Rimanete nell’Amore di Dio

Rimanete nell’Amore di Dio

3. maggio, 2018News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 6 APRILE 2018 – VIa DI PASQUA (b)

 

  • Vangelo Gv 15, 9-17

    Dal vangelo secondo Giovanni

    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
    Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
    Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

RIMANETE: LA PERMANENZA NEL RAPPORTO CON DIO E LA COMUNITA’

Gesù continua la sua predicazione sviluppando l’idea dalla permanenza in lui come modo e mezzo di vita per il discepolo. Dopo avere utilizzato la similitudine della vite ed i tralci (GV 15,1-8), chiarisce ora che tale permanenza non è inattività pietistica né abbandono della propria iniziativa: la permanenza esige attuazione dei suoi comandamenti, l’amore si esprime nell’obbedienza puntuale ed è fonte di allegria piena. E siccome il comandamento nasce dall’amore che Dio ha per noi, si
riferisce anche all’amore che dobbiamo avere mutualmente. Questo amore, imposto da chi ce lo ha insegnato, non ha limite, neanche la propria vita, perché bisogna essere disposti a donarla per gli amici. Chi ubbidisce non è servo, bensì amico dell’Amante. Non vi è maggiore felicità. Il cristiano che non si sente amato, difficilmente potrà amare né sentirsi felice. Si è amati da Dio non perché lo invochiamo, neanche perché lo desideriamo, ma bensì perché facciamo il suo volere, amando il prossimo senza limiti, con tutta la vita. Giovanni che scrive per la sua comunità sa per Rivelazione che l’amore di Dio per gli uomini non cambia, “rimane”… Cosicché soltanto nel vincolo dello “rimanere” in Dio nella comunità cristiana, l’uomo, può fare esperienza di questo amore: imperfetto su questa terra, perfetto nel Paradiso. Dopo la discesa dello Spirito santo, Gesù risorto, non è più apparso su questa terra e, il suo Amore, è mediato dalla comunità cristiana che celebra i sacramenti e ascolta la sua Parola, sempre in quella imperfezione di questo mondo; ecco perché negli Atti degli apostoli e nelle lettere del nuovo testamento si fa sempre riferimento all’essere assidui, all’essere permanenti, perseveranti… Come vivo la tentazione del non rimanere?

L’AMORE VERO RIMANE: E’ STABILE PER SEMPRE

L’amore, origine e principio della relazione Padre-Figlio (Gv 3,35; 5,20; 10,17) è il motivo ed il termine di paragone nella relazione che deve esistere tra Gesù ed i suoi discepoli (Gv 15,9). Il Padre è la fonte dell’amore che Cristo ha per i suoi, quell’amore è, in realtà, riflesso ed imitazione, dell’amore con il quale Cristo si sente amato. La permanenza in quella relazione amorosa, intradivina, si ottiene con un’obbedienza concreta (Gv 15,10), come quella del Figlio. La stessa cosa che è per Cristo (Gv 14,31), è per il cristiano: amare ed osservare i comandamenti è la stessa cosa (Gv 14,15.21.23). Il parallelismo della formulazione potenzia l’audacia dell’affermazione: osservare il volere di Gesù, concretizzato nei suoi comandamenti, è visto come amore. Cristo rimane nell’amore del Padre, perché osserva i suoi comandamenti; quello che è meta ottenuta in Cristo, è per il cristiano obiettivo da raggiungere; l’attuazione del Figlio è stimolo e fonte di quella dei credenti. Se non fosse perché abbiamo sentito parlare del mandato dell’amore fraterno con troppa frequenza, ci risulterebbe scomoda, quasi insopportabile, l’esigenza di Gesù nel vangelo di oggi: “Questo vi comando che vi amiate gli uni gli altri“. Perché, guardando bene, chi di noi crede che sia possibile, che sia esigibile, amare il suo prossimo? Sembra che man mano che avanziamo nella vita, ci facciamo un’altra idea più che accumulare delusioni in questo campo. E non è che non contiamo sull’amore di quanti non conosciamo o che diamo per naturale l’indifferenza degli sconosciuti; è che neanche riusciamo ad amare coloro che ci amano, come essi si meritano, come avevamo promesso loro. Né ci sentiamo amati da essi come desideriamo ed abbiamo perfino chiesto loro qualche volta. Gli innamorati promettono o esigono amore fedele. Se l’amore al parente, al conoscente, all’amico, è tanto impensabile, come è possibile che Gesù ci imponga l’amore al prossimo, allo sconosciuto, al non amato?
Bisognerebbe accorgersi di questo: dobbiamo amarci, perché siamo stati oggetto di amore. Come il Padre mi ha amato, così anche io vi ho amati; rimanete nel mio amore. Prima di dover cercare il prossimo da amare, Cristo è venuto a cercarci, si è avvicinato, ci ha scelti col suo amore: non siete voi che avete scelto me; sono io che ho scelto voi. Venendo al nostro incontro, avendoci eletti come persone da amare, Gesù ci ha facilitato il compimento di suo volere: ci basterebbe rimanere nel suo amore. “È l’amore quello che fa osservare i suoi precetti o è l’osservanza dei suoi precetti quello che genera l’amore? si domandò Sant’Agostino – E rispondeva: “Colui che non ama non ha motivi per osservare i precetti… Noi osserviamo i suoi precetti affinché egli ci ami, perché, se egli non ci ama, non possiamo osservare le sue parole”. Non fummo scelti perché eravamo già buoni, siamo amati affinché riusciamo ad esserlo. L’amore umano è imperfetto fino al più vile del deludere: il tradimento. Ma chi ama in Dio sa portare la croce perché comprende che l’amore richiede il Sacrificio: richiede il dare la vita.

LA MISSIONE DEL CRISTIANO: AMARE PORTA GIOIA VERA

La gioia, bene messianico, che Gesù, ubbidiente ed amato, sente sua sarà, allora, patrimonio completo dei discepoli docili (Gv 15,11). Davanti ad un Cristo che deve assentarsi, i cristiani sapranno conservare la gioia se si amano: l’obbedienza dovuta al Signore si identifica con l’amore reciproco (Gv 15,12; 13,34); la gioia di vivere accompagna la vita fraterna, fino al ritorno del Signore. La misura di quell’amore fraterno che non è libero ma oggetto di mandato, non è all’arbitrio del discepolo: l’amore del cristiano ha l’amore di Cristo come norma e limite. Consegnare la propria vita allude alla morte volontaria di Gesù (Gv 15,15.24). Egli come dell’amore di Cristo sostenta l’obbligatorietà del suo mandato e stabilisce le sue frontiere. Questo amore, pertanto, “è distinto da quello con il quale si amano gli uomini come uomini” (Sant’Agostino): finché ha vita, il cristiano dovrà amare il suo fratello e può, perfino perdere la vita pur di non smettere di amarlo (Gv 15,12-13. 1; Cor 13,3; Rom 5,6-8). La disponibilità per fare la volontà del Padre può portare, dunque, fino a dare la propria vita per gli amici. La gioia vissuta per obbedienza non è mai illusoria, neanche davanti alla propria morte.
Qui, senza dubbio, sta la radice della nostra incapacità di amare. Non sappiamo amare, crediamo impossibile l’amore per altri, perché non ci sappiamo amati da Dio, perché, sinceramente, non crediamo possibile che Egli, Dio, ci ami. O non ci andrebbero diversamente le cose, pensiamo, se gli importassimo qualcosa, se ci amasse almeno un po’? Questa domanda che tante volte ci siamo fatti, questo dubbio tanto normale, è in realtà una reazione sconsiderata verso Dio. E siccome ci immaginiamo l’amore di Dio secondo quello che da Lui desideriamo e con le forme che crediamo ci convengano, non stiamo sperimentando quanto Egli ci vuole bene, quanto è grande il suo amore; solo perché non capiamo o non accettiamo il suo modo di amarci, ci stiamo privando di sentirci amati. E chi non si sente amato, è inabile ad amare.

Abbiate fede in Dio!

Abbiate fede in Dio!

12. maggio, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 14 MAGGIO 2017 – V DEL TEMPO DI PASQUA – A

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (Capitolo 14 )

1 Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via”.
5Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”. 6Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”.
8Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. 9Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.

 

 

ABBIATE FEDE IN DIO!

Cosa significa avere fede in Dio? Come vivere la fede in Dio? Cos’è la fede?  Partendo da queste domande ci accorgiamo della distanza e della difficoltà del “credere”: così come Tommaso e Filippo esprimono a Gesù con le loro richieste: come possiamo conoscere…? Mostraci Dio…! Sono le domande proprio dell’uomo e della donna alla ricerca di Dio. La fede, per la teologia cristiana è: la fede in Dio che si è rivelato. In che modo Dio si è rivelato nella mia vita? Tramite chi? Dove? Soltanto se riconosciamo che Dio si rivela possiamo rispondere… Questa pericope di Vangelo ci annuncia che Dio si è rivelato una volta per tutte in Gesù di Nazareth, il Cristo: in Lui Dio – il Padre – ha detto tutto fino a consumarsi, fino alla morte e alla morte di Croce. Struggendo così la morte, distruggendo così ogni “morte”… Ecco perché Gesù, nel Vangelo, proclama questo congedo ai suoi discepoli: vado e vi preparo un posto. La fede ci fa attraversare attraverso il tunnel del turbamento (tarasso: perdita del senso di ogni cosa, smarrimento totale, svuotamento interiore) – non sia turbato il vostro cuore – per aprire il nostro cuore e la nostra mente a comprendere che la nostra dimora statica ed estatica è altrove, è in Paradiso; per questo siamo stati creati. Senza la fede in Dio regna il nulla dopo la morte ed il nulla davanti alla complessità delle situazioni che succedono nella nostra vita. Non siamo stati creati per nulla e per finire nel nulla. Il nulla è assenza, Dio ci ha dato la vita che è una presenza: non abbiamo dentro “il nulla”. La depressione dei tempi moderni è lo svuotamento di ogni motivazione profonda del: “verso dove andiamo”, “chi siamo”, “cosa facciamo”. Quando sperimentiamo questo senso del nulla, dobbiamo ritrovare e riformulare in qualche modo le nostre motivazioni profonde in ogni ambito della nostra vita. La malattia di oggi è che l’accidia ha la meglio spesso: cioè scegliamo la via più facile, la meno vera che sembra vitale, che è quella di lasciar perdere, di mollare, di non ritrovare le motivazioni esistenziali per qualcosa o qualcuno che ci ha svuotato dentro. Apri la tua bocca la voglio riempire – dice il Signore (Salmo 81). La fede è lasciarsi riempire da Dio, dal suo essere Vita, da Lui che ci ha creato e che Lui solo sa di cosa veramente abbiamo bisogno. Abbiate fede in me e avete fede in Dio, Gesù dice; è una rivoluzione storica la sua perché, attraverso di Lui, attraverso Gesù Cristo, possiamo “vedere” Dio e fare ciò per cui siamo stati creati: contemplare… Contemplare! Ma come incontrare Cristo?

 

IO SONO LA VIA

Io sono” è il nome di Dio: Gesù si auto rivela: Presenza di Dio. Attraverso di Lui ci viene “mostrato” Dio, la sua Presenza nella nostra vita. Io sono la via. Quale strada abbiamo intrapreso nella nostra vita? Cosa dà senso alla nostra storia? E’ come se Gesù volesse dirci: attraverso me vedrete Dio con gli occhi della fede, attraverso  me la vostra vita acquista un senso vero, reale, che non si svuota. La fede è cammino, è movimento dal un messaggio ad un altro di Dio, da un rapporto ad un rapporto più maturo con Dio, una strada in salita in cui acquistiamo sempre di più forza e una visione diversa delle cose. La fede è cammino attraverso Cristo che ci vede in una crescita progressiva dove comprendiamo con il cuore e con la mente il Dio onnipotente ed onnisciente. La fede è cammino che Dio ci traccia e non noi… Lui insieme a noi cammina e ci accompagna sui sentieri della vera felicità. Non accontentiamoci di una fede mediocre o sufficiente, ancor peggio: ferma. La fede è mutamento interiore e anche fisico, è cambiamento continuo, la fede soddisfa l’anima di felicità ma è insoddisfazione che ci spinge ad andare sempre più avanti con Dio, la fede è rivoluzione interiore dell’amore. La fede, vissuta veramente, ci fa attraversare i cieli e contemplare l’amore. Contemplare l’amore di Dio, di noi stessi e degli altri. Cristo è questa strada della contemplazione. Mostraci il Padre: è la preghiera dell’uomo e della donna di fede che desidera vedere Dio, che desidera contemplare la sua presenza… La nostra fede è vera?

 

IO SONO LA VERITA’

La nostra fede è vera? La fede non va mai presupposta, ma sempre proposta a noi stessi come se non avessimo fede. La fede è provocazione alla Verità: Cristo dice di essere la Verità! La verità su chi, su cosa? Sul rapporto con Dio e con la vita. Gesù provoca i discepoli, e noi, a chiederci se la nostra fede è vera perché Lui è Verità. Per dire verità, l’evangelista Giovanni, usa la parola Aletèia, che dal greco significa: sincerità, veracità, lealtà, fedeltà… La mia fede è sincera, verace, leale e fedele? Il rapporto con Dio passa attraverso la Verità che è Cristo! L’uomo e la donna di Dio vivono un rapporto in Cristo onesto, chiaro, leale; il peccato non intacca questo rapporto… i peccati fanno parte della nostra vita, ci sforziamo di non farli ma poi ci ricadiamo. L’unico peccato che fa male a noi e non ci fa vivere la fede vera è il doppio gioco, la doppia vita: sono cattolico praticante ma appena posso mi dimentico di Dio: non è forse l’indifferenza la peggiore “arma” verso il prossimo? Non è forse l’indifferenza il peggiore allontanamento da Dio? La via della fede, per essere gustata interiormente – cioè contemplata – ci richiede delle scelte concrete perché è via di esperienza in Cristo, perché è fatta di esperienze cristiane, che se vissute nella verità diventano primarie. Ma Dio è “primario” nella mia vita? Nelle mie scelte? Cerchiamo un rapporto onesto con Dio! Cerchiamo un rapporto che ritrovi in noi l’integrità della nostra vita di fede affinché il nostro essere cristiani sia autentico.

 

IO SONO LA VITA

Seguire Cristo Via e Verità, camminare in questa onestà che ci fa essere chiari e forti su Dio, ci fa fare esperienza della fede che integra tutto il nostro “mondo” personale: veniamo a far parte di Dio e Dio dimora presso di noi… Allora  l’autenticità della fede si vede nella nostra vita. Dio entra nella nostra vita e noi nella Sua. Una via di fede vera mostra l’autenticità nella vita. Nella vita fatta di gioie e di dolori, nella vita fatta di problemi e di soluzioni, nella vita fatta di malattia e di salute, di incontri e di scontri, di scelte, di pensieri, di ricerche… la fede si mostra autentica perché in tutto questo Cristo ci mostra la via e la verità su tutto. La fede stimola e focalizza la nostra vita e, la nostra vita: ne è l’autenticazione. Una fede autenticata dalla vita, è una fede credibile e, una fede credibile è: la testimonianza di Cristo, la trasmissione della Presenza stessa di Dio, compartecipazione con Cristo a mostrare il Padre. La mia vita autentica la fede vera in Cristo? Sono un cristiano, sono una cristiana: credibile?

INFORMAZIONI
0650610586
CONTATTO WHATSAPP: 0650610586
Memorizza il numero della parrocchia e scrivici

La chiesa è aperta:
dalle 8 alle 12 e dalle 16 alle 19

La segreteria è aperta:
DI MATTINA: il lunedì, il venerdì ed il sabato dalle ore 10 alle ore 12.
DI POMERIGGIO: il martedì e mercoledì dalle ore 16 alle ore 19.
GIOVEDÌ: resta chiusa .
Whatsapp parrocchiale
Iscrizione cresime ragazzi
Questua virtuale
Iscrizione comunioni
Battesimi
Funerali
EVENTI
articoli recenti
ottobre: 2020
L M M G V S D
« Lug    
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: