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DOMENICA 18 GIUGNO 2017 – CORPUS DOMINI

 

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI CORINZI 10

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10,14 Perciò, miei cari, state lontani dall’idolatria. 15Parlo come a persone intelligenti. Giudicate voi stessi quello che dico: 16il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? 17Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

10,31Dunque, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. 32Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; 33così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza.

11,23Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane 24e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”. 25Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”. 26Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

 

 

MEDITIAMO __________________________________________________

San Paolo fonda la comunità di Corinto nel 50d.C. circa. Corinto era una città di scambio commerciale veramente eccezionale, quindi ricca di culture, stranieri e denaro che girava. I cittadini di Corinto erano quindi un popolo pagano che conosceva tante culture, viveva bene perché al centro del “mercato” di diversi regni… Ma era un popolo che viveva non poche dissolutezze morali e san Paolo riesce a fondare una comunità cristiana proprio tra quei pagani immorali. Ecco perché la sua esortazione di fondatore della comunità era sempre quella di resistere alle immoralità, di stare lontani dall’idolatria. La diversità della comunità cristiana e dei suoi fedeli non stà tanto nel fatto di seguire una regola, una legge per non peccare! Giudicate voi stessi quello che dico… Lo stesso san Paolo infatti nella lettera ai Romani si è sforzato, come in tutte le sue lettere, che l’essere cristiani non è uno stile di vita definito da una legge: pienezza della legge infatti è l’amore. Cosicché siamo umani, del mondo, come gli altri ma siamo anche diversi e la nostra diversità la possiamo capire solo come persone intelligenti. Per amore di Dio infatti siamo cristiani: Dio ha preso Corpo nella persona di Cristo, che si è immolato per noi sulla croce, è morto, è risorto e ci ha donato lo Spirito santo; perciò in forza dello stesso Spirito di Dio abbiamo ricevuto quello che a nostra volta ci è stato trasmesso. Cristo nostra Pasqua è stato immolato: dall’ultima cena comincia questa immolazione che terminerà con il dono dello Spirito alla prima Chiesa, trasmesso fino a noi.

 

  • La Pasqua rituale: Giovedì santo

Come san Paolo scrive (11,23-26) è chiaro che la prima Chiesa celebrava la resurrezione di Cristo, la sua presenza reale, nel pane e vino consacrati nel suo Corpo e nel suo Sangue. Non è ripetizione dell’ultima cena, non soltanto, ma di tutto il mistero pasquale, cioè di quel tempo che parte dall’ultima cena, passa per la passione, la morte e la resurrezione di Cristo, fino al dono dello Spirito santo. Nel Giovedì santo questo celebriamo: l’inizio della Pasqua, l’inizio del triduo pasquale. La Messa che celebrava san Paolo, la nostra Messa, non sono riproposizione o racconto mimato dell’ultima cena, ma sono memoriale del mistero pasquale. Gesù nell’ultima cena ha cominciato questa “grande celebrazione” che si concluderà con il dono dello Spirito e sarà ogni s. Messa celebrata dalla sua Chiesa. Pasqua rituale è il giovedì santo: Cristo nel rito della cena pasquale ebraica (=seder) compie ed inizia la sua immolazione. Mentre Lui nell’ultima cena parla e racconta quello che succederà, tutto questo lo vivrà poi nel sacrificio in croce e nella resurrezione. Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue. Lui si consegna da quel rito, fino alla fine dei tempi, nelle mani della sua comunità, nelle mani della Chiesa. Il giovedì santo perciò attualizziamo quel ricordo dell’ultima cena in cui già c’è “la Pasqua”. Quel corpo e quel sangue di Cristo, ora sono, grazie allo Spirito santo, nel pane e nel vino consacrati: e Dio si è fatto carne e ancora pone la sua dimora in mezzo a noi. Cosicché l’incontro con Lui non è più solo spirituale, ma reale, fisico, concreto. Una grande testimonianza d’amore ci ha dato Dio facendosi uomo, ma dall’ultima cena la testimonianza – anzi l’effusione d’amore – di Lui per noi raggiunge la sua pienezza annunciando di diventare pane per gli uomini: questo “abbassarsi” (=Kènosi) di Dio verso l’umanità è spiegato nel gesto assurdo ma concreto della lavanda dei piedi.

 

  • La Pasqua sacrificale: Venerdì santo

Ma il giovedì santo senza venerdì è mozzato. Nel triduo Pasquale c’è tutta la pasqua, non solo in uno di questi giorni: cioè noi viviamo la Pasqua in tre giorni! Quel pane e quel vino che nell’ultima cena ha annunciato come corpo dato per noi e sangue versato per noi, trovano la loro realizzazione nella sua passione e nella sua morte in Croce. Nulla di romantico in questa scena, niente di grandioso: ma solo un corpo dilaniato dal dolore e morto sul patibolo di una croce: dalle sue piaghe noi siamo stati guariti. Ecco perché dobbiamo fuggire l’idolatria, ecco perché prendere coscienza intelligentemente del dono che ci è dato: Dio si è fatto corpo nella persona di Cristo è si è lasciato torturare e condannare a morte per salvare noi! Gli agnelli uccisi nel tempio ebraico di Gerusalemme non hanno avuto più senso, perché Dio ha sacrificato se stesso per salvarci! Non cambiare vita davanti a un dono così grande significa non comprendere o non accettare pienamente il dono di Dio ha noi, il dono di Dio all’umanità! Il sacrificio, l’olocausto, l’immolazione: tre parole oggi non comprese dalla società, ma uno stato di vita che da salvezza. Il venerdì santo: un giorno di riflessione e comunione profonda con quel Dio che fatto uomo ha sofferto ed è morto per noi; ma non è ancora tutto, il venerdì lascerà il posto al silenzio del sabato santo: un giorno in cui siamo chiamati a riflettere sulla presenza / assenza di Dio nella nostra vita. Se Dio non ci fosse, nella mia vita, cosa cambierebbe? Ma il sabato santo non è l’ultimo giorno, l’ultimo giorno è il giorno di Pasqua

 

  • La Pasqua di resurrezione: veglia e giorno di Pasqua

Ma il sabato santo non è l’ultimo giorno, l’ultimo giorno è il giorno di Pasqua! Un giorno che comincia presto, che comincia nella notte che ci ricorda la tenebre del peccato e della morte. Dalla notte si accende una luce, come quella che accompagnò gli ebrei dall’Egitto alla terra promessa. Quella piccola fiammella del cero che accenderemo è segno che Cristo è risorto. L’evento è grandioso: cioè la morte è sconfitta da Dio! Ma la nostra fede è come quella “fiammella”…

Perciò ogni volta che mangiate questo pane e bevete a questo calice, annunciate la morte del Signore, proclamate la sua resurrezione, finché Egli venga! Perciò la Pasqua per noi non è un giorno, ma è la “sinfonia” di tre giorni (triduo pasquale) celebrati nella fede in Cristo che già è morto ed è risorto. Ogni anno Cristo non muore e risorge, ma noi – con la forza dello Spirito – attingiamo dalla grazia di quel che è successo duemila anni fa circa, per poter credere finché Egli venga.

Finché Egli venga… Due cose aveva in mente san Paolo: la prima, la fine dei tempi, di cui parleremo nell’ultima lectio divina; la seconda: Egli sta venendo. Sì, il Triduo Pasquale che è TUTTO EUCARISTICO, la s. Messa che sempre celebriamo: sono la sua venuta! Cristo viene! Sta venendo! Viene col suo corpo nel nostro corpo, viene col suo sangue nel nostro sangue. Cristo viene ed entra realmente dentro di noi, nonostante noi; Egli viene nonostante il nostro peccato, nonostante la nostra incredulità: Egli viene! Per i nostri dolori, nelle nostre sofferenze fisiche e psichiche: Egli viene!

Ecco perché san Paolo dice: tutto ciò che fate… fatelo nella gloria di Dio! Noi siamo suo corpo, mangiando il suo corpo, e se tutti mangiamo il suo corpo tutti insieme siamo un corpo! La carità non è un pio esercizio di morale, ma è l’efficacia del corpo di Cristo in noi che tutti abbiamo ricevuto e riceviamo.

 

Chiediamo al Signore di poter – in questa solennità del Corpus domini – fare un passaggio sempre più profondo nella comunione con Lui e quindi anche fra di noi… Di celebrare la sua Pasqua domenicale che avviene in ogni s. Messa facendo memoria di tutto questo,  fate questo in memoria di me. Ricordandoci che anche noi dobbiamo poter offrirci a Dio e al nostro prossimo in memoria del mistero pasquale.

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