che la profezia che risuona ci impegna: ecco – dice l’Agnello – io vengo presto e ho con me il salario per rendere a ciascuno secondo le sue opere (Ap 22,12). Non ci resta che abbandonarci alla sua presenza, ad esaudire la nostra realizzazione nella contemplazione, per poi adorarlo in Paradiso e, pregare ora qui su questa terra: amen, vieni Signore Gesù (Ap 22,20).

 

Cosa cambiare della mia vita?  (Mt 3)

Cosa cambiare della mia vita? (Mt 3)

2. dicembre, 2016News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO II DOMENICA DI AVVENTO 4 DICEMBRE 2016

1In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, 2dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».

3Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto:

Preparate la via del Signore,  raddrizzate i suoi sentieri!

4Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. 5Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; 6e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano.

 7Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all`ira imminente? 8Fate dunque frutti degni di conversione, 9e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. 10Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 11Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. 12Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile».

* * *

TORNARE ALL’ESSEZIALITA’

Al tempo di Gesù comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto. Ma chi è Giovanni il Battista? Per prenderla alla lontana, intanto, è uno di cui hanno parlato i profeti, in particolare Isaia: Voce di uno che grida nel deserto… Giovanni è il cugino di Gesù, la sua scelta di vita si pone nella tipologia di un eremita predicatore:  portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Egli è predicatore e battezzatore che vive dell’essenzialità, e proprio all’essenzialità come qualità di vita richiama e provoca ogni uomo che lo ascolta. L’uomo di fede è colui che vive dell’essenziale, che sa tornare all’essenziale e proprio questa sua virtù diventa testimonianza di fede. Giovanni è l’ultimo profeta prima di Cristo, e non ce n’è uno uguale a lui, né per santità, né per temporalità; egli è nel deserto e sulla riva del fiume Giordano per predicare e battezzare, e soltanto per indicare un altro: Gesù Cristo! Il cristiano è un po’ come il battista, è chiamato ad essere uno che indica Cristo con la sua stessa vita…

# Per fare esperienza del Regno di Dio che viene, bisogna andare nel “deserto” (eremon): è fondamentale ogni giorno trovare degli “spazi” di silenzio per accorgerci della Presenza di Dio.

Per incontrare Dio Giovanni ci esorta a tornare a ciò che nella vita è essenziale: cosa è essenziale nella mia vita e cosa non lo è? Come impegnarmi a tornare ad una essenzialità per riscoprire la motivazione profonda della mia fede? 

CONVERTITEVI

Giovanni è predicatore. Al tempo di Gesù i predicatori erano tanti, e altrettanti i battezzatori, che si discostavano dalla spiritualità ambigua del Tempio e si davano alla spiritualità e alla missione. La predicazione di Giovanni, tuttavia, ha qualcosa di nuovo tra i suoi contenuti, egli dice: convertitevi, il Regno dei cieli è vicino! Due grandi annunci fatti in una sola frase: convertitevi, e, il Regno di Dio è vicino. Conversione in ebraico è scritto “shub”, che significa: tornare all’alleanza con Dio. Conversione significa quindi innanzitutto tornare all’amicizia con Dio, risalire il monte della preghiera e dell’ascolto per poter fare una nuova esperienza di Dio, esperienza che salva l’uomo. In greco conversione si scrive metànoia, e cioè: tornare in se. La conversione si fa dentro l’uomo, Dio lo troviamo al cuore dell’esperienza spirituale umana. Ciascuno, entrando in se stesso per riflettere e meditare, può fare esperienza di Dio… Perciò conversione non è solo un tornare o andare all’alleanza con Dio, ma è anche termine ricorrente nella vita di colui che si sente convertito, e che converge verso Dio ogni qual volta si mette a riflettere! Al tempo di Gesù sbalordiva il fatto che un predicatore parlasse di conversione, ma sbalordisce ancor di più, all’uomo di ogni tempo, il secondo contenuto dell’annuncio giovanneo: Il Regno dei cieli è vicino, il Regno di Dio è vicino; Dio è vicino ad ogni uomo, non è più soltanto nei cieli in una posizione elevata rispetto all’uomo, ma Egli è vicino. Dio si fa vicino all’uomo, cammina con lui, parla con lui, vive con lui tutte le esperienze della vita, e questo è veramente salvifico più di ogni intervento soprannaturale che attendiamo venga dal cielo… Dio si fa uomo perché ciascun uomo possa partecipare della sua divinità! Da questa logica di scambio “alla pari” con Dio, è fuori ogni religiosità che non interpella il cuore dell’uomo, e che lo spinge a credere quasi per forza o con violenza, o ancor peggio seguendo il legalismo farisaico di chi ha adempiuto dei precetti; ricordiamo l’invettiva di Giovanni contro i farisei: razza di vipere! La predicazione interpella il cuore, e non soltanto la mente e la volontà. Nella preghiera di consacrazione dei presbiteri si invoca il Signore con queste parole: la parola del Vangelo, mediante la predicazione, con la grazia dello Spirito Santo, fruttifichi nel cuore degli uomini. La predicazione mira ad entrare nell’interiorità di ciascuno, per ravvivare in tutti il dono dello Spirito di Dio che abbiamo ricevuto, perché è proprio dentro l’uomo che il Signore viene, e si inserisce come un germoglio che darà frutti…

Ritrovare l’alleanza con Dio o rinnovarla, ritornare in noi stessi e riscoprire la ricchezza della nostra interiorità abitata da Dio: richiede un continuo rinnovamento. Come purificare “l’aia” della mia anima e del mo vissuto? Il Signore mi chiede di cambiare oggi – l’urgenza che Giovanni provoca è nella forza della sua predicazione – : cosa cambiare?

RISCOPRIAMO GLI IMPEGNI DEL BATTESIMO: ACQUA E FUOCO

Giovanni non è soltanto predicatore ma anche battezzatore sulle acque del Giordano. Egli compie un battesimo simbolico della conversione: un lavacro di rigenerazione. Ma annuncia il battesimo dello Spirito Santo, in cui i cristiani sono immersi… I seguaci di Cristo sono perciò coloro che sono battezzati, investiti dallo Spirito Santo, che vivono nello Spirito Santo ed in virtù: della loro perseveranza, della loro unità e della loro accoglienza ricevono da Dio il dono della consolazione, promessa della venuta del Signore.

C’è l’urgenza della conversione, l’urgenza di tornare a quella pace propria della Presenza di Dio; l’urgenza di riscoprire che nel Battesimo che abbiamo ricevuto nell’acqua visibile e le “fuoco” invisibile dello Spirito, ci impegniamo a vivere secondo il Vangelo.

Preparare la via del Signore significa proprio prendere sul serio il Battesimo che abbiamo ricevuto che ci ha inserito nella vita divina… La meditazione, la preghiera, il silenzio dell’adorazione, la liturgia, la celebrazione eucaristica, la confessione: come vivo questa preparazione alla venuta della Presenza di Dio?

Raddrizzate i suoi sentieri e fare frutti degni, di bontà! I sentieri che ci portano al nostro prossimo, sentieri spesso interrotti, resi tortuosi, spesso pericolosi o ancor peggio fangosi dai nostri comportamenti giustificabili…come andare incontro al prossimo con cui “il sentiero” è interrotto o rovinato? Come recuperare i rapporti buoni per intraprendere il sentiero verso il nostro prossimo, verso il nostro peggior prossimo? Faccio spesso “la vipera” come i religiosi del tempo incalzati da Giovanni Battista, per la loro arroganza, falsità, malvagità e maldicenza?

 

+ CHIEDO A DIO UN PROFONDO CAMBIAMENTO INTERIORE DELLA MIA ANIMA CHE MI DIA NUOVE MOTIVAZIONI DI VITA E DI FEDE.

 

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