Ecco l’Agnello di Dio (Gv 1,29-34)

Ecco l’Agnello di Dio (Gv 1,29-34)

12. gennaio, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 15 GENNAIO 2017 – II DEL TEMPO ORDINARIO (A)

29Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”.

32Giovanni testimoniò dicendo: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.

* * *

L’ATTESA

Giovanni aveva battezzato Gesù, Giovanni era l’uomo che accompagna l’umanità dall’attesa del Messia alla realizzazione della sua venuta. Giovanni, ci dice il testo – nonostante era il cugino di Gesù – non lo conosceva. A fargli riconoscere che in Gesù di Nazareth abita la divinità – viene dopo di me… era prima di me – è la sua sapienza che gli viene dalla preghiera, dalla contemplazione nel deserto, dalla sua vita spirituale ricca. Giovanni prepara la strada alla venuta del Messia, ma in qualche modo annuncia anche all’umanità la possibilità di conoscere Dio. Conoscere Dio è un’esperienza non soltanto intellettuale o rituale, quanto invece sapienziale: un’esperienza che viene dal cuore dell’uomo e della donna che si mettono in ascolto silenzioso di Dio nei deserti del quotidiano… Conoscere Dio in questa esperienza sapienziale significa avere degli spazi di solitudine desertica con se stessi e con Dio, per meditare e pregare, per gustare la sua presenza: questo dona, in una vita spiratale vissuta nella continuità, il dono del discernimento per riconoscere la vera differenza da ciò che bene e ciò che è male, per riconoscere la volontà di Dio ed accettarla, per abbandonarci alla sua Opera di salvezza nella nostra vita. Cerco un rapporto “sapienziale” con Dio che sia un’esperienza che mi porta alla solitudine positiva del “deserto” interiore che mi fa fare esperienza di Lui? Cosa mi aspetto da Dio?

 

L’AGNELLO DI DIO

Ecco l’Agnello di Dio! L’affermazione di Giovanni è forte: riconosce in Cristo non solo il Messa, ne riconosce il Dio fatto uomo ma anche l’Agnello di Dio. L’Agnello che toglie il peccato del mondo. Ci aspetteremo chissà quale Buona notizia dal Messia, ma la più grande ed autentica è che: toglie il peccato del mondo! Forse ciò che ci aspettiamo da Dio è quello che noi non pensiamo o non abbiamo realizzato sia importante: togliere il peccato. Togliere il peccato del mondo significa: dare la possibilità all’uomo di vivere la vita eterna. Spesso siamo troppo interessati, nel rapporto con Dio, ad altre cose in cui vorremmo lui operasse, senza invece prendere coscienza del miracolo più grande: toglie il peccato del mondo, la redenzione. La nostra vita è redenta, è salvata! Che cosa ci fa paura? … e perché? Alla base del rapporto con Dio c’è la nostra redenzione, prima di tante nostre aspettative più o meno giuste agli occhi della nostra confusa o lucida umanità: la redenzione.

La Scrittura è piena di significato sulla parola “Agnello”. Alcuni passi sull’ “agnello” ci possono aiutare a capire questa cultura della misericordia che Dio è venuto a portare nel mondo.

 

L’AGNELLO DI ABELE

Cristo è il “nuovo Abele”, è colui che viene ucciso dalla cattiveria del “fratello”: il Signore gradì Abele e la sua offerta (Gen 4,4) e per questo Abele viene ucciso dal fratello. Cristo è venuto come nuovo Abele ucciso come i suoi stessi agnelli in sacrificio, per salvarci dalla cattiveria e dall’indifferenza, per salvarci dal peccato. La storia di Abele ci richiama ad una cultura della misericordia: Ciascuno può contribuire ad una cultura della misericordia, in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza (Papa Francesco). Saper assumere il male che si subisce per assorbirlo e redimere il fratello che ci “uccide”. Quante volte il nostro prossimo “ci uccide”.. Quali esperienze mi hanno fatto o mi fanno sentire “come ucciso” dal mio prossimo? Assorbire il male significa di non rispondere al male per male, a saperlo subire da cristiani “crocefissi”, a poter portare la croce dell’altro che è una croce a volte solo conoscerlo… Promuovere questa cultura della misericordia significa assorbire il male di ci fa del male e guardare al crocefisso per poterglielo offrire, in nome della redenzione che abbiamo ricevuto gratuitamente da Cristo e che non meritiamo. Come reagisco al male che mi fanno?

E quando siamo noi i carnefici – secondo anche la nostra giustizia – dobbiamo sentire la Parola di Dio a Caino a cui Dio dona un’altra possibilità: che hai fatto? la voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo (Gen 4,10). Anche quando giustamente reagiamo male al nostro prossimo, dovremmo ricordarci che: non sai mai che lotta sta vivendo il tuo prossimo, rispettalo sempre (Papa Francesco).

 

L’AGNELLO PASQUALE

Nel libro dell’Esodo l’ “agnello” è il segno della pasqua, della liberazione, del passaggio dalla schiavitù alla liberazione. Tanto che in ogni Pasqua, la celebrazione ebraica, riconosce nell’agnello il segno fondamentale dell’esodo dall’Egitto. La realizzazione del popolo ebraico era la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, la liberazione che Cristo ci dona è quella dalla morte: Lui vero Agnello pasquale si è offerto al Padre per farci partecipi della sua resurrezione. Beati gli invitati alla cena del Signore, ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo (proclama il sacerdote durante la Messa): la celebrazione eucaristica la vivo come la Pasqua di liberazione dal peccato e dalla morte? La messa è la realizzazione piena, fonte e culmine, della mia vita di fede fatta da tanti altri momenti?

Ho visto – dice Giovanni – perciò testimonia. L’appartenenza alla chiesa con il Battesimo, il nutrimento del Cristo risorto nell’Eucaristica, sono la nostra redenzione, la nostra liberazione dal peccato e dalla morte. Questo ci da la grazia e ci impegna alla testimonianza. Giovanni il battista aveva folle al seguito, come poi Gesù, per la sua coerente testimonianza… La testimonianza cristiana è sinonimo di credibilità. Non possiamo staccare il rito dei sacramenti che celebriamo dalla vita vissuta che ogni giorno viviamo. La mia testimonianza è credibile? La nostra comunità da una testimonianza credibile? La credibilità richiede l’onestà, l’autenticità, l’integralità e l’amore: come la vivo?

 

L’AGNELLO SUL TRONO DELLA GLORIA DI DIO

Il risorto, l’Agnello di Dio siede alla destra del Padre: nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello: i suoi servi lo adoreranno (Ap 22,3). Scopo della nostra esperienza di fede è adorare Dio, è contemplarlo qui sulla terra per adorarlo poi in cielo sapendo che la profezia che risuona ci impegna: ecco – dice l’Agnello – io vengo presto e ho con me il salario per rendere a ciascuno secondo le sue opere (Ap 22,12). Non ci resta che abbandonarci alla sua presenza, ad esaudire la nostra realizzazione nella contemplazione, per poi adorarlo in Paradiso e, pregare ora qui su questa terra: amen, vieni Signore Gesù (Ap 22,20).

 

Cosa cambiare della mia vita?  (Mt 3)

Cosa cambiare della mia vita? (Mt 3)

2. dicembre, 2016News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO II DOMENICA DI AVVENTO 4 DICEMBRE 2016

1In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, 2dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».

3Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto:

Preparate la via del Signore,  raddrizzate i suoi sentieri!

4Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. 5Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; 6e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano.

 7Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all`ira imminente? 8Fate dunque frutti degni di conversione, 9e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. 10Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 11Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. 12Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile».

* * *

TORNARE ALL’ESSEZIALITA’

Al tempo di Gesù comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto. Ma chi è Giovanni il Battista? Per prenderla alla lontana, intanto, è uno di cui hanno parlato i profeti, in particolare Isaia: Voce di uno che grida nel deserto… Giovanni è il cugino di Gesù, la sua scelta di vita si pone nella tipologia di un eremita predicatore:  portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Egli è predicatore e battezzatore che vive dell’essenzialità, e proprio all’essenzialità come qualità di vita richiama e provoca ogni uomo che lo ascolta. L’uomo di fede è colui che vive dell’essenziale, che sa tornare all’essenziale e proprio questa sua virtù diventa testimonianza di fede. Giovanni è l’ultimo profeta prima di Cristo, e non ce n’è uno uguale a lui, né per santità, né per temporalità; egli è nel deserto e sulla riva del fiume Giordano per predicare e battezzare, e soltanto per indicare un altro: Gesù Cristo! Il cristiano è un po’ come il battista, è chiamato ad essere uno che indica Cristo con la sua stessa vita…

# Per fare esperienza del Regno di Dio che viene, bisogna andare nel “deserto” (eremon): è fondamentale ogni giorno trovare degli “spazi” di silenzio per accorgerci della Presenza di Dio.

Per incontrare Dio Giovanni ci esorta a tornare a ciò che nella vita è essenziale: cosa è essenziale nella mia vita e cosa non lo è? Come impegnarmi a tornare ad una essenzialità per riscoprire la motivazione profonda della mia fede? 

CONVERTITEVI

Giovanni è predicatore. Al tempo di Gesù i predicatori erano tanti, e altrettanti i battezzatori, che si discostavano dalla spiritualità ambigua del Tempio e si davano alla spiritualità e alla missione. La predicazione di Giovanni, tuttavia, ha qualcosa di nuovo tra i suoi contenuti, egli dice: convertitevi, il Regno dei cieli è vicino! Due grandi annunci fatti in una sola frase: convertitevi, e, il Regno di Dio è vicino. Conversione in ebraico è scritto “shub”, che significa: tornare all’alleanza con Dio. Conversione significa quindi innanzitutto tornare all’amicizia con Dio, risalire il monte della preghiera e dell’ascolto per poter fare una nuova esperienza di Dio, esperienza che salva l’uomo. In greco conversione si scrive metànoia, e cioè: tornare in se. La conversione si fa dentro l’uomo, Dio lo troviamo al cuore dell’esperienza spirituale umana. Ciascuno, entrando in se stesso per riflettere e meditare, può fare esperienza di Dio… Perciò conversione non è solo un tornare o andare all’alleanza con Dio, ma è anche termine ricorrente nella vita di colui che si sente convertito, e che converge verso Dio ogni qual volta si mette a riflettere! Al tempo di Gesù sbalordiva il fatto che un predicatore parlasse di conversione, ma sbalordisce ancor di più, all’uomo di ogni tempo, il secondo contenuto dell’annuncio giovanneo: Il Regno dei cieli è vicino, il Regno di Dio è vicino; Dio è vicino ad ogni uomo, non è più soltanto nei cieli in una posizione elevata rispetto all’uomo, ma Egli è vicino. Dio si fa vicino all’uomo, cammina con lui, parla con lui, vive con lui tutte le esperienze della vita, e questo è veramente salvifico più di ogni intervento soprannaturale che attendiamo venga dal cielo… Dio si fa uomo perché ciascun uomo possa partecipare della sua divinità! Da questa logica di scambio “alla pari” con Dio, è fuori ogni religiosità che non interpella il cuore dell’uomo, e che lo spinge a credere quasi per forza o con violenza, o ancor peggio seguendo il legalismo farisaico di chi ha adempiuto dei precetti; ricordiamo l’invettiva di Giovanni contro i farisei: razza di vipere! La predicazione interpella il cuore, e non soltanto la mente e la volontà. Nella preghiera di consacrazione dei presbiteri si invoca il Signore con queste parole: la parola del Vangelo, mediante la predicazione, con la grazia dello Spirito Santo, fruttifichi nel cuore degli uomini. La predicazione mira ad entrare nell’interiorità di ciascuno, per ravvivare in tutti il dono dello Spirito di Dio che abbiamo ricevuto, perché è proprio dentro l’uomo che il Signore viene, e si inserisce come un germoglio che darà frutti…

Ritrovare l’alleanza con Dio o rinnovarla, ritornare in noi stessi e riscoprire la ricchezza della nostra interiorità abitata da Dio: richiede un continuo rinnovamento. Come purificare “l’aia” della mia anima e del mo vissuto? Il Signore mi chiede di cambiare oggi – l’urgenza che Giovanni provoca è nella forza della sua predicazione – : cosa cambiare?

RISCOPRIAMO GLI IMPEGNI DEL BATTESIMO: ACQUA E FUOCO

Giovanni non è soltanto predicatore ma anche battezzatore sulle acque del Giordano. Egli compie un battesimo simbolico della conversione: un lavacro di rigenerazione. Ma annuncia il battesimo dello Spirito Santo, in cui i cristiani sono immersi… I seguaci di Cristo sono perciò coloro che sono battezzati, investiti dallo Spirito Santo, che vivono nello Spirito Santo ed in virtù: della loro perseveranza, della loro unità e della loro accoglienza ricevono da Dio il dono della consolazione, promessa della venuta del Signore.

C’è l’urgenza della conversione, l’urgenza di tornare a quella pace propria della Presenza di Dio; l’urgenza di riscoprire che nel Battesimo che abbiamo ricevuto nell’acqua visibile e le “fuoco” invisibile dello Spirito, ci impegniamo a vivere secondo il Vangelo.

Preparare la via del Signore significa proprio prendere sul serio il Battesimo che abbiamo ricevuto che ci ha inserito nella vita divina… La meditazione, la preghiera, il silenzio dell’adorazione, la liturgia, la celebrazione eucaristica, la confessione: come vivo questa preparazione alla venuta della Presenza di Dio?

Raddrizzate i suoi sentieri e fare frutti degni, di bontà! I sentieri che ci portano al nostro prossimo, sentieri spesso interrotti, resi tortuosi, spesso pericolosi o ancor peggio fangosi dai nostri comportamenti giustificabili…come andare incontro al prossimo con cui “il sentiero” è interrotto o rovinato? Come recuperare i rapporti buoni per intraprendere il sentiero verso il nostro prossimo, verso il nostro peggior prossimo? Faccio spesso “la vipera” come i religiosi del tempo incalzati da Giovanni Battista, per la loro arroganza, falsità, malvagità e maldicenza?

 

+ CHIEDO A DIO UN PROFONDO CAMBIAMENTO INTERIORE DELLA MIA ANIMA CHE MI DIA NUOVE MOTIVAZIONI DI VITA E DI FEDE.

 

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