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COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 5 FEBBRAIO – PRIMA DI QUARESIMA

Vangelo  Mt 4, 1-11
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. 

 

  • Il cammino della Quaresima: lasciarsi condurre da Dio

Il tempo di Quaresima è un cammino in cui sempre più profondamente Dio si svela per quello che è… sempre di più, fino a svelarsi completamente sulla croce  e nel sepolcro che vede la sua resurrezione. Finita la Quaresima dovremmo poter dire: Dio è stato chiaro, ha detto tutto, si è aperto all’uomo con franchezza anche sulle domande più misteriose della vita! Ha detto la verità su tutto: la morte è distrutta, c’è la vita eterna! La Quaresima, perciò, è un tempo che ci spinge a camminare in un rapporto sempre più autentico tra noi, con Dio e con i fratelli… Dio è stato franco con noi! Ha aperto il suo cuore a noi! In questo tempo parimenti noi siamo chiamati ad essere franchi e ad aprire il nostro cuore a Dio e ai fratelli e le sorelle! Come posso – prima di tanti digiuni e fioretti – aprire il mio cuore e vivere con franchezza il mio rapporto e con le persone che incontro ogni giorno (correzione fraterna)? Gesù si è lasciato condurre dallo Spirito nel deserto, nel silenzio, nella preghiera e nella meditazione: perciò digiuna, per ascesi. Cosa significa per me: lasciarsi condurre dallo Spirito di Dio?

 

  • Il deserto: eremo interiore

Gesù, prima di cominciare la sua missione nel mondo: fa questo ritiro spirituale nel deserto per quaranta giorni. Avvicinandosi così di più al Padre prende coscienza piena e piene forze nell’Essere il Messia: il Figlio di Dio. Avvicinarci a Dio nel deserto della nostra anima significa prendere coscienza di noi stessi: di chi siamo, dove andiamo, perché esistiamo… La nostra vita così si illumina. Ma ciò che caratterizza l’incontro con Dio nel deserto è il combattimento con Satana. S. Ignazio di Lodola, sintetizza la strategia di satana e Gesù: la prima come brama di ricchezze, di onore e di orgoglio, la seconda come desiderio di povertà umiliazione ed umiltà. Sono i tre idoli che dominano l’uomo, proiezione dei suoi bisogni: l’idolatria delle cose, con una “fede economica” che trasforma il pane in pietre, l’idolatria di Dio, con una religione miracolistica che vuol disporre di Dio stesso, e l’idolatria del potere, con un comportamento che vuol dominare tutti… Le cose, le persone e Dio sono tre bisogni vitali: l’uomo può soddisfarli in modo diabolico o filiale, rubando o ricevendo, possedendo o condividendo. Le tentazioni sono le “ovvietà” del pensare umano. Gesù le supera obbedendo alla Parola. Gesù fu tentato come profeta, come sacerdote e come re, intendendo rispettivamente la salvezza in modo materialistico, la comunione con Dio in modo miracolistico, la libertà in modo padronale. Sono le tentazioni di sempre: scambiare la salvezza con la salute, Dio con le sue (o meglio nostre) prestazioni/sensazioni, l’altro con il nostro potere su di lui. Come vedo nella mia vita queste tentazioni?

  • Il percorso della pacificazione: il diavolo lo lascia e gli angeli lo servono

La Quaresima per noi è questo: separarci dalle “tenebre” del mondo per riscoprire che siamo tempio di Dio. Purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito… per la santificazione. Il tempo quaresimale è tempo di digiuno per la purificazione e la santificazione. Dobbiamo riscoprire l’elemento della purificazione quaresimale come digiuno, che non significa “fioretto”. Il digiuno per noi cristiani non è un “fioretto” da offrire a Dio chissà per quale “economico” motivo… Ma il digiuno è atto libero della coscienza, che si apre alla Verità di Dio e alla Carità verso i fratelli. Nel digiuno (purificazione) quaresimale devono essere chiare quattro dimensioni:

  1. Il digiuno come purificazione umana, per la libertà della coscienza.

Il digiuno, umanamente parlando, è purificazione biologica ma anche psicologica: cioè astenersi o diminuire un qualcosa che siamo soliti fare e che nel tempo, senza che ce ne accorgiamo, ci toglie la libertà, perché è qualcosa o una situazione che ci toglie tempo o energie “pulite”. Non è solo astensione dal cibo ma anche quant’altro mi occupa e preoccupa così tanto da togliermi inconsciamente e pian piano una libertà piena d’azione della coscienza… Su questa dimensione di digiuno, da cosa credo debba astenermi per poter tornare ad uno stato di purezza – e quindi di libertà – umana e cristiana?

 

  1. Digiuno per crescere dai vizi capitali, per la libertà della persona.

Il tempo di quaresima – ma non solo – è tempo di “specchiarci” nel nostro spirito per vedere come crescere dai vizi capitali (che nella catechesi abbiamo un po’ messo da parte) e che invece rovinano la libertà della persona. Di questi vizi, enunciati nei sette vizi capitali, già Aristotele (filosofo del 350 a.C. circa) ne aveva parlato come abiti del male; e poi anche un altro filoso, Kant (del 1800 d.C.) li ha enumerati come espressione della tipologia umana negativa, anche la psicologia moderna laica li studia come problema – a volte come manie – nei comportamenti.

  • Superbia (desiderio irrefrenabile di essere superiori agli altri, fino al disprezzo degli ordini e delle leggi).
  • Avarizia (desiderio irrefrenabile dei beni temporali).
  • Lussuria (desiderio irrefrenabile del piacere sessuale).
  • Invidia (tristezza per il bene altrui, percepito come male proprio).
  • Gola (abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola).
  • Ira (irrefrenabile desiderio di vendicare un torto subito).
  • Accidia (torpore malinconico e l’inerzia che prende coloro che sono dediti a vita contemplativa).

Siamo essere umani e sempre qualcosa o qualcuno tende a “schiavizzarci, ma non ce ne accorgiamo. Quali sono le nostre dipendenze? Da chi o che cosa non posso farne a meno…?

 

  • Digiuno come espiazione dei peccati: per la libertà dal peccato.

Il tempo di Quaresima è tempo di grazia per combattere poi quei peccati (veniali o mortali) che sono diventati abitudinari nella nostra vita, perché questi in un certo senso ci possiedono e finiscono per schiavizzare la nostra coscienza che finisce per vivere o nel senso di colpa oppure nello sconforto spirituale. Quando si soffre a volte si digiuna, la contrizione dei peccati può portarci ad un digiuno espiatorio per le nostre colpe, un digiuno che non è la pena per quel che abbiamo commesso, ma è contrizione che si fa concreta per il male che abbiamo fatto. La contrizione dei miei peccati sente la necessità di espiazione che Cristo ci ha gratuitamente ottenuto sulla croce?

 

  1. Digiuno come ascesi, per la libertà interiore.

L’ultima dimensione del digiuno è quella dell’ascesi, affinché la nostra libertà interiore sia più spedita nel farci incontrare Dio: è il digiuno periodico da cose fondamentali della nostra vita (come ad esempio un pasto) per poter in quel tempo pregare e tramutare in carità quanto abbiamo lasciato… E’ la forma di digiuno più difficile, ma più alta che mira necessariamente all’incontro con Dio e che apre il nostro corpo ad essere strumento della dimensione mistica, cioè a vivere il nostro corpo veramente come tempio dello Spirito. La mia fede conosce un lato mistico dove nel silenzio del mio cuore so che Dio opera?

 

 

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