16. novembre, 2018Senza categoria No comments
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Catechesi ai giovani

L’Eucaristia celebrata ed adorata

già prefigurata nell’Antico Testamento

 

IL SACRIFICIO DI ABRAMO

NOSTRO PADRE NELLA FEDE

DAL LIBRO DELLA GENESI (CAPITOLO 22)____________________________________

1 Dio mise alla prova Abramo e gli disse: “Abramo, Abramo!”. Rispose: “Eccomi!”. 2Riprese: “Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, và nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò”.

3Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. 4Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. 5Allora Abramo disse ai suoi servi: “Fermatevi qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi”.

6 Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt’e due insieme.  7Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: “Padre mio!”. Rispose: “Eccomi, figlio mio”. Riprese: “Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?”. 8Abramo rispose: “Dio stesso provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!”. Proseguirono tutt’e due insieme; 9così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna. 10Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio. 11Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: “Abramo, Abramo!”. Rispose: “Eccomi!”. 12L’angelo disse: “Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio”. 13Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio. 14Abramo chiamò quel luogo: “Il Signore provvede”, perciò oggi si dice: “Sul monte il Signore provvede”. 15Poi l’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta 16 e disse: “Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio, 17io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. 18Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce”.

 

 

 

MEDITIAMO_______________________________________________________________

<<Per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco e proprio lui, che aveva ricevuto le promesse, offrì il suo unigenito figlio, del quale era stato detto: mediante Isacco avrai una tua discendenza…>> (Eb 11,17s). Ai tempi di Abramo, la benedizione di Dio era la discendenza. Abramo avanti nell’età, con una moglie sterile non poteva avere una discendenza e, come sappiamo, Dio invece interviene miracolosamente facendo nascere un figlio suo da sua moglie Sara; la discendenza di Abramo – secondo la promessa del Signore – è di un grande popolo…

Tutta la storia di Abramo, la sua volontà di partire dalla sua terra chiamata Carran (Gen 12,4ss), il coraggio di attraversare il deserto, la speranza fatta certezza di una terra che prometteva benessere e gli interventi che Dio fa nel suo cammino, vengono tutti da un fatto interiore a lui: si sente chiamato da Dio. Tutto ciò che succede ad Abramo scaturisce dalla sua vita interiore, dall’amicizia con Dio: dalla fede! Una fede in Dio che gli fa avere in modo miracoloso il figlio che mai avrebbe potuto avere: Isacco; una fede che a suo tempo gli imponeva di offrire però – sacrificandolo, uccidendolo per il Signore – il primogenito. Ai tempi dell’Antico testamento infatti, sia nella religiosità che quest’ultimo descrive che nelle religiosità fuori dalla bibbia, il rapporto con Dio trovava il suo culmine nel Sacrificio: cioè si offriva a Dio – a secondo dei luoghi e delle epoche – la primizia per ricevere in cambio da Lui la benedizione; il sacrificio poteva essere cruento (animali o in alcuni casi il figlio primogenito) oppure incruento (i frutti della terra e del lavoro dell’uomo). Abramo si ritrova – per il suo tempo storico – ad offrire il primogenito figlio, quel figlio tanto desiderato, sospirato e voluto: ma Dio annulla quel sacrificio cruento umano e gli fa offrire un ariete. Il sacrificio di Abramo diventa prefigurazione – profezia – del Sacrificio di Cristo. Il figlio di Abramo, Isacco, è stato risparmiato, invece il Figlio di Dio, Gesù Cristo, è morto sulla croce. L’Agnello di Dio, Cristo Gesù, è l’ultimo sacrificio cruento: dopo di Lui non c’è più bisogno di offrire a Dio piante od animali, oggetti o cose, perché Cristo con il suo Sacrificio sulla croce ci ha donato la Sua presenza nell’Eucaristia. Perciò la Messa è l’unico grande Sacrificio – che significa offerta – tra Dio e gli uomini. Infatti noi offriamo, con il pane ed il vino: tutto ciò che ci fa soffrire e gioire, la nostra salute e le nostre malattie, la nostra fiducia e la nostra aridità… Ecco perché il sacerdote dice: pregate perché il mio e il vostro sacrificio sia gradito a Dio Padre onnipotente. Abramo ha offerto a Dio la vita di suo figlio e Dio gliela ha ridonata rinnovando la promessa, noi offriamo a Dio il pane ed il vino e quanto “abbiamo nel nostro cuore”, e Dio nell’Eucaristia si offre a noi donandoci la salvezza e la forza dello Spirito. Nell’Eucaristia quindi c’è tutto il Sacrificio di Cristo morto e risorto per noi, nell’Eucaristia c’è quanto noi offriamo a Lui di quanto più ci sta a cuore! Viviamo la Messa come offerta a Dio di quanto “abbiamo nel nostro cuore”? Spesso viviamo la Messa come un atto dovuto, di precetto; invece dovremmo, come Abramo, vederla come la celebrazione del Sacrificio in cui mettiamo nelle mani di Dio quanto ci succede di bello e di brutto, quanto viviamo dentro di buono e di cattivo sapendo che sarà Lui, il Signore, a far sì che succeda il meglio per noi! Abramo chiamò quel luogo: “Il Signore provvede”; anche noi dovremmo uscire dalla Celebrazione Eucaristica dicendo certi: “Il Signore provvede”! Ecco perché adoriamo l’Eucaristia, perché è il grande dono di Dio all’umanità, è, quell’ostia consacrata esposta nell’ostensorio l’annuncio a noi – che stiamo bene o stiamo male – che “Il Signore provvede”! Adoriamo l’Eucaristia perché sappiamo che da Essa scaturisce “il miracolo”, la forza di Dio per portare le nostre croci, la nostra lode per quanto di più bello ci succede… Sì, l’Eucaristia è l’annuncio e l’effettivo avverarsi che: “Il Signore provvede”!

Abramo è arrivato a questo rapporto di amicizia con Dio liberamente: nessuno lo ha spinto! E noi cerchiamo “spinte” da altri per poter diventare suoi amici”? Non dobbiamo aspettare che qualcuno ci inviti, siamo noi nella nostra libertà che dobbiamo seguire il Signore. Abramo è arrivato a questo rapporto di amicizia con Dio liberamente e liberandosi anche di quanto lo teneva legato a non avere un rapporto totale con Dio, e allora parte lasciando la sua terra, le sue sicurezze, la sua famiglia, il suo tempo…. Anche a noi la fede – se vogliamo viverla autenticamente – ci richiede questo lasciare, di tanto in tanto, quanto ci tiene a debita distanza da Dio (e a volte sono le cose più semplici di tutti i giorni….). Allora il grande invito è RINNOVARE LA NOSTRA FEDE, insieme ad Abramo, ripartendo dall’Eucaristia celebrata nella Santa Messa e adorata nell’ostensorio, sapendo che Qui c’è la garanzia della nostra salvezza e che “Il Signore provvede”!

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