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Vangelo Lc 18, 1-8


Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».

E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

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Meditazione

Gesù parla a noi: ai suoi discepoli. Ci sprona a riscoprire la necessità nostra di pregare sempre, ininterrottamente… L’evangelista Luca ha redatto il suo Vangelo nel 80 – 90 d.C. e, ha scritto, per i cristiani convertiti dal paganesimo. I cristiani convertiti dall’ebraismo già conoscevano una preghiera oraria (mattina, mezzogiorno, sera) ed occasionale ai pasti giornalieri e alle feste; i pagani convertiti al cristianesimo venivano da una religiosità di non-preghiera, ma solo di sacrifici rituali offerti alle divinità. Perciò Luca insiste su questa necessità di pregare sempre che Gesù ha detto ai suoi discepoli nel Vangelo.

La necessità di pregare

I pagani pregavano per necessità ma non avevano necessità di pregare prima della conversione… la “necessità di pregare” dal “pregare per necessità” implica una differenza sostanziale nel rapporto con Dio. Pregare per necessità è solo chiedere a Dio che tutto vada secondo le nostre intenzioni, secondo i nostri bisogni, le necessità nostre e degli altri… una preghiera di intercessione che Dio gradisce. Ma in quanto discepoli, primariamente, abbiamo bisogno, abbiamo necessità: di pregare… di tenere la “fiamma accesa della nostra fede”, sempre, anche quando siamo nei momenti bui e brutti della vita. Non stancarsi mai di tenere questo contatto continuo con il Signore, in modo giornaliero, nelle ore del giorno, in una consapevolezza che siamo permanentemente sotto l’azione dello Spirito e che la presenza di Dio abita in noi. La presenza di Dio ha messo la sua tenda in mezzo a noi (Gv 1,14). Il “sempre” implica questa consapevolezza costante che siamo custodi della Presenza di Dio, per fare memoria di questo c’è bisogno ogni giorno di fermarci, di ascoltare Dio e accorgerci della sua presenza. In alto i nostri cuori: vale durante la celebrazione eucaristica quanto vale anche durante le nostre giornate: ogni tanto fermarci ed orientare i nostri cuori verso il Signore; è uno stato di vita consapevole che Dio è presente e così: siate sempre lieti, pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie… non spegnete lo Spirito, attenti alle profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni genere di male (1 Ts 5,16-21).

Bisogna, questo termine usa il Vangelo, riscoprire questa necessità di pregare per renderci permanentemente consapevoli della Presenza di Dio nella nostra vita! E questo cambia il nostro modo di vivere, di affrontare la vita, di passare per le gioie che ci fanno essere grati e per le tribolazioni e croci da portare ogni giorno. Quanto il mio pregare entra e cambia il mio vissuto quotidiano? I miei comportamenti di ogni giorno, davanti alle cose belle e brutte, maturano grazie alle mie preghiere?

# ESERCIZIO: trovare ogni giorno dei momenti di consapevolezza della presenza di Dio in me.

Mendicanti della Presenza di Dio

Ma sentiamo di essere veramente bisognosi della presenza di Dio come questa vedova della Parabola?

Il giudice era l’uomo di potere, forte, importante che si imbatte in questa donna – tenuta di poco conto nella società antica giudaica – perché vedova: quindi povera, di stato sociale irrilevante, impotente davanti al male dell’ingiustizia… La sua insistenza verso il giudice la salva, questo mendicare al giudice di finire il processo evidentemente gratuitamente e sentenziando le ragioni della vedova. Non parla dell’avversario e della motivazione della causa della vedova, ma sicuramente da come finisce la parabola, la donna, era schiacciata da un avversario invincibile per le sue forze, come era invincibile il fatto che ella contasse cosi poco agli occhi del giudice… Possiamo perdere la fiducia in tutti: ma non perdiamo la fiducia in Dio! Dio agisce prontamente, dice il vangelo. Prontamente, dal testo greco per come il Vangelo è stato redatto, non significa “subito”; ma efficacemente. La preghiera del cristiano ha fiducia che Dio opera e che, l’opera di Dio, non è “tutto e subito come vorremmo noi”, ma secondo quello di cui abbiamo veramente bisogno – in una profondità che neanche noi conosciamo – nei tempi di Dio. Dio opera “lentamente” diremmo da occidentali, ma efficacemente. Dovremmo fuggire la tentazione dell’uomo di oggi: soluzioni subito ai problemi. La fretta attuale con cui siamo istigati a risolvere i problemi e a prendere decisioni, è umanamente disumana. Riscoprire questa pazienza, questa fiducia nei “tempi di Dio”, saper aspettare e, all’occorrenza, saper far aspettare. Fuggire questa istigazione del mondo che pretende un’azione che non da margini di tempo. Saper aspettare nella operosità della preghiera: questo sì ci rende uomini e donne saggi che effondono la fiducia nel Signore: fino alla fine dei tempi. Come rispondo da cristiano alle istigazioni di tutti i giorni? Sono anche io istigatore o istigatrice non lasciando tempo a Dio e al prossimo?

# ESERCIZIO: offro a Dio le istigazioni che provo su di me e chiedo perdono per quando sono stato istigatore.

La Chiesa “vedova” che aspetta il ritorno del suo Sposo celeste

La vedova povera, perseguitata rappresenta quella Chiesa perseguitata al tempo dell’evangelista Luca che ha scritto questa pagina. Riscoprire questa povertà della Chiesa è importante: riscoprire che non sono le grandi quantità di adepti o l’appariscenza folcloristica dei nostri ambienti, la poeticità delle nostre parole o la quantità delle nostre preghiere a renderci “sposa di Cristo”… Quanto invece il compito di tenere accesa la lampada che fu accesa il giorno della pentecoste: non spegnere lo Spirito! Abbiamo il compito di custodire questa presenza di Dio fino alla fine dei tempi senza lasciarci distrarre da tante cose in cui, come Chiesa, spesso ci impegniamo… Non dimentichiamo che la prima grande nostra missione è tenere accesa la lampada dello Spirito che si chiama fede più e a scapito di tante altre cose di cui nella Chiesa ci occupiamo e peggio ancora ci preoccupiamo…

Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra? Se arrivasse adesso cosa troverebbe nel mio cuore, nella mia casa, nei miei rapporti umani? Cosa troverebbe nella Chiesa, nella nostra Parrocchia, nel mio gruppo? Se arrivasse adesso come troverebbe accesa questa fiamma ardente della fede che illumina e riscalda la mia vita?

 

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