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COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 11 MARZO 2018 – Va DI QUARESIMA (b)

 

  • Vangelo  Gv 12,20-33

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

 

VOGLIAMO VEDERE GESU’

Questi greci del Vangelo, pagani quindi non della religiosità ebraica, quindi “fuori” dalla logica dell’annuncio evangelico: chiedono di vedere Gesù. E’ la richiesta più nobile di una fede autentica: vogliamo vedere Gesù! Vogliamo vedere Gesù? Perché la nostra fede potrebbe non includere questo elemento di ricerca che è il fulcro intorno a cui ruota tutta la nostra scelta cristiana… La motivazione fondamentale della nostra fede è questa contemplazione del volto di Cristo, perché alla fine, al termine della vita, saremo chiamati a contemplare la Presenza di Dio! Forse, questi Greci convertiti, volevano vedere Gesù per curiosità, ma anche questa potrebbe bastare per incontrarlo.

Chiediamo a Dio uno spirito aperto alla contemplazione: al cercare e vedere la Presenza di Cristo risorto nella nostra vita, contemplando la sua Presenza vivremo questo rapporto di fede con amore, che così si chiama “adorazione”. Come questi Greci siamo chiamati a farci ricercatori di questa Presenza nascosta ma preziosa nella nostra vita; perché la fede è risposta al Dio che ci si rivela, allora dobbiamo cercare i segni attraverso cui Egli si rivela: la fede si fa ricerca, visione, risposta e adorazione. Questa è l’unica cosa e la meta di tutto il cammino cristiano: la contemplazione del volto di Dio nell’amore.

 

IL CHICCO DI GRANO

Gesù in qualche modo risponde alla richiesta dei discepoli che si fanno ambasciatori di quei greci, annunciando la sua morte e resurrezione. Come se volesse dire che la visione del suo vero volto è e sarà in quel volto sfigurato dai segni della passione, ma anche glorificato dalla resurrezione. Allora Gesù di Nazareth vero Dio e vero uomo è quel seme che il Padre ha “gettato” nel “terreno” dell’umanità. In se il seme ha tutta la potenza della vita, nonostante la sua piccolezza… Ma deve morire nella terra per poter dare la vita più grande… La morte e la resurrezione sono questo percorso che Dio ha compiuto in Cristo e che, diventa percorso, di ogni cristiano.

La vicenda della morte – di ogni tipo di morte – vede la triste esperienza dell’assenza perché, il “seme”, viene sotterrato e muore. E’ dalla morte che nasce una nuova vita sconosciuta al seme stesso che è seme proprio per questo… Ogni nostra morte se vissuta con questa fede è “creazione” o “ricreazione” della vita… E’ propria dell’esistenza del seme che era Cristo e che siamo noi, essere predestinati a questo passaggio (Pasqua). Morte intesa anche sul livello interiore, sul livello del sacrificio per amore, sul livello della tolleranza e di lasciar “morire” le proprie aspettative e le proprie rivendicazioni. Come vivo questo passaggio? Vivere la vita a volte è anche saper perdere, perché la scelta autentica a volte fa perdere… ma sembra una perdita nei confronti del “godersi” la vita, invece è un conquistare la vita piena su questa terra e quella eterna del Paradiso. Oggi c’è la grande paura del “perdere”, del lasciare, del lasciar correre, dello scegliere per cristo prima di tante altre cose… ma scegliere per Cristo è conquistare la vita.

 

IL SERVIZIO PER IL REGNO DI DIO

La sequela di Cristo poi porta al servizio. Cristo si è fatto servo dell’umanità cioè: non padrone! Perché sapeva che è il Padre il vero “padrone” del mondo. Nella Chiesa riscopriamo questo amore comunitario se viviamo con questo spirito di servizio; che sia il servizio della preghiera, che sia il servizio della catechesi o della carità: il servizio non è volontariato ma volontà di Dio, il servizio è vocazione. La vocazione al servizio, comune ad ogni cristiano, non è un diritto né un dovere: ma chiamata all’umiltà ad essere e diventare ciò che Dio ha pensato al meglio per noi. Siamo tutti “servi” fedeli del suo Regno: gli attriti, le incomprensioni nascono quando non accettiamo questo essere servitori ed avanziamo diritti e doveri in una comunità che non vive di diritti e doveri ma solo di chiamata da parte del Padre. Vivo l’esperienza di Chiesa come servizio alla comunità e al Corpo mistico di Cristo che è la Chiesa?

 

LA PAROLA DEL PADRE

Si sente la voce del padre, una frase, una promessa: la glorificazione del Figlio! La resurrezione è il grande annuncio esplicito di questo Vangelo. Resurrezione in greco è anastas, cioè: alzarsi, rialzarsi. La glorificazione, se siamo autenticamente cristiani, noi figli nel Figlio di Dio, la viviamo attraverso la morte, attraverso ogni nostra morte. Siamo chiamati all’ascolto della Parola del Padre che ci indica il percorso del vissuto di fede che passa sempre attraverso la passione, la morte e la resurrezione. Ascoltare Dio Padre è ascolto da figli, fiduciale, fedele, sapendo che se viviamo la fede attendiamo la realizzazione della promessa del Padre: la glorificazione. Che cos’è la gloria? Una gioia piena, una gioia che appartiene a Dio e non all’uomo, ma che Dio, per amore, ha deciso di condividere con l’umanità.

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