DEDICAZIONE CHIESA

 

 GUARDA LA SINTESI DELLA CELEBRAZIONE DELLA DEDICAZIONE DELLA CHIESA 

13 APRILE 2013

 

https://www.youtube.com/watch?v=XyKd1p4F2V4

 

 

 

 

NOVENA DI PREPARAZIONE

ALLA DEDICAZIONE DELLA CHIESA DI SAN TOMMASO APOSTOLO

DALLE ORE 17 ALLA MESSA DELLE ORE 18 IN SAN TOMMASO

GIORNO

TEMA

ANIMA

CELEBRA

mercoledì 3 aprile 2013

La TENDA del Convegno

nel deserto

COMUNITA’ GESU’ RISORTO

D. ANTONIO

giovedì 4 aprile 2013

ADORAZ EUCARISTICA

Dio con noi

DIAKONIA

D. PHILIP

venerdì 5 aprile 2013

LA SAMARITANA

Il Tempio del corpo

MINISTRI STRAORDINARI

D. FABRIZIO CENTOFANTI

sabato 6 aprile 2013

La Preghiera di Dedicazione del TEMPIO di Salomone

PI-GRECO

D. LUIGI

lunedì 8 aprile 2013

Il RITO della DEDICAZIONE

Della Chiesa

COMUNITA’ NEOCAT

D. MARCO GANDOLFO

martedì 9 aprile 2013

La CHIESA di pietre vive

(1 Pt 2, 4-9)

CRESIME

MONS. ROMANO PENNA

mercoledì 10 aprile 2013

Messa in onore di
SAN TOMMASO APOSTOLO

COMUNIONI

S. ECC.
MONS GIUSEPPE MANI

giovedì 11 aprile 2013

Ingresso e venerazione delle RELIQUIE DEI SANTI

CONS PASTORALE

MONS LIBERIO ANDREATTA

venerdì 12 aprile 2013

Ingresso dell’Immagine di MARIA

GRUPPO MARIANO

S. ECC.
MONS PAOLO SCHIAVON

 

 

 

Saluto del Parroco 

 

Cari amici della parrocchia di san Tommaso Apostolo, 

con grande gioia ed emozione ci accingiamo a vivere un momento “storico” per la nostra comunità parrocchiale, che veramente può e deve sentirsi per queste occasioni una “famiglia di famiglie”. 

È imminente la data della Solenne Dedicazione della nostra nuova Chiesa Parrocchiale che sarà Dedicata a Dio, in onore dell’Apostolo San Tommaso, nostro Patrono, cioè il prossimo 13 aprile 2013 alle ore 17,30.

Il nostro Cardinale Vicario, Cardinale Agostino Vallini, presiederà la solenne Celebrazione Eucaristica durante la quale Benedirà le mura della Chiesa, consacrerà l’Altare e le mura e invocherà sulla nuova Chiesa e su di noi la Benedizione di Dio, perché Dio ascolti sempre la nostra preghiera all’interno di questo nuovo edificio sacro.

 

Desidero per questo, condividere con voi alcuni pensieri che ho maturato in  questi mesi per prepararci a questo evento che toccherà la nostra vita di abitanti di questo quartiere e di fedeli cristiani di questa nostra comunità parrocchiale che ho il piacere di servire da almeno undici anni.

 

Questo momento “storico” non è solo segnato da una Celebrazione Liturgica caratterizzata da una Solennità (che saremo obbligati a ricordare ogni anno con gioia), ma anche da tutta una serie di considerazioni “storiche” ad essa collegate che non si possono tacere o sottovalutare.

Innanzitutto: passiamo da una “casa di Dio” ad un’altra! L’esigenza di questo passaggio, lo sapete, è nata con la visita pastorale del Card Vicario Camillo Ruini, nel Luglio 2004 quando celebrò con noi la Festa di San Tommaso . Allora gli facemmo notare il nostro esiguo spazio celebrativo e lui subito accolse la nostra richiesta e mise in  attività i competenti uffici perché si provvedesse a quello che fu subito definito un “ampliamento” delle strutture parrocchiali. L’aver incontrato in quel tempo l’amicizia e la benevolenza del Direttore dell’Ufficio per la costruzione delle nuove Chiese in Roma, S. Ecc. Mons Ernesto Mandara, ha favorito la realizzazione di questo nostro desiderio in tempi che si sono mostrati “celeri” …

Guardando e celebrando l’Eucarestia in questi mesi la nostra “casa di Dio” che lasceremo, anche a me sorge nel cuore una certa nostalgia mista a tanti ricordi che mi hanno legato a questo luogo. Penso ai miei undici anni trascorsi con voi nelle celebrazioni liturgiche vissute in questa piccola chiesa, che è stata costruita nel 1954 per volontà spontanea degli abitanti di quel periodo. Certamente ai miei “pochi” ricordi si affiancano i “molteplici” ricordi di diverse famiglie che sono presenti nel nostro territorio parrocchiale fin dai tempi della costruzione della piccola chiesa di San Tommaso e poi dalla data d’istituzione della Parrocchia. Il 19 febbraio del 1964.

Penso innanzitutto ai parroci che mi hanno preceduto come pastori e dispensatori della Parola e dei misteri di Dio: don Mellito, don Romano Esposito (entrambi nella casa del Padre), don Romano Avantaggiato, don Plinio Poncina. Senza dimenticare anche tutti gli altri sacerdoti che a diverso titolo hanno servito questa nostra comunità.

Insieme a me e a tante nostre famiglie in questo nostro luogo di culto, che ci accingiamo a lasciare, abbiamo vissuto e celebrato il nostro incontro con Dio e partecipato ai Misteri sacramentali di Cristo. Penso ai tanti Battesimi dei figli, alle Prime Comunioni dei bambini, al Sacramento della Cresima di tanti ragazzi, alle coppi di giovani sposi che conservano nel loro album fotografico il ricordo del momento così importante e bello della propria vita unito al luogo dove si è svolto, cioè la nostra chiesa parrocchiale. Penso inoltre al momento di dolore per tante famiglie che si sono radunate nella nostra chiesa per rendere l’ultimo saluto cristiano ai propri cari con il Rito delle Esequie.

Mi viene da pensare in questi giorni che avverrà come quando una famiglia “trasloca” da una casa all’altra, soprattutto perché la famiglia è aumentata vistosamente. Il primo luogo abitativo non è più sufficiente alla famiglia, occorrono più spazi per poter vivere serenamente e in maniera adeguata quella che è la vita quotidiana dei nostri incontri celebrativi e formativi.

Avremo quindi dei nuovi spazi: anzitutto quello celebrativo della Chiesa. E’ ovviamente apia, luminosa, capiente per le celebrazioni quotidiane ordinarie e soprattutto straordinaria. Sarà una Chiesa dove dovremo abituare il nostro sguardo a fissare i luoghi celebrativi, come l’altare, l’ambone, il crocifisso artistico e soprattutto il Tabernacolo, luogo della presenza reale di Gesù, nostro Signore, che visiteremo personalmente per l’Adorazione e la preghiera personale.

Avremo il luogo preposto per la Riconciliazione sacramentale e il luogo della Rinascita dall’Alto, da acqua e Spirito, cioè il Battistero. A tal proposito ho desiderato mantenere lo stesso Fonte Battesimale, spostandolo da S. Maria dei Pellegrini nella nuova Chiesa. Ascolteremo l’annuncio delle nostre Liturgie attraverso il suono delle cinque campane che abbiamo già posto sul campanile dopo esser state solennemente benedette dal nostro amato Papa Benedetto XVI, lo scorso 24 ottobre.

Avremo nuove aule per la catechesi dei nostri ragazzi in preparazione ai sacramenti e per i nostri giovani che potranno continuare i loro incontri anche dopo la Cresima. Così i medesimi spazi saranno a servizio anche delle catechesi e cammini formativi e spirituali per adulti. Avremo degli spazi per il gioco e l’animazione delle iniziative estive desinate principalmente a ragazzi e bambini.

 

Mai dimenticheremo i poveri! Abbiamo ricevuto in dono dalla provvidenza un Vescovo di Roma nella persona di Papa Francesco. Egli, ha detto, sogna una “chiesa povera per i poveri”. E noi non possiamo essere sordi a questo richiamo e desiderio. Gesù ce lo ha detto nel Vangelo: “i poveri li avrete sempre con voi!”, e noi quotidianamente come comunità cristiana dobbiamo sempre sentirci coinvolti e impegnati a essere vicini e sollevare, per quanto si può, le varie povertà di cui la nostra parrocchia viene a conoscenza.

I nostri spazi saranno a servizio dell’accoglienza e della vicinanza ai poveri che da sempre vengono a bussare alla porta della nostra parrocchia come di tutte le parrocchie.

 

Ma non possiamo solo limitarci a considerare tutto questo solo sotto l’aspetto formale e direi ”materiale”, ma occorre soprattutto guardare con “fede” questa nuova consegna della Chiesa nuova, di un nuovo Tempio consacrato a Dio e sotto la protezione dell’Apostolo Tommaso.

Condividendo una riflessione del prof. Filippo Ramondino, occorre mettersi nell’ottica della Prima Lettera di Pietro che ci esorta ad essere In Cristo pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale” .

Il cristiano prima di essere maestro è testimone, personalmente e comunitariamente. San Pietro nella sua prima lettera ci offre una immagine plastica dell’identità del cristiano.  Mossi dalle parole dell’apostolo, i vescovi italiani ci richiamano l’urgenza di rimettere in luce gli elementi di fondo della testimonianza cristiana:

  1.  il suo aspetto esistenziale (pietre vive),
  2.  il suo carattere ecclesiale (edificio spirituale),
  3.  la sua qualità testimoniale (sacerdozio santo)

1. Stringendovi a Cristo pietra viva, anche voi pietre vive ( 1 Pt 2,4-8)

Che cosa è questa “pietra viva”?  San Pietro parlando di pietra, ricorda certamente quanto Gesù amasse questa parola e il suo significato. Il Maestro l’ aveva scelta come soprannome per lui, Simone detto Pietro: cefa che in aramaico significa “roccia”.   La Palestina stessa è una regione molto rocciosa, e le pietre venivano usate per i più svariati scopi…per costruire e per lapidare!  La “pietra viva” è quella non ancora lavorata, allo stato naturale. Anche san Paolo richiama questa metafora : «Siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, e avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù. In lui ogni costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore, in lui anche voi insieme con gli altri venite edificati per diventare dimora di Dio per mezzo dello Spirito» (Ef 2,19-22).  Gesù è pietra viva che diventa pietra angolare: si è lasciato lavorare dalla volontà del Padre, dal sacrificio della croce. «Imparò l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza per tutti coloro che gli obbediscono» (cfr. Eb 5,8-9) !  La pietra viva è dunque la pietra che è disponibile a lasciarsi lavorare, per diventare dimora di Dio, tempio dello Spirito Santo.  Se noi, come “pietre vive”, pietre allo stato rozzo, natura lapsa, non ci lasciamo purificare e levigare dall’acqua del battesimo, non siamo provati al fuoco dello Spirito, non siamo sfaccettati dalla penitenza e da una coerente vita spirituale, restiamo pietre pericolose, per noi stessi e per gli altri: ci fossilizzano, incrostandosi di aggressività, di immorale pesantezza, di negatività, che pian piano scarichiamo sugli altri…così la società si fossilizza nel peccato, si disumanizza, si lacera, perché non siamo più pietre che costruiamo cattedrali o ponti che uniscono, ma pietre che ci usiamo per lapidarci reciprocamente, pietre viscide sulle quali scorre più velocemente la sporcizia della società, la distruttività umana.

2. Per la costruzione di un edificio spirituale (1 Pt 2, 4)

Noi siamo pietre vive….scelte da Dio per costruire la sua opera, il suo Regno. Chiamati a costruire, non a distruggere. Ad entrare regalmente nella sua opera creatrice, non a restare nel caos. Di più: si tratta di un “edificio spirituale”, cioè non condizionato dal tempo e dallo spazio, dai limiti della materia e della corporeità. La pietra angolare ora è soltanto la pietra ribaltata del sepolcro: la virtus resurrectionis!  Come tanti mattoni formano la chiesa materiale, cosi ciascuno di noi forma la Chiesa visibile di Cristo, dove c’è un cristiano c’è tutta la Chiesa.  Ma è più bello parlare di pietre, più che di mattoni, perché? Perché i mattoni sono tutti uguali, le pietre invece no, una è diversa dall’altra, non troveremo mai una pietra identica all’altra. Così come noi uomini, ognuno unico e irripetibile. Siamo tutti diversi, e pur molteplici, in Cristo possiamo essere una cosa sola. La diversità (lingua, cultura, tradizioni…temperamenti, caratteri, ecc), accettata e amata, diventa una ricchezza.  Questa costruzione richiede impegno, fatica, generosità, sacrificio, insieme alla gioia e la soddisfazione interiore di vedere realizzarsi una grande opera per la gloria di Dio.  Nel Medioevo spesso i pellegrini contribuivano per la costruzione dei santuari facendo il sacrificio di portare una pietra: in Galizia, per esempio, ad ogni pellegrino che passava veniva data una pietra da portare nella città successiva, dove si stava costruendo una basilica.

3. Per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio. (1 Pt 2,5)

Siamo pietre vive per un sacerdozio santo. Chiamati cioè a realizzare con Cristo, per Cristo ed in Cristo la nostra vocazione alla santità.  C’è una bella espressione del profeta: «toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne». Il cuore di pietra è la pietra viva che si lascia lavorare dal cuore di Cristo…che ci rende uomini veri, col cuore di carne, che umanizza la nostra natura di carne per far lavorare la grazia.  Dobbiamo così accettare le necessarie sfaccettature, smussare angoli, eliminare crepe, per dare solidità alla pietra…per divinizzare il nostro cuore.  Sarà così una spontanea conseguenza la “qualità testimoniale”: il santo orgoglio, l’ardimento, la responsabilità, la divina sicurezza che noi come societas christiana siamo: «stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo di Dio». Non siamo una massa anonima, non siamo un corpo scompaginato, non siamo un cocktail di mode e di gusti spirituali: siamo la Chiesa di Cristo, pietre compaginate, cementate attorno a Lui, pietra angolare, per virtù di quell’opera soprannaturale, indistruttibile, eterna che agisce in noi per la grazia dei sacramenti.  Grazie Signore, che ci prendi così come siamo: pietre vive, grazie perché ci lavori con le mani piagate di Cristo e con le mani operose dei santi, e fai di quello che noi siamo, piccole o grandi pietre, un pezzo prezioso ai tuoi occhi per la costruzione del Regno.

 

Per questo vi invito come comunità parrocchiale a vivere questi giorni che precedono la Dedicazione della nuova Chiesa con grande senso cristiano di chi è chiamato dal Signore Gesù ad assumere la propria identità di “pietra viva” che edifica il vero Tempio del Dio vivente nel mondo che è il nostro cuore e tutti uniti, la comunità cristiana – corpo vivo del Cristo.

Ci prepareremo con una Novena: nove giorni di preparazione spirituale, di preghiera, di catechesi e di “segni” che ci dispongano a vivere nello “Spirito Santo” il dono di una nuova casa di Dio in mezzo alle case degli uomini del nostro quartiere. Potremo così avere un giorno per la Catechesi sulla Chiesa, la Catechesi sul Tempio di Dio e la sua Solenne Dedicazione, , un giorno dedicato all’Adorazione Eucaristica animata proprio dalla comprensione di questo “dono”; un giorno dedicato alla preparazione attraverso il Sacramento della Riconciliazione, un giorno dedicato all’accoglienza della nuova immagine di Maria Santissima che sarà collocata nella nuova Chiesa. Un giorno accoglieremo e venereremo le Reliquie dei Santi che saranno collocate nel nuovo altare, cioè San Tommaso Apostolo, Santa Francesca Romana, S. Gregorio I Papa, Santa Maria Goretti, S. Maria Maddalena Postel (fondatrice delle suore che sono presenti nella nostra parrocchia e vivono il loro servizio nella scuola Bambin Gesù), il Beato Giovanni Paolo II, la Beata Boleslawa M. Lament (fgondatrice delle Suore Missionarie della S. Famiglia, presenti a S. Maria dei Pellegrini, il Beato Charles de Foucault (fondatore dei Piccoli Fratelli di Gesù). Altre giornate pregheremo e chiederemo a Dio la grazia di ben disporci a vivere l’evento della Dedicazione.

Una buona “Compagnia” di Santi e Beati che ci incoraggeranno ad essere i cammino verso la stessa meta alta della Santità.

 

Allora incamminiamoci insieme incontro a questa giornata di Festa che cambierà sicuramente la normalità di un Sabato qualunque della nostra vita, che ci farà sperimentare ancora l’unione di famiglia cristiana, che ci farà sentire ancora una volta che la Chiesa è “viva”, come ci ricordava Benedetto XVI.

La nostra Comunità cristiana di San Tommaso Apostolo è viva e ora è incoraggiata ad essere testimone credibile di un “dono di Dio” nella nuova Chiesa e del suo complesso parrocchiale. Sentiamoci coinvolti e soprattutto “responsabili” di questa chiamata ad essere le “pietre vive” dell’edificio spirituale che è Cristo Gesù in mezzo a noi.

Ogni volta che ciascuno di noi vedrà, entrerà nella nuova Chiesa, si senta veramente “pietra viva” , chiamato a rendere ragione della fede ricevuta e impegnato a trasmetterla con fedeltà e amore ad ogni persona che vive nel nostro quartiere. 

Carissimi amici, buona Festa della Dedicazione della nuova Chiesa a tutti! 

d. Antonio

 

 

Presentazione dell’opera architettonica del 

COMPLESSO PARROCCHIALE DEDICATO A SAN TOMMASO APOSTOLO

Roma – Località Infernetto

 

Il complesso sorge nella periferia romana in un quartiere che presenta oggi un tessuto urbano alquanto anonimo derivato dalla giacitura dei due assi viari principali che ne delimitano i confini: a nord la via Cristoforo Colombo e a sud la via di Castel Porziano. Questi due assi hanno generato ulteriori tracciati viari tra loro paralleli per lo sfruttamento funzionale del territorio, generando così perimetri rettangolari di innumerevoli lotti, ove sono sorte a centinaia abitazioni a bassa densità, configurando un tessuto edilizio privo di un riconoscibile disegno urbano.

Non una piazza, un centro di aggregazione, né tantomeno arredi urbani o giardini che dessero qualità a quei luoghi, se non l’individualità di alcune tipologie abitative, tra loro similari, che si differenziano solo per la dimensione e la più o meno ricchezza dei materiali.

Da questa lettura è derivata la gran parte degli intendimenti progettuali del complesso. Vale a dire che si è tentato di nobilitare la preesistenza attribuendo a questa un senso diverso dall’attuale, riconducendola ad una forma urbana di maggiore dignità, nella quale il nuovo organismo architettonico doveva divenire il fulcro e il polo ordinatore del contesto circostante.

Individuata così la relazione al contesto, si è ritenuto aggiungere un ulteriore concetto ispiratore. Ovvero far trasparire dalla forma architettonica finale, specie per ciò che riguarda la chiesa, l’idea di stratificazione tipica dell’evoluzione urbana della città di Roma, in quanto non solo elemento di identità, ma anche di permanenza e resistenza al tempo.

Da qui, oltre all’uso dei materiali tradizionali romani, quali il mattone e il travertino, si è impostato il progetto su rotazioni interconnesse di quadrati generatori che tra loro producono in alzato scorsi prospettici e volumetrici non usuali, tipici appunto delle architetture scaturite da successive stratificazioni determinatesi in varie epoche.

Altro elemento architettonico che connota la chiesa, è indubbiamente la copertura che conserva, sostituendola, la memoria della cupola, e allo stesso tempo la ricorda in quanto veicolo di ricongiungimento per l’uomo, tra la realtà e gli affanni della vita terrena e la gloria e il premio della vita celeste. Ecco dunque perché è stato progettato il turbinio e l’incrocio geometrico delle travi inondate di luce naturale a coronamento della grande croce luminosa da cui traspare il cielo. Questa immagine è indubbio che voglia evocare quelle tante forme immaginate e rappresentate dagli artisti della volta celeste, soffuse di raggi a rappresentare astrattamente la luce divina della verità, che dà speranza e forza a chi la intravede.

 

Marco Petreschi

Roma, 13 marzo 2013

 

 

 

 

 

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