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ASSEMBLEA PASTORALE di Inizio anno 

Sabato13 Settembre

 

SEQUENZA SPIRITO SANTO

 

Vieni, Santo Spirito
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce.

Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto;
ospite dolce dell’anima,
dolcissimo sollievo.

Nella fatica, riposo,
nella calura riparo,
nel pianto conforto.

O luce beatissima,
invadi nell’intimo
il cuore dei tuoi fedeli.

 


Senza la tua forza
nulla è nell’uomo,
nulla senza colpa.

Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.

Piega ciò che è rigido,
scalda ciò che è gelido,
drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli
che solo in te confidano
i tuoi santi doni.

Dona virtù e premio,
dona morte santa,
dona gioia eterna.

AMEN

 


1          PAROLA DI DIO:

Dal Vangelo secondo Luca (6,43-49)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo.  L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. Perché mi invocate: “Signore, Signore!” e non fate quello che dico?  Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica, vi mostrerò a chi è simile: è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la piena, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene.  Chi invece ascolta e non mette in pratica, è simile a un uomo che ha costruito una casa sulla terra, senza fondamenta. Il fiume la investì e subito crollò; e la distruzione di quella casa fu grande».
Parola del Signore

Commento: ……

 

Oggi si ricorda San Giovanni  Crisostomo (Antiochia c. 349 – Comana sul Mar Nero 14 settembre 407) fu annunziatore fedele della parola di Dio, come presbitero ad Antiochia (386-397) e come vescovo a Costantinopoli (397-404). Qui si dedicò all’evangelizzazione e alla catechesi, all’opera liturgica, caritativa e missionaria. L’anafora eucaristica da lui rielaborata in forma definitiva sull’antico schema antiocheno è ancor oggi la più diffusa in tutto l’Oriente. La sua predicazione nel campo morale e sociale gli procurò dure opposizioni e infine l’esilio (404-407), dove morì. Nella sua opera di maestro e dottore ha rilievo il commento alle Scritture, specialmente alle lettere paoline, e il suo contributo alla dottrina eucaristica. 

Meditazione di Benedetto XVI

Costruire sulla roccia significa costruire su Cristo e con Cristo, che è la roccia. Nella Prima Lettera ai Corinzi san Paolo, parlando del cammino del popolo eletto attraverso il deserto, spiega che tutti “bevvero … da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo” (1 Cor 10, 4). I padri del popolo eletto certamente non sapevano che quella roccia era Cristo. Non erano consapevoli di essere accompagnati da Colui il quale, quando sarebbe venuta la pienezza dei tempi, si sarebbe incarnato, assumendo un corpo umano. Non avevano bisogno di comprendere che la loro sete sarebbe stata soddisfatta dalla Sorgente stessa della vita, capace di offrire l’acqua viva per dissetare ogni cuore. Bevvero tuttavia a questa roccia spirituale che è Cristo, perché avevano nostalgia dell’acqua della vita, ne avevano bisogno. In cammino sulle strade della vita, forse a volte non siamo consapevoli della presenza di Gesù. Ma proprio questa presenza, viva e fedele, la presenza nell’opera della creazione, la presenza nella Parola di Dio e nell’Eucaristia, nella comunità dei credenti e in ogni uomo redento dal prezioso Sangue di Cristo, questa presenza è la fonte inesauribile della forza umana. Gesù di Nazaret, Dio che si è fatto Uomo, sta accanto a noi nella buona e nella cattiva sorte e ha sete di questo legame, che è in realtà il fondamento dell’autentica umanità. Leggiamo nell’Apocalisse queste significative parole: “Ecco sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me” (Ap3, 20)… Costruire sulla roccia significa anche costruire su Qualcuno che è stato rifiutato. San Pietro parla ai suoi fedeli di Cristo come di una “pietra viva rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio” (1 Pt 2, 4). Il fatto innegabile dell’elezione di Gesù da parte di Dio non nasconde il mistero del male, a causa del quale l’uomo è capace di rigettare Colui che lo ha amato sino alla fine. Questo rifiuto di Gesù da parte degli uomini, menzionato da san Pietro, si protrae nella storia dell’umanità e giunge anche ai nostri tempi. Non occorre una grande acutezza di mente per scorgere le molteplici manifestazioni del rigetto di Gesù, anche lì dove Dio ci ha concesso di crescere. Più volte Gesù è ignorato, è deriso, è proclamato re del passato, ma non dell’oggi e tanto meno del domani, viene accantonato nel ripostiglio di questioni e di persone di cui non si dovrebbe parlare ad alta voce e in pubblico. Se nella costruzione della casa della vostra vita incontrate coloro che disprezzano il fondamento su cui voi state costruendo, non vi scoraggiate! Una fede forte deve attraversare delle prove. Una fede viva deve sempre crescere. La nostra fede in Gesù Cristo, per rimanere tale, deve spesso confrontarsi con la mancanza di fede degli altri.                              Benedetto XVIIncontro con i giovani a Cracovia, 27 maggio 2006

 

La preghiera è luce per l’anima – San Giovanni Crisostomo

La preghiera, o dialogo con Dio, è un bene sommo. È, infatti, una comunione intima con Dio. Come gli occhi del corpo vedendo la luce ne sono rischiarati, così anche l’anima che è tesa verso Dio viene illuminata dalla luce ineffabile della preghiera. Deve essere, però, una preghiera non fatta per abitudine, ma che proceda dal cuore. Non deve essere circoscritta a determinati tempi od ore, ma fiorire continuamente, notte e giorno. Non bisogna infatti innalzare il nostro animo a Dio solamente quando attendiamo con tutto lo spirito alla preghiera. Occorre che, anche quando siamo occupati in altre faccende, sia nella cura verso i poveri, sia nelle altre attività, impreziosite magari dalla generosità verso il prossimo, abbiamo il desiderio e il ricordo di Dio, perché, insaporito dall’amore divino, come da sale, tutto diventi cibo gustosissimo al Signore dell’universo. Possiamo godere continuamente di questo vantaggio, anzi per tutta la vita, se a questo tipo di preghiera dedichiamo il più possibile del nostro tempo. La preghiera è luce dell’anima, vera conoscenza di Dio, mediatrice tra Dio e l’uomo. L’anima, elevata per mezzo suo in alto fino al cielo, abbraccia il Signore con amplessi ineffabili. Come il bambino, che piangendo grida alla madre, l’anima cerca ardentemente il latte divino, brama che i propri desideri vengano esauditi e riceve doni superiori ad ogni essere visibile. La preghiera funge da augusta messaggera dinanzi a Dio, e nel medesimo tempo rende felice l’anima perché appaga le sue aspirazioni. Parlo, però, della preghiera autentica e non delle sole parole. Essa è un desiderare Dio, un amore ineffabile che non proviene dagli uomini, ma è prodotto dalla grazia divina. Di essa l’Apostolo dice: Non sappiamo pregare come si conviene, ma lo Spirito stesso intercede per noi con gemiti inesprimibili (cfr. Rm 8, 26b). Se il Signore dà a qualcuno tale modo di pregare, è una ricchezza da valorizzare, è un cibo celeste che sazia l’anima; chi l’ha gustato si accende di desiderio celeste per il Signore, come di un fuoco ardentissimo che infiamma la sua anima. Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà mediante la pratica della preghiera. Rendi splendida la tua abitazione con la luce della giustizia; orna le sue pareti con le opere buone come di una patina di oro puro e al posto dei muri e delle pietre preziose colloca la fede e la soprannaturale magnanimità, ponendo sopra ogni cosa, in alto sul fastigio, la preghiera a decoro di tutto il complesso. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia. Egli ti concederà di trasformare la tua anima in tempio della sua presenza.

Dalle Omelie di san Giovanni Crisostomo, vescovo (Om. 6 sulla preghiera; PG 64, 462-466)

 

Pausa di silenzio ……..

 

Tutti .

 

Signore, donaci pensieri chiari,
preservaci da chiacchiere inutili,
concedi il distacco necessario per giudicarci,
per scoprire le nostre possibilità e i nostri limiti.
Non permettere che ci insuperbiamo per i successi
o ci scoraggiamo per gli insuccessi.
Fa’ che ci comprendiamo reciprocamente,
anche quando le opinioni divergono;
che non litighiamo, anche quando l’argomento ci divide
Vogliamo servire te, mediante il lavoro che compiamo per la comunità.

Amen.

 

 

3         DAL CONVEGNO DI GIUGNO 2014 SULLA
un popolo che genera i suoi figli ….

 

Estratto dell’intervento del Papa:

Prima di tutto, buonasera a tutti!…..
Sono contento di essere tra voi. …. Anche nelle tante lettere che ricevo ogni giorno leggo di uomini e donne che si sentono disorientati, perché la vita è spesso faticosa e non si riesce a trovarne il senso e il valore. E’ troppo accelerata! Immagino quanto sia convulsa la giornata di un papà o di una mamma, che si alzano presto, accompagnano i figli a scuola, poi vanno a lavorare, spesso in luoghi dove sono presenti tensioni e conflitti, anche in luoghi lontani. … Spesso capita a tutti noi di sentirci soli così. Di sentirci addosso un peso che ci schiaccia, e ci domandiamo: ma questa è vita? Sorge nel nostro cuore la domanda: come facciamo perché i nostri figli, i nostri ragazzi, possano dare un senso alla loro vita? Perché anche loro avvertono che questo nostro modo di vivere a volte è disumano, e non sanno quale direzione prendere affinché la vita sia bella, e la mattina siano contenti di alzarsi.

Quando io confesso i giovani sposi e mi parlano dei figli, faccio sempre una domanda: “E tu hai tempo per giocare con i tuoi figli?”. E tante volte sento dal papà: “Ma, Padre, io quando vado a lavorare alla mattina, loro dormono, e quanto torno, alla sera, sono a letto, dormono”. Questa non è vita! E’ una croce difficile. Non è umano. Quando ero Arcivescovo nell’altra diocesi avevo modo di parlare più frequentemente di oggi con i ragazzi e i giovani e mi ero reso conto che soffrivano di orfandad, cioè di orfanezza. I nostri bambini, i nostri ragazzi soffrono di orfanezza! Credo che lo stesso avvenga a Roma. I giovani sono orfani di una strada sicura da percorrere, di un maestro di cui fidarsi, di ideali che riscaldino il cuore, di speranze che sostengano la fatica del vivere quotidiano. Sono orfani, ma conservano vivo nel loro cuore il desiderio di tutto ciò! Questa è la società degli orfani. Pensiamo a questo, è importante. Orfani, senza memoria di famiglia: perché, per esempio, i nonni sono allontanati, in casa di riposo, non hanno quella presenza, quella memoria di famiglia; orfani, senza affetto d’oggi, o un affetto troppo di fretta: papà è stanco, mamma è stanca, vanno a dormire… E loro rimangono orfani. Orfani di gratuità: quello che dicevo prima, quella gratuità del papà e della mamma che sanno perdere il tempo per giocare con i figli. Abbiamo bisogno di senso di gratuità: nelle famiglie, nelle parrocchie, nella società tutta. E quando pensiamo che il Signore si è rivelato a noi nella gratuità, cioè come Grazia, la cosa è molto più importante. Quel bisogno di gratuità umana, che è come aprire il cuore alla grazia di Dio. Tutto è gratis: Lui viene e ci dà la sua grazia. Ma se noi non abbiamo il senso della gratuità nella famiglia, nella scuola, nella parrocchia ci sarà molto difficile capire cosa è la grazia di Dio, quella grazia che non si vende, che non si compra, che è un regalo, un dono di Dio: è Dio stesso. E per questo sono orfani di gratuità.

Gesù ci ha fatto una grande promessa: «Non vi lascerò orfani» (Gv 14,18… Gesù Cristo ci ha rivelato che Dio è Padre e vuole aiutarti, perché ti ama”. Ecco il senso profondo dell’iniziazione cristiana: generare alla fede vuol dire annunziare che non siamo orfani. ….. La nostra società tecnologica — lo diceva già Paolo VI — moltiplica all’infinito le occasioni di piacere, di distrazione, di curiosità, ma non è capace di portare l’uomo alla vera gioia. ….

Il Cardinale Vallini ha parlato di questo cammino di conversione pastorale missionaria. E’ un cammino che si fa e si deve fare e noi abbiamo la grazia ancora di poterlo fare. Conversione non è facile, perché è cambiare la vita, cambiare metodo, cambiare tante cose, anche cambiare l’anima. Ma questo cammino di conversione ci darà l’identità di un popolo che sa generare i figli, non un popolo sterile! Se noi come Chiesa non sappiamo generare figli, qualcosa non funziona! La sfida grande della Chiesa oggi è diventare madre: madre! Non una Ong ben organizzata, con tanti piani pastorali… Ne abbiamo bisogno, certo… Ma quello non è l’essenziale, quello è un aiuto. A che cosa? Alla maternità della Chiesa. … Ma per questo la Chiesa deve fare qualcosa, deve cambiare, deve convertirsi per diventare madre. Deve essere feconda! La fecondità è la grazia che noi oggi dobbiamo chiedere allo Spirito Santo, perché possiamo andare avanti nella nostra conversione pastorale e missionaria. Non si tratta, non è questione di andare a cercare proseliti, no, no! Andare a suonare al citofono: “Lei vuol venire a questa associazione che si chiama Chiesa cattolica?…”. Bisogna fare la scheda, un socio di più… La Chiesa – ci ha detto Benedetto XVI – non cresce per proselitismo, cresce per attrazione, per attrazione materna, per questo offrire maternità; cresce per tenerezza, per la maternità, per la testimonianza che genera sempre più figli. E’ un po’ invecchiata la nostra Madre Chiesa… Non dobbiamo parlare della “nonna” Chiesa, ma è un po’ invecchiata…. Dobbiamo ringiovanirla! …..

E’ un invecchiamento che… credo… fuga dalla vita comunitaria, questo è vero: l’individualismo ci porta alla fuga dalla vita comunitaria, e questo fa invecchiare la Chiesa. …. Dobbiamo recuperare la memoria, la memoria della Chiesa che è popolo di Dio. A noi oggi manca il senso della storia. …. Tutto si fa di fretta, perché siamo schiavi della situazione. Recuperare la memoria nella pazienza di Dio, che non ha avuto fretta nella sua storia di salvezza, che ci ha accompagnato lungo la storia, che ha preferito la storia lunga per noi, di tanti anni, camminando con noi.

Nel presente … una sola parola dirò: accoglienza. Ecco, l’accoglienza. E un’altra che avete detto voi: tenerezza. …. Saper aprire la porta nel presente: accoglienza e tenerezza.

E per il futuro, speranza e pazienza. Dare testimonianza di speranza, andiamo avanti. E la famiglia? E’ pazienza. Quella che san Paolo ci dice: sopportarvi a vicenda, l’un l’altro. Sopportarci. E’ così.

…. Quando arrivano in parrocchia – forse mi ripeto, perché ho fatto una strada diversa e mi sono allontanato dal testo -, quale atteggiamento dobbiamo avere? Dobbiamo accogliere sempre tutti con cuore grande, come in famiglia, chiedendo al Signore di farci capace di partecipare alle difficoltà e ai problemi che spesso i ragazzi e i giovani incontrano nella loro vita.

Dobbiamo avere il cuore di Gesù, il quale «vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore» (Mt 9,36). Vedendo le folle, ne sentì compassione. A me piace sognare una Chiesa che viva la compassione di Gesù. Compassione è “patire con”, sentire quello che sentono gli altri, accompagnare nei sentimenti. … Le persone si aspettano di trovare in noi lo sguardo di Gesù, a volte senza nemmeno saperlo, quello sguardo sereno, felice che entra nel cuore. Ma deve essere tutta la parrocchia ad essere una comunità accogliente, non solo i sacerdoti e i catechisti. Tutta la parrocchia! Accogliere…

Dobbiamo ripensare quanto le nostre parrocchie sono accoglienti, se gli orari delle attività favoriscono la partecipazione dei giovani, se siamo capaci di parlare i loro linguaggi, di cogliere anche negli altri ambienti (come ad esempio nello sport, nelle nuove tecnologie) le possibilità per annunciare il Vangelo….. Ma è importante che all’accoglienza segua una chiara proposta di fede; una proposta di fede tante volte non esplicita, ma con l’atteggiamento, con la testimonianza: in questa istituzione che si chiama Chiesa, in questa istituzione che si chiama parrocchia si respira un’aria di fede, perché si crede nel Signore Gesù.

Io chiederò a voi di studiare bene queste cose che ho detto: questa orfanezza, e studiare come far recuperare la memoria di famiglia; come fare affinché nelle parrocchie ci sia l’affetto, ci sia la gratuità, che la parrocchia non sia una istituzione legata solo alle situazioni del momento. ….

Pensiamo alla Chiesa madre e diciamo alla nostra madre Chiesa quello che Elisabetta ha detto a Maria quando era diventata madre, in attesa del figlio: “Tu sei felice, perché hai creduto!”.

Vogliamo una Chiesa di fede, che creda che il Signore è capace di farla madre, di darle tanti figli. La nostra Santa Madre Chiesa. Grazie!

 

Riflessioni personali …………………………………


  1. 4.    Come comunità parrocchiale
    Riflettiamo su alcuni spunti tratti dal PRIMO CAPITOLO DELL’ESORTAZIONE “EVANGELII GAUDIUM”
    di Papa Francesco…

 

 

Capitolo primo: LA TRASFORMAZIONE MISSIONARIA DELLA CHIESA

 

19. L’evangelizzazione obbedisce al mandato missionario di Gesù: «Andate  dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del  Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho  comandato» (Mt 28,19-20). ……

 

I. UNA CHIESA IN USCITA

20. Nella Parola di Dio appare costantemente questo dinamismo di “uscita”  che Dio vuole provocare nei credenti. Abramo accettò la chiamata a partire  verso una terra nuova (cfr Gen 12,1-3). Mosè ascoltò la chiamata di Dio:  «Va’, io ti mando» (Es 3,10) e fece uscire il popolo verso la terra promessa  (cfr Es 3,17). A Geremia disse: «Andrai da tutti coloro a cui ti manderò» (Ger 1,7). Oggi, in questo “andate” di Gesù, sono presenti gli scenari e le sfide sempre nuovi della missione evangelizzatrice della Chiesa, e tutti  siamo chiamati a questa nuova “uscita” missionaria. Ogni cristiano e ogni  comunità discernerà quale sia il cammino che il Signore chiede, però tutti siamo invitati ad accettare questa chiamata: uscire dalla propria comodità  e avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della  luce del Vangelo.  21. La gioia del Vangelo che riempie la vita della comunità dei discepoli è  una gioia missionaria. … La sentono pieni di  ammirazione i primi che si convertono nell’ascoltare la predicazione degli  Apostoli «ciascuno nella propria lingua» (At 2,6) a Pentecoste. Questa gioia è un segno che il Vangelo è stato annunciato e sta dando frutto. Ma ha  sempre la dinamica dell’esodo e del dono, dell’uscire da sé, del camminare  e del seminare sempre di nuovo, sempre oltre. Il Signore dice: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per  questo infatti sono venuto!» (Mc 1,38). Quando la semente è stata seminata  in un luogo, non si trattiene più là per spiegare meglio o per fare segni  ulteriori, bensì lo Spirito lo conduce a partire verso altri villaggi.

22. La Parola ha in sé una potenzialità che non possiamo prevedere. Il  Vangelo parla di un seme che, una volta seminato, cresce da sé anche  quando l’agricoltore dorme (cfr Mc 4,26-29). La Chiesa deve accettare questa libertà inafferrabile della Parola, che è efficace a suo modo, e in forme molto diverse, tali da sfuggire spesso le nostre previsioni e rompere i nostri schemi.

23. L’intimità della Chiesa con Gesù è un’intimità itinerante, e la comunione «si configura essenzialmente come comunione missionaria». (20 GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. postsinodale Christifideles laici (30 dicembre 1988),) Fedele al modello del Maestro, è vitale che oggi la Chiesa esca ad  annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza  indugio, senza repulsioni e senza paura. La gioia del Vangelo è per tutto il  popolo, non può escludere nessuno. Così l’annuncia l’angelo ai pastori di  Betlemme: «Non temete, ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di  tutto il popolo» (Lc 2,10). L’Apocalisse parla di «un vangelo eterno da  annunciare agli abitanti della terra e a ogni nazione, tribù, lingua e popolo» (Ap 14,6).

24. La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che  fruttificano e festeggiano. “Primerear – prendere l’iniziativa”: vogliate  scusarmi per questo neologismo. La comunità evangelizzatrice sperimenta  che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr 1 Gv 4,10),  e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza  paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade  per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia,  frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza  diffusiva. Osiamo un po’ di più di prendere l’iniziativa! Come conseguenza, la Chiesa sa “coinvolgersi”. Gesù ha lavato i piedi ai suoi discepoli. Il Signore si coinvolge e coinvolge i suoi, mettendosi in ginocchio davanti agli  altri per lavarli. Ma subito dopo dice ai discepoli: «Sarete beati se farete  questo» (Gv 13,17). La comunità evangelizzatrice si mette mediante opere e gesti nella vita quotidiana degli altri, accorcia le distanze, si abbassa fino all’umiliazione se è necessario, e assume la vita umana, toccando la carne  sofferente di Cristo nel popolo. Gli evangelizzatori hanno così “odore di pecore” e queste ascoltano la loro voce. Quindi, la comunità  evangelizzatrice si dispone ad “accompagnare. Accompagna l’umanità in  tutti i suoi processi, per quanto duri e prolungati possano essere. Conosce  le lunghe attese e la sopportazione apostolica. L’evangelizzazione usa molta  pazienza, ed evita di non tenere conto dei limiti. Fedele al dono del Signore, sa anche “fruttificare. La comunità evangelizzatrice è sempre attenta ai  frutti, perché il Signore la vuole feconda. Si prende cura del grano e non  perde la pace a causa della zizzania. Il seminatore, quando vede spuntare  la zizzania in mezzo al grano, non ha reazioni lamentose né allarmiste.  Trova il modo per far sì che la Parola si incarni in una situazione concreta e  dia frutti di vita nuova, benché apparentemente siano imperfetti o incompiuti. Il discepolo sa offrire la vita intera e giocarla fino al martirio come testimonianza di Gesù Cristo, però il suo sogno non è riempirsi di  nemici, ma piuttosto che la Parola venga accolta e manifesti la sua potenza  liberatrice e rinnovatrice. Infine, la comunità evangelizzatrice gioiosa sa  sempre “festeggiare”. Celebra e festeggia ogni piccola vittoria, ogni passo  avanti nell’evangelizzazione. L’evangelizzazione gioiosa si fa bellezza nella  Liturgia in mezzo all’esigenza quotidiana di far progredire il bene. La Chiesa  evangelizza e si evangelizza con la bellezza della Liturgia, la quale è anche celebrazione dell’attività evangelizzatrice e fonte di un rinnovato impulso a  donarsi.

 

Per la condivisione:

uscire dalla propria comodità – annunciare una Parola potente – prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare e festeggiare

 Come possiamo accogliere nella nostra comunità questo invito dell’Esortazione del Papa e compiere gesti concreti per attuarlo….

 

 

II. PASTORALE IN CONVERSIONE

25. ….. Spero che tutte le comunità facciano in modo di  porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una  conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno. Ora non ci serve una «semplice amministrazione». (Documento di  Aparecida (31 maggio 2007), 201) Costituiamoci  in tutte le regioni della terra in un «stato permanente di missione».

26. Paolo VI …: «La Chiesa deve approfondire la coscienza di se stessa,  meditare sul mistero che le è proprio […] Deriva da questa illuminata ed  operante coscienza uno spontaneo desiderio di confrontare l’immagine  ideale della Chiesa, quale Cristo vide, volle ed amò, come sua Sposa santa  ed immacolata (Ef 5,27), e il volto reale, quale oggi la Chiesa presenta […]  Deriva perciò un bisogno generoso e quasi impaziente di rinnovamento, di  emendamento cioè dei difetti, che quella coscienza, quasi un esame  interiore allo specchio del modello che Cristo di sé ci lasciò, denuncia e  rigetta». (PAOLO VI, Lett. enc. Ecclesiam suam (6 agosto 1964), 10: AAS 56 (1964), 611-612) Il Concilio Vaticano II ha presentato la conversione ecclesiale  come l’apertura a una permanente riforma di sé per fedeltà a Gesù Cristo:  «Ogni rinnovamento della Chiesa consiste essenzialmente in un’accresciuta  fedeltà alla sua vocazione […] La Chiesa peregrinante verso la meta è  chiamata da Cristo a questa continua riforma, di cui essa, in quanto  istituzione umana e terrena, ha sempre bisogno». (Decreto sull’ecumenismo Unitatis redintegratio, 6) Ci sono strutture  ecclesiali che possono arrivare a condizionare un dinamismo  evangelizzatore; ugualmente, le buone strutture servono quando c’è una  vita che le anima, le sostiene e le giudica. Senza vita nuova e autentico spirito evangelico, senza “fedeltà della Chiesa alla propria vocazione”,  qualsiasi nuova struttura si corrompe in poco tempo.

27. Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché  le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale  diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più  che per l’autopreservazione. La riforma delle strutture, che esige la  conversione pastorale, si può intendere solo in questo senso: fare in modo  che esse diventino tutte più missionarie, che la pastorale ordinaria in tutte  le sue istanze sia più espansiva e aperta, che ponga gli agenti pastorali in  costante atteggiamento di “uscita” e favorisca così la risposta positiva di  tutti coloro ai quali Gesù offre la sua amicizia. Come diceva Giovanni Paolo  II ai Vescovi dell’Oceania, «ogni rinnovamento nella Chiesa deve avere la missione come suo scopo per non cadere preda di una specie  d’introversione ecclesiale». (GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. postsinodale Ecclesia in Oceania (22 novembre 2001)

28. La parrocchia non è una struttura caduca; proprio perché ha una  grande plasticità, può assumere forme molto diverse che richiedono la  docilità e la creatività missionaria del pastore e della comunità. Sebbene certamente non sia l’unica istituzione evangelizzatrice, se è capace di  riformarsi e adattarsi costantemente, continuerà ad essere «la Chiesa  stessa che vive in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie». (GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. postsinodale Christifideles laici (30 dicembre 1988), 26) Questo suppone che realmente stia in contatto con le famiglie e con la vita del  popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi. La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della  vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione. Attraverso tutte le sue attività, la  parrocchia incoraggia e forma i suoi membri perché siano agenti  dell’evangelizzazione. È comunità di comunità, santuario dove gli assetati  vanno a bere per continuare a camminare, e centro di costante invio  missionario. Però dobbiamo riconoscere che l’appello alla revisione e al  rinnovamento delle parrocchie non ha ancora dato sufficienti frutti perché  siano ancora più vicine alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di  partecipazione, e si orientino completamente verso la missione.

29. Le altre istituzioni ecclesiali, comunità di base e piccole comunità,  movimenti e altre forme di associazione, sono una ricchezza della Chiesa  che lo Spirito suscita per evangelizzare tutti gli ambienti e settori. Molte volte apportano un nuovo fervore evangelizzatore e una capacità di dialogo  con il mondo che rinnovano la Chiesa. Ma è molto salutare che non  perdano il contatto con questa realtà tanto ricca della parrocchia del luogo, e che si integrino con piacere nella pastorale organica della Chiesa  particolare. Questa integrazione eviterà che rimangano solo con una parte  del Vangelo e della Chiesa, o che si trasformino in nomadi senza radici.

……….

 

33. La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e  creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i  metodi evangelizzatori delle proprie comunità. Una individuazione dei fini  senza un’adeguata ricerca comunitaria dei mezzi per raggiungerli è  condannata a tradursi in mera fantasia. Esorto tutti ad applicare con  generosità e coraggio gli orientamenti di questo documento, senza divieti né  paure. L’importante è non camminare da soli, contare sempre sui fratelli e  specialmente sulla guida dei Vescovi, in un saggio e realistico  discernimento pastorale.

 

 

Per la condivisione:

fra le altre espressioni usate da Papa Francesco vi è quella del punto 33: La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità”

possiamo “provare” ad essere audaci e creativi ? cosa proponi?

  

V – UNA MADRE DAL CUORE APERTO

46. La Chiesa “in uscita” è una Chiesa con le porte aperte. Uscire verso gli  altri per giungere alle periferie umane non vuol dire correre verso il mondo  senza una direzione e senza senso. Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada. A volte è come il padre del figlio prodigo, che rimane con le porte aperte perché  quando ritornerà possa entrare senza difficoltà.

47. La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre. Uno dei segni concreti di questa apertura è avere dappertutto chiese con le  porte aperte. Così che, se qualcuno vuole seguire un mozione dello Spirito e  si avvicina cercando Dio, non si incontrerà con la freddezza di una porta chiusa. Ma ci sono altre porte che neppure si devono chiudere. Tutti possono partecipare in qualche modo alla vita ecclesiale, tutti possono far parte della comunità, e nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero  chiudere per una ragione qualsiasi. Questo vale soprattutto quando si  tratta di quel sacramento che è “la porta”, il Battesimo. L’Eucaristia,  sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio  per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Queste  convinzioni hanno anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a  considerare con prudenza e audacia. Di frequente ci comportiamo come  controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non è una  dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita  faticosa.  

48. Se la Chiesa intera assume questo dinamismo missionario deve  arrivare a tutti, senza eccezioni. Però chi dovrebbe privilegiare? Quando  uno legge il Vangelo incontra un orientamento molto chiaro: non tanto gli  amici e vicini ricchi bensì soprattutto i poveri e gli infermi, coloro che  spesso sono disprezzati e dimenticati, «coloro che non hanno da  ricambiarti» (Lc 14,14). Non devono restare dubbi né sussistono spiegazioni che indeboliscano questo messaggio tanto chiaro. Oggi e sempre, «i poveri  sono i destinatari privilegiati del Vangelo», e l’evangelizzazione rivolta  gratuitamente ad essi è segno del Regno che Gesù è venuto a portare.  Occorre affermare senza giri di parole che esiste un vincolo inseparabile tra  la nostra fede e i poveri. Non lasciamoli mai soli.

49. Usciamo, usciamo ad offrire a tutti la vita di Gesù Cristo. Ripeto qui per  tutta la Chiesa ciò che molte volte ho detto ai sacerdoti e laici di Buenos  Aires: preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita  per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la  comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa  preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di  ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e  preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la  forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una  comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita. Più  della paura di sbagliare spero che ci muova la paura di rinchiuderci nelle  strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano  in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilli, mentre  fuori c’è una moltitudine affamata e Gesù ci ripete senza sosta: «Voi stessi  date loro da mangiare» (Mc 6,37

 

Per la condivisione:

cosa proponi per crescere come Comunità Parrocchiale ….“col cuore di Madre

 

Momento finale di preghiera:

 

Dalla prima lettera di S. Paolo apostolo ai Corinzi (12, 4- 11)

Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune: a uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza; a uno la fede per mezzo dello stesso Spirito; a un altro il dono di far guarigioni per mezzo dell’unico Spirito; a uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di distinguere gli spiriti; a un altro le varietà delle lingue; a un altro infine l’interpretazione delle lingue. Ma tutte queste cose è l’unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole.

Parola di Dio

 

Cel.: Spirito di saggezza e di discernimento, sapienza di Dio,

ASS: solo tu rischiari il nostro cammino.

 

Cel.: Spirito di giustizia e di umiltà, amico dei poveri,

ASS: solo tu ispiri le nostre scelte.

 

Cel.: Spirito di pace e di unità,

ASS: solo tu converti le nostre vite.

 

Cel.: Spirito di coraggio e di perseveranza,

ASS: solo tu rendi saldi i nostri cuori.

 

Cel.: Spirito di misericordia e di fuoco,

ASS: solo tu fai di noi la dimora di Dio.

 

 

Tutti

Padre ricco di misericordia,
che hai esaltato il tuo Figlio fatto obbediente fino alla morte,
infondi in noi la forza dello Spirito,
perché possiamo portare quotidianamente il peso e la gloria della croce.
Crea in noi, Signore, il silenzio per ascoltare la tua voce,

penetra nei nostri cuori con la spada della tua Parola,
perché alla luce della tua sapienza,

possiamo valutare le cose terrene ed eterne,
e diventare liberi e poveri per il tuo regno,

testimoniando al mondo che tu sei vivo in mezzo a noi
come fonte di fraternità, di giustizia e di pace.

Amen

 

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SONO SOSPESE TUTTE LE CELEBRAZIONI LITURGICHE IN CHIESA: LE SS.MESSE, I FUNERALI E TUTTI I RITI LITURGICI CHE RIUNISCONO IL POPOLO, IVI COMPRESE LE BENEDIZIONI DELLE FAMIGLIE.

LA CHIESA RESTERA’ APERTA NEI CONSUETI ORARI, EVITANDO LA FORMAZIONE DI ASSEMBLAMENTI DI PERSONE ALL’INTERNO DELLA STESSA, SI RAMMENTA INOLTRE, CHE FACENDO SEGUITO AL DPCM DEL 11 MARZO, SI INVITANO I FEDELI AD AVERE UN COMPORTAMENTO RESPONSABILE E SI RICORDA CHE E’ PREVISTA LA DISPENSA PER I PRECETTI FESTIVI.

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