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Marta e Maria

 

 

L’accoglienza, l’ascolto e il bisogno dell’umanità

 

Dal vangelo secondo Luca (Lc 10, 38-42)
In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».
 

MEDITAZIONE

Anche questa domenica il Vangelo ci parla del cammino di Gesù, tutto succede più che altro per strada con Gesù… Stavolta, invece di un incontro per strada, Lui, viene ospitato da degli amici: Marta, Maria (e Lazzaro).
L’ ospitalità è sacra nel linguaggio israelitico e, per entrare nel messaggio evangelico, nella buona notizia di questa domenica, bisogna passare per la parola “accoglienza”. Nella prima lettura (Gn 18, 1-10) Abramo, accoglie tre uomini nelle querce di Mamre. Abramo era nomade, chissà cosa avrebbe potuto offrirgli: ma fa tutto ciò che può e, scopre, che nella presenza umana dei quei tre di Mamre si cela la Presenza di Dio! Così come Marta e Maria donano accoglienza a Gesù, ma finiscono per riceverne infinitamente di più di quanto hanno donato.

 

L’accoglienza

l’ospitalità, nella Bibbia, quindi, sia per l’antico testamento che per la Chiesa del nuovo testamento: trova una centralità ed una importanza focale. Molte le storie di accoglienza quotidiana nella Bibbia dove poi l’accolto (come Abramo a Mamre) è un messaggero di Dio o la sua Presenza stessa. A questo punto l’accoglienza  va oltre lo schema dell’accoglienza stessa, perché chi arriva ha da dare di più di quanto riesce a ricevere… Accoglienza nostra per il prossimo, accoglienza della nostra famiglia, accoglienza della chiesa perché, l‘ospite, cambia la vita! Citiamo ciò che disse il 30 Giugno, festa dei santi Pietro il Paolo, Papa Francesco: Apriamo le porte. È il Signore che chiama. Una Chiesa senza catene e senza muri, in cui ciascuno possa sentirsi accolto e accompagnato, in cui si coltivino l’arte dell’ascolto, del dialogo, della partecipazione, sotto l’unica autorità dello Spirito Santo. Una Chiesa libera e umile, che “si alza in fretta”, che non temporeggia, non accumula ritardi sulle sfide dell’oggi, non si attarda nei recinti sacri, ma si lascia animare dalla passione per l’annuncio del Vangelo e dal desiderio di raggiungere tutti e accogliere tutti. Non dimentichiamo questa parola: tutti. Tutti! La nostra credibilità di credenti e la nostra missione di essere Famiglia Cristiana e Chiesa Cattolica, proprio su questo si gioca: sull’accoglienza!

L’accoglienza nella vita spirituale, ci fa diventare intimi di Gesù, accoglierlo nella nostra vita significa avere tutte e due le caratteristiche diverse di Marta e Maria: l’operatività e l’ascolto della Parola del Signore. Salto di qualità nell’ accoglierlo secondo ciò che Lui è e, non secondo i nostri schemi. Lui, ospite divino nella nostra vita, ricevuto ci dona di più di quanto noi gli possiamo dare.

 

L’ascolto della Parola per terra

Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola, mentre, Marta era indaffarata per Gesù ed il suo “seguito”… In questa scena, di vita quotidiana, c’è sempre chi opera di più di un altro che invece sembra inoccupato a spese del primo… Ma nella nostra spiritualità, come già detto, Marta e Maria, sono due nostre caratteristiche da discernere.  Ma la buona notizia è che l’accoglienza di Gesù si fa più dono che impegno: prima lo si ascolta, poi si opera… Maria ascolta la Parola di Gesù da per terra… L’ascolto della Parola di Dio, che è l’esperienza primaria del Cristiano, non è un ascolto onirico, in senso quasi veggente e magico, disincarnato… Ma è il nostro essere uomini e donne della (per) terra della Parola di Dio, perché la Parola di Dio parla terra terra, ci lascia con i piedi per terra, non disinibiti, ma si incarna dell’umanità che l’ascolta, la legge, la meditata, la prega… La Parola di Dio rivela il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai suoi santi (Col 1, 24-28 – seconda lettura), cioè a noi. È il dono più alto che Dio fa all’ umanità per trasmettergli l’umanità stessa nella sua interezza, nella sua completezza: l’ascolto della Parola di Dio, che viene da questo mistero celeste, dona all’ umanità che vive sulla (per) terra il senso della sua stessa vita.
Marta va in ansia, Maria ascolta la parola … Marta produce, ma nella sua casa è entrato uno che ha da dare per primo. Accogliere Gesù è solo ricevere.

 

 

…di una cosa sola c’è bisogno

Marta ha un bisogno: ha bisogno di aiuto. Marta rappresenta l’umanità che ha bisogno di aiuto perché presa per i molti servizi per colmare giustamente i bisogni della vita, molto spesso urgenti. Il testo ci apre al cercar di comprendere ciò che è urgente da ciò che è importante… Il Vangelo ci sprona a comprendere di curarci innanzitutto di ciò che è importante prima che occuparci di ciò che è urgente… Non è un appello ad disimpegno, ma, a vivere il più umanamente possibile! Di cosa abbiamo realmente bisogno? Di fermarci sulla (per) terra e spendere il tempo per ciò che è importante prima di ciò che è urgente… Ma quanto è difficile tralasciare le urgenze, curarle dopo e metterci prima in ascolto del nostro cuore, del cuore umano, per capire veramente di ciò di cui abbiamo bisogno! Quanto è difficile non lasciarci prendere dal fare! L’ homo faber, cioè l’umanità che deve produrre, è una spinta propulsiva che ci travolge e, quanto è difficile, mettere da parte l’homo faber e scegliere la via dell’ascolto del cuore e di Dio! Stop, look and go – fermati, guardati dentro e intorno e dopo vai e opera ( come predicava un monaco) è la soluzione vera alla nostra preoccupazione e agitazione. Questo richiede un abbandono alla divina Provvidenza. Rispondersi, quando siamo travolti dalle tante cose da fare: ho di meglio a cui pensare, è la possibilità di vivere in pienezza la nostra vita. Dio ci aspetta in questa parte, la parte migliore, che non ci sarà tolta.

 

 

 

 

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