17. marzo, 2022News, Quaresima No comments
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Ho osservato la miseria… 

                                                   (Es 3,7)

Dal Vangelo secondo Luca

(Lc 13,1-9)

In quel tempo si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

 

MEDITAZIONE 

Due fatti di cronaca vengono portati all’attenzione di Gesù, due fatti di miseria umana che riassumono il male che c’è nel mondo: uno di cattiveria umana e l’altro di disastro naturale. Ma che hanno fatto di male le vittime di questi fatti di cronaca? In qualche modo stiamo vivendo due fatti di cronaca ancora più eclatanti: la pandemia del Covid e il genocidio in Ucraina. La storia si ripete, più o meno tragicamente, nei suoi fatti di cronaca, della cronaca del Male; possiamo fare anche noi una riflessione di cronaca della nostra storia personale…

Il tema che ci interpella è molteplice e sembra essere: la colpa, la giustizia e la morte. Questi fatti ci mettono sgomento, tristezza, paura… Perché i colpevoli della guerra sopravvivono? Forse Dio è il colpevole delle tragedie naturali? Perché Dio non “taglia” la vita ai cattivi e perché permette le catastrofi ambientali e le pesti? Ci troviamo davanti ad una, sembra, impossibilità di farci qualcosa, di non poter cambiare il corso di questa cronaca nera sia mondiale che personale, di non riuscire a piegare il cuore di Dio al bisogno giusto della pace nel mondo e della sopravvivenza. Ma che cos’è la pace nel mondo? Che cosa è la sopravvivenza? Il male non è uno o più problemi, il male è il problema! In Esodo (3,7)- come qui Gesù nel Vangelo (e se leggessimo l’apocalisse è tutto così…) – Dio dice a Mose’: ho osservato la miseria del mio popolo. Dio si limita ad osservare, come Gesù a richiamare: alla conversione? Questo Vangelo è una provocazione bella e buona, ma anche molto forte, su quale immagine di Dio ci siamo fatti! In Esodo, Dio, in un ampio spazio e in un lungo tempo, ha salvato Israele: ma quanto ci è voluto! Quante generazioni sono passate prima che Israele arrivasse alla terra promessa!

Il problema è il male, ma anche il punto di vista di Dio che osserva lo spazio ed il tempo dell’umanità diversamente da come la vediamo noi…  Ci vede dall’alto? Ci vede da vicino? Ci vede sfogati? Ci vede dal fianco? O ci vede da sotto? Come ci vede Dio? Da quale angolatura, da quale lato, da quale posizione, da che parte sta? Sta dentro, sta dentro di noi mentre noi lo cerchiamo fuori… (come direbbe s. Agostino)! Ma noi cambiamo il punto dí osservazione, o meglio, ci limitiamo a non osservare, ci limitiamo ad analizzare. <<Sono tre anni che vengo a cercare frutti su questo albero, ma non ne trovo… proprio per l’escamotage che riusciamo a fare… si, facciamo l’analisi politica, l’analisi economica, l’analisi sociologica, l’analisi psicologica, tutta una serie di analisi, che sono come una specie di fuoco difensivo, in modo da tenere al coperto la nostra realtà più profonda. Ma l’evangelista potrebbe volerci dire anche: Smettila con questo fuoco di sbarramento, e vieni allo scoperto, perché puo darsi che proprio quell’evento lì , che ti è capitato tra capo e collo nella vita, sia l’evento provocatore di Dio che apre finalmente alla necessità di dare il frutto, che è il frutto della tua vera conversione>> (Innocenzo Gargano, commento al Vangelo di Luca).

Senza la conversione, cioè senza trovare Dio dentro di noi, siamo tutti deboli: questo è il problema del male. Il male ci rende e ci fa sentire deboli!

Il male è la nostra debolezza!  La debolezza ci fa prendere atto che non ce la facciamo con il male grande! <<La «debolezza» è anche la chiave di lettura indispensabile per comprendere il senso dei «castighi» di Dio agli uomini… La verità è che bene e male si mescolano inscindibilmente, così avviene, lo abbiamo visto, nella natura, dove la vita e la morte, la gioia e la tristezza, il piacere e il dolore, sono sempre connessi; e così avviene a livello morale, dove la bontà e la cattiveria, su questa terra, non possono mai essere separati. Per questo la provvidenza, che fa fiorire i gigli del campo e ha cura del passero, non può impedire lo sfiorire degli uni e la morte dell’altro. Per questo – mistero ancora più terribile – il Dio che ha creato il miracolo della nostra libertà, la rispetta anche quando essa viene usata per uccidere, stuprare, sfruttare. La storia del mondo è segnata dalla pazienza di Dio, che contrasta con l’impazienza degli uomini.>> (Giuseppe Savagnone, il miracolo ed il disincanto).

La parabola del fico ce lo spiega. La giustizia umana si aspetta da Dio: taglialo! La misericordia di Dio dice: lascia, perdona e attendi… Convertirsi a questo stato di osservazione interiore significa contemplare che il problema è il male, ma, come diceva il card. Newman, spesso il problema, è la soluzione: il male è la soluzione? Ecco perché Dio lo lascia fare… Nel male ci accorgiamo, se vogliamo, che siamo chiamati a cercare Dio dentro di noi e quindi cambiare il punto di osservazione.

Un maestro di monaci del 1600 così predicava: <<Voglio indicarti un altro luogo nel quale il Signore ci viene incontro. È la debolezza. Anche tu, come ognuno, sei intimidito dalla tua fragilità. Ogni volta che essa appare insopportabile fai ogni sforzo per dissimularla. Sentirsi deboli e incapaci, infatti, fa sentire minacciati. Ebbene, se diventerai capace di accettare veramente di cuore di essere una creatura debole, fragile, incapace di salvarti da solo, potrai sentire la presenza buona di Dio, che da vero padre soccorre, sostiene e consola… Quanto più ci sentiamo deboli, tanto più siamo inclini a nascondere la nostra fragilità. Apparendo forti: siamo come quegli animali che essendo piccoli gonfiano il pelo per apparire più grandi e minacciosi nel tentativo, spesso inutile, di intimidire l’avversario>> (Maestro di San Bartolo, Abbi a cuore il Signore).

Il mondo doveva finire con la venuta del Messia, ma Dio ha lasciato all’amanita’ ancora tempo per la conversione, per cercarlo nelle proprie debolezze.

Il problema è che il male del mondo ci fa provare le nostre debolezze, ma il problema del male diventa la soluzione alle nostre debolezze annunciandoci la croce che è segno emblematico di ogni debolezza! Il nostro problema allora sembra essere in fondo in fondo non il male, ma la morte! Ma la morte, ancora una volta, se è il problema, è anche la soluzione perché, cercando Dio: troveremo la Salvezza!

 

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