Commento al Vangelo di Domenica 15 Maggio

Commento al Vangelo di Domenica 15 Maggio

14. maggio, 2022News, PasquaNo comments

La Gloria di Dio, l’Amore e la Resurrezione.

 

 

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13, 31-33a. 34-35)

 

Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri». 

 

 

 

MEDITAZIONE

 

Il Vangelo ci riporta nel cenacolo dopo l’ultima cena, al cosiddetto discorso di addio. Gesù proclama la Gloria di Dio. La parola “gloria” in ebraico di solito appare come שכינה ( shekhiná ) e significa, oltre a “gloria”, “presenza o splendore di Dio”. Deriva da un verbo ebraico che significa “abitare” o “risiedere”, in modo che “gloria” possa anche essere identificata come “dimora di Dio”. La residenza di Dio è qualcosa a cui possiamo accedervi con un po di immaginazione (dal greco Doxa) e che comunque è una visione fatta di tutto splendore. Nel libro dell’Apocalisse, la dimora di Dio, viene visualizzata da Giovanni con simboli umani liturgici e, rende, quell’idea di splendore e di luminosità propria del Regno di Dio. Gloria nella visione giovannea dell’Apocalisse è qualcosa di nuovo, espresso con termini umani: vidi un cielo nuovo e una terra nuova… (Ap 21,1), dove non c’era più il mare che rappresentava la morte. Quindi gloria è il sostantivo della vita per sempre, della vita eterna dove l’oscurità più buia, la morte, non c’è più! Gesù annuncia di essere stato glorificato dal Padre e nel Padre, cioè, annuncia la sua Resurrezione dopo la morte!  Nell’Antico Testamento la gloria è anche la Kabod che si manifesta a Mosè (Esodo 33,18.20) come Presenza di Dio dal volto coperto e, Cristo, svela il volto di Dio. La resurrezione Glorifica il Figlio perché gli renderà il suo posto divino, torna al Padre, siede alla sua destra nella Gloria di Dio! La Pasqua, con tutto il suo carico di sofferenza che Gesù ha conosciuto negli eventi della passione e della morte, è il pieno raggiungimento di Cristo Vero uomo e vero Dio, del posto suo proprio di Verbo di Dio, nella dimora eterna del Padre.

Questa gloria è annunciata agli uomini perché, non solo l’uomo puo godere della gloria, cioè della presenza di Dio, in questo mondo, ma, ancor di più, l’umanità, per puro dono del Padre, è può partecipare della resurrezione di Cristo! La Sua resurrezione è per noi dono della nostra resurrezione! Paradossalmente, nonostante il discorso e l’annuncio così fortemente luminoso della Gloria, il Vangelo parte da un fatto molto oscuro: il tradimento di Giuda. La gloria di Dio è un dono al Crocefisso. Gesù lo annuniciò durante la sua missione:  chi porta la croce ogni giorno e mi segue avrà parte nel Regno dei cieli. La Gloria di Dio ci viene incontro nella nostra vita, come, la missione degli apostoli era, ed è, la Parola di Dio che raggiunge gli uomini. Ogni cristiano è missionario e portatore della Gloria (presenza, abitazione, illuminazione, volto…) di Dio che apre nel cuore di tanta gente la porta della fede (cfr. At 14,27). La gloria di Dio ci viene incontro nel tempo che passa nella visione della nuova Gerusalemme, città santa, scendere dal cielo, da Dio... (Ap 21,2).

Fin qui il discorso aureo ci rapisce come per contemplare il Regno di Dio, ma, in realtà, la gloria di Dio è esperienza umana, così come lo è il brano del Vangelo con tutto il suo carico di suggestioni che ci trasmette. Nell’Amore, quello annunciato nel Vangelo, si fa esperienza umana della gloria di Dio, non perfetta in questo mondo, ma, perfetta in Paradiso. L’amore risulta essere il carattere della gloria di Dio, il distintivo del cristisano in questo mondo… Senza l’amore la nostra fede è niente, senza l’amore le nostre celebrazioni sono bestemmie, senza l’amore la chiesa non ha motivo di esistere. Tradire l’amore è uscire dalla gloria luminosa per entrare volontariamente nella finta gloria delle tenebre. C’è allora il pericolo che questo “amore” venga scambiato saccentemente con definizioni nostre o sociali che nulla hanno a che vedere con l’amore evangelico che ha solo un passaggio fondamentali per dirsi tale: il sacrificio. La missione della comunità cristiana ha un solo veicolo: l’amore. L’amore è il distintivo del cristiano che lo vive felicemente, ma anche nel sacrificio per il prossimo che per dirsi tale è: gratuità. Come la sua tenerezza si espande su tutte le creature (Sal 144), così riscopriamo anche noi la tenerezza dell’amore, in un mondo che vuole sentirsi forte, funzionale ed efficiente, fare esperienza della tenerezza di Dio è, fare esperienza del sacrificio gratuito per il prossimo, è farsi carico dell’altro specalmente quando diventa pesante, è amarsi nonostante le incompatibilità di carattere e di idee… L’amore della comunità riflette quello di Dio quando è tenerezza disinteressata e, annuncia una tenerezza purificata dalla malizia, malizia, che la società ha messo come maschera alla tenerezza come arma di difesa; malizia che la socità ha usato come agente refrigerante dell’amore per inibirlo…

Le parole di Gesù sembrano sdolcinate, ma non è così: ha fatto dell’Amore il veicolo della Gloria del Padre!

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