Senza categoria
Gesù passa

Gesù passa

23. marzo, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 26 MARZO 2017 – IV DI QUARESIMA

 

1 Passando, vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”. 3Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo“. 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe” – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: “Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?”. 9Alcuni dicevano: “È lui”; altri dicevano: “No, ma è uno che gli assomiglia”. Ed egli diceva: “Sono io!”. 10Allora gli domandarono: “In che modo ti sono stati aperti gli occhi?”. 11Egli rispose: “L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista”. 12Gli dissero: “Dov’è costui?”. Rispose: “Non lo so”.
13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: “Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo”. 16Allora alcuni dei farisei dicevano: “Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”. Altri invece dicevano: “Come può un peccatore compiere segni di questo genere?”. E c’era dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: “Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?”. Egli rispose: “È un profeta!”.
18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: “È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?”. 20I genitori di lui risposero: “Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé”. 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: “Ha l’età: chiedetelo a lui!”.
24Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: “Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore”. 25Quello rispose: “Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo”. 26Allora gli dissero: “Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?”. 27Rispose loro: “Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?”. 28Lo insultarono e dissero: “Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia”. 30Rispose loro quell’uomo: “Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. 34Gli replicarono: “Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?”. E lo cacciarono fuori.

35Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. 36Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. 37Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. 38Ed egli disse: “Credo, Signore!”. E si prostrò dinanzi a lui.
39Gesù allora disse: “È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi“. 40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: “Siamo ciechi anche noi?”. 41Gesù rispose loro: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane”.

 

 

GESU’ PASSA

Gesù passa e vede il cieco. Qui non è il cieco ad invocarlo, quanto invece Lui a coglierlo. Gesù guarda il cieco, ma il cieco non può vederlo. Gesù lo vede perché il cieco mendica… Forse anche noi siamo ciechi, immersi nel caos della piazza davanti ai templi delle nostre chiese, ma non ci accorgiamo che Gesù passa. Gesù passa nella nostra vita! Come attirare la sua attenzione? Facendo i “mendicanti” come il cieco. Il mendicante vive di quello che gli arriva in elemosina tra la sua sporcizia e le sue sofferenze; essere mendicanti nella fede significa mettersi nella condizione di fiducia – atto di fede – in Dio: accolgo quello che la vita mi offre come dono di Dio; tra la sporcizia dei miei peccati di cui Dio ne annuncia la misericordia e le sofferenze che sono la porta stretta per la vita eterna. Cristo già ci ha dato gli “occhi della fede” per poterlo vedere, non nella piscina di Siloe, ma nell’acqua del Battesimo. Gesù passa, guarisce il cieco ed il cieco fa un cammino: passa dal riconoscerlo come l’uomo che lo ha guarito, poi come un profeta e alla fine come il Cristo.

La mia fede è in cammino? Sono un “mendicante” della grazia di Dio?

 

IL FANGO

Il fango ci riporta da una parte alla creazione del mondo: acqua e terra; d’altra parte alla nostra condizione di fragilità… il fango è questa esperienza di sofferenza quando appunto nel “fango” ci sentiamo immersi, ma anche lo sporco del peccato che ci fa sentire nel fango: va a purificarti.Gesù così ha detto al cieco: dal fango, da qualsiasi fango, possiamo uscirne solo con l’aiuto di Dio, ma dobbiamo muoversi come il cieco, tentoni, verso la “piscina di siloe”, verso laddove possiamo ritrovare un nuovo modo di vedere le cose, ritrovare la luce o una nuova luce! Cosa mi fa sentire sporco di fango? Dove la “piscina” della mia purificazione?

 

I VERI CIECHI RELIGIOSI

Gesù accusa i farisei di una cecità della fede… Un’affermazione forte che deve far riflettere anche noi, uomini e donne di fede di oggi. I farisei hanno perso la visione dell’orizzonte della grandezza di Dio: hanno racchiuso Dio nelle loro regole, nei loro progetti pastorali, nei loro dogmatismi sterili, in una religiosità vissuta nell’appartamento delle proprie idee mascherate da “volontà di Dio”… Questo è il pericolo: vivere una fede da “appartamento”, di chiusura travestita da apertura; di un’esperienza vissuta come profezia ma che profezia non è… Bisogna sapersi mettere sempre in crisi e porsi delle domande se il mio cammino con Dio, personale o comunitaria, sia un cammino fermo in un “appartamento”… L’uomo e la donna di fede si interrogano sempre con criticità positiva e negativa, sulla motivazione profonda della sequela di Cristo e la fede in Dio!La religiosità farisaica è quella dei se e dei ma… dei pro e dei contro… del dentro o del fuori… Vincola la grandezza onnipotente di Dio: in sabato non si possono fare miracoli. Tanto meno ascolta in “povero”: se tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi… La religiosità di appartamento che è diffusa nelle parrocchie spesso diventa farisaica quando non riconosce più nella comunità parrocchiale stessa il cammino reale della Chiesa di Dio, ma al contrario ha la sua leadership, la sua guida, all’esterno così da chiudere gli occhi davanti all’immenso orizzonte di Dio.

Vivo una religiosità da appartamento, oppure sono aperto a critiche ed autocritiche, positive e negative, che possano farmi gustare la luce di Dio nel suo campo visivo dell’orizzonte?

 

LA LUCE DI DIO CHIEDIAMOLA CON SAN FRANCESCO D’ASSISI

 

Alto e glorioso Dio
illumina il cuore mio,
dammi fede retta, speranza certa,
carità perfetta.

Dammi umiltà profonda,
dammi senno e cognoscimento,
che io possa sempre servire
con gioia i tuoi comandamenti.

Rapisca ti prego Signore,
l’ardente e dolce forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose,
perchè io muoia per amor tuo,
come tu moristi per amor dell’amor mio.

Alto e glorioso Dio
illumina il cuore mio,
dammi fede retta, speranza certa,
carità perfetta.

 

Se conoscessi il dono! E chi è Dio!

Se conoscessi il dono! E chi è Dio!

17. marzo, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 19 MARZO 2017 – III DI QUARESIMA

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (cap. 4)

5Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: “Dammi da bere“. 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. 11Gli dice la donna: “Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?”. 13Gesù le risponde: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”. 15“Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”. 16Le dice: “Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui”. 17Gli risponde la donna: “Io non ho marito”. Le dice Gesù: “Hai detto bene: “Io non ho marito”. 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”. 19Gli replica la donna: “Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. 21Gesù le dice: “Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità”. 25Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa”. 26Le dice Gesù: “Sono io, che parlo con te“.
27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: “Che cosa cerchi?”, o: “Di che cosa parli con lei?”. 28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29“Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?”. 30Uscirono dalla città e andavano da lui.
31Intanto i discepoli lo pregavano: “Rabbì, mangia”. 32Ma egli rispose loro: “Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete”. 33E i discepoli si domandavano l’un l’altro: “Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?”. 34Gesù disse loro: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica”.
39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: “Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”.

 

 

GESU’ HA SETE: IL DONO DELLA RICHIESTA

Il pozzo di Giacobbe, ritenuto per l’ebraismo al tempo di Gesù: un santuario a cielo aperto; ma in terra samaritana, in terra di scomunicati dal Tempio di Gerusalemme. Gesù chiede alla donna dammi da bere, la donna affermerà a Gesù dammi quest’acqua. Questo brano è un cammino “battesimale” di questa donna che, va ad attingere l’acqua al pozzo, ma si ritrova immersa nell’acqua della grazia di Dio. La sete di Gesù ci riporta a quando sulla croce, prima di spirare, dice: ho sete. Gesù avanza una richiesta, Dio non ha bisogno dell’uomo, ma lo rende partecipe della sua sete di amore. Dio ha sete di me, di te: per amore. La richiesta di Gesù: dammi da bere… Cosa penso Gesù mi chieda? Non sentiamo spesso questa esigenza d’amore di Dio per noi, perché, come la Samaritana: avanziamo problematiche religiose – tu sei giudeo io samaritana – oppure cerchiamo un utilitarismo esasperato – non hai la brocca, come fai ad attingere – che non ci fa contemplare e conoscere il dono di Dio. Vivere la vita come dono! La samaritana vedeva solo un uomo, che solo dopo riconoscerà come profeta e poi Messia; così come noi facciamo una esperienza umana della fede: se conoscessimo il dono e Colui che lo fa! Vivere la vita come dono e, così contemplare e conoscere Cristo. Senza questa gratitudine in Dio dopo aver riconosciuto il dono, non potremmo conoscerlo. Riconosco che nella vita c’è il “dono” di Dio? Che tutto è dono? Vivo questa gratitudine che mi porta alla felicità ed alla libertà?

 

IL DONO DELL’ACQUA DI DIO

Gesù offre la sua acqua. Quale acqua? L’acqua della grazia che è fonte di vita, purificazione, trasformazione dell’uomo. Segno di morte dell’uomo vecchio e di resurrezione all’uomo nuovo: segno del battesimo. La samaritana in questa storia viene come battezzata: lascia tutto ciò che aveva: la brocca, la sua storia, la sua dignità, la sua speranza, la sua tristezza, il suo vuoto affettivo, la sua insoddisfazione di amore al pozzo e rinasce dall’acqua di Dio. La samaritana in qualche modo rappresenta l’umanità piena di dubbi e risposte relative sulla fede, di una fede individuale ma non più reale e, con una profonda lacuna affettiva: non sa più amare e non si sente più amata! Papa Francesco la chiama “orfananza”… Quale la mia storia, la mia dignità, la mia speranza, la mia tristezza, il mio vuoto affettivo, la mia insoddisfazione di amore per riconoscere la mia sete più profonda è sete di Dio?

 

IL CREDENTE E’ ADORATORE E TESTIMONE

Credere in Dio è innanzitutto adorarlo: orientare il nostro cuore verso di Lui! La Samaritana capisce che non è il pozzo od il Tempio di Gerusalemme il luogo in cui cercare Dio: ma nel Cristo. Dove cerco Cristo, dove credo di trovarlo? Sono io che ti parlo: Dio parla, ma dove, come? Adorarlo in Spirito e Verità significa anzitutto cercare dove questo Spirito di Dio viene effuso.. Cristo effonde in noi il suo Spirito e lo ha effuso in momenti ben precisi della nostra vita e, continua ad effonderlo… Cosi la nostra fede deve poter trovare una autenticità, cioè viverla nella verità, nella onestà! L’incontro con Cristo cambia la vita se riconosciamo questa fede primordiale dell’uomo nei confronti di Dio, se riconosciamo che non sono i ritualismi del tempio o il “pozzo” del santuario che ci salva: quanto invece il nostro incontro con Cristo ed i suoi discepoli. Dall’incontro di Gesù con la Samaritana nasce una comunità. Nella comunità cristiana viviamo la presenza di Cristo, l’ascolto di Lui che ci parla e la grazia dei sacramenti.

Quanto è importante non privatizzare la religiosità, ma, aprirsi ad una fede Vera, autentica, non fatta di tradizionalismi e ritualismi: adorare Dio in Spirito e Verità!. Una frase così piena di impegno e di significato. Dando “peso” ad ogni parola, cosa significa per me adorare Dio in Spirito e Verità?

 

LA TESTIMONIANZA

La donna riprende a vivere libera e felice e non può non trasmetterlo agli altri. Ogni cristiano è questa donna, l’incontro con Cristo ci riempie così tanto da non poter farne a meno di comunicarlo: venite a conoscere Gesù. La mia fede è testimonianza di un incontro con Cristo? La mia testimonianza porta in se l’invito: venite a conoscere Dio? Venite a conoscere Gesù?

L’incontro con Dio cambia la vita

L’incontro con Dio cambia la vita

11. marzo, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 12 MARZO 2017 – SECONDA DI QUARESIMA

 

Dal Vangelo secondo Matteo (cap. 17)

1Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. 2E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. 3 Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. 4Pietro prese allora la parola e disse a Gesù: «Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia». 5Egli stava ancora parlando quando una nuvola luminosa li avvolse con la sua ombra. Ed ecco una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo». 6All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. 7Ma Gesù si avvicinò e, toccatili, disse: «Alzatevi e non temete». 8Sollevando gli occhi non videro più nessuno, se non Gesù solo.

       9E mentre discendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, finché il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».

 

* * *

 

Di questo strano Rabbì, che chiama i pescatori invece che gli specialisti religiosi, i discepoli ne avevano viste tante (miracoli, insegnamenti, esorcismi)… Ma l’esperienza che Pietro, Giacomo e Giovanni, apostoli che sono più vicini a Gesù, fanno sul monte Tàbor è veramente traumatica, tanto che caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Egli fu trasfigurato davanti a loro, cosa significa, cosa hanno visto che li ha così tanto spaventati? Perché il “mistero” di Dio, che tanto è ambito dagli uomini con dei segni, spaventa?

 

LA TRASFIGURAZIONE: “METAMORFOSI”

I termini che usa l’evangelista – brillò come il sole, le vesti candide… – non riescono ad esprimere questa trasfigurazione che anche in italiano – “trasfigurazione” – non rende come parola…Il greco usa una parola che in italiano rende di più: metamorfosi, che significa: trasformazione chimica, fisica, morale, psicologica, ecc… una vita che muta in qualche altra cosa. Ma la preghiera è capace di tale cosa? Sì, quando si sale sul “monte” faticoso e bello della preghiera stessa. L’incontro della NATURA umana che si incontra con il MISTERO DIVINO, trasfigura! Cambia la vita! Fa vedere poi le cose in modo diverso, e Gesù si trasfigura per annunciare in qualche modo anche la sua resurrezione. Ma ci crediamo che la preghiera concentrata, fatta con la mente e con cuore e anche col corpo: muta il nostro essere e gli dona i poteri di Dio, i poteri dell’Amore? Che cosa mi dice la parola “preghiera”? Che esperienza faccio di Dio nella preghiera?

 

Gesù e gli apostoli in questa grande visione gli appaiono due figure dal “regno dei morti” – anzi dal regno di Dio – Mosè ed Elìa che portano con la loro presenza tre messaggi profetici molto forti agli apostoli presenti con Gesù:

  1. La morte del cedente è una metamorfosi, la natura umana si trasforma nel mistero di Dio;
  2. Gesù è veramente il Messia tanto atteso nei secoli: annunciato dall’antica alleanza di Mosè ed Israele e proclamato con forza dai profeti ed il primo ne du Elìa;
  • Mosè ed Elìa, due persone che fanno per loro disponibilità un’esperienza meravigliosa della Presenza di Dio nella loro vita normale e indegna tanto più disinteressa.

 

LA STORIA DI MOSE’

Mosè non dava importanza o non credeva al Dio degli ebrei, conosciamo la sua storia, disinteressatamente a quello che gli stava per succedere lavorava per la sua famiglia, pascolava il gregge del suocero…

1 Mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb. 2L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava. 3Mosè pensò: “Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?”. 4Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: “Mosè, Mosè!”. Rispose: “Eccomi!”. 5Riprese: “Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!”. 6E disse: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe”. Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio. (Es 3)

Mosè, buon uomo anche religioso, fa questa esperienza di avvicinamento a Dio per disponibilità e voglia di conoscenza del “fenomeno” divino: perché io mi accosto alla preghiera? Perché mi avvicino a Dio? Solo per chiedere o per fare una esperienza interiore che possa trasformare sempre più in meglio la mi vita?

Mosè balbuziente e pastorello scelto a parlare col faraone e portare Israele fuori dall’Egitto: capisco che non sono le capacità che qualificano la fede e la vita, quanto invece le mie scelte?

 

ELIA E LA PAROLA DI FUOCO

Elìa a un certo punto della sua missione si è “depresso”: solo, stanco gli mancavano le forze, la motivazione e il senso della vita. Preso dall’angoscia anche perché a nessuno importava di Dio si ritira sul monte Oreb.

Con la forza di un po di cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb.

9Là entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: “Che cosa fai qui, Elia?”. 10Egli rispose: “Sono pieno di zelo per il Signore, Dio degli eserciti, poiché gli Israeliti hanno abbandonato la tua alleanza, hanno demolito i tuoi altari, hanno ucciso di spada i tuoi profeti. Sono rimasto solo ed essi cercano di togliermi la vita”. 11Gli disse: “Esci e férmati sul monte alla presenza del Signore”. Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. 12Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. 13Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.
Ed ecco, venne a lui una voce che gli diceva: “Che cosa fai qui, Elia?”.
(1 Re 19)

Che fai invece tu, qui? Elìa si aspettava una segno grandioso dal Signore, ma il Signore non parla in modo eclatante con segni “grandiosi”… Ma nel sussurro della brezza leggera. Nel silenzio incontro Dio.

 

LA VOCE DEL PADRE

Si sente dalla nube una voce: Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo!. La comunione con Gesù, l’esperienza del mistero di Dio che trasforma la NATURA UMANA con il MISTERO DI DIO parte dall’ascolto: l’ascolto della sua Parola. In essa c’è un messaggio di Dio per me, per chi mi sta intorno, per la mia comunità, la mia famiglie. Allora l’incontro con Dio che prima spaventava diventa avvincente: facciamo delle tende – dice san Pietro – preso dalla gioia dell’incontro naturale fatto con il mistero divino. Rileggere la storia di Mosè o di Elìa può aiutarci a capire questo contatto con Dio, questa connessione tra la nostra natura, la nostra storia ed il suo mistero…

Un percorso nel “deserto” per liberarci… Per ritrovare noi stessi, Dio e il prossimo

Un percorso nel “deserto” per liberarci… Per ritrovare noi stessi, Dio e il prossimo

2. marzo, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 5 FEBBRAIO – PRIMA DI QUARESIMA

Vangelo  Mt 4, 1-11
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”».
Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano. 

 

  • Il cammino della Quaresima: lasciarsi condurre da Dio

Il tempo di Quaresima è un cammino in cui sempre più profondamente Dio si svela per quello che è… sempre di più, fino a svelarsi completamente sulla croce  e nel sepolcro che vede la sua resurrezione. Finita la Quaresima dovremmo poter dire: Dio è stato chiaro, ha detto tutto, si è aperto all’uomo con franchezza anche sulle domande più misteriose della vita! Ha detto la verità su tutto: la morte è distrutta, c’è la vita eterna! La Quaresima, perciò, è un tempo che ci spinge a camminare in un rapporto sempre più autentico tra noi, con Dio e con i fratelli… Dio è stato franco con noi! Ha aperto il suo cuore a noi! In questo tempo parimenti noi siamo chiamati ad essere franchi e ad aprire il nostro cuore a Dio e ai fratelli e le sorelle! Come posso – prima di tanti digiuni e fioretti – aprire il mio cuore e vivere con franchezza il mio rapporto e con le persone che incontro ogni giorno (correzione fraterna)? Gesù si è lasciato condurre dallo Spirito nel deserto, nel silenzio, nella preghiera e nella meditazione: perciò digiuna, per ascesi. Cosa significa per me: lasciarsi condurre dallo Spirito di Dio?

 

  • Il deserto: eremo interiore

Gesù, prima di cominciare la sua missione nel mondo: fa questo ritiro spirituale nel deserto per quaranta giorni. Avvicinandosi così di più al Padre prende coscienza piena e piene forze nell’Essere il Messia: il Figlio di Dio. Avvicinarci a Dio nel deserto della nostra anima significa prendere coscienza di noi stessi: di chi siamo, dove andiamo, perché esistiamo… La nostra vita così si illumina. Ma ciò che caratterizza l’incontro con Dio nel deserto è il combattimento con Satana. S. Ignazio di Lodola, sintetizza la strategia di satana e Gesù: la prima come brama di ricchezze, di onore e di orgoglio, la seconda come desiderio di povertà umiliazione ed umiltà. Sono i tre idoli che dominano l’uomo, proiezione dei suoi bisogni: l’idolatria delle cose, con una “fede economica” che trasforma il pane in pietre, l’idolatria di Dio, con una religione miracolistica che vuol disporre di Dio stesso, e l’idolatria del potere, con un comportamento che vuol dominare tutti… Le cose, le persone e Dio sono tre bisogni vitali: l’uomo può soddisfarli in modo diabolico o filiale, rubando o ricevendo, possedendo o condividendo. Le tentazioni sono le “ovvietà” del pensare umano. Gesù le supera obbedendo alla Parola. Gesù fu tentato come profeta, come sacerdote e come re, intendendo rispettivamente la salvezza in modo materialistico, la comunione con Dio in modo miracolistico, la libertà in modo padronale. Sono le tentazioni di sempre: scambiare la salvezza con la salute, Dio con le sue (o meglio nostre) prestazioni/sensazioni, l’altro con il nostro potere su di lui. Come vedo nella mia vita queste tentazioni?

  • Il percorso della pacificazione: il diavolo lo lascia e gli angeli lo servono

La Quaresima per noi è questo: separarci dalle “tenebre” del mondo per riscoprire che siamo tempio di Dio. Purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito… per la santificazione. Il tempo quaresimale è tempo di digiuno per la purificazione e la santificazione. Dobbiamo riscoprire l’elemento della purificazione quaresimale come digiuno, che non significa “fioretto”. Il digiuno per noi cristiani non è un “fioretto” da offrire a Dio chissà per quale “economico” motivo… Ma il digiuno è atto libero della coscienza, che si apre alla Verità di Dio e alla Carità verso i fratelli. Nel digiuno (purificazione) quaresimale devono essere chiare quattro dimensioni:

  1. Il digiuno come purificazione umana, per la libertà della coscienza.

Il digiuno, umanamente parlando, è purificazione biologica ma anche psicologica: cioè astenersi o diminuire un qualcosa che siamo soliti fare e che nel tempo, senza che ce ne accorgiamo, ci toglie la libertà, perché è qualcosa o una situazione che ci toglie tempo o energie “pulite”. Non è solo astensione dal cibo ma anche quant’altro mi occupa e preoccupa così tanto da togliermi inconsciamente e pian piano una libertà piena d’azione della coscienza… Su questa dimensione di digiuno, da cosa credo debba astenermi per poter tornare ad uno stato di purezza – e quindi di libertà – umana e cristiana?

 

  1. Digiuno per crescere dai vizi capitali, per la libertà della persona.

Il tempo di quaresima – ma non solo – è tempo di “specchiarci” nel nostro spirito per vedere come crescere dai vizi capitali (che nella catechesi abbiamo un po’ messo da parte) e che invece rovinano la libertà della persona. Di questi vizi, enunciati nei sette vizi capitali, già Aristotele (filosofo del 350 a.C. circa) ne aveva parlato come abiti del male; e poi anche un altro filoso, Kant (del 1800 d.C.) li ha enumerati come espressione della tipologia umana negativa, anche la psicologia moderna laica li studia come problema – a volte come manie – nei comportamenti.

  • Superbia (desiderio irrefrenabile di essere superiori agli altri, fino al disprezzo degli ordini e delle leggi).
  • Avarizia (desiderio irrefrenabile dei beni temporali).
  • Lussuria (desiderio irrefrenabile del piacere sessuale).
  • Invidia (tristezza per il bene altrui, percepito come male proprio).
  • Gola (abbandono ed esagerazione nei piaceri della tavola).
  • Ira (irrefrenabile desiderio di vendicare un torto subito).
  • Accidia (torpore malinconico e l’inerzia che prende coloro che sono dediti a vita contemplativa).

Siamo essere umani e sempre qualcosa o qualcuno tende a “schiavizzarci, ma non ce ne accorgiamo. Quali sono le nostre dipendenze? Da chi o che cosa non posso farne a meno…?

 

  • Digiuno come espiazione dei peccati: per la libertà dal peccato.

Il tempo di Quaresima è tempo di grazia per combattere poi quei peccati (veniali o mortali) che sono diventati abitudinari nella nostra vita, perché questi in un certo senso ci possiedono e finiscono per schiavizzare la nostra coscienza che finisce per vivere o nel senso di colpa oppure nello sconforto spirituale. Quando si soffre a volte si digiuna, la contrizione dei peccati può portarci ad un digiuno espiatorio per le nostre colpe, un digiuno che non è la pena per quel che abbiamo commesso, ma è contrizione che si fa concreta per il male che abbiamo fatto. La contrizione dei miei peccati sente la necessità di espiazione che Cristo ci ha gratuitamente ottenuto sulla croce?

 

  1. Digiuno come ascesi, per la libertà interiore.

L’ultima dimensione del digiuno è quella dell’ascesi, affinché la nostra libertà interiore sia più spedita nel farci incontrare Dio: è il digiuno periodico da cose fondamentali della nostra vita (come ad esempio un pasto) per poter in quel tempo pregare e tramutare in carità quanto abbiamo lasciato… E’ la forma di digiuno più difficile, ma più alta che mira necessariamente all’incontro con Dio e che apre il nostro corpo ad essere strumento della dimensione mistica, cioè a vivere il nostro corpo veramente come tempio dello Spirito. La mia fede conosce un lato mistico dove nel silenzio del mio cuore so che Dio opera?

 

 

Io però vi dico… (Mt 5, 17-37)

Io però vi dico… (Mt 5, 17-37)

9. febbraio, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 12 FEBBRAIO 2017 – VI DEL TEMPO ORDINARIO

Vangelo  Mt 5, 17-37
Dal vangelo secondo Matteo
[In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:] «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà dalla legge neppure un iota o un segno, senza che tutto sia compiuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli.
Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli. Poiché [io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli.
Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non uccidere”; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio.] Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna.
Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono.
Mettiti presto d’accordo con il tuo avversario mentre sei per via con lui, perché l’avversario non ti consegni al giudice e il giudice alla guardia e tu venga gettato in prigione. In verità ti dico: non uscirai di là finché tu non abbia pagato fino all’ultimo spicciolo!
[Avete inteso che fu detto: “Non commettere adulterio”; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore.]
Se il tuo occhio destro ti è occasione di scandalo, càvalo e gettalo via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo venga gettato nella Geenna. E se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tàgliala e gettala via da te: conviene che perisca uno dei tuoi membri, piuttosto che tutto il tuo corpo vada a finire nella Geenna.
Fu pure detto: “Chi ripudia la propria moglie, le dia l’atto di ripudio”; ma io vi dico: chiunque ripudia sua moglie, eccetto il caso di concubinato, la espone all’adulterio e chiunque sposa una ripudiata, commette adulterio.
[Avete anche inteso che fu detto agli antichi: “Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti; ma io vi dico: non giurate affatto]: né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello per i suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran re. Non giurare neppure per la tua testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. [Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno».]

MEDITAZIONE

Gesù indica la concretezza del fulcro del suo Vangelo: amare Dio ed il prossimo come se stessi. L’amore che propone Gesù sembra essere una sfida, che sembra irrealizzabile con i soli sforzi umani; l’amore che Gesù propone è una sfida che può essere messa in pratica solo con l’aiuto di Dio. L’amore del Vangelo propone sette sfide:

IO PERO’ VI DICO… NON UCCIDETE!

Non solo nel senso concreto della parola, ma anche nei rapporti umani. L’ira, il giudizio, la squalifica del prossimo, sono tentazioni che continuamente ci prendono quando qualcuno ci fa del male. Non vuol essere un esame di coscienza, almeno non solo, quanto impegnarci a promuovere una cultura dell’amore del Vangelo. Nel pensare al nostro prossimo così com’è, con la sua storia, il suo vissuto interiore, i suoi problemi…

IO PERO’ VI DICO… RICONCILIATEVI!

Il cristiano è chiamato sempre a meditare e pregare per lavorare sulla riconciliazione con coloro con cui abbiamo dei problemi. Non per una legge morale solamente umana, quanto invece perché Dio ci fa partecipi della sua misericordia che non possiamo negare o non portare agli altri. La riconciliazione è uno dei valori più alti del Vangelo che è molto duro da mettere in pratica: ma che senso avrebbero le nostre preghiere e vivere i Sacramenti se poi non riusciamo a perdonare chi ci fa del male? Che senso ha chiedere a Dio perdono per la nostra durezza contro il nostro prossimo, addirittura confessandoci, se poi non riusciamo a perdonare noi il prossimo?

IO PERO’ VI DICO… IL MATRIMONIO E’ INDISSOLUBILE!

Perché si rompono i matrimoni? Perché finisce l’amore? Ma può finire l’amore vero? E se è stato un errore amare una persona prima, oggi è giusto cercarne un’altra? Gesù annuncia il matrimonio come qualcosa – Sacramento – che non si può sciogliere… Forse è perché più che la fedeltà verso il nostro prossimo che amavamo, è venuta meno la fedeltà al Sacramento: all’amore di Dio che nella coppia abita… Quanto crediamo che l’Eucaristia e la preghiera siano la soluzione ai problemi matrimoniali?

IO PERO’ VI DICO … AFFIDATEVI ALLA PROVVIDENZA!

“Giurare” significa che siamo nel giusto, che la nostra vita o quella degli altri dipenda da noi: ma ci accorgiamo che la nostra vita – solo per il fatto del “vivere” – dipende da Dio? Vivere una spiritualità dell’affidamento, lasciar fare a Dio è l’atto di fede più grande, più bello, più duro anche ma il più efficace che possiamo fare.

IO PERO’ VI DICO… NON VENDICATEVI!

La vendetta è insita nel pensiero umano: chi mi ha fatto del male deve pagare in un modo o nell’altro… l’amore del cristiano richiede la “miglior vendetta”: lasciar fare a Dio… Lasciare a Dio il giudizio per chi ci fa del male. Ma cosa ci manca? Credere che siamo perdonati, che Dio non si vendica per i nostri peccati; forse noi dovremmo vendicarci?

IO PERO’ VI DICO… AMATE I NEMICI

La parola umana più alta che si sia mai sentita sulla terra: amare il nemico. Cioè non avere nemici. Siamo chiamati ad amare anche loro: cosa significa? Come posso? Soltanto stando molto tempo con Dio si riesce.

IO PERO’ VI DICO… SIATE PERFETTI

Oggi cerchiamo la perfezione in tante “cose”… Il corpo perfetto, la casa perfetta, la macchina perfetta. Accettare che siamo imperfetti, fragili e credere che Dio è il solo Perfetto! Solo stando con Dio questa perfezione di raggiunge, ci raggiunge la grazia, ci raggiunge l’amore, ci raggiunge la pace, ci raggiunge la fedeltà… ci raggiunge la felicità. Cerchiamo la perfezione “fisica” ma mai la perfezione interiore che siamo chiamati a vivere alla luce di Dio.

 

Quali valori salvano l’umanità (Mt 5)

Quali valori salvano l’umanità (Mt 5)

25. gennaio, 2017News, Senza categoriaNo comments

1Vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli.
2Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
3«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.

4Beati gli afflitti,
perché saranno consolati.

5Beati i miti,
perché erediteranno la terra.

6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.

7Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.

8Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.

9Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.

10Beati i perseguitati per causa della giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.

11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti hanno perseguitato i profeti prima di voi.

* * *

COME ACQUISIRE I VALORI

Il discorso delle beatitudini è una predicazione “alta”, il fatto stesso che Gesù lo pronuncia su di una montagnola rende il linguaggio profondamente magisteriale. Le “Beatitudini” in termine tecnico si chiamano: macarismi, felicitazioni, congratulazioni… Cioè: congratulazioni a te che sei povero, felice te se sei afflitto, ecc… Non è discorso che tende al sadismo, ma insegnamento morale e profetico sulla vera felicità, che soltanto in Dio si può trovare. Sembra essere, quella del Vangelo, una dottrina del paradosso in un mondo di superbi, dove l’accanimento all’effimera gioia produce ira ed ingiustizia, la vendetta e la malizia sembrano aver la meglio e la guerra sembra regnare… Il discorso della montagna sembra essere in forte contrasto con lo stile di vita odierno, ma il Vangelo è ancora Parola autorevole che spira veri valori religiosi e gioia umana. I valori del vangelo oggi viaggiano fortemente controcorrente, anche se in questo mondo si scorge bontà e generosità. Ma per acquisire questi valori non c’è bisogno di uno sforzo morale: la legge morale è già scritta nel nostro “cuore” dalla creazione. Come entrare nel nostro cuore per decifrarli e comprenderli? Solo l’ascolto della Parola di Dio, fatto col cuore, con la mente e testimoniato con la vita, ci fa acquisire questi valori.

I VALORI VEICOLO DELLA FELICITA’

Ma cosa fa felice l’uomo? Il possesso della fede, la consolazione del prossimo (la famiglia, gli amici, i colleghi di lavoro…), l’eredità della terra (il frutto della terra, il lavoro, il sostentamento ed il benessere), la giustizia, la misericordia, la conoscenza di Dio e la pace. Il Signore sa cosa fa felice l’uomo, e se ne prende carico. Stranamente Lui è presente specialmente nel tempo del dolore e della prova: nell’ora della croce. E’ nel momento della stoltezza, della debolezza e del disprezzo che il cristiano è in special modo “segno di Dio nella storia dell’umanità”.

IL VALORE DELLA SOFFERENZA E DELLA DEBOLEZZA

Nel giorno della tua afflizione, quando hai fame e sete della giustizia, nel momento in cui non giudichi con malizia ma con la purezza di cuore, nell’ora della persecuzione per la tua fede: in quel momento sei segno di Dio nella storia dell’umanità. Sei segno di Dio nella storia dell’umanità: quando ti fai umile contro ogni superbia, quando sei mite nonostante gli altri ti chiamino al litigio, quando perdoni il male più grosso che ti hanno fatto, quando non solo preghi per la pace ma ti occupi di operare per essa, quando reggi a testa alta la persecuzione perché vivi il Vangelo di Gesù. Paradossalmente, proprio nella debolezza predicata dalle beatitudini, lì, c’è il segno della presenza di Dio nella storia dell’umanità; e tutto è riassunto nel segno della croce. Quest’ultimo è la prova che Dio si prende carico delle nostre debolezze, addirittura dei nostri peccati.

E noi ci prendiamo carico degli altri? La comunità ecclesiale si prende carico dei beati? Se non è la Chiesa la comunità delle beatitudini, dove trovare: solidarietà, tolleranza, perdono e pace?

Non ci si impappina la lingua quando nelle nostre Chiese leggiamo beati i poveri e poi quando sul territorio li incrociamo ce ne freghiamo? Non ci vergogniamo a proclamare beati gli afflitti quando poi se ci troviamo nel disagio ce la prendiamo con gli altri e con Dio?  Come ci sentiamo dentro quando diciamo beati i miti e nei nostri rapporti regna la schizofrenia, l’ira e la prepotenza? Ci sforziamo a vivere la legalità perché sono beati coloro che hanno fame e sete della giustizia? Come ci sentiamo davanti alla preghiera e al sacramento del perdono di Dio quando poi non cerchiamo di comprendere chi ha peccato contro di noi?

 

IL VALORE DELLA CULTURA DELLA MISERICORDIA

Oppure proclamiamo: beati i misericordiosi!? Cosa significa pregare per la pace, se poi non operiamo per la pace: nel nostro territorio, nella nostra parrocchia, nelle nostre famiglie e addirittura nei nostri cuori? Ma come facciamo ad ascoltare beati i perseguitati a causa del Vangelo se la nostra religiosità spesso vive di recriminazioni e ancor peggio di vendetta? Non si cambia il mondo e le persone con la violenza, con la forzatura, con le nostre pedagogie anche pensate e ragionate: quanto tornare invece al Vangelo come LA CURA della nostra umanità. Il valore del martirio, della persecuzione è ancora una valore valido? La morte di tanti cristiani che in alcune terre non abiurano la fede e si lasciano uccidere: che valore hanno? Cosa ci insegnano? Le nostre comunità cristiane, almeno quelle più antiche, sono nate dal martirio di molti uccisi per portare avanti la fede. Il cristiano martire che subisce per il Vangelo della Verità, è la cura per dare all’umanità un senso sicuro di continuità e una testimonianza autentica della venuta di Dio sulla terra.  

Le beatitudini ci fanno fare a tutti un esame di coscienza sull’essere cristiani, ci danno i Valori cristiani di pura umanità, di umanesimo pieno. Soffrire fino a morire per la Verità significa vivere in una libertà dove non si è ricattabili o ricettabili… vivere da beati è vivere liberi e liberamente uomini e donne del Vangelo, della buona notizia che è l’amore, l’amore vero! L’amore onesto, autentico e integrale.

 

Maria, donna di tutte le beatitudini, ci protegga, ci consoli e ci accompagni nel nostro cammino. Amen.

Ecco l’Agnello di Dio (Gv 1,29-34)

Ecco l’Agnello di Dio (Gv 1,29-34)

12. gennaio, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 15 GENNAIO 2017 – II DEL TEMPO ORDINARIO (A)

29Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: “Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele”.

32Giovanni testimoniò dicendo: “Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio”.

* * *

L’ATTESA

Giovanni aveva battezzato Gesù, Giovanni era l’uomo che accompagna l’umanità dall’attesa del Messia alla realizzazione della sua venuta. Giovanni, ci dice il testo – nonostante era il cugino di Gesù – non lo conosceva. A fargli riconoscere che in Gesù di Nazareth abita la divinità – viene dopo di me… era prima di me – è la sua sapienza che gli viene dalla preghiera, dalla contemplazione nel deserto, dalla sua vita spirituale ricca. Giovanni prepara la strada alla venuta del Messia, ma in qualche modo annuncia anche all’umanità la possibilità di conoscere Dio. Conoscere Dio è un’esperienza non soltanto intellettuale o rituale, quanto invece sapienziale: un’esperienza che viene dal cuore dell’uomo e della donna che si mettono in ascolto silenzioso di Dio nei deserti del quotidiano… Conoscere Dio in questa esperienza sapienziale significa avere degli spazi di solitudine desertica con se stessi e con Dio, per meditare e pregare, per gustare la sua presenza: questo dona, in una vita spiratale vissuta nella continuità, il dono del discernimento per riconoscere la vera differenza da ciò che bene e ciò che è male, per riconoscere la volontà di Dio ed accettarla, per abbandonarci alla sua Opera di salvezza nella nostra vita. Cerco un rapporto “sapienziale” con Dio che sia un’esperienza che mi porta alla solitudine positiva del “deserto” interiore che mi fa fare esperienza di Lui? Cosa mi aspetto da Dio?

 

L’AGNELLO DI DIO

Ecco l’Agnello di Dio! L’affermazione di Giovanni è forte: riconosce in Cristo non solo il Messa, ne riconosce il Dio fatto uomo ma anche l’Agnello di Dio. L’Agnello che toglie il peccato del mondo. Ci aspetteremo chissà quale Buona notizia dal Messia, ma la più grande ed autentica è che: toglie il peccato del mondo! Forse ciò che ci aspettiamo da Dio è quello che noi non pensiamo o non abbiamo realizzato sia importante: togliere il peccato. Togliere il peccato del mondo significa: dare la possibilità all’uomo di vivere la vita eterna. Spesso siamo troppo interessati, nel rapporto con Dio, ad altre cose in cui vorremmo lui operasse, senza invece prendere coscienza del miracolo più grande: toglie il peccato del mondo, la redenzione. La nostra vita è redenta, è salvata! Che cosa ci fa paura? … e perché? Alla base del rapporto con Dio c’è la nostra redenzione, prima di tante nostre aspettative più o meno giuste agli occhi della nostra confusa o lucida umanità: la redenzione.

La Scrittura è piena di significato sulla parola “Agnello”. Alcuni passi sull’ “agnello” ci possono aiutare a capire questa cultura della misericordia che Dio è venuto a portare nel mondo.

 

L’AGNELLO DI ABELE

Cristo è il “nuovo Abele”, è colui che viene ucciso dalla cattiveria del “fratello”: il Signore gradì Abele e la sua offerta (Gen 4,4) e per questo Abele viene ucciso dal fratello. Cristo è venuto come nuovo Abele ucciso come i suoi stessi agnelli in sacrificio, per salvarci dalla cattiveria e dall’indifferenza, per salvarci dal peccato. La storia di Abele ci richiama ad una cultura della misericordia: Ciascuno può contribuire ad una cultura della misericordia, in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza (Papa Francesco). Saper assumere il male che si subisce per assorbirlo e redimere il fratello che ci “uccide”. Quante volte il nostro prossimo “ci uccide”.. Quali esperienze mi hanno fatto o mi fanno sentire “come ucciso” dal mio prossimo? Assorbire il male significa di non rispondere al male per male, a saperlo subire da cristiani “crocefissi”, a poter portare la croce dell’altro che è una croce a volte solo conoscerlo… Promuovere questa cultura della misericordia significa assorbire il male di ci fa del male e guardare al crocefisso per poterglielo offrire, in nome della redenzione che abbiamo ricevuto gratuitamente da Cristo e che non meritiamo. Come reagisco al male che mi fanno?

E quando siamo noi i carnefici – secondo anche la nostra giustizia – dobbiamo sentire la Parola di Dio a Caino a cui Dio dona un’altra possibilità: che hai fatto? la voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo (Gen 4,10). Anche quando giustamente reagiamo male al nostro prossimo, dovremmo ricordarci che: non sai mai che lotta sta vivendo il tuo prossimo, rispettalo sempre (Papa Francesco).

 

L’AGNELLO PASQUALE

Nel libro dell’Esodo l’ “agnello” è il segno della pasqua, della liberazione, del passaggio dalla schiavitù alla liberazione. Tanto che in ogni Pasqua, la celebrazione ebraica, riconosce nell’agnello il segno fondamentale dell’esodo dall’Egitto. La realizzazione del popolo ebraico era la liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, la liberazione che Cristo ci dona è quella dalla morte: Lui vero Agnello pasquale si è offerto al Padre per farci partecipi della sua resurrezione. Beati gli invitati alla cena del Signore, ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo (proclama il sacerdote durante la Messa): la celebrazione eucaristica la vivo come la Pasqua di liberazione dal peccato e dalla morte? La messa è la realizzazione piena, fonte e culmine, della mia vita di fede fatta da tanti altri momenti?

Ho visto – dice Giovanni – perciò testimonia. L’appartenenza alla chiesa con il Battesimo, il nutrimento del Cristo risorto nell’Eucaristica, sono la nostra redenzione, la nostra liberazione dal peccato e dalla morte. Questo ci da la grazia e ci impegna alla testimonianza. Giovanni il battista aveva folle al seguito, come poi Gesù, per la sua coerente testimonianza… La testimonianza cristiana è sinonimo di credibilità. Non possiamo staccare il rito dei sacramenti che celebriamo dalla vita vissuta che ogni giorno viviamo. La mia testimonianza è credibile? La nostra comunità da una testimonianza credibile? La credibilità richiede l’onestà, l’autenticità, l’integralità e l’amore: come la vivo?

 

L’AGNELLO SUL TRONO DELLA GLORIA DI DIO

Il risorto, l’Agnello di Dio siede alla destra del Padre: nella città vi sarà il trono di Dio e dell’Agnello: i suoi servi lo adoreranno (Ap 22,3). Scopo della nostra esperienza di fede è adorare Dio, è contemplarlo qui sulla terra per adorarlo poi in cielo sapendo che la profezia che risuona ci impegna: ecco – dice l’Agnello – io vengo presto e ho con me il salario per rendere a ciascuno secondo le sue opere (Ap 22,12). Non ci resta che abbandonarci alla sua presenza, ad esaudire la nostra realizzazione nella contemplazione, per poi adorarlo in Paradiso e, pregare ora qui su questa terra: amen, vieni Signore Gesù (Ap 22,20).

 

Cosa cambiare della mia vita?  (Mt 3)

Cosa cambiare della mia vita? (Mt 3)

2. dicembre, 2016News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO II DOMENICA DI AVVENTO 4 DICEMBRE 2016

1In quei giorni comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto della Giudea, 2dicendo: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino!».

3Egli è colui che fu annunziato dal profeta Isaia quando disse: Voce di uno che grida nel deserto:

Preparate la via del Signore,  raddrizzate i suoi sentieri!

4Giovanni portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. 5Allora accorrevano a lui da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona adiacente il Giordano; 6e, confessando i loro peccati, si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano.

 7Vedendo però molti farisei e sadducei venire al suo battesimo, disse loro: «Razza di vipere! Chi vi ha suggerito di sottrarvi all`ira imminente? 8Fate dunque frutti degni di conversione, 9e non crediate di poter dire fra voi: Abbiamo Abramo per padre. Vi dico che Dio può far sorgere figli di Abramo da queste pietre. 10Già la scure è posta alla radice degli alberi: ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 11Io vi battezzo con acqua per la conversione; ma colui che viene dopo di me è più potente di me e io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito santo e fuoco. 12Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile».

* * *

TORNARE ALL’ESSEZIALITA’

Al tempo di Gesù comparve Giovanni il Battista a predicare nel deserto. Ma chi è Giovanni il Battista? Per prenderla alla lontana, intanto, è uno di cui hanno parlato i profeti, in particolare Isaia: Voce di uno che grida nel deserto… Giovanni è il cugino di Gesù, la sua scelta di vita si pone nella tipologia di un eremita predicatore:  portava un vestito di peli di cammello e una cintura di pelle attorno ai fianchi; il suo cibo erano locuste e miele selvatico. Egli è predicatore e battezzatore che vive dell’essenzialità, e proprio all’essenzialità come qualità di vita richiama e provoca ogni uomo che lo ascolta. L’uomo di fede è colui che vive dell’essenziale, che sa tornare all’essenziale e proprio questa sua virtù diventa testimonianza di fede. Giovanni è l’ultimo profeta prima di Cristo, e non ce n’è uno uguale a lui, né per santità, né per temporalità; egli è nel deserto e sulla riva del fiume Giordano per predicare e battezzare, e soltanto per indicare un altro: Gesù Cristo! Il cristiano è un po’ come il battista, è chiamato ad essere uno che indica Cristo con la sua stessa vita…

# Per fare esperienza del Regno di Dio che viene, bisogna andare nel “deserto” (eremon): è fondamentale ogni giorno trovare degli “spazi” di silenzio per accorgerci della Presenza di Dio.

Per incontrare Dio Giovanni ci esorta a tornare a ciò che nella vita è essenziale: cosa è essenziale nella mia vita e cosa non lo è? Come impegnarmi a tornare ad una essenzialità per riscoprire la motivazione profonda della mia fede? 

CONVERTITEVI

Giovanni è predicatore. Al tempo di Gesù i predicatori erano tanti, e altrettanti i battezzatori, che si discostavano dalla spiritualità ambigua del Tempio e si davano alla spiritualità e alla missione. La predicazione di Giovanni, tuttavia, ha qualcosa di nuovo tra i suoi contenuti, egli dice: convertitevi, il Regno dei cieli è vicino! Due grandi annunci fatti in una sola frase: convertitevi, e, il Regno di Dio è vicino. Conversione in ebraico è scritto “shub”, che significa: tornare all’alleanza con Dio. Conversione significa quindi innanzitutto tornare all’amicizia con Dio, risalire il monte della preghiera e dell’ascolto per poter fare una nuova esperienza di Dio, esperienza che salva l’uomo. In greco conversione si scrive metànoia, e cioè: tornare in se. La conversione si fa dentro l’uomo, Dio lo troviamo al cuore dell’esperienza spirituale umana. Ciascuno, entrando in se stesso per riflettere e meditare, può fare esperienza di Dio… Perciò conversione non è solo un tornare o andare all’alleanza con Dio, ma è anche termine ricorrente nella vita di colui che si sente convertito, e che converge verso Dio ogni qual volta si mette a riflettere! Al tempo di Gesù sbalordiva il fatto che un predicatore parlasse di conversione, ma sbalordisce ancor di più, all’uomo di ogni tempo, il secondo contenuto dell’annuncio giovanneo: Il Regno dei cieli è vicino, il Regno di Dio è vicino; Dio è vicino ad ogni uomo, non è più soltanto nei cieli in una posizione elevata rispetto all’uomo, ma Egli è vicino. Dio si fa vicino all’uomo, cammina con lui, parla con lui, vive con lui tutte le esperienze della vita, e questo è veramente salvifico più di ogni intervento soprannaturale che attendiamo venga dal cielo… Dio si fa uomo perché ciascun uomo possa partecipare della sua divinità! Da questa logica di scambio “alla pari” con Dio, è fuori ogni religiosità che non interpella il cuore dell’uomo, e che lo spinge a credere quasi per forza o con violenza, o ancor peggio seguendo il legalismo farisaico di chi ha adempiuto dei precetti; ricordiamo l’invettiva di Giovanni contro i farisei: razza di vipere! La predicazione interpella il cuore, e non soltanto la mente e la volontà. Nella preghiera di consacrazione dei presbiteri si invoca il Signore con queste parole: la parola del Vangelo, mediante la predicazione, con la grazia dello Spirito Santo, fruttifichi nel cuore degli uomini. La predicazione mira ad entrare nell’interiorità di ciascuno, per ravvivare in tutti il dono dello Spirito di Dio che abbiamo ricevuto, perché è proprio dentro l’uomo che il Signore viene, e si inserisce come un germoglio che darà frutti…

Ritrovare l’alleanza con Dio o rinnovarla, ritornare in noi stessi e riscoprire la ricchezza della nostra interiorità abitata da Dio: richiede un continuo rinnovamento. Come purificare “l’aia” della mia anima e del mo vissuto? Il Signore mi chiede di cambiare oggi – l’urgenza che Giovanni provoca è nella forza della sua predicazione – : cosa cambiare?

RISCOPRIAMO GLI IMPEGNI DEL BATTESIMO: ACQUA E FUOCO

Giovanni non è soltanto predicatore ma anche battezzatore sulle acque del Giordano. Egli compie un battesimo simbolico della conversione: un lavacro di rigenerazione. Ma annuncia il battesimo dello Spirito Santo, in cui i cristiani sono immersi… I seguaci di Cristo sono perciò coloro che sono battezzati, investiti dallo Spirito Santo, che vivono nello Spirito Santo ed in virtù: della loro perseveranza, della loro unità e della loro accoglienza ricevono da Dio il dono della consolazione, promessa della venuta del Signore.

C’è l’urgenza della conversione, l’urgenza di tornare a quella pace propria della Presenza di Dio; l’urgenza di riscoprire che nel Battesimo che abbiamo ricevuto nell’acqua visibile e le “fuoco” invisibile dello Spirito, ci impegniamo a vivere secondo il Vangelo.

Preparare la via del Signore significa proprio prendere sul serio il Battesimo che abbiamo ricevuto che ci ha inserito nella vita divina… La meditazione, la preghiera, il silenzio dell’adorazione, la liturgia, la celebrazione eucaristica, la confessione: come vivo questa preparazione alla venuta della Presenza di Dio?

Raddrizzate i suoi sentieri e fare frutti degni, di bontà! I sentieri che ci portano al nostro prossimo, sentieri spesso interrotti, resi tortuosi, spesso pericolosi o ancor peggio fangosi dai nostri comportamenti giustificabili…come andare incontro al prossimo con cui “il sentiero” è interrotto o rovinato? Come recuperare i rapporti buoni per intraprendere il sentiero verso il nostro prossimo, verso il nostro peggior prossimo? Faccio spesso “la vipera” come i religiosi del tempo incalzati da Giovanni Battista, per la loro arroganza, falsità, malvagità e maldicenza?

 

+ CHIEDO A DIO UN PROFONDO CAMBIAMENTO INTERIORE DELLA MIA ANIMA CHE MI DIA NUOVE MOTIVAZIONI DI VITA E DI FEDE.

 

Credente: Vivi come se Dio non esistesse?

Credente: Vivi come se Dio non esistesse?

28. novembre, 2016News, Senza categoriaNo comments

Non lasciamoci inghiottire dalle preoccupazioni, dalla pigrizia spirituale e dalla malvagità

Commento al Vangelo di domenica 27 Novembre 2016 – Prima di Avvento

VANGELO

Dal Vangelo secondo Matteo 24, 37-44

 In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

COMINCIA UN NUOVO ANNO LITURGICO

Nuovo anno liturgico: celebriamo i stessi misteri di Cristo e della nostra salvezza non come in un circolo di letture che di anno in anno si ripetono, ma come in una scala a chiocciola, andiamo verso il Signore che ci viene incontro e ci salva nel tempo, come il salmo responsoriale di domenica ci fa pregare: Andiamo con gioia incontro al Signore

Il tempo di Avvento è perciò tempo di iniziazione, di introduzione sempre più profonda al Regno di Dio: alla venuta del Signore dalla gloria (tornerà, viene e dalla liturgia e i sacramenti ne intravediamo la Luce) come ascolteremo domenica: PRIMA LETTURA: Alla fine dei giorni, il monte del Signore…SALMO canto dei pellegrini verso Gerusalemme, COLLETTA …suscita in noi la volontà di andare incontro… al tuo Cristo che viene. Vediamo anche l’eco della usa venuta nell’Incarnazione nel Natale.

 

DAL TEMPIO AL GIARDINO DEGLI ULIVI…

Il nostro brano di Vangelo, nel testo, fa parte di un grande discorso che Gesù fece: il DISCORSO ESCATOLOGICO (capp. 24-25), cioè del Suo ritorno alla fine dei tempi. Gesù abbandona il Tempio, aveva inveito contro i religiosi del tempo: «Serpenti, razza di vipere… Gerusalemme, Gerusalemme che uccidi i profeti…  vi dico che non mi vedrete più finché non direte: Benedetto colui che viene nel nome del Signore» – già detto in Mt 21,9 all’ingresso messianico (Mt 23,33-39).

Gesù esce dal tempio «…Non resterà qui pietra su pietra…» (Mt 24,2). Il discorso di Gesù di riferisce alla distruzione del tempio, poi, SEDUTOSI SUL MONTE DEGLI ULIVI, Gesù predicendo la distruzione del tempio, i discepoli gli dicono: «Dicci quando accadranno queste cose, e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo» (Mt 24,3). Chi sarà contemporaneo a quel momento, chi sarà presente alla fine dei tempi? I contemporanei della fine possono essere tutti gli uomini…

Tema del Vangelo: Il giorno” (della venuta) del Signore, che lo determina soltanto Dio, con la sua volontà. Il ritorno del Signore, Giudice; Escaton non come evento salutare ma sembra essere su questo Vangelo, punitivo. Le parole hanno come tema non la salvezza, bensì il pericolo. Pericolo che i discepoli non siano pronti all’arrivo del Figlio dell’uomo.

Il quadro è inquietante: Diluvio universale, uno verrà portato via l’altro lasciato, il ladro di notte.

COME FURONO I GIORNI DI NOE’ 6,5-9: «Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che male…. Il Signore si pentì di aver fatto l’uomo… e disse: sterminerò dalla terra l’uomo… Noè era un uomo giusto…» nei testi giudaici la generazione del diluvio emergeva come depravata: nella vita normale: prendevano moglie e prendevano marito... e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio. Da speranza alla fine, Gen 8,21: «Il Signore pensò: non maledirò più il suolo perché il cuore dell’uomo è incline al male fin dall’adolescenza; ne colpirò più ogni essere vivente come ho fatto…». La generazione del diluvio non è condannata solo per la sua immoralità, ma per la superficialità spirituale. Il confronto con il diluvio ai giorni di Noè invita a non lasciarsi sequestrare dalle preoccupazioni quotidiane al punto da non percepire la dimensione profonda di un’esistenza aperta sul futuro della venuta del Regno di Dio. Invece «Noè era un uomo giusto e integro… e camminava con Dio » (Gen 6,9). Con fiducia ascolta quello che Dio gli dice.

Le preoccupazioni quotidiane mi sequestrano dall’essere cosciente della Presenza di Dio?

UNO VERRA’ PORTATO VIA E L’ALTRO LASCIATO

Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata. La divisione del giudizio avverrà spaccando in due anche i più stretti legami di convivenza, di prossimità. Essere presi ed essere lasciati è un fatto dietro al quale si cela una selezione. v. 31: «Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quatto venti, da un estremo all’altro dei cieli»

Presumibilmente si deve immaginare che a eseguire tale azione siano gli angeli. Essa corrisponde dalla raccolta degli eletti del Figlio dell’uomo dai quattro venti. Rimane problematica l’identificazione degli ‘assunti in cielo’ e dei ‘rilasciati’ in vita mortale. Sono coloro che non si accorsero di nulla (come quando venne il diluvio). Non fa riferimento al peccato, quanto invece alla situazione di vivere, nella vita quotidiana lavorativa e familiare, etsi Deus non daretur, come se Dio non ci fosse: la seconda lettura ne è un richiamo alla conversione, all’ONESTA’!.

Nel quotidiano vivo in comportamenti e scelte come se Dio non esistesse?

…QUALE ORE DELLA NOTTE VIENE IL LADRO

IN QUELLO STESSO GIARDINO…. Il “vigilare” risulterà più chiaro nel racconto della passione (Mt 26,38-41, Gesù che pregava al Getsèmani: «Poi tornò dai discepoli e li trovò che dormivano. E disse a Pietro: così non siete stati capaci di vegliare un’ora sola con me? Vegliate e pregate per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto ma la carne è debole». Il giorno in cui viene in Signore, il giorno del Signore, è un concetto consolidato dall’escatologia biblica, che qui però va visto in connessione con il v. 36 («Quanto al quel giorno e a quell’ora, però, nessuno lo sa, neanche gli angeli del cielo e neppure il Figlio, ma solo il Padre»). Mt cambia dal giorno all’ora (v.44 «che non immaginate»).

La vigilanza è per non esser colti di sorpresa ed è presente anche l’idea che la parusia avverrà di notte, per la parabola del ladro notturno… il padrone di casa… non si lascerebbe scassinare la casa. Era facile in un villaggio perforare (dioructènai) il muro di casa (argilla e rami secchi) per entrare in essa: la parabola richiama l’attenzione sulla venuta del Regno di Dio, che per i non disposti alla penitenza e gli impreparati significa un giudizio di condanna. Il Ladro per dire IRRUZIONE del Regno di Dio. Il ladro notturno evoca terrore e minaccia, ma si dissolve quando l’atteso è il Signore nostro: l’incontro è fonte di gioia e di pace. Questa pagina evangelica non ci metta paura, perché a venire non sarà un ladro, ma il Signore nostro Gesù Cristo.

CRISTO CI ESORTA

Evidentemente il rischio è cominciare a dare segni di stanchezza, ad allentare la vigilanza alla Presenza di Dio. La veglia notturna assumerebbe un senso complementare se si potesse presupporre che a quel tempo esisteva già una celebrazione cristiana della vigilia, nella quale ci si preparava alla parusia del Figlio dell’uomo Gesù (nella notte pasquale).

LA PANORAMICA E’ INQUIETANTE: c’è il pericolo di non salvarsi evidentemente anche per noi! Come la gente del Diluvio che venne inghiottita dalle acque per la sua malvagità e superficialità…oppure come quei due prossimi (parenti, colleghi, ecc…)… uno verrà portato via, l’altro lasciato (in pasto agli avvoltoi). Ma non è inquietante in realtà la venuta del Regno di Dio, quanto invece la SUPERFICIALITA’ UMANA, LA IMPERMEABILITA’ a lasciarci cambiare la vita da Dio: e non si accorsero di nulla, vivere etsi Deus non daretur (come – o anche – se Dio non ci fosse) questo riguarda non soltanto chi non crede, ma può riguardare anche noi che a volte, o spesso, viviamo la nostra religiosità come se Dio non ci fosse…forse nel nostro peccato o nella nostra pigrizia spirituale.

Le mie preghiere corrispondono ad una modifica profonda del mio vivere?

 

 

  1. Meditatio (Cosa dice a noi il testo?)

LA PANORAMICA E’ INQUIETANTE: c’è il pericolo di non salvarsi evidentemente anche per noi!

Come la gente del Diluvio che venne inghiottita dalle acque per la sua malvagità e superficialità…oppure come quei due prossimi (parenti, colleghi, ecc…)… uno verrà portato via, l’altro lasciato (in pasto agli avvoltoi).

e non si accorsero di nulla

vivere etsi Deus non daretur (come – o anche – se Dio non ci fosse)

questo riguarda non soltanto chi non crede, ma può riguardare anche noi che a volte, o spesso, viviamo la nostra religiosità come se Dio non ci fosse…

forse nel nostro peccato o nella nostra pigrizia spirituale

  1. FUGGENDO LA MALVAGITA’ E LA PIGRIZIA SPIRITUALE
    1. Gli uomini, in preda all’ebbrezza della loro malvagità, non saranno affatto intimoriti da quello che accadrà (nel giorno del Signore).

…Mi pare inoltre che intenda (questo Vangelo)  scuotere e confondere i pigri, che non hanno per la loro anima tutto quell’impegno che manifestano invece per le loro ricchezze…

La seconda lettura può essere un buon stimolo per l’esame di coscienza.

vivere etsi Deus non daretur (come se Dio non ci fosse)

ci invita a crescere nella sobrietà e nella carità

  1. CRESCENDO NELLA SOBRIETA’ E NELLA CARITA’ (cfr. Mt 25,37-40)

ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me.

 

vivere etsi Deus non daretur (come se Dio non ci fosse)

  1. UNA VITA RELIGIOSA CHE NON TIENE VIVA LA VIGILANZA ESCATOLOGICA

Cristo è il Centro della nostra vita? Nel nostro quotidiano ci lasciamo prendere di più dalle urgenze – che potrebbero non farci accorgere della Sua presenza – oppure da ciò che è veramente importante?

  1. Oratio

vivere etsi Deus non daretur (come se Dio non ci fosse)

  1. Ci mette davanti alla prospettiva del nostro prossimo, di chi vive o lavora con noi, che può essere portato via oppure lasciato… Ci dobbiamo ricordare dell’importanza della preghiera di intercessione e di espiazione. A proposito dei giorni di Lot, come fu importante la supplica di Abramo (Gen 19,22-33), è importante la nostra richiesta di perdono per noi e per chi ci è prossimo, come proclamato dal versetto alleluiatico:

Mostraci, Signore, la tua misericordia e donaci la tua salvezza.


– E’ richiesta la SOBRIETA’ nello spirito, la CARITA’ (cfr Mt 25, 37-40) verso il prossimo e l’INTERCESSIONE per l’espiazione (Gen 18,16-33).

  1. Giovanni Crisostomo, In Matth. 77, 2 s.
  • Il messaggio evangelico oltre ad aprirci all’esame di coscienza (che trova nella II lettura un buono strumento) ci spinge a chiederci:

Riusciamo a combattere contro la pigrizia spirituale con quell’impegno che spesso mettiamo per le altre cose?

  1. …e non si accorsero di nulla.
  • La gente del giudizio universale rimase inghiottita dalle acque, e coloro che non verranno assunti saranno lasciati in pasto agli avvoltoi: perché non si accorsero di nulla

Riusciamo a tenere viva la vigilanza escatologica facendo di Cristo il Centro della nostra vita? Nel nostro quotidiano ci lasciamo prendere di più dalle urgenze – che potrebbero non farci accorgere della Sua presenza – oppure da ciò che è veramente importante?

Gesù si auto-invita a “casa nostra”

Gesù si auto-invita a “casa nostra”

2. novembre, 2016News, Senza categoriaNo comments

crs4Zaccheo (Lc 19)

       1Entrato in Gerico, attraversava la città. 2Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, 3cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura. 4Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là. 5Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». 6In fretta scese e lo accolse pieno di gioia. 7Vedendo ciò, tutti mormoravano: «E` andato ad alloggiare da un peccatore!». 8Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto». 9Gesù gli rispose: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch`egli è figlio di Abramo; 10il Figlio dell`uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».

 

  • MEDITAZIONE (SPIEGAZIONE E RIFLESSIONE PERSONALE)

 

Ma guarda ‘mpo!

Gesù passa, va in giro per le strade della Galilea tra predicazioni, esorcismi e guarigioni; è imprevedibile Gesù e succede sempre qualcosa di sorprendente nel seguirlo…

idou, con questa parola inizia il nostro brano, termine che significa: ma guarda! Toh! Proprio questo doveva succedere, proprio con il capo dei pubblicani il Signore doveva far amicizia… Il pubblicano era l’esattore delle tasse, ma che normalmente estorceva di più di quanto doveva avere, era un usuraio di fatto. I pubblicani erano potenti e temuti per il loro potere economico che poteva veramente schiacciare le gente, vivevano da dissoluti, erano peccatori pubblici, specialmente riguardo all’adulterio, scomunicati dal tempio, alla lettera venivano chiamati rinnegati. Gesù si incontra non con un pubblicano qualunque, ma con il capo dei pubblicani: questo è sconcertante!

 

La brama di icontrare Gesù

Gesù passa, e passando tra la folla vede – e sa chi è – quell’uomo arrampicato su un sicomoro, per vederlo…

Zaccheo e-zhtei, cercava, bramava, di vedere Gesù. Il suo desiderio di incontrarlo non è solo una ricerca mossa dalla curiosità, ma è una brama dal di dentro, Zaccheo sente di voler incontrare Gesù, lo sente dentro, ha l’ansia di poter conoscere quel uomo rabbino di cui tanto si parla, non è in pace con se stesso perché dal di dentro sente questa forza interiore che lo spinge a precedere Gesù sul sentiero dove cammina e salire sul sicomoro (albero simile al nostro fico). Sale sull’albero perché fa i conti con la sua statura: è un uomo basso… Per poter incontrare il Signore tutti dobbiamo fare i conti con la nostra statura, con la nostra piccolezza, sforzarci di essere umili e sinceri, con noi stessi e con Dio, cercare di arrampicarci ad una altezza che ci consenta di vederLo. Zaccheo sale sul SICOMORO* perché la folla non glielo fa vedere, per noi cristiani è lo stesso, dobbiamo sforzarci di “trascenderci” (di volare alto e fare sul serio con la fede…) perché una folla di impegni, dubbi, scoraggiamenti e tentazioni possono velarci il volto del Signore.

Bello è il percorso di Zaccheo, la sua vita, per il ruolo ed il potere che si è acquistato, è tutta in salita… Ma per incontrare il Signore deve scendere dall’albero, dal suo piedistallo, dalla sua superbia, perché Gesù lo si trova “in basso”, nell’umiltà e nella semplicità: vieni giù subito, ho bisogno di venire da te… il SICOMORO diventa il segno, il simbolo del percorso di arrampicata da fare dentro di noi.

 

Gesù e lo scandalo della sua accoglienza gratuita

Gesù passa, ma stavolta si ferma.

Non ha paura Gesù di entrare ed essere ospitato, e sicuramente non soltanto per un pasto ma anche per una o più notti, da un peccatore incallito, anzi entra nella sua casa, nella vita del peccatore senza problemi e senza recriminazioni.

Zaccheo discese (dal sicomoro), lo accolse, fu pieno di gioia. L’accoglienza è la prima “regola” per diventare cristiani, accoglienza del Vangelo e dei fratelli, soprattutto dei poveri. Diventare seguaci di Cristo non fa altro che riempire di gioia, della vera gioia che non si basa sulle ricchezze di questo mondo, ma sulla ricchezza interiore che sa vivere la carità (do ai poveri…) e la giustizia (restituisco quanto ho frodato). Solo facendo entrare Cristo: nel nostro cuore, pienamente nella nostra vita, nelle nostre scelte, nella nostra famiglia, nel nostro lavoro, solo allora la salvezza è entrata in questa casa. Zaccheo nella lingua originale significa: Dio di ricorda. Il Signore si ricorda di tutti, anche di quelli che sembrano dimenticati dai fratelli, dimenticati dalla salute, dalla “fortuna, da se stessi. Il Signore si ricorda di ciascuno di noi ed è venuto per raccogliere tutti, anche chi è rovinato e perduto…

 

“Il bosco dei nostri sicomòri”

Zaccheo arrampicandosi sul sicomoro – albero simile al nostro fico – riesce con la forza della brama di vedere Gesù, a vincere ciò che lo rende infelice e vuole incontrare Gesù perché ha bisogno di questa felicità. E il sicomòro diventa un po’ il simbolo di ciò che attenta alla nostra vita, facendoci perdere “l’anima”, cioè svuotandola di ciò che sta alla base dei nostri sentimenti e della nostra fede. Le emozioni di Zaccheo – oppressione per gli altri, intimidazione, istigazione, squalificato e deriso, sedotto dal benessere e dalla mondanità, imbroglione, ma demotivato – sale sul sicomòro fisicamente, ma interiormente “scende” umiliandosi, accettando e lasciandosi deridere dagli altri, per la sua bassezza, per il suo limite.

C’è un bosco di sicomori dentro di noi che ci ricordano il nostro limite più grande, somma e moltiplicazione di tutti i limiti che la vita ci mette dentro e davanti…Ma guarda caso scalare quel limite, fosse anche il peccato stesso, significa sforzarci per arrampicarci, conoscere che siamo umiliati ma vedere poi Gesù. Il sicomòro dell’umiltà, se scalato seppur con fatica, ci fa vivere bene perché ci fa vedere Gesù.

Intravediamo qualche sicomoro per poterlo scalare dentro di noi e vedere liberamente Gesù.

  • Il sicomòro dell’oppressione (oppressi o oppressori che siamo) trasforma l’amore in arma e ci fa vivere in funzione di qualcuno, sia anche la persona che più amiamo. Scalarlo significa non esistere in funzione di un rapporto, sapersi separare nel senso di cercare momenti di solitudine: sapersi sentire da soli.
  • Il sicomòro dell’intimidazione che sono idee, blocchi interiori, ciò che da dentro ci paralizza un nostro pensiero – anche anticonformista, che non trova consenso – e impedisce scelte nostre! C’è qualcuno che su questo sicomòro – seppur senza volerlo – ci fa violenza psicologica- Questa invasione psicologia che spesso ci fa vivere nella tensione di non fare brutta figura ci deprime… Bisogna prendere possesso del proprio tempo vitale, se qualcosa o qualcuno ci fa paura: finisce, ha un dopo! La paura – seppur noi diciamo di non averne – se non è motivata diventa un grosso scoglio nell’incontro con gli altri e con Dio. Dice un proverbio: <<un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio trovò il tempo per andare ad aprire e non c’era nessuno>>.
  • Il sicomòro dell’istigazione di ciò o di chi agita ansiosamente una risposta immediata che di fatto non è ne urgente ne importane: di qualcuno o qualcosa che ci fa correre con l’ansia e la frenesia di ogni giorno. Zaccheo sale frenetico ma scende sereno. Uscire da questa frenesia, fermarsi, con noi stessi ed il Signore, ogni giorno: scindere ciò che è importante per la vita da ciò che è urgente da fare. Essere… e poi fare!
  • Il sicomòro della squalifica che ci vede presi (o ci fa prendere gli altri) dalla svalutazione, dalla derisione, dalla ridicolizzazione umiliante, dal discredito pubblico, e dalla disconferma brutale. Tutto ciò che nella vita, chi o cosa, ci fa collassare nell’autostima: nell’impotenza, nell’umiliazione e nell’emarginazione. Mette in discussione la persona per quel che è, per la sua dignità. Bisogna saper dire: ora basta! Prendere atto, come Zaccheo, della propria piccolezza come persona ma della grandezza della propria interiorità! Dio ha stima per te! Dio crede in te!
  • Il sicomòro della seduzione negativa che agisce nei sogni di una vita vissuta parallelamente a quella reale, quanto invece sui nostri bisogni reali. I sogni che ci offrono illusoriamente ciò che non abbiamo alla ricerca di “un posto che non c’è”… La nostra aspirata “terra promessa” che rimarrà solo nella nostra testa e che non si può imporre nella realtà! Allora si vive da delusi e da vittime dentro – e magari pure fuori – ma sembriamo contenti. Bisogna tenere i piedi per terra, scendere dal sicomòro e tra la folla che spintona cercare quel Gesù che abbiamo intravisto.
  • Il sicomòro della demotivazione cresce in un terreno di aspettative troppo alte, nella brama del successo… Zaccheo su questo è arrivato molto in alto esteriormente parlando, ma sente dentro il peso dell’insuccesso della sua vita. Solo quel Gesù gli farà riscoprire la sua innocenza nell’accettare che ciascuno di noi fa quel che può… Ho fatto quanto potevo! Questa umiltà ci porta al “battesimo” dell’innocenza che ci fa ricercare la motivazione profonda so ogni persona e su ogni rapporto…
  • Il sicomòro del imbroglio, della manipolazione e del condizionamento. Chi ci ispira ad imbrogliare – come Zaccheo faceva – ci condiziona la libertà. Fallo pure tu…. Anche se il fine è nobile e l’interesse è legittimo, usciamo dalla vita chiara e trasparente… Incontrare Gesù significa mettere anche da parte fini nobili e interessi legittimi per potersi dare alla trasparenza e alla comunicazione con Dio e con gli altri…

Quanti altri sicomori forse nei nostri boschi interiori… Riflettiamoci: perché spesso non sentiamo la presenza di Dio e l’importanza di Lui nella nostra solo perché è faticoso salire sul nostro sicomòro per accettare ci veramente siamo…

 

La mormorazione

Tra Zaccheo, il “peggiore tra tutti i peccatori” e, Gesù, che scandalizza con le sue scelte e comportamento: il “gioco” peggiore più pericoloso e devastante, anche se più giustificabile e sottointeso, lo fa la folla; la folla mormorava. La mormorazione è la più vile squalifica del prossimo: si parla di lui, si mette in discussione il suo operato o le sue scelte – dietro una giustificazione di farlo – dove lui o lei non possono rispondere. Gli “alti”, coloro che si sentono “alti” – anche se non lo ammeteranno mai – nella vita mormorano… La folla che mormora non ha la dignità, l’umanità e tantomeno la grazia della carità per affrontare Zaccheo e Gesù. Pensiamo ai loro discorsi perché, i loro discorsi mormoratori, sono simili ai nostri quando il diretto interessato è assente e non sente. La mormorazione si nasconde dietro le tante scuse di irraggiungibilità del mormorato… Dobbiamo riscoprire l’ “arcano”: il tenere le “cose” nel nostro cuore come Maria, nel dirle in contesti giusti a persone giuste senza che diventino dominio della mormorazione che ne cambia i connotati del tema e ne travisa il senso.

 

<<Gesù diceva, per esempio – darò soltanto un esempio: «Avete inteso che fu detto agli antichi: “Non ucciderai”. Ma io vi dico, chiunque si adira con il proprio fratello, lo ha ucciso, nel suo cuore». E chiunque insulta suo fratello, lo uccide nel suo cuore, chiunque odia suo fratello, uccide suo fratello nel suo cuore; chiunque chiacchiera contro suo fratello, lo uccide nel suo cuore. Noi forse non ci accorgiamo di questo, e poi parliamo, “spediamo” all’uno e all’altro, sparliamo di questo e di quello… E questo è uccidere il fratello. Per questo è importante conoscere cosa c’è dentro di me, cosa succede nel mio cuore. Se uno capisce suo fratello, le persone, ama, perché perdona: capisce, perdona, è paziente… E’ amore o è odio? Dobbiamo, questo, conoscerlo bene. E chiedere al Signore due grazie. La prima: conoscere cosa c’è nel mio cuore, per non ingannarci, per non vivere ingannati. La seconda grazia: fare quel bene che è nel nostro cuore, e non fare il male che è nel nostro cuore. E su questo di “uccidere”, ricordare che le parole uccidono. Anche i cattivi desideri contro l’altro uccidono. Tante volte, quando sentiamo parlare le persone, parlare male di altri, sembra che il peccato di calunnia, il peccato della diffamazione siano stati tolti dal decalogo, e parlare male di una persona è peccato. E perché parlo male di una persona? Perché ho nel mio cuore odio, antipatia, non amore. Chiedere sempre questa grazia: conoscere cosa succede nel mio cuore, per fare sempre la scelta giusta, la scelta del bene. E che il Signore ci aiuti a volerci bene. E se io non posso volere bene a una persona, perché non posso? Pregare per questa persona, perché il Signore mi faccia volerle bene. E così andare avanti, ricordando che quello che sporca la nostra vita è ciò che di cattivo esce dal nostro cuore. E che il Signore ci aiuti>> (Papa Francesco, Omelia nella Parrocchia di s. Tommaso Apostolo, 16/02/2014).

 

Newsletter

Inserisci la tua mail e verrai avvisato ogni qualvolta il nostro sito verrà aggiornato.

Unisciti a 46 altri iscritti

Archivio generale
Calendario
marzo: 2017
L M M G V S D
« Feb    
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: