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omelie di Quaresima e Pasqua 2020

La mia omelia di domenica 15 Marzo

i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano.

Queste parole di Gesù di questa domenica a questa donna sola, la samaritana, sono illuminanti. Non c’è luogo in cui adorare Dio – ne a Gerusalemme nel sul monte del pozzo di Giacobbe – ma nello spirito che è nel nostro cuore e nella realtà di un Dio presente e vicino sempre all’umanità. In questo tempo in cui la comunità non può radunarsi, queste parole, assumono, uno spessore ed un significato più contestualizzato: lo Spirito di Dio è dentro di noi e, anche pregando soli nelle nostre case o con le nostre famiglie, noi siamo la Chiesa e la Chiesa è il corpo di Cristo e noi tutti che preghiamo dalle nostre case formiamo il corpo di Cristo. L’Eucaristia che ogni domenica riceviamo è il corpo di Cristo che in questa domenica ci è consegnato soltanto in una chiesa separata fisicamente ma non veramente: in spirito e verità. È urgente ritrovare in questo tragico momento storico – che ci vede esenti dal precetto domenicale ma sofferenti per la mancanza dell’Eucaristia – la fonte della nostra fede in spirito e verità, per dedicarci nella clausura di casa di più alla Parola di Dio ed alla preghiera personale e familiare. Forse dentro c’è l’impulso a vivere di più la casa come chiesa domestica e trovare la presenza di Dio in camera come per i monaci; sicuramente tutto questo ci vedrà cresciuti dopo che questo tempo di prova sarà passato. Ma – come dice San Paolo – la prova della tribolazione produce la pazienza e la pazienza una virtù provata (Romani 5,1-5 : leggilo perché è sulla sofferenza).
Questa donna samaritana rappresenta tutta l’umanità; donna sola pur avendo avuto sette mariti. Sicuramente ella viveva una lacuna affettiva enorme che solo Gesù ha saputo colmare con la sua Parola profetica. La Parola di Dio può davvero colmare le nostre mancanze affettive, i nostri vuoti di amore, i nostri benedetti dubbi e le nostre maledette incertezze e, soprattutto, la mancanza dell’amore in ogni livello: ci mancano gli abbracci del prossimo, la Parola di Dio ci porta l’abbraccio di Cristo risorto. Veramente la Parola di Dio, come alla samaritana, ci dice chi siamo, ci fa vedere con gli occhi di Dio quello che ci succede di gioioso e di doloroso. Sia questo un tempo di riflessione e meditazione più profondo in spirito e verità.
Questa donna samaritana rappresenta tutta la chiesa dei battezzati chiamata ad adorare Dio in spirito e verità. La samaritana ha fatto un cammino interiore in pochi minuti: il signore del pozzo è un rabbi è il Cristo; ha riconosciuto il Cristo presente nella sua vita e la sua vita è cambiata. La presenza di Cristo risorto rinnova sempre la Chiesa in cammino verso la fine dei tempi. La Chiesa, donna come la Samaritana, incontra in Cristo vero uomo e vero Dio, il suo sposo, la realtà che sempre la rinnova e la fa crescere e la fa sentire amata: in ogni situazione in ogni motivazione. Per questo la Chiesa nei momenti in cui l’umanità si sente di più sola e abbandonata a se stessa, può e deve dare questo annuncio gioioso di resurrezione e di salvezza. Questo brano di questa domenica possa ispirarci tutti, noi, la Chiesa, ad incontrare Cristo non in un luogo o in un altro, ma nella solitudine silenziosa del nostro cuore, in spirito e verità.
Maria protegga le nostre vite e ottenga da Dio la grazia dello Spirito santo per tutti noi.
Vi benedico di cuore
Don Stefano

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La mia omelia di domenica 22 marzo

Siano manifestate le opere di Dio

Siano manifestate le opere di Dio: questa è la risposta di Gesù ai discepoli che gli chiedono conto della sofferenze del cieco nato. Questo cieco nato, povero, malato, accusato peccatore, rappresenta l’umanità che a terra giace nella sofferenza, nelle tenebre, nel peccato e nell’ombra della morte. Questo cieco rappresenta tutta la comunità umana che è al buio, chiusa, nella sua cecità interiore; chiusa nel senso della vita non trovato o non cercato, l’umanità cieca della realtà divina che non trova Dio o forse neanche lo cerca; questo cieco rappresenta tutta la tenebra dell’umanità che è nello strazio e nella solitudine… Ma la Parola “Vangelo” – lo sappiamo – significa “buona notizia”: Gesù si accorge del cieco, se ne accorgono anche i suoi discepoli, Gesù si prende cura di quel cieco anche se per un primo tempo neanche se ne accorge che è a prendersi cura di lui e’ Dio stesso… L’umanità nella povertà piu’ grande non si accorge che il Signore si è già chinato su di essa per soccorrerla… Se ne accorgerà dopo come il cieco nato.
In Gesù che opera con a fianco i suoi discepoli c’è tutto il mistero e la missione della Chiesa: farsi vicini agli “ultimi” per portare la presenza di Dio nella loro vita.
Chi ti ha aperto gli occhi? L’uomo che si chiama Gesù. L’esperienza chiave per incontrare Dio è nella vicenda umana, nel nostro vissuto quotidiano, nella umanità di tutti i giorni… Questo cieco non fa un incontro da subito eccezionale con Dio se non accorgersi che quell’uomo che si chiama Gesù gli ha riaperto gli occhi: Gesù ha iniziato con il fango l’esperienza del cieco, ma è lui che ha avuto fiducia ed è andato a lavarsi facendo sì che il miracolo si compisse. L’esperienza di Dio si porta all’uomo e alla donna di ogni tempo attraverso il veicolo umano, spesso proprio in quelle esperienze dove entriamo in contatto con il “fango”… Cosicché il rapporto con Dio, quello vero, quello che da luce agli occhi del cuore e della mente, e’ esperienza umana prima che trascendete o soprannaturale. Non possiamo essere perciò uomini e donne di preghiera ma poi vivere rapporti in modo disumano. La preghiera non è una fuga per sentirci bene con Dio, ma è l’esperienza più umana possibile che ci fa sentire figli dell’unico Padre e fratelli nell’unico Cristo. Le opere di Dio già sono nell’umanità manifestate, ma bisogna aprire gli occhi della fede per vederle.
C’è il rischio che una fede farisaica ci faccia sentire i possessori delle realtà divine: quest’uomo non viene da Dio, sentenziano infatti i farisei del tempio che presumono di sapere la verità. La saccenza religiosa che tenta tutti noi e’ pericolosa perché vuole togliere una vista più profonda della cos’è al prossimo e peggio ancora non include la liberta’ divina. Il pensare di saperne di più degli altri in religione è veramente un modo satanico di agire e operare la divisione in nome di dio… Quante critiche e giudizi tra i cristiani! San Paolo denuncia questo peccato ecclesiale: <<sei inescusabile! chiunque tu sia, o uomo che giudichi; perché mentre giudichi gli altri, condanni te stesso…>> (Rm 2,1-2). Ma la seconda risposta del cieco nato è la cura a questa religiosità malata: quell’uomo che si chiama Gesù è un profeta.
È un profeta! Gesù e’ il profeta ma anche la stessa profezia di Dio Padre, questo testo evangelico proprio della preparazione al battesimo ci apre a questa prospettiva sempre nuova e illuminante: la Parola di Dio ascoltata e meditata si fa carne nella nostra vita e ci fa vedere le cose con gli occhi di Gesù morto e risorto. L’ultimo ed il terzo modo con cui il cieco chiama Gesù e’: Signore, kyrious, ciò significa la fede nel risorto. Il cieco sostiene un processo, nonostante la sua passata sofferenza, da tutti perché “risuscitato” nella sua stessa vita: profezia del processo di Gesù il venerdì santo. Il cieco e’ l’umanità piegata, atterrata dalle tenebre, morta: questa umanità morta e’ risuscitata da Cristo che è morto e risorto! Il senso della nostra vita è riconoscere e manifestare le opere di Dio perché alla fine di tutto, quello che conta veramente per il Vangelo, e’ la resurrezione.
In questo momento di buio dell’umanità, in cui sentiamo che non c’è cura come per il cieco nato, in cui sembra che siamo in un vicolo senza uscita, solo con la fede in Dio possiamo recuperare la vista degli occhi del cuore, la vista della fede. La disperazione sembra campeggiare bene in questo tempo nella nostra storia, e’ allora importante che noi tutti battezzati, che siamo comunione, che siamo chiesa, diciamo a Cristo: Credo Signore, Credo Kyrious, credo che sei il risorto! Questa prospettiva quanto alta ma così difficile della speranza di passaggio dalla morte alla resurrezione possa farci prendere coscienza che con il battesimo siamo già entrati in quella prospettiva di risorti.
Nel tempo della sofferenza e della morte, come il quel tempo del triduo pasquale, se riconosceremo che Gesù è il Signore della vita e della morte, sperimenteremo una luce diversa nella nostra stessa vita morta e risuscitata.
Andiamo avanti in questo cammino quaresimale così singolare riscoprendo la grandezza del battesimo che abbiamo ricevuto.
Vi benedico di cuore
Don Stefano

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La mia omelia di domenica 29 Marzo

Io sono la resurrezione e la vita

Gli amici di Gesù, figli di Dio, fratelli in Cristo per il battesimo.
Gesù era amico di Marta, Maria e Lazzaro; più volte si erano incontrati insieme e avevano riconosciuto in Gesù, il Messia. Le vere ad essere risuscitate in questa pagina di Vangelo sono proprio loro, che entrano con la fede nella morte e resurrezione di Cristo: <<si, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo>>, professa Marta. La professione della fede, che si esprime dal nostro battesimo e nella scelta di vita nell’essere gli “amici” di Dio, figli di Dio e fratelli in Cristo: già ci pone nella morte e nella resurrezione. Essere suoi discepoli grazie al battesimo, e’ concepire la morte non come la fine della vita, ma come il fine della vita: l’incontro con Dio; fino a quando non guardiamo negli occhi questa realtà finale, non comprenderemo il senso della vita. L’origine e la fine della nostra vita non sono nelle nostre mani. Ma la Chiesa dei battezzati e’ un popolo di risuscitati! Gesù e’ risorto e anche noi risorgeremo, con e come Lui. Ecco perché le nostre comunità dovrebbero brillare dell’amore di Dio, dovrebbero vivere di Spirito santo, proprio per farci pregustare il già e non ancora del Regno di Dio. Gesù non ci salva dalla morte, ma ci salva nella morte. La Chiesa, con tutti i suoi incontri, le sue liturgie, le sue preghiere, le sue catechesi, i suoi atti di carità, altro non è che comunità dei già risorti che cammina verso l’incontro finale con Dio.

Gli amici di Dio afflitti e poveri come gli altri, muoiono
Gesù già era stato a casa di questi suoi amici in Betania, che alla lettera significa: “casa del povero afflitto”… E Lazzaro, si dice chiaramente in questo Vangelo, era infermo, e <<se tu fossi stato qui mio fratello non sarebbe morto>>. Amici di un Gesù che sembra non esserci quando serve…. A cosa serve un Dio che non serve? Che nel momento del bisogno non c’è? Si dice sempre: Signore vieni, Signore intervieni, Signore aiuta. Il nome di Lazzaro significa: “Dio aiuta”. Come mai Dio non c’è mai nel momento del bisogno? Gesù addirittura dice: <<sono contento di non essere stato li>> perché, probabilmente, se fosse stato lì avrebbe ceduto alle preghiere delle sorelle. Lo diranno successivamente anche i giudei: <<ma come mai non lo ha guarito?>>. È la domanda che sempre facciamo a Dio: perché non intervieni? Perché sei assente nella malattia e nella morte? Perché chiaro e’ il messaggio di questo Vangelo per noi battezzati: sia che viviamo, sia che moriamo siamo di Dio! Gesù non fa un gran servizio a Lazzaro che rianima nonostante la decomposizione e che, prima o poi, dovrà morire di nuovo; Gesù fa un servizio a noi lasciando un messaggio chiaro: la morte – per quanto dolorosa sia per chi rimane quaggiù – e’ sottomessa a Dio. Come prima di vivere non sapevamo di venire messi in vita in questo mondo, così come anche nel grembo di nostra madre non sapevamo di nascere in questa vita, così nella morte recuperiamo questa inconsapevolezza del ciò che succede… Allora unica via e’ fidarci e affidarci a Dio… Per tutta la vita siamo perennemente quasi consapevoli di ciò che a accade e non ci accade, ma quando nasciamo e moriamo l’inconsapevolezza e’ completa in noi: la morte completa la creazione umana consapevole di se stessa. Ecco perché la fede: nell’inconsapevolezza solo Dio e’ il consapevole!
Allora la Chiesa dei battezzati e’ cammino consapevole, che parte dall’inconsapevolezza della nascita in questo mondo all’inconsapevolezza della morte… Ma possiamo camminare, mentre siamo consapevoli, aiutandoci a scoprire Dio che è sempre l’Unico consapevole.

La compassione di Gesù
In questo Vangelo tutti piangono: Maria piange, i giudei piangono, gli amici piangono ma Gesù – dice il testo – <<verso’ lacrime ….fremette>>. Gesù freme per far conoscere il suo Regno agli uomini che Egli ama. Il nostro male turba Dio più che fosse il suo perché Dio ci ama! Dio ha compassione per noi! Compassione e’ capacità di essere con l’altro dove non c’è più nulla da fare. La compassione varca la soglia ultima, anche oltre la morte, va e crea compagnia. La compassione, il con-patire (soffrire con) e’ il principio di ogni agire che non sia un prevaricare. La compassione da vita in due sensi: chi ha compassione ha la vita stessa di Dio che è misericordia e chi sente compassione su di se, colui che è compatito, sente la compagnia più forte di ogni male, anche della stessa morte. La compassione è pertanto l’unica potenza al mondo. Il potere di ogni azione vera viene dalla compassione. Solo la compassione può creare rapporti veri e vera carità cristiana. Quando sentiamo l’altro come altro, così com’è, lo sentiamo parte di noi. Quando Gesù piange fa quindi l’azione più sublime di Dio e, freme, perché non piange con clamore e con disperazione, ma piange per compassione. La chiesa e’ la comunità che riceve la compassione di Dio, che si annuncia questa compassione di Dio e testimonia questa compassione di Dio per annunciare che proprio questa compassione fa fremere Dio per il passaggio alla vita eterna. La Chiesa e’ missionaria, e’ portatrice della compassione di Dio!

La malattia e la morte per la gloria di Dio
La gloria di Dio e’ l’uomo vivente, vivente nel Regno di Dio. L’infermità di Lazzaro e la sua morte sono servite non solo per far credere i presenti a quel miracolo così eclatante, quanto di più per annunciare che il Signore e’ Signore anche della morte e da questo annuncio e accaduto, decideranno di mettere a morte Gesù.
È un Vangelo profetico della morte e resurrezione di Cristo, e’ un Vangelo profetico della nostra morte e resurrezione. La gloria di Dio non si mostra in questo o in quell’altro miracolo, né in segni particolari e visioni ricercate: la gloria di Dio e’ l’uomo vivente, vivente perché nasce inconsapevolmente in questa vita, vivente perché nasce inconsapevolmente anche nell’altra vita.
Recuperiamo questa “amicizia” con Dio. Questa realtà di battezzati che ci fa chiamare: Chiesa, comunione; cerchiamo una vera e profonda comunione con i fratelli e con Dio perché solo così vivremo in questa fiducia e in questo affidamento comunitario. Per questo siamo Chiesa: per aiutarci e camminare in questa fiducia e in questo affidamento a Dio, per consolarci con la compassione, per vivere come battezzati in questa dimensione del già e non ancora del Regno di Dio. Noi i battezzati, noi la Chiesa, siamo parte ci questo Regno che in questo mondo dobbiamo annunciare con la compassione di Dio Padre e del Cristo nostro pastore e nostro fratello.
Vi benedico di cuore
Don Stefano

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La Mia omelia delle PalmeL’Amore di Dio, l’Amore che sa patire.
Abbiamo ascoltato, in questa domenica delle palme, chiamata domenica della Passione del Signore, questo lungo Vangelo (Mt 26,14-27,66) che dice tante cose, che ci dona molti messaggi, che ci colpisce con molte suggestioni… Nel rincorrersi degli stati d’animo, dei messaggi e di tutto il quadro dell’accaduto complesso di quelle ultime ore di Gesù nel mondo, un annuncio prevale su tutto, riassume il tutto e riprende il tutto: Dio ama così tanto da patire e da morire per l’umanità. La domenica della passione del Signore e’ perciò la domenica dell’amore di Dio eloquente e vissuto in Gesù Cristo. <<benedetto colui che viene nel nome del Signore>> – diciamo con il Vangelo di introduzione a questa Messa – accogliendo l’amore di Dio che viene per noi in questa domenica di passione e in questa settimana santa. Gesù entro’ a Gerusalemme per vivere la sua Pasqua che ci ha rendenti, nel e per, il suo amore. Oggi quello stesso Spirito di Cristo ci raggiunge portandoci l’amore di Dio: lo accogliamo nei nostri cuori, non abbiamo i rami di ulivo e la palma, non serve stendere tappeti e mantelli, ma serve disporre il nostro cuore all’entrata di questo Suo Amore dentro di noi, disporre il nostro cuore con la preghiera.

L’amore è consegna.
L’amore di Dio per l’umanità si è fatto consegna di Cristo agli uomini: prendete questo è il mio corpo, questo è il mio sangue; due frasi celebrative dell’ultima cena che sono preludio della consegna di Cristo alla tristezza, all’angoscia, alla passione, alla morte, alle Scritture che vengono compiute nella resurrezione. Cristo si consegna all’umanità ma innanzitutto si consegna attraverso l’umanità, al Padre: Lui sommo sacerdote offre se stesso al Padre per ottenere la redenzione per ciascuno di noi.
Gesù Cristo e’ venuto nel mondo per essere un dono d’amore del Padre alla umanità e, un dono dell’uomo Gesù di Nazareth a Dio Padre per l’umanità… Si è donato completamente a noi e per noi, per salvarci! Da questo offrì se stesso al Padre nella passione, morte e resurrezione e, di qui, scaturisce il dono di Dio per l’umanità: la resurrezione dei morti e la sua presenza dello Spirito santo nei Sacramenti della Chiesa. Lo Spirito di Cristo allora ancora oggi ci è donato nella resurrezione e nei Sacramenti: come accogliamo questo dono? Quanto importante è nella nostra vita?

L’Onnipotente, il Pastore percosso e le pecore disperse.
Il percorso che Dio Onnipotente ha voluto percorrere per salvarci è il più arduo e potrebbe essere anche il più discusso. Ci è richiesta la fede. Senza la fede non possiamo capire perché l’Onnipotente ha lasciato che il Pastore buono sia stato percosso e crocefisso, senza la fede non comprendiamo il senso del Onnipotente che permette l’angoscia e la tristezza di Cristo e nostre, senza la fede vera nell’Onnipotente non riusciamo ad oltrepassare il distacco doloroso della morte. L’onnipotenza sottomessa del Padre e del Figlio ha provocato la violenza degli uomini … Questa domenica di passione, insieme al venerdì santo, ci fa riflettere su: in che senso Dio e’ onnipotente se nel mondo albergano e si diffondo tradimenti, violenze, rinnegamenti, malattie, pestilenze, epidemia e ogni genere di mali? Che senso ha dire che Dio è l’Onnipotente se poi spesso i nostri sentimenti sono giustamente angoscia e tristezza? Dove è l’Onnipotente quando sentiamo la forza di Cristo assente come i discepoli nella passione e nella morte di Gesù? C’è una frase chiave: <<percuoterò il Pastore e le pecore saranno disperse>> – dice il Vangelo – il Pastore Gesù Cristo da chi , e perché, è stato percosso fino a morire? È una antica profezia di Zaccaria il penultimo dei profeti: <<percuoti il pastore e sia disperso il gregge>> (Zc 13,7): quindi la percossa fino alla morte e la dispersione del gregge hanno un senso nella profezia: il percorso di purificazione e del superare la prova affinché invochiamo Dio e Lui ci ascolti (cfr. Zc 13,8-9). Purificazione non è per noi un fatto rituale ma è la penitenza: riconoscerci peccatori, riconoscerci bisognosi della Misericordia di Dio e portatori di misericordia al nostro prossimo. La prova per noi è seguire Dio, la fede, la preghiera, la lettura del Vangelo nei momenti più bui dell’umanità; non arrenderci all’ incredulità e all’accidia spirituale (l’ozio nel l’ascolto della Parola di Dio e nella preghiera) ma continuare a credere, a pregare e, a sperare… sempre e nonostante tutto stare insieme a Dio! Dopo la penitenza e il passaggio per la prova impariamo ad invocare Dio ed Egli ci ascolterà.

Lo Spirito in noi è forte anche se l’umanità è debole.
Chiediamo al Signore la sua grazia e lo Spirito della fortezza in questo tempo, Gesù sa che come i discepoli del Vangelo che invece di pregare si addormentarono, anche per noi è così <<lo spirito è pronto ma la carne è debole>>. Chiediamo di aiutarci in questa debolezza umana fatta di peccato, di tristezza e di angoscia, affinché possiamo sentire che il nostro spirito dentro di noi è pronto! Si, siamo pronti ad attraversare le prove della vita! si, siamo pronti ad attraversare l’angoscia e la tristezza del Getsemani come Gesù! Si, siamo pronti, nonostante la nostra debolezza umana, a pregare e meditare la parola del Vangelo! Si, siamo pronti ad accogliere la misericordia di Dio nell’umiltà del nostro e del Suo perdono! Si, siamo pronti a credere e professare: credo che Gesù patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte! Si, siamo pronti ad accogliere l’Amore di Dio che è lo Spirito santo, che è Signore e da la vita.

Vi benedico di cuore
Don Stefano.

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La mia omelia di Giovedì santo

L’ora di Gesù è giunta.
Dopo essere nato, trentatré anni prima della Vergine Maria, dopo gli ultimi tre anni di predicazione della Buona notizia, comincia la celebrazione della Pasqua che ha il suo inizio nella cena pasquale ebraica ma per Gesù continua per tre giorni: passione, morte e resurrezione.
Il triduo pasquale è un’unica celebrazione di Pasqua, un’unica “ora”, che mette insieme l’istituzione dell’Eucaristia durante l’ultima cena (ebraica) pasquale, la passione, la morte in croce e la resurrezione. Il triduo pasquale quindi è un’unica celebrazione in cui partecipiamo alla salvezza di Dio, in Cristo morto e risorto .

L’ora del memoriale
Gesù, in quell’ora dell’ultima cena, non ha lasciato solo un testamento: fate questo in memoria di me. Ci ha lasciato un memoriale. Quello che Lui ha compiuto in quella cena, come da vero uomo e da Vero Dio, unigenito Figlio di Dio, ha avuto una valenza prossima: da lì a poco quel corpo verrà donato e quel sangue versato sulla croce per la redenzione del mondo. Ma ha anche una valenza remota: quello che noi celebriamo nella Eucaristia ci dona quella stessa Presenza di Gesù morto e risorto che ci offre oggi la salvezza.

L’ora della Chiesa
Annunciamo la tua morte Signore, proclamiamo la tua resurrezione, nell’attesa della tua venuta. La presenza di Gesù risorto nella Parola che ascoltiamo e nell’Eucaristia che celebriamo, è reale. È Presenza reale perché Lui lo disse, vero uomo e vero Dio, perciò è promessa che si estende fino alla fine dei tempi. L’Eucaristia viene perciò dal cenacolo antico, passando per il Getsemani, per il luogo del cranio della crocifissione e per il sepolcro che accoglie Cristo morto ma si apre alla risurrezione. Quel corpo di Cristo risorto ha donato lo Spirito affinché la grazia di quei giorni del triduo estendesse fino a noi, a tutti, fino alla fine dei tempi. Gesù Cristo ci amo’ fino alla fine. Perciò la presenza del risorto con il suo Spirito nella Chiesa è reale nell’Eucaristia: con quel pane e quel vino consacrati il corpo e il sangue di Cristo risorto ci raggiungono, ci nutrono, ci perdonano e ci donano la vita eterna.
Fino alla fine dei tempi questo Spirito di Cristo vive e alimenta la Sua Chiesa, alimenta la nostra vita.

La nostra ora con Lui
Dopo questa celebrazione del giovedì santo c’è sempre un tempo di adorazione nell’altare della reposizione, che però quest’anno siamo chiamati a vivere ciascuno nella propria casa… Quell’ora con Gesù, di preghiera intima, può cambiarci la vita ogni giorno. Quell’ora con Gesù può veramente fare si che sentiamo la Presenza di Dio in noi in virtù del Suo Spirito che ci è donato. Quell’ora con Gesù può alimentare la nostre gioie e le nostre speranze, può dare senso alle nostre tristezze e alle nostre malattie, ai nostri dolori e soprattutto alla nostra morte. Da quell’ora con Gesù noi ci poniamo nel cenacolo, sul getsemani, sotto la croce, ma anche davanti al sepolcro aperto per la resurrezione. Quell’ora con Gesù è, e trova, il compimento dell’Eucaristia: la comunione tra l’uomo e il suo Dio, tra il figlio creato e il Padre creatore, tra il figlio adottivo e il Figlio di Dio, tra l’uomo e lo Spirito santo.

Vi benedico di cuore
Don Stefano

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La mia riflessione del Venerdì santo

Oggi vorrei prendere, di tutto il lungo Vangelo della passione (Gv 18,1-19,42), soltanto l’ultimo atto: il corpo di Gesù morto viene consegnato alla madre e, nel nostro cuore, appare la Pietà, Maria che tiene sulle sue gambe Gesù morto.
Ma facciamo un passo indietro nel tema della consegna: Gesù prima di spirare ha consegnato Maria a Giovanni – <<ecco tuo figlio>> – e a Giovanni, Maria – <<ecco la tua Madre>> – e, nasce, il mistero della Chiesa comunione. In Maria la Chiesa madre che riceve il corpo di Gesù, in Giovanni la Chiesa dei discepoli amata da Gesù che lo segue… Nell’immagine della Pietà di Maria, che insieme ad alcuni, pochi, discepoli, riceve il corpo di Gesù: è rappresentata la Chiesa che riceve il corpo di Gesù. Oggi riceviamo questa immagine del Cristo morto, ferito, che ha compiuto una profezia definitiva che ha vinto il peccato e la morte. Oggi riceviamo questa immagine del Cristo che condannato, torturato e portato al patibolo viene lasciato morire sulla croce… Oggi riceviamo l’immagine di Gesù Cristo che è morto per ciascuno di noi!
Morto Gesù il corpo viene consegnato. Oggi riceviamo l’immagine di una umanità ferita, morta, peccatrice, ma nella possibilità di risorgere in una conversione interiore e in un cambiamento di vita. Oggi riceviamo il corpo di Gesù morto perché capro espiatorio di tutto il peccato del mondo. <<Il delitto è compiuto: noi abbiamo ucciso Gesù! E le piaghe di Cristo bruciano nel cuore di Maria, mentre un solo dolore abbraccia la Madre col Figlio. La Pietà! Sì, la Pietà grida, commuove e ferisce anche a chi è solito fare ferite. La Pietà! A noi sembra di aver compassione di Dio e invece – ancora una volta – è Dio che ha compassione di noi.
La Pietà! Il dolore non è più disperato e mai più lo sarà, perché Dio è venuto a soffrire con noi. E con Dio si può disperare?>> (Card. A. Comastri, via Crucis al Colosseo, 2006).
Noi tutti battezzati che siamo la Chiesa, abbiamo questo distintivo: la Croce di Cristo. Questo segno di cui oggi figurativamente ci viene consegnato il corpo morto di Gesù, ci ricordi che la Pietas – compassione sempre e comunque per tutti – è l’origine dell’Amor di Dio per noi e dell’amore della Chiesa per l’umanità. In questo siamo portatori di speranza. Maria nell’immagine della Pietà, consegnatogli sulle gambe il corpo morto di Gesù e’ sofferente ma non è disperata. Maria soffre la morte del Figlio ma ha fede e sa, e crede, che quella morte è il passaggio di Cristo alla resurrezione, dell’umanità alla vita eterna.

<<O Maria,
in quel Figlio tu abbracci ogni figlio
e senti lo strazio di tutte le mamme del mondo.
O Maria,
le tue lacrime passano di secolo in secolo
e rigano i volti
e piangono il pianto di tutti.
O Maria,
tu conosci il dolore… ma credi!
Credi che le nuvole non spengono il sole,
credi che la notte prepara l’aurora.
O Maria,
tu che hai cantato il Magnificat, 
intonaci il canto che vince il dolore
come un parto da cui nasce la vita.
O Maria,
prega per noi!
Prega perché arrivi anche a noi
il contagio della vera speranza >>. (Card. A. Comastri, via Crucis al Colosseo, 2006).

 

La mia omelia di Pasqua

Nella liturgia della veglia pasquale, la prima lettura è la creazione dell’umanità; poi nel centro della celebrazione ancora una volta proclamiamo: credo in Dio onnipotente creatore del cielo e della terra (riferendosi evidentemente a tutta la vita e specialmente alla vita umana). Poi nel Vangelo l’annuncio incredibile: <<non è qui – nel sepolcro – è risuscitato>>. E poi ancora proclamiamo: credo in Gesù Cristo che è risuscitato dai morti… Siamo chiamati ad annunciare sempre e comunque e di nuovo che Cristo è risuscitato, che la morte è vinta, che siamo eredi con Lui, noi figli nel Figlio unigenito del Padre, della sua stessa eredità: la vita eterna! Questo messaggio che viene dato alle donne mattutine nel giardino del sepolcro, che viene dato alla Chiesa, è un messaggio che si installa in una situazione di lutto, di dolore, di dubbio e forse anche di delusione. Le donne vanno a fare i normali riti alla tomba del morto , ma stavolta il morto non c’è! Nel nostro dolore, nei nostri dubbi, nel nostro lutto, e nel nostro sentirci forse delusi e abbandonati da Dio: non dobbiamo aver paura! È risorto! Ha distrutto la morte! È stupefacente questo annuncio dell’angelo: Cristo ha distrutto la morte e ci salva nella morte (non dalla morte)! Perché ci stupiamo? Se crediamo che Dio è onnipotente e creatore della vita e di ogni forma di vita, se professiamo la fede nel Dio che ci ha donato la vita senza nostra coscienza: perché non credere che Dio donerà la vita eterna nel suo regno, dopo la nostra morte? Perché? Allora dobbiamo fidarci e affidarci a Dio! Allora dobbiamo vivere senza aver paura o almeno lasciandoci illuminare e consolare dalla Parola del Vangelo: il Signore ci parla attraverso la Parola di Dio e ci dona la sua Presenza di risorto nella preghiera.
Le donne vanno al sepolcro ma l’esperienza che fanno supera la storia. Un angelo gli parla, appare Gesù risorto e, anche Lui, gli parla… Le donne rappresentano la Chiesa che come umanità fa l’esperienza quotidiana del dolore, della croce e della morte, ma in questa esperienza storica la Presenza di Cristo ci eleva ad un rapporto confidenziale con Dio, quasi mistico… L’ascolto e l’adorazione sono la prima risposta a Cristo che si rivela con la sua Parola e il suo Corpo di risorto.
Da qui parte l’annuncio gioioso della Chiesa in questa speranza certa: la morte non è l’ultima parola, ma l’ultima Parola è quella di Dio, è Parola di vita eterna.
Lasciamoci perciò prendere il cuore da questo annuncio: Cristo il Figlio di Dio fa risplendere in noi la sua luce serena! Sì, abbiamo bisogno della serenità e della pace che vengono dallo Spirito di Dio ed entrano nel nostro cuore; abbiamo bisogno di fede e fiducia che Dio conosce la storia, è al di sopra della storia, l’ha creata e l’ha redenta; abbiamo bisogno della Presenza illuminante e rigenerante di Dio nella nostra vita; abbiamo bisogno di una esperienza reale e spirituale di Dio nel nostro quotidiano, per portare l’Eterno nella nostra esperienza terrena; abbiamo bisogno di invocare la Presenza di Dio.
Dopo Pasqua Gesù sale al cielo ma non lascia sola la Chiesa e l’umanità. Il tempo liturgico della Pasqua si concluderà con un giorno molto importante quanto quello di Pasqua: la Pentecoste. Il dono della Resurrezione è anche dono dello Spirito santo qui e ora.
Dio – come recita una delle preghiere collette della veglia pasquale – è potenza immutabile e luce che non tramonta. Dio volga lo sguardo su di noi, la Chiesa, ammirabile sacramento di salvezza, e compia l’opera predisposta nella Sua misericordia, affinché: tutto il mondo veda e riconosca che ciò che è distrutto si ricostruisce, ciò che è invecchiato si rinnova e tutto ritorna alla sua integrità, per mezzo del Cristo che è principio di tutte le cose.
Ci doni il Signore la vera gioia di Pasqua , la gioia di Dio. Sì, Dio gioisce! Dio gioisce perché ci ha regalato, per dono e per misericordia, la vita eterna. Cerchiamo in noi la gioia di Dio. È un modo diverso della nostra gioia forse perché la gioia di Dio è quella che in Cristo ha saputo passare per la passione e la morte.
Chiediamo a Dio allora la sua gioia, la gioia divina e doniamo questa gioia divina a chi ci sta intorno. Dio non dona la vita eterna a chi gli sta simpatico o solo ad alcuni prediletti: è per tutti perché è dono di misericordia! Cerchiamo, doniamo, diffondiamo, contagiamo chi ci sta intorno della gioia divina, perché possiamo caminare in questo rinnovamento continuo della vita che è fatto di continue morti e resurrezioni, che è fatto di passi concreti ma spirituali verso il Regno di Dio. Maria, la prima dei risuscitati che ha cantato la gioia divina nel Magnificat, ci aiuti a camminare sui sentieri di Dio, sotto la guida dello Spirito santo, verso la vetta della Vera Gioia.
La gioia del Signore sia la vostra forza.

Una Santa Pasqua
Don Stefano

 

La mia omelia del 19 Aprile

La sera…
Da non crederci. Gesù messia, ha curato i malati, ha liberato gli indemoniati, ha ridato la vista ai ciechi ed ha riportato in vita chi era morto; ed ora il morto è Lui! I discepoli nella sera triste e smarrita, nel labirinto della nostalgia e del timore vivono nel cenacolo chiuso, nella loro casa, come siamo chiusi noi in una quarantena in cui sembra essere sempre sera, in cui sembra che il “giorno” non arrivi, in cui sembra che la speranza è tolta, in cui la paura è spesso il nostro inseguitore, in cui sembra che la morte sia più forte (leggi la seconda lettura 1 Py 1,3-9)… Ma questi discepoli ci insegnano che nell’ora del buio, dello smarrimento e del lutto: la preghiera ci dona il “soffio” di Dio.

Il cenacolo a porta chiusa
I discepoli di Gesù avevano paura di essere arrestati e uccisi anche loro come il Cristo. Non fuggono però come hanno fatto altri (leggi la prima lettura At 2,42-47)… Ma trovano la loro sicurezza nel cenacolo, la casa che li ospitava in questo tempo di Pasqua, stando insieme nonostante le differenze caratteriali e le paure… La sicurezza per noi è questa “casa”, la nostra casa che è fatta della Chiesa familiare, in cui siamo chiamati a riscoprire la preghiera; la nostra casa è la Chiesa che è comunione di preghiera … La Chiesa – e in questo periodo di quarantena lo abbiamo forse scoperto – non è l’edificio o un posto … la Chiesa è la casa spirituale che noi costruiamo con la nostra preghiera di battezzati che ci mette in comunione con gli altri: qui entra Gesù nonostante le porte chiuse!

Venne Gesù e stette in mezzo
Mentre pregano appare Gesù risorto e, dona la Pace: <<pace a voi>>. La pace è il primo dono di Cristo all’uomo che prega, la pace del cuore che contagia e dona pace a chi ci sta intorno.
Gesù non entra dalla porta ma appare nel mezzo. Cosa stavamo facendo i discepoli quella domenica più o meno in cerchio? Pregavano e aspettavano una sua manifestazione come aveva promesso alle donne la mattina dello stesso giorno… Ma ormai quella domenica volgeva a sera, non si perdono di animo, ma pregano. E che preghiera avranno fatto? <<Fate questo in memoria di me>>, gli disse Gesù durante l’ultima cena: quindi la preghiera eucaristica. L’Eucaristia è davvero Gesù risorto presente nella sua Chiesa! L’Eucaristia è davvero l’Agnello di Dio che con i segni della passione e della morte si mostra risorto e glorioso ai discepoli ! L’Eucaristia è davvero la realtà in cui l’Agnello di Dio è presente in mezzo a tutti nella Chiesa, da il senso alla storia e toglie il peccato del mondo (leggiti Apocalisse capitoli: 5; 6; 7; 22)!

Il soffio di Dio
Nella creazione <<Dio… soffio’ un alito di vita e l’uomo divenne un essere vivente>> (Gen 2,7), nella resurrezione il Figlio di Dio risorto appare e soffia lo Spirito santo affinché l’uomo diventi un essere vivente redento. Redento non perché se lo è meritato, ma Cristo stesso ce lo ha ottenuto: ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo! Questo è il primo mandato missionario di Cristo a noi cristiani: portare il perdono.

Di domenica in domenica
Otto giorni dopo Gesù appare di nuovo e stavolta c’è anche Tommaso che prima non c’era ed era incredulo della testimonianza dei fratelli discepoli. Tommaso ci rappresenta tutti. Gesù dopo che è asceso al cielo nessuno lo ha più visto, lo rivedremo alla fine dei tempi: nell’ultimo giorno del Signore che tornerà. La fede perciò include i dubbi e le paure… Beati noi che non vediamo e crediamo, beato noi se come Tommaso non lo abbiamo ancora visto ma siamo rimasti ad aspettarlo nel “cenacolo” della fede della Chiesa! Beati noi che crediamo e camminiamo nonostante i dubbi, le incertezze e le paure, perché solo così ci accorgiamo che con lo Spirito santo che la creazione e la resurrezione è: da crederci!

Vi benedico di cuore
Don Stefano

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LA MIA OMELIA DI DOMENICA 26 APRILE

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Il cammino dei due discepoli
Due discepoli scelgono di andarsene dal cenacolo, fuggono dal luogo della passione e morte di Gesù, dalla Chiesa. Fanno una cammino verso un paese, Emmaus, che storicamente forse neanche esiste: rappresenta il non-luogo, il nulla, il “nessuna parte”. Spesso anche noi, se ci pongono la domanda: verso dove vai? Il tuo cammino verso dove ti porta? Non sappiamo rispondere… L’umanità di questi discepoli arrabbiati, tristi, delusi, precipitosi ad andarsene – da lì e qualche ora Gesù risorto sarebbe apparso nel cenacolo – increduli alle testimonianze delle donne: li fa andare verso un luogo indefinito. Per ciascuno di noi è così! Senza Dio abbiamo solo mete senza senso, mete finevoli, mete che portano “da nessuna parte”. Noi, come loro, spesso “speriamo che fosse Lui”, Gesù, a liberarci da quello che ci opprime, da questi sentimenti, ma, addirittura, Lui è morto, perché Lui non ci salva dalla morte ma nella morte. Ma questi discepoli che incontrano questo strano viandante e lo ascoltano: fanno si che il loro cuore nel petto arda della Parola di Dio. Lasciamo che Dio parli al nostro cuore attraverso la Scrittura: solo così riconosceremo, come i due di Emmaus, la presenza di Dio nella nostra vita, di Cristo nelle Scritture, dello Spirito santo nell’Eucaristia e nella Chiesa. Gesù risorto stesso cammina con noi ma spesso non lo riconosciamo perché non ascoltiamo con il cuore le Scritture… La meditazione della Parola di Dio sia a fondamento del nostro cammino.

Il Viandante camminava con loro
Il Vangelo ci porta a metterci nei panni dei discepoli e di Gesù risorto strano viandante… Oggi Gesù cammino attraverso le strade del mondo attraverso noi battezzati. Ciascuno di noi ha una missione ovunque siamo. Per il Battesimo che abbiamo ricevuto: siamo portatori di Gesù risorto! Ciascuno di noi, la Chiesa, oggi è quel viandante dove da subito non si riconosce il Risorto, ma lo Spirito ce lo abbiamo! Abbiamo in noi la splendida, gloriosa, eterna, potente, misericordiosa, amante… dolce Presenza di Dio: di questa presenza dobbiamo essere contagiosi! Come? Facendo come ha fatto Gesù; come il Viandante, noi Chiesa, Corpo di Cristo risorto, dobbiamo: camminare con l’umanità che spesso no sa dove va …e ascoltarla, annunciare chiaramente il Vangelo senza abbellimenti o digressioni, parlare la Parola di Dio, restare con la gente quando raggiunge la sera della vita (la sofferenza e la morte), celebrare L’Eucaristia riconoscendo li l’unica Presenza Reale di Gesù risorto e poi, a Missione compiuta, saper sparire.

Fidiamoci a affidiamo a Dio
Resta con noi Signore. Questi discepoli arrivano a pregare così perché riconoscono nel viandante la “Sicurezza” divina. Spesso speriamo anche noi che “fosse Lui”, Dio, a liberarci da questo o da quello….lasciamo fare a Lui, noi soltanto chiediamo di restare con noi. Sappiamo che la nostra vita spirituale non è stanziale: sappiamo che passa per la tristezza e l’incredulita’, passa per il cuore che si emoziona per l’ascolto della Parola ma passa anche attraverso momenti di sconvolgimento per la morte; passa tra le delusioni e le precipitosita’ che nei bei momenti di pace ed illuminazione, passa per il peccato e la misericordia… Neanche noi sappiamo dove ci porta il nostro cammino che, con Dio, non è destino, ma profezia. Cresca nel nostro cuore questa consapevolezza: siamo figli di Dio, siamo la Chiesa di Cristo, siamo i custodi e i portatori dello Spirito santo.
Con questa consapevolezza del cuore possiamo dire:
TU SAI DOVE MI STAI PORTANDO, SIGNORE!

Vi benedico di cuore
Don Stefano

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