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Chiara Castellani…   

cfr SITO :   www.coordinamento.chiaracastellani@gmail.com    

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Chiara Castellani
Nata a Parma il 23 novembre 1956, seconda di quattro sorelle; poi con la sua famiglia a Venezia e Roma.

Laureata in medicina e chirurgia il 3 novembre 1981 presso l’Università Cattolica con 110 e lode e “dignità di stampa” per la sua tesi in ginecologia. Indi abilitata alla professione e iscritta all’Ordine dei Medici di Roma. Nel 1986 consegue, ancora con lode, la specializzazione in ginecologia e ostetricia. Nel 1990 all’Istituto Superiore di Sanità, per conto della Organizzazione Mondiale della Sanità,“Master in Health Care Management a district level in developping countries”; in questa occasione le viene offerta la assunzione dalla stessa O.M.S., offerta da lei declinata. Nel 1992 ad Anversa, presso l’Institut Prince Léopold, consegue con “grande distinction” il diploma di specializzazione in medicina tropicale.

Negli anni 1990-91, suoi studi su “La formazione del personale nei Paesi in via di sviluppo” e su “Gli aspetti medico-sociali dell’immigrazione” vengono premiati dalla Società Italiana Servizi Cooperazione e Sviluppo e dallo Istituto Italiano di Medicina Sociale. Nel 1990 le viene assegnato il Premio “Pieve – Terra nuova” per la raccolta delle sue lettere dal Nicaragua, pubblicata con il titolo “Carissimi tutti –Lettere di un medico dal fronte”. Nel 2004 l’editore Mondatori pubblica un’altra raccolta di sue lettere, curata da Mariapia Bonanate, con il titolo “Una lampadina per Kimbau – Le mie storie di chirurgo di guerra dal Nicaragua al Congo”.

Dopo la laurea, Chiara presta servizio come assistente volontaria in ginecologia e ostetricia al Policlinico Gemelli (annesso all’Università Cattolica di Roma), fino al momento in cui decide di partire per il Nicaragua, inviata dal Movimento Laici per l’America Latina (MLAL) nel quadro di un “programma di volontariato civile”. Dal 9 marzo del 1983 lavora nell’Ospedale materno-infantile Trinidad Guevara di Matagalpa, dedicandosi all’assistenza delle gestanti e delle partorienti e impegnandosi particolarmente in un programma regionale di diagnosi precoce del carcinoma cervicale uterino. Assume poi la direzione del Centro di Salute di Terrabona.

Il 10 marzo 1986 lascia il MLAL per passare alle dirette dipendenze del Ministero della Sanità nicaraguese nell’Ospedale “Fidel Ventura” di Waslala (località al Nord del Paese, ove è in atto la guerra fra le truppe governative e i “contras”). Ivi assume la responsabilità del programma materno-infantile, ma si trova soprattutto impegnata negli interventi chirurgici e ortopedici richiesti dall’emergenza conflittuale. A questa attività aggiunge nel 1987 quella di docente nell’ambito del programma governativo di “Educazione continua obbligatoria” in materia di sanità. E, in collaborazione con il clero locale , dà inizio ad un programma di “sviluppo totale” della zona di Waslala, che ottiene l’approvazione ed il finanziamento della Unione Europea.

Alla fine del 1989 lascia il Nicaragua (ove finalmente era cessata la guerra civile) per frequentare il “Corso di Manager di salute pubblica nei Paesi in via di sviluppo” tenuto a Roma dalla O.M.S. e nell’ambito del Corso va in missione in Ecuador per la valutazione del Progetto sanitario “Guijos”, a Baeza.

Nell’estate del 1991 entra in rapporto con l’Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau (AIFO) che l’invia a Kimbau, località all’interno del Congo (allora denominato Zaire, oggi Repubblica Democratica del Congo) a oltre 500 chilometri dalla Capitale Kinshasa, con l’incarico di direzione di un Ospedale a suo tempo costruito dai Belgi, poi semi-abbandonato, e di supervisione dei 22 Centri di Salute locali: sole strutture sanitarie al servizio di una popolazione di 150.000 abitanti. Ma alla fine di settembre, a seguito di gravi disordini scoppiati in quel Paese, viene rimpatriata per ordine dell’Ambasciata d’Italia. Si iscrive, quindi, al corso di medicina tropicale di Anversa, ove il 20 marzo 1992 consegue il diploma di specializzazione.

Ancora per incarico dell’AIFO, dal 14 giugno al 29 settembre 1992 va in missione nel Mali (Diré) per la riformulazione del Progetto di sviluppo socio-sanitario della Regione dei Tuareg.

Ritorna in Congo, sempre per l’AIFO e con gli incarichi già affidatile, il 12 ottobre 1992; ma il 7 dicembre, in un viaggio all’interno del Paese su una strada dissestata, il ribaltamento dell’ambulanza guidata da un autista inesperto le sfracella il braccio destro, che viene fortunosamente amputato a Kinshasa. Rientra quindi in Italia, per essere ricoverata al Policlinico Gemelli di Roma e successivamente all’INAIL di Budrio dove le applicano una protesi. Superato il periodo critico, accetta l’incarico del MLAL per una verifica dello stato di attuazione del progetto a suo tempo avviato a Waslala con il finanziamento della U.E..

Dal gennaio al maggio 1994, per conto dell’AIFO, in Angola per la definizione e l’avviamento di un progetto di autosviluppo plurisettoriale, nonché per organizzare la rieducazione e la protesizzazione dei disabili, vittime delle mine anti-uomo sparse ovunque nelle mai finite guerre di quel Paese.

Il 4 giugno dello stesso anno è nuovamente per l’AIFO in Congo, a Kimbau. E per un decennio ininterrotto – salvo brevi viaggi in Italia, allo scopo di raccogliere fondi per le istituzioni locali – la sua vita è là, fra i malati dell’Ospedale e dei Centri di Salute, e gli allievi infermieri del locale Institut Techniques Médicales “Raoul Folléreau”, in un contesto di guerre, di conflitti tribali, di disordini, di malattie epidemiche – dalla malaria all’AIDS e all’Ebola, dalla tripanosomiasi alla tubercolosi -, di fame, di miseria generalizzata (in scandaloso contrasto con lo sfruttamento delle ricchezze naturali di cui il Congo è largamente dotato).(*) Ivi lo Stato è totalmente assente, supplito dalla Chiesa Cattolica e da qualche altra Istituzione con le non molte risorse umane ed economiche di cui possono disporre. Anche dall’ONU e dalle Organizzazioni internazionali la situazione disastrosa del Congo è pressoché ignorata.

La collaborazione con la Diocesi di Kenge, nel cui comprensorio è ubicata Kimbau, porta Chiara ad assumere lo status di “missionaria laica” e nel luglio 2002 pronuncia i voti di povertà e di obbedienza al Vescovo di Kenge. Il 12 agosto 2000 le viene conferito l’incarico di direzione dell’Institut Supérieur Techniques Médicales “S:Marie Reine de la Paix”, fondato e retto a Kenge dalla stessa Diocesi d’intesa con il Governo congolese.

Nel corso di questi dieci anni Chiara intraprende altre iniziative, destinate allo sviluppo dell’assistenza e dell’educazione sanitaria, nonché al miglioramento delle strutture ospedaliere. Per l’alimentazione elettrica dell’Ospedale di Kimbau è ora prossima al compimento la costruzione di un impianto idroelettrico, che consentirà l’ampliamento dello stesso Ospedale da 150 a 500 posti letto e anche l’illuminazione delle vie e di altri edifici pubblici del villaggio. Di questo importante progetto, che le distanze e le difficoltà dei trasporti rendono assai oneroso, si occupa l’AIFO con le proprie risorse finanziarie e tecniche.

La collaborazione con altre Istituzioni e Organizzazioni non-governative (ONG), nonché con le Parrocchie e i gruppi di amici italiani, ha comportato e tuttora comporta lo sviluppo delle attività promozionali e assistenziali curate da Chiara, tanto a Kimbau quanto nella sede diocesana di Kenge: la Fondazione Rita Levi Montalcini di Roma contribuisce al finanziamento dell’ITM e dell’ISTM di Kenge con borse di studio; per lo stesso scopo il MLAL di Verona ha in atto un Progetto di “sostegno a distanza”; i Padri Comboniani di Roma finanziano l’ampliamento degli Istituti scolastici con il Progetto “Qualche euro per Kenge”; la Fondazione Fossati di Monza finanzia un “Progetto infanzia” che provvede alla costruzione di nuove aule e di un internato all’ITM di Kimbau, alla creazione di un “centro nutrizionale” in loco, nonché – grazie anche al “gemellaggio” con scuole italiane – all’approvvigionamento di materiale scolastico, biblioteche, borse di studio; l’ONG italiana ASAL di Roma patrocina, d’intesa con la Diocesi di Kenge , la tutela del diritto alla salute e all’educazione nel quadro della “Iniziativa Europea dei Diritti Umani”.

Nel 2004 sono stati varati e sono già in corso di attuazione dei progetti finanziati congiuntamente dalla Conferenza Episcopale Italiana, dalla Regione Veneto, dalla ULSS 22 di Verona Bussolengo, dal MLAL e dall’Università Cattolica di Roma che riguardano la ristrutturazione dell’Ospedale di Kenge, con apporto di nuovi strumenti, apparecchiature mediche, farmaci, mezzi di trasporto, e l’ampliamento dell’ISTM di Kenge con dotazione di nuove aule, sala tecnica, biblioteca e centro di salute.

Su richiesta di Chiara recentemente l’Associazione Seniores dell’Enel (ANSE) ha inviato in Congo un cospicuo lotto di contatori elettrici.

Il 7 giugno 2000 riceve dal Presidente della Repubblica la nomina a Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica. L’onorificenza è destinata a ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione nel campo delle lettere, delle arti, della economia e nel disimpegno di pubbliche cariche e di attività svolte a fini sociali, filantropici ed umanitari. Nello stesso anno le viene assegnato a Brescia il Premio “Cuore Amico”. Nel novembre 2001 viene nominata dal Consiglio Regionale della Valle d’Aosta “Donna dell’anno”. Nel dicembre 2004 riceve il Premio “Verona Municipio dei Popoli – Enzo Melegari”.

L’8 marzo 2005 il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha voluto incontrare al Quirinale Chiara Castellani complimentandosi per il lavoro svolto a Kimbau. Al termine dell’udienza il Presidente della Repubblica ha ricevuto il libro “Una lampadina per Kimbau” e il 21 marzo ha scritto a Chiara Castellani le sequenti parole: “La ringrazio per questo omaggio che ho molto apprezzato. La Sua testimonianza rappresenta un importante appello, affinché l’impegno verso quei popoli, non solo dell’Africa, dove Ella svolge attualmente la Sua mirabile attività, ma dovunque ci siano uomini per i quali “sopravvivere sembrerebbe una scommessa folle”, sia sentito come una rigorosa responsabilità storica. Per fortuna esistono persone che sanno dare corpo alla speranza, coniugando “un sogno d’amore” con una ferma volontà che si traduce in iniziative concrete”.

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