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COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 1 OTTOBRE 2017 – XVI DEL TEMPO ORDINARIO (A)

  • Vangelo  Mt 21, 28-32

    Dal vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, disse Gesù ai principi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli; rivoltosi al primo disse: Figlio, và oggi a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Sì, signore; ma non andò. Rivoltosi al secondo, gli disse lo stesso. Ed egli rispose: Non ne ho voglia; ma poi, pentitosi, ci andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Dicono: «L’ultimo».
    E Gesù disse loro: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio.
    E` venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli».
     

CHI FECE LA VOLONTA’ DEL PADRE?

La chiave che apre al messaggio profetico di questa parabola – che è una risposta ferma di Gesù alla questione circa la sua missione – ruota come fulcro intorno alla domanda: chi fece la volontà del Padre? “La parabola – perciò – è costruita sul confronto tra due fratelli. Il confronto diventa paradossale, addirittura scandaloso, nella conclusione, dove si afferma che le persone palesemente ingiuste sono da preferire a quelle ritenute giuste. Queste infatti non sentono alcun bisogno di conversione”1. La fede autentica non è fare la propria volontà, o peggio abbassare Dio alle nostre, seppur giuste, volontà o peggio ancora voglie… Quanto invece chiederci: ma Dio cosa vuole da me? Chi vuole “chi io sia”? Cosa vuole “che io faccia”? “Nelle parabole ci sono spesso due figure contrastanti, – come nella parabola del figlio prodigo – che si illuminano a vicenda. Sono in realtà una sola persona: sono io che leggo, anche se penso di essere sempre una terza persona! Infatti sono il fratello minore di Lc 15,11ss che trasgredisce, ma invidia con nostalgia le sicurezze del maggiore; e sono anche il maggiore che obbedisce, ma invidia con rancore la libertà del minore. In realtà i due fratelli sono uguali: hanno la stessa immagine del padre, ritenuto un padrone esigente al quale ribellarsi o piegarsi. Devo cambiare la mia idea su di Lui. E questo è possibile solo se, oltre l’esperienza di ribellione o di schiavitù, scopro che Lui amore e libertà. In questa parabola io sono quello che dice sì a parole, ma non con i fatti: non voglio fare la volontà del Padre, proprio come quello che dice no. Ma solo se lo so, posso pentirmi e cambiare” 2.

UNA MALATTIA DELLA FEDE: DIO PADRE O PADRONE?

Sembrerà un paradosso, ma per quanto sia bello pensare a Dio come Padre amorevole e misericordioso: l’umanità vive sempre il rapporto con Lui come fosse un Padrone… a cui rivolgerci per chiedergli la grazia… ciò che vogliamo… Indicatori di una fede malata sono molti che ci fanno vivere questo rapporto come se Dio fosse un padrone, oppure un Padre padrone: una eccessiva enfasi della propria appartenenza religiosa, una religiosità ossessiva che diventa scrupolosità, o che diventa un entusiasmo proselitista, o carità squilibrata, o trattare i libri sacri come libri magici, peggio ancora l’eccessiva fissazione sul diavolo o la ricerca sfrenata di emozioni che sembrano “estasi” o peggio ancora lo shopping religioso che se sfrenato diventa feticismo…3.

LA COSCIENZA DEL SI E DEL NO

Si Signore, ma non andò. La risposta del primo esprime un rapporto difficile con il padre, lo vive come padre-padrone. Si Signore!. E’ un rapporto che esclude ogni libertà ma che apre alla disobbedienza. Fa bella figura davanti al padre perché dice: si Signore. L’apparenza lo acceca di essere bravo davanti al padre, ma di fatto recalcitra. Le scelte della fede non vanno fatte perché Dio è padre-padrone, non si segue Dio per apparenza alla comunità, ai catechisti, ai sacerdoti o a chissà chi! La fede è un atto libero di affidamento, una risposta, un SI ad una domanda, che però preclude la LIBERTA’. Senza la libertà l’atto di fede non è tale, ma è condanna. Seguo Dio nella libertà oppure solo per precetto o peggio ancora per apparenza?

Non ne ho voglia, ma poi pentitosi, andò. Il secondo fratello è libero nel parlare con il padre, pedr lui anche forse è un po’ padre-padrone, ma almeno è sincero: non è li per apparenza è per sudditanza precettualista. Il suo SI, parte dal pentimento che non è una presa di responsabilità soltanto, ma un movimento del cuore. Lo faccio, ci vado, anche se non ne ho voglia, se questo mi costa sacrificio: perché ho un cuore, ho una coscienza. La fede è questo: scegliere per Dio Padre. Sapere che, nonostante forse non ne ho voglia, il cuore, la coscienza mi fa chiedere: cosa mi chiede Dio? A cosa devo obbedire? Fare la volontà di Dio scomoda sempre, cosi come fare la carità! La coscienza ci fa vivere con il cuore la nostra scelta del SI, se questo scegliere per la fede ci scomoda. Il cammino di fede non si da nella comodità, nella sicurezza, nell’ovatta! Si da nella soddisfazione di un SI da dire a Dio per fiducia e per amore. Lui è tuo Padre! Lui è mio Padre! Quale padre darà al figlio un sasso se gli chiede un pane oppure uno scorpione…? Il mio cammino di fede, fatto di interiorità ed esteriorità, va cercando comodità e sicurezza, oppure è fiducia in Dio che è Padre?

Giovanni Battista, non ascoltato e non sopportato dai credenti del tempo, Gesù peggio è morto in croce… perché il popolo religioso vedeva soltanto gli uomini da contestare, come noi vediamo la gerarchia della Chiesa o chi in essa ha dei carismi… Tutto è contestabile: ma bisogna poter riconoscere nella Chiesa la Presenza di Dio dentro le persone che la contengono. Dio non si dà nell’astrazione della preghiera e dei dogmi ideali, quanto invece nel rapporto – anche difficile – vicendevole con i fratelli, i presbiteri, i vescovi ecc… Non accettare che Dio è presente in questo è, come essere, i rimproverati da Gesù nella spiegazione della parabola.

Sicuro dobbiamo sentirci semplici, ultimi, peccatori, cioè: preferiti da Dio per poterci sentire scelti e destinatari di una scelta, di una promessa e di una alleanza.

1 SILVANO FAUSTI, Una comunità legge Matteo, Bologna 1998, p. 448.

2 Ibid, p. 449.

3 G. CREA, L.J. FRANCIS, F. MASTROFINI, D. VISALLI, Le malattie della fede, Bologna 2014.

 

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