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Il Regno dei cieli comincia qui sulla terra

Il Regno dei cieli comincia qui sulla terra

21. luglio, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 23 LUGLIO 2017 – XVI DEL TEMPO ORDINARIO

 

  • Vangelo Mt 13, 24-43  (Forma breve Mt 13,24-30).

    Dal vangelo secondo Matteo
    [ In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece ri! ponètelo nel mio granaio”».  ]
    Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
    Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
    Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
    «Aprirò la mia bocca con parabole,
    proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
    Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».

 

La zizzania

Per meglio capire la parabola, dobbiamo ben comprendere che cosa è, la pianta della zizzania, per capire Gesù a cosa vuol far riferimento.

Il Lolium temulentum (L.) (o loglio ubriacante, più conosciuto come zizzania), è una specie botanica annua del genere Lolium, spontanea e infestante fra le messi, con fiori a spiga rossa. La pericolosità di questa pianta infestante è ben nota fin dai tempi antichi, soprattutto per l’alto potere intossicante. Infatti, il termine temulentum (ubriacante) è riferito agli effetti derivanti dall’ingestione di farine contaminate da funghi del genere Claviceps, produttori di alcaloidi tossici, che possono provocare forti emicranie, vertigini, vomito ed oscuramento della vista. Tali effetti sono dovuti alla presenza di un micelio fungino che invade la pianta durante lo sviluppo. L’eliminazione della zizzania dai campi di cereali è resa difficoltosa dal fatto che le sue cariossidi sono simili a quelle del frumento.

Dio permette che nel campo della sua Chiesa, il Maligno, semini anche la zizzania; cosicché la Chiesa, seminata da Cristo, cresce insieme al frutto del maligno che è infestante e spontaneo. Di per se, la zizania come pianta, non viene seminata: ma nasce spontaneamente quindi… Allora Gesù fa riferimento a tutto ciò che nella Chiesa, nonostante abbia seminato Dio in persona la sua Parola: intossica il campo della Chiesa o peggio ancora la rende allucinata (la zizzania è allucinogena). Per cui la zizzania evangelica non rievoca solamente le maldicenze e le mormorazioni, quanto invece ciò che intossica e illude dal di dentro il “campo” della Chiesa. Sette intossicazioni o allucinazioni che possono invadere come la zizzania il campo della Chiesa sono ben chiare dall’inizio della storia cristiana: le chiacchiere, il giudizio, la negatività, le lamentazioni, le scuse, le menzogne e le fissazioni dogmatiste…

 

Dio sa aspettare

Siccome la Zizzania si maschera della piantagione buona seminata, l’agricoltore non ha alternativa: non può estirpare la zizzania sennò rischia di estirpare anche la pianta buona… Così Gesù ha preso questo segno della zizzania per dirci la Pazienza di Dio: Dio sa aspettare. Noi vorremmo una estirpazioni delle “zizzanie” che crescono nella nostra vita: subito. Ma Dio sa e deve aspettare. L’Attesa diventa anche l’atteggiamento dell’uomo e della donna credente… Lasciar correre, lasciar crescere anche la zizzania laddove si rischia di rovinare tutto… La fine dei tempi, che oggi desta poco interesse come inizio della nuova creazione, è il momento della separazione della zizzania dalla piantagione buona… LA Chiesa esiste per aspettare la fine dei tempi… La Chiesa è CAMPO SEMINATO DA DIO, nonostante la zizzania, che cresce di un “ecosistema” spirituale che Dio permette che le cose vadano come vadano…

 

Seme e lievito

La Chiesa è campo seminato da Dio chiamato ad espandersi per sua natura, la sua espansione si chiama missione. La missione della chiesa non avviene per proselitismo, o convincendo le persone o peggio ancora incastrandole pian piano… Quanto invece siamo chiamati a morire come il seme in un terreno senza Dio per poter far nascere un po di “Cristo” nel cuore dell’uomo. Inserire la Parola di Dio nelle nostre parole è già una semina efficace, ma che va fatta entrando nella vita delle persone: con amore. Cosi anche il lievito è un altro modello di missione per dire la stessa cosa… Siamo chiamati a starci… sapendo che il cristiano è portatore della presenza di Dio!. Lasciarci mescolare nella vita del mondo – in senso buono – per poter portare la presenza di Cristo.

Sia la semina che la lievitazione però richiamano di nuovo ad un verbo fondamentale: l’attendere. L’attesa del Cristiano che prima o poi quel seme germoglierà, cosi come quel lievito fermenterà la pasta… Bisgona aver rispetto, come l’agricoltore e il “lievitatore”, che ogni cosa, ogni persona, ogni situazione ha il suo tempo. Agire si ma rispettando i tempi di Dio e degli uomini.

 

Nell’Eucarestia: la nostra pasqua! (1 Cor 5,7)

Nell’Eucarestia: la nostra pasqua! (1 Cor 5,7)

26. giugno, 2017News, Senza categoriaNo comments

DOMENICA 18 GIUGNO 2017 – CORPUS DOMINI

 

DALLA PRIMA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO AI CORINZI 10

_____________

10,14 Perciò, miei cari, state lontani dall’idolatria. 15Parlo come a persone intelligenti. Giudicate voi stessi quello che dico: 16il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? 17Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane.

10,31Dunque, sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio. 32Non siate motivo di scandalo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio; 33così come io mi sforzo di piacere a tutti in tutto, senza cercare il mio interesse ma quello di molti, perché giungano alla salvezza.

11,23Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane 24e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”. 25Allo stesso modo, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”. 26Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.

 

 

MEDITIAMO __________________________________________________

San Paolo fonda la comunità di Corinto nel 50d.C. circa. Corinto era una città di scambio commerciale veramente eccezionale, quindi ricca di culture, stranieri e denaro che girava. I cittadini di Corinto erano quindi un popolo pagano che conosceva tante culture, viveva bene perché al centro del “mercato” di diversi regni… Ma era un popolo che viveva non poche dissolutezze morali e san Paolo riesce a fondare una comunità cristiana proprio tra quei pagani immorali. Ecco perché la sua esortazione di fondatore della comunità era sempre quella di resistere alle immoralità, di stare lontani dall’idolatria. La diversità della comunità cristiana e dei suoi fedeli non stà tanto nel fatto di seguire una regola, una legge per non peccare! Giudicate voi stessi quello che dico… Lo stesso san Paolo infatti nella lettera ai Romani si è sforzato, come in tutte le sue lettere, che l’essere cristiani non è uno stile di vita definito da una legge: pienezza della legge infatti è l’amore. Cosicché siamo umani, del mondo, come gli altri ma siamo anche diversi e la nostra diversità la possiamo capire solo come persone intelligenti. Per amore di Dio infatti siamo cristiani: Dio ha preso Corpo nella persona di Cristo, che si è immolato per noi sulla croce, è morto, è risorto e ci ha donato lo Spirito santo; perciò in forza dello stesso Spirito di Dio abbiamo ricevuto quello che a nostra volta ci è stato trasmesso. Cristo nostra Pasqua è stato immolato: dall’ultima cena comincia questa immolazione che terminerà con il dono dello Spirito alla prima Chiesa, trasmesso fino a noi.

 

  • La Pasqua rituale: Giovedì santo

Come san Paolo scrive (11,23-26) è chiaro che la prima Chiesa celebrava la resurrezione di Cristo, la sua presenza reale, nel pane e vino consacrati nel suo Corpo e nel suo Sangue. Non è ripetizione dell’ultima cena, non soltanto, ma di tutto il mistero pasquale, cioè di quel tempo che parte dall’ultima cena, passa per la passione, la morte e la resurrezione di Cristo, fino al dono dello Spirito santo. Nel Giovedì santo questo celebriamo: l’inizio della Pasqua, l’inizio del triduo pasquale. La Messa che celebrava san Paolo, la nostra Messa, non sono riproposizione o racconto mimato dell’ultima cena, ma sono memoriale del mistero pasquale. Gesù nell’ultima cena ha cominciato questa “grande celebrazione” che si concluderà con il dono dello Spirito e sarà ogni s. Messa celebrata dalla sua Chiesa. Pasqua rituale è il giovedì santo: Cristo nel rito della cena pasquale ebraica (=seder) compie ed inizia la sua immolazione. Mentre Lui nell’ultima cena parla e racconta quello che succederà, tutto questo lo vivrà poi nel sacrificio in croce e nella resurrezione. Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue. Lui si consegna da quel rito, fino alla fine dei tempi, nelle mani della sua comunità, nelle mani della Chiesa. Il giovedì santo perciò attualizziamo quel ricordo dell’ultima cena in cui già c’è “la Pasqua”. Quel corpo e quel sangue di Cristo, ora sono, grazie allo Spirito santo, nel pane e nel vino consacrati: e Dio si è fatto carne e ancora pone la sua dimora in mezzo a noi. Cosicché l’incontro con Lui non è più solo spirituale, ma reale, fisico, concreto. Una grande testimonianza d’amore ci ha dato Dio facendosi uomo, ma dall’ultima cena la testimonianza – anzi l’effusione d’amore – di Lui per noi raggiunge la sua pienezza annunciando di diventare pane per gli uomini: questo “abbassarsi” (=Kènosi) di Dio verso l’umanità è spiegato nel gesto assurdo ma concreto della lavanda dei piedi.

 

  • La Pasqua sacrificale: Venerdì santo

Ma il giovedì santo senza venerdì è mozzato. Nel triduo Pasquale c’è tutta la pasqua, non solo in uno di questi giorni: cioè noi viviamo la Pasqua in tre giorni! Quel pane e quel vino che nell’ultima cena ha annunciato come corpo dato per noi e sangue versato per noi, trovano la loro realizzazione nella sua passione e nella sua morte in Croce. Nulla di romantico in questa scena, niente di grandioso: ma solo un corpo dilaniato dal dolore e morto sul patibolo di una croce: dalle sue piaghe noi siamo stati guariti. Ecco perché dobbiamo fuggire l’idolatria, ecco perché prendere coscienza intelligentemente del dono che ci è dato: Dio si è fatto corpo nella persona di Cristo è si è lasciato torturare e condannare a morte per salvare noi! Gli agnelli uccisi nel tempio ebraico di Gerusalemme non hanno avuto più senso, perché Dio ha sacrificato se stesso per salvarci! Non cambiare vita davanti a un dono così grande significa non comprendere o non accettare pienamente il dono di Dio ha noi, il dono di Dio all’umanità! Il sacrificio, l’olocausto, l’immolazione: tre parole oggi non comprese dalla società, ma uno stato di vita che da salvezza. Il venerdì santo: un giorno di riflessione e comunione profonda con quel Dio che fatto uomo ha sofferto ed è morto per noi; ma non è ancora tutto, il venerdì lascerà il posto al silenzio del sabato santo: un giorno in cui siamo chiamati a riflettere sulla presenza / assenza di Dio nella nostra vita. Se Dio non ci fosse, nella mia vita, cosa cambierebbe? Ma il sabato santo non è l’ultimo giorno, l’ultimo giorno è il giorno di Pasqua

 

  • La Pasqua di resurrezione: veglia e giorno di Pasqua

Ma il sabato santo non è l’ultimo giorno, l’ultimo giorno è il giorno di Pasqua! Un giorno che comincia presto, che comincia nella notte che ci ricorda la tenebre del peccato e della morte. Dalla notte si accende una luce, come quella che accompagnò gli ebrei dall’Egitto alla terra promessa. Quella piccola fiammella del cero che accenderemo è segno che Cristo è risorto. L’evento è grandioso: cioè la morte è sconfitta da Dio! Ma la nostra fede è come quella “fiammella”…

Perciò ogni volta che mangiate questo pane e bevete a questo calice, annunciate la morte del Signore, proclamate la sua resurrezione, finché Egli venga! Perciò la Pasqua per noi non è un giorno, ma è la “sinfonia” di tre giorni (triduo pasquale) celebrati nella fede in Cristo che già è morto ed è risorto. Ogni anno Cristo non muore e risorge, ma noi – con la forza dello Spirito – attingiamo dalla grazia di quel che è successo duemila anni fa circa, per poter credere finché Egli venga.

Finché Egli venga… Due cose aveva in mente san Paolo: la prima, la fine dei tempi, di cui parleremo nell’ultima lectio divina; la seconda: Egli sta venendo. Sì, il Triduo Pasquale che è TUTTO EUCARISTICO, la s. Messa che sempre celebriamo: sono la sua venuta! Cristo viene! Sta venendo! Viene col suo corpo nel nostro corpo, viene col suo sangue nel nostro sangue. Cristo viene ed entra realmente dentro di noi, nonostante noi; Egli viene nonostante il nostro peccato, nonostante la nostra incredulità: Egli viene! Per i nostri dolori, nelle nostre sofferenze fisiche e psichiche: Egli viene!

Ecco perché san Paolo dice: tutto ciò che fate… fatelo nella gloria di Dio! Noi siamo suo corpo, mangiando il suo corpo, e se tutti mangiamo il suo corpo tutti insieme siamo un corpo! La carità non è un pio esercizio di morale, ma è l’efficacia del corpo di Cristo in noi che tutti abbiamo ricevuto e riceviamo.

 

Chiediamo al Signore di poter – in questa solennità del Corpus domini – fare un passaggio sempre più profondo nella comunione con Lui e quindi anche fra di noi… Di celebrare la sua Pasqua domenicale che avviene in ogni s. Messa facendo memoria di tutto questo,  fate questo in memoria di me. Ricordandoci che anche noi dobbiamo poter offrirci a Dio e al nostro prossimo in memoria del mistero pasquale.

Il “soffio” di Dio nella nostra vita

Il “soffio” di Dio nella nostra vita

6. giugno, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 4 GIUGNO 2017 – PENTECOSTE

 

Vangelo  Gv 20, 19-23
Dal vangelo secondo Giovanni
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

 

Quel giorno

Nell’ebraismo lo Shavuot, o festa delle settimane, detta in greco antico Πεντηκοστή (Pentecoste), è una delle tre festività, dette Shalosh regalim (tre pellegrinaggi), denotanti feste di pellegrinaggio – a Gerusalemme. Viene celebrata sette settimane dopo La Pasqua ebraica, cominciando a contare dal secondo giorno di Pasqua, il 16 di Nisan. Celebra la rivelazione di Dio sul Monte Sinai, dove ha donato al popolo ebraico la Torah. È legata alle primizie del raccolto. Le sette settimane corrispondono al periodo dell’Omer, un periodo di lutto in memoria di disgrazie accadute al popolo di Israele che termina con la festa di Lag Ba Omer, e Shavuot vuole essere una festa gioiosa per il dono della Torah.

I discepoli di Gesù, ebrei, celebravano perciò questa festa di ringraziamento per il dono di Dio della Legge e dei Profeti scritti nella Torah e per il dono della vita delle primizie del raccolto. Ma cadeva in domenica, primo giorno della settimana, in cui Gesù più volte gli era apparso vivo e la domenica prima asceso al cielo. E nel giorno del Signore, dies Domini, domenica, Pasqua della settimana ricevono il dono dello Spirito di Dio, la terza persona della Santissima Trinità… Ogni domenica si perpetua e si rinnova questo dono dello Spirito alla comunità riunita in preghiera nell’ascolto della Parola e nella Eucaristia. Vivo la domenica come il giorno del Signore? E’ suo…!

 

Chiuse le porte

Hanno paura gli apostoli, chiusa è la loro porta del cenacolo, ma aperto il loro cuore. La preghiera unanime con Maria provoca la presenza del Risorto che dona lo Spirito santo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro (At 2). Per accogliere lo Spirito santo è necessaria la preghiera, aprire il cuore a Dio, così si dissipa ogni paura… Una tentazione è aver paura che Dio non agisca, che Dio non si presenti, come forse era anche questa la paura dei discepoli di Gesù dopo che Lui è asceso al cielo. Ma la loro preghiera unanime provoca il cuore di Dio all’ultima apparizione di Gesù sulla terra, al dono dello Spirito santo. Il mio cuore è pronto ed aperto a ricevere lo Spirito santo? Cosa significa pregare? Viene il tempo di aprire, spalancare la porta del cuore allo Spirito, a lasciar fare a Dio, al di la delle nostre paure e delle nostre chiusure. Aprite, anzi spalancate, le porte a Cristo, alla sua salvifica potestà (Giovanni Paolo II, discorso di inizio pontificato). Un cuore aperto dilatato perché Dio manifesta la sua presenza nella comunità, dove lo Spirito è realmente presente per i sacramenti… Dilatare il cuore sapendo che non abbiamo più solo una famiglia, solo degli amici, ma una comunità, un legame universale con  tutti. Questo significa: “cattolici”.

 

 

Pace a voi

Il primo dono di Cristo risorto è il dono della Pace. Lo Spirito santo è chiamato “il Consolatore” perché porta la pace del cuore. La presenza di Dio ci dona la pace, il nostro aprire il cuore al suo Spirito che abbiamo ricevuto e riceviamo nei sacramenti e che, è presente nei nostri cuori. Chiamo consolazione spirituale il prodursi nell’anima di qualche movimento intimo con cui essa resti infiammata nell’amore del suo Creatore e Signore; come pure quando non riesce ad amare per se stessa nessuna cosa creata sulla faccia della terra, ma solamente in relazione al Creatore di tutto. Così pure, quando la persona versa lacrime che la spingono all’amore del suo Signore, o a causa

del dolore dei propri peccati, o per la Passione di Cristo nostro Signore, o a causa di altre cose, direttamente indirizzate al suo servizio e lode. Infine chiamo consolazione ogni aumento di speranza, di fede e di carità, e ogni tipo d’intima letizia che sollecita e attrae alle cose celesti e alla salvezza della propria anima, rasserenandola e pacificandola nel proprio Creatore e Signore.

(s. Ignazio di Lodola, esercizi spirituali, n° 316). Chiediamo a Dio questa serenità e pacificazione interiore.

 

Missionari

Lo Spirito santo non è una realtà da tenere per se stessi, ma ci dona un mandato, una missione: come Gesù mandò i discepoli ad effondere questo Spirito al mondo. Lo Spirito è presente nella Chiesa che lo trasmette di generazione in generazione, attraverso i Sacramenti. Siamo chiamati ad uscire dal cenacolo della Chiesa ed a prendere consapevolezza che per nostra natura siamo portatori sani, contagiosi – direbbe san Filippo Neri – della gioia di aver incontrato Dio. Come i discepoli parlano e tutti li capiscono, lo Spirito santo ci rende comprensibili agli uomini e donne di questo tempo, di ogni tempo, anche se a noi non sembra…I discepoli cominciano a parlare sotto l’azione dello Spirito: con il cuore. La trasmissione della fede avviene così: il mondo ci comprende se siamo discepoli di cuore, se abbiamo un cuore dilatato, se parliamo e agiamo con il cuore, ciascuno con i diversi carismi (1 Cor 12) ricevuti da Dio. Sento di avere un carisma per questo mondo per la comunità? La gente che mi incontra sente il mio essere “speciale” perché investito dello Spirito di Dio?

 

Il soffio dello Spirito

Spirito dal greco pneuma, dall’ebraico ruah: respiro, alito. Quanto importante è respirare, perché respirare ci fa stare in vita. Quanto importante è “respirare” la Presenza di Dio. Ci donò nella creazione il suo soffio, il soffio della vita! Oggi a Pentecoste ci dona il Soffio dell’amore. Tornare a respirare la vitalità di Dio ed il suo Amore, a contemplare la sua presenza, a lasciarci plasmare da Lui, ad affidare la nostra vita a Dio. Allora respiriamo veramente! Allora vivremo pienamente! Allora ameremo di vero cuore!

 

La Redenzione

Il primo dono di Cristo risorto nello Spirito in pentecoste dicevamo è la pace. Pace fra il cielo e la terra, tra Dio e gli uomini sancita in questo atto di Misericordia. Dio perdona i nostri peccati: per grazia! Così per noi la misericordia per il prossimo non rimane uno sforzo morale, quanto invece un effetto sacramentale. Se non riusciamo a perdonare qualcuno, significa che dobbiamo avvicinarci ancora di più al Dio della Misericordia. Redenzione è il formidabile dono dello Spirito che permette addirittura – se consegnati noi stessi a Lui – di dare un senso anche ai nostri peccati, anche a quelli peggiori. La redenzione ridona all’uomo la sua dignità di essere uomo, figlio, fratello… Redenzione è l’opera dello Spirito santo: come possiamo essere anche noi “redentori”?

Io sono con voi fino alla fine

Io sono con voi fino alla fine

25. maggio, 2017News, Senza categoriaNo comments

Commento al Vangelo di domenica 28 Maggio – Ascensione del Signore (A)

 

Dagli atti degli apostoli (Capitolo 1)

1Nel mio primo libro ho già trattato, o Teòfilo, di tutto quello che Gesù fece e insegnò dal principio 2fino al giorno in cui, dopo aver dato istruzioni agli apostoli che si era scelti nello Spirito Santo, egli fu assunto in cielo.

       3Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio. 4Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre «quella, disse, che voi avete udito da me: 5Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni».

       6Così venutisi a trovare insieme gli domandarono: «Signore, è questo il tempo in cui ricostituirai il regno di Israele?». 7Ma egli rispose: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta, 8ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra».

       9Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo. 10E poiché essi stavano fissando il cielo mentre egli se n`andava, ecco due uomini in bianche vesti si presentarono a loro e dissero: 11«Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l`avete visto andare in cielo».

       12Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. 13Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C`erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. 14Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui.

 

* * *

 

L’autore dedica il suo libro a Teofilo, teo (=Dio)  fileo (=voler bene): a chiunque voglia bene a Dio. Del resto entriamo nella meditazione della Scrittura solo se riscopriamo la fede in Dio. Quanto è importante per me la fede? Che valore ha Dio nella mia vita (nelle scelte, nei comportamenti, nel quotidiano)?

L’autore del testo degli Atti degli Apostoli comincia proprio così il suo trattato: Nel mio primo libro ho già trattato…Ha già scritto circa ciò che Gesù fece e insegnò dal principio, sarà noto poi sul testo che l’autore è Luca, l’evangelista. Come era finito il Vangelo di Luca? I due di Emmaus riconobbero Gesù risorto nello spezzare il pane, partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, in cui davvero il Signore apparve a Simone; e mentre parlavano di queste cose, Gesù in persona apparve in mezzo a loro e disse: “Pace a voi” (Lc 24,36), diede le ultime istruzioni agli Apostoli e benedicendoli fu assunto in cieloEgli si mostrò ad essi vivo, mangiò con loro, quindi, non era un fantasma ma un corpo vivente e ordinò loro di attendere. Attendere cosa? L’ascensione al cielo e la discesa dello Spirito Santo: la Pentecoste! E’ questa attesa promessa dal Risorto che dà pace agli Apostoli, che li rasserena: pensavano che la loro speranza fosse morta per sempre con la morte di Cristo, ma Egli è risorto ed ha riacceso, di luce nuova, la speranza. C’è un di più che va oltre la sua resurrezione… C’è ancora altro che attende agli Apostoli, qualcosa che fa gonfiare ancor di più la loro speranza. Il cristiano è l’uomo della speranza, l’uomo che sa che il suo Signore è vivo, è presente nella Parola e nell’Eucaristia (ricordate Emmaus?), nei sacramenti e nei poveri. Il cristiano è l’uomo della serenità e della pace perché sa che il suo redentore è vivo (come dice Giobbe nell’antico Testamento nonostante i suoi mali). Vivo nella serenità e nella pace? Vivo nella speranza perché credo che il mio redentore è vivo?

Gli Apostoli, di lì e 40 giorni dalla Sua resurrezione, riceveranno il battesimo dello Spirito: verranno rivestiti di potenza dall’alto (Lc 24,49). Da questa investitura partirà la testimonianza che raggiungerà tutti i confini della terra e i secoli della storia, fino ad arrivare ad oggi. A noi è pervenuta e siamo i destinatari di questa promessa del regno e dell’investitura dello Spirito Santo, siamo stati scelti nello Spirito Santo come gli Apostoli, siamo chiamati ed investiti per una missione speciale, diversa da quella degli altri. C’è una missione da attuare, c’è una vocazione da seguire: è Cristo che ci chiama e ci investe perché di noi ha bisogno e perché ci ama… Viviamo la nostra fede come persone che sanno di essere scelte nello Spirito Santo? Ci sentiamo chiamati da Dio?

Ma quante domande e dubbi assillano la fede di ogni uomo! Anche gli Apostoli chiedono qual è il tempo in cui la grazia di Dio si manifesterà (v.6), vogliono sapere di più di quanto gli è dato di conoscere. In parte hanno ragione, perché li riguarda, quello che sta per succedere… Soltanto dopo la Pentecoste capiranno che l’uomo e la donna di fede sono abbandonati a Dio, sono come consegnati alla Sua: volontà, protezione, misericordia e predestinazione. Rimane come comandamento: mi sarete testimoni… fino agli estremi confini della terra. Detto questo, fu elevato in alto sotto i loro occhi,  fu assunto in cielo, nel Regno del Padre. “Un po’ come” fu assunto Elìa con il carro di fuoco, che mentre veniva rapito in cielo lascia al suo discepolo Elisèo il suo mantello (segno della sua protezione) e tre quarti del suo spirito (cfr. 2 Re 2,1-18). Così Gesù ascendendo al cielo ha lasciato ai discepoli la sua protezione e lo Spirito Santo.  Rimangono esterrefatti dell’accaduto e, con gli occhi fissati verso il cielo, a guardare la magnifica ascensione; due uomini splenditi si presentarono a loro.  Chi sono costoro? Certo ci richiamano i due uomini che al sepolcro annunciano alle donne che Cristo è risorto (Lc 24,1-8). Oppure pensiamo siano creature angeliche… Oh, se credessimo ancora che gli angeli di Dio ci stanno accanto, ci proteggono e ci illuminano! Questi due uomini splenditi ci ricordano anche le persone che ci hanno parlato di Cristo, e ci ricordano che noi, per molti increduli, siamo chiamati ad essere splendenti, come loro, per poter annunciare il Regno di Dio. E qual è questo annuncio? Questo Gesù…Tornerà un giorno allo stesso modo in cui l`avete visto andare in cielo. L’annuncio ha come obiettivo una sola parola: l’attesa. Siamo innanzitutto, noi cristiani, uomini e donne dell’attesa di Cristo che viene. Viene con il suo Spirito ogni giorno della nostra vita, e tornerà in persona alla fine dei tempi. La Chiesa ha innanzitutto il compito di accompagnare gli uomini di ogni tempo verso quel giorno della Sua venuta, di rendere viva questa attesa e di ravvivare la fede con il dono dello Spirito, specialmente imitando il gruppo dei discepoli che erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui. Da questo punto parte la comunità apostolica… Quattro termini sono fondamentali per fondare la comunità: assiduità (nonostante tutto…), concordia (superando gli ostacoli relazionali…), preghiera (sempre e comunque…) e insieme (al di la dei disagi…). Come vivo questi quattro termini?

Lasciamoci aiutare da Maria, donna sempre presente nella sua Chiesa, cha ha portanto Cristo all’umanità.

Abbiate fede in Dio!

Abbiate fede in Dio!

12. maggio, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 14 MAGGIO 2017 – V DEL TEMPO DI PASQUA – A

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (Capitolo 14 )

1 Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via”.
5Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”. 6Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. 7Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto”.
8Gli disse Filippo: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. 9Gli rispose Gesù: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? 10Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. 11Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
12In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.

 

 

ABBIATE FEDE IN DIO!

Cosa significa avere fede in Dio? Come vivere la fede in Dio? Cos’è la fede?  Partendo da queste domande ci accorgiamo della distanza e della difficoltà del “credere”: così come Tommaso e Filippo esprimono a Gesù con le loro richieste: come possiamo conoscere…? Mostraci Dio…! Sono le domande proprio dell’uomo e della donna alla ricerca di Dio. La fede, per la teologia cristiana è: la fede in Dio che si è rivelato. In che modo Dio si è rivelato nella mia vita? Tramite chi? Dove? Soltanto se riconosciamo che Dio si rivela possiamo rispondere… Questa pericope di Vangelo ci annuncia che Dio si è rivelato una volta per tutte in Gesù di Nazareth, il Cristo: in Lui Dio – il Padre – ha detto tutto fino a consumarsi, fino alla morte e alla morte di Croce. Struggendo così la morte, distruggendo così ogni “morte”… Ecco perché Gesù, nel Vangelo, proclama questo congedo ai suoi discepoli: vado e vi preparo un posto. La fede ci fa attraversare attraverso il tunnel del turbamento (tarasso: perdita del senso di ogni cosa, smarrimento totale, svuotamento interiore) – non sia turbato il vostro cuore – per aprire il nostro cuore e la nostra mente a comprendere che la nostra dimora statica ed estatica è altrove, è in Paradiso; per questo siamo stati creati. Senza la fede in Dio regna il nulla dopo la morte ed il nulla davanti alla complessità delle situazioni che succedono nella nostra vita. Non siamo stati creati per nulla e per finire nel nulla. Il nulla è assenza, Dio ci ha dato la vita che è una presenza: non abbiamo dentro “il nulla”. La depressione dei tempi moderni è lo svuotamento di ogni motivazione profonda del: “verso dove andiamo”, “chi siamo”, “cosa facciamo”. Quando sperimentiamo questo senso del nulla, dobbiamo ritrovare e riformulare in qualche modo le nostre motivazioni profonde in ogni ambito della nostra vita. La malattia di oggi è che l’accidia ha la meglio spesso: cioè scegliamo la via più facile, la meno vera che sembra vitale, che è quella di lasciar perdere, di mollare, di non ritrovare le motivazioni esistenziali per qualcosa o qualcuno che ci ha svuotato dentro. Apri la tua bocca la voglio riempire – dice il Signore (Salmo 81). La fede è lasciarsi riempire da Dio, dal suo essere Vita, da Lui che ci ha creato e che Lui solo sa di cosa veramente abbiamo bisogno. Abbiate fede in me e avete fede in Dio, Gesù dice; è una rivoluzione storica la sua perché, attraverso di Lui, attraverso Gesù Cristo, possiamo “vedere” Dio e fare ciò per cui siamo stati creati: contemplare… Contemplare! Ma come incontrare Cristo?

 

IO SONO LA VIA

Io sono” è il nome di Dio: Gesù si auto rivela: Presenza di Dio. Attraverso di Lui ci viene “mostrato” Dio, la sua Presenza nella nostra vita. Io sono la via. Quale strada abbiamo intrapreso nella nostra vita? Cosa dà senso alla nostra storia? E’ come se Gesù volesse dirci: attraverso me vedrete Dio con gli occhi della fede, attraverso  me la vostra vita acquista un senso vero, reale, che non si svuota. La fede è cammino, è movimento dal un messaggio ad un altro di Dio, da un rapporto ad un rapporto più maturo con Dio, una strada in salita in cui acquistiamo sempre di più forza e una visione diversa delle cose. La fede è cammino attraverso Cristo che ci vede in una crescita progressiva dove comprendiamo con il cuore e con la mente il Dio onnipotente ed onnisciente. La fede è cammino che Dio ci traccia e non noi… Lui insieme a noi cammina e ci accompagna sui sentieri della vera felicità. Non accontentiamoci di una fede mediocre o sufficiente, ancor peggio: ferma. La fede è mutamento interiore e anche fisico, è cambiamento continuo, la fede soddisfa l’anima di felicità ma è insoddisfazione che ci spinge ad andare sempre più avanti con Dio, la fede è rivoluzione interiore dell’amore. La fede, vissuta veramente, ci fa attraversare i cieli e contemplare l’amore. Contemplare l’amore di Dio, di noi stessi e degli altri. Cristo è questa strada della contemplazione. Mostraci il Padre: è la preghiera dell’uomo e della donna di fede che desidera vedere Dio, che desidera contemplare la sua presenza… La nostra fede è vera?

 

IO SONO LA VERITA’

La nostra fede è vera? La fede non va mai presupposta, ma sempre proposta a noi stessi come se non avessimo fede. La fede è provocazione alla Verità: Cristo dice di essere la Verità! La verità su chi, su cosa? Sul rapporto con Dio e con la vita. Gesù provoca i discepoli, e noi, a chiederci se la nostra fede è vera perché Lui è Verità. Per dire verità, l’evangelista Giovanni, usa la parola Aletèia, che dal greco significa: sincerità, veracità, lealtà, fedeltà… La mia fede è sincera, verace, leale e fedele? Il rapporto con Dio passa attraverso la Verità che è Cristo! L’uomo e la donna di Dio vivono un rapporto in Cristo onesto, chiaro, leale; il peccato non intacca questo rapporto… i peccati fanno parte della nostra vita, ci sforziamo di non farli ma poi ci ricadiamo. L’unico peccato che fa male a noi e non ci fa vivere la fede vera è il doppio gioco, la doppia vita: sono cattolico praticante ma appena posso mi dimentico di Dio: non è forse l’indifferenza la peggiore “arma” verso il prossimo? Non è forse l’indifferenza il peggiore allontanamento da Dio? La via della fede, per essere gustata interiormente – cioè contemplata – ci richiede delle scelte concrete perché è via di esperienza in Cristo, perché è fatta di esperienze cristiane, che se vissute nella verità diventano primarie. Ma Dio è “primario” nella mia vita? Nelle mie scelte? Cerchiamo un rapporto onesto con Dio! Cerchiamo un rapporto che ritrovi in noi l’integrità della nostra vita di fede affinché il nostro essere cristiani sia autentico.

 

IO SONO LA VITA

Seguire Cristo Via e Verità, camminare in questa onestà che ci fa essere chiari e forti su Dio, ci fa fare esperienza della fede che integra tutto il nostro “mondo” personale: veniamo a far parte di Dio e Dio dimora presso di noi… Allora  l’autenticità della fede si vede nella nostra vita. Dio entra nella nostra vita e noi nella Sua. Una via di fede vera mostra l’autenticità nella vita. Nella vita fatta di gioie e di dolori, nella vita fatta di problemi e di soluzioni, nella vita fatta di malattia e di salute, di incontri e di scontri, di scelte, di pensieri, di ricerche… la fede si mostra autentica perché in tutto questo Cristo ci mostra la via e la verità su tutto. La fede stimola e focalizza la nostra vita e, la nostra vita: ne è l’autenticazione. Una fede autenticata dalla vita, è una fede credibile e, una fede credibile è: la testimonianza di Cristo, la trasmissione della Presenza stessa di Dio, compartecipazione con Cristo a mostrare il Padre. La mia vita autentica la fede vera in Cristo? Sono un cristiano, sono una cristiana: credibile?

Io sono il Buon Pastore… Io sono la porta

Io sono il Buon Pastore… Io sono la porta

8. maggio, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 7 MAGGIO 2017 – IV DEL TEMPO DI PASQUA

Dal Vangelo secondo Giovanni  (Capitolo 10)

1 “In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. 2Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 4E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. 5Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei”. 6Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro.

7Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

Dietro ad un solo pastore, verso un solo pascolo…

C’è il rischio di sapersi ed essere sicuri di essere cristiani, come c’è il rischio che questa nostra sicurezza sia una fede illusoria, una fede “ci chi scavalca” il recinto e neanche se ne accorge, una fede patologica che neanche sa di essere malata… Si può stare nella Chiesa e non seguire veramente Cristo, illudendoci di farlo. Diamo degli indicatori della patologia della fede[1]:

  1. Una forte enfasi del farsi forte della propria esperienza esibita anche in modo narcisistico.
  2. Una religione intesa come una presenza continua e spropositata della persona.
  • La scrupolosità nelle azioni e nei pensieri diventando ossessione
  1. Esitamento di responsabilità dei propri comportamenti: è colpa di altri o del diavolo…
  2. L’eccessiva emotività sregolata che finge un inesistente misticismo e si apre al feticismo religioso.
  3. L’entusiasmo indiscriminato ed esasperato di chi vuole convincere tutti…
  • Una Carità verso gli altri sempre disponibile e generosa, ma che nasconde il proprio interesse psicologico o ancor peggio concreto…

Il Pastore della Chiesa è solo Cristo e i sacramenti ne sono la sequela effettiva ed efficace. Il pascolo è solo uno: quello a cui ci porta il Signore e solo Lui sa dove… In tutto questo è importante riscoprire che l’esperienza di fede è seguire la Chiesa per quel che è…, pastore e gregge. Non si da cattolicesimo senza un ministro pastorale dell’unico Pastore, non si da cattolicesimo senza gregge, senza comunità…

 

La sequela di Cristo dona la Libertà

Entrare attraverso la “porta” che è Cristo, significa varcare la vita di un rapporto maturo con Dio; ma entriamo in un recinto di “pecore” scelte ad essere “suo gregge”. La salvezza e la libertà sono due effetti dell’essere “suoi”: siamo salvi in virtù della sua morte e resurrezione. Il Messia è venuto affinché, entrando in questa “porta della misericordia” – il cuore di Dio accanto a quello dell’uomo – abbiamola salvezza oltre il muro della morte. La morte di Cristo ha sfondato il muro della nostra morte – causa di ogni nostra paura – dando la possibilità anche a noi di entrare nella salvezza eterna. Il peccato è come un “ladro” che ruba, uccide e disperde le “pecore” che Dio ha scelto. Il peccato è stare in questo stato in cui ci facciamo “rubare” la nostra pace del cuore, ci lasciamo “uccidere” dentro perché abbiamo assolutizzato una situazione, ci lasciamo disperdere perché non troviamo più l’orientamento di dove andiamo e chi siamo. Il peccato ci toglie le coordinate fondamentali della vita: chi siamo (ci ruba l’essere), dove andiamo (ci uccide togliendoci il senso della vita) e chi sono gli altri (ci disperde tra la folla facendoci vedere gli altri estranei). La vita può darcela soltanto il Signore: la vita piena che viviamo e la vita eterna! Entriamo in questa porta del cuore  nostro per vedere che cosa abbiamo dentro: riconosciamo il peccato – “ladro” che è dentro di noi e chiediamoci cosa posso fare per entrare sempre più profondamente in questa porta che è Cristo.

Essere riconoscenti con Dio!

Vivere i questa gratitudine, con questo senso della riconoscenza interiore al Signore, significa vivere noi e rendere gli altri: felici. Dalla gratitudine di ciò che abbiamo dipende oggi la nostra riconoscenza, il nostro esser grati… Il pensiero mercenario dell’occidente contemporaneo, che tutti abbiamo dentro, è di vedere quello che non va, di soffermarci sulle nostre ferite e su chi ce le ha procurate; il mercenario di oggi è dentro il “recinto” della Chiesa e ci illude lasciandoci guardare sempre e soltanto: quello che non va,  il come dovrebbe andare… Il mercenario è fissato solo a vedere le pecore e attuare il suo piano che non è salvifico ma lo sembra. Il mercenario è illusionista e finge di essere il Pastore, ci illude che a lui dobbiamo obbedienza e fedeltà perché il mercenario è forte! Ci spira fiducia perché è travestito da pastore. Come vivo la mia obbedienza a Cristo? Possiamo anche noi metterci in mano al mercenario “che non salva”. Il Pastore, alla fine dei tempi, separerà le pecore e le chiamerà a se nella vita eterna, a differenza dei capri destinati alla morte eterna (cfr. Mt 25,31-46). Una grande esortazione evangelica che non ci vuole mettere paura apocalittica, quanto invece all’esortazione nella carità. Senza la VERA CARITA’ la nostra fede è mercenaria. Non illudiamoci di vivere la carità come elemosina e aiuto bello e concreto agli altri, se poi non riusciamo ad entrare – perché non vogliamo – nella “porta del cuore” del nostro prossimo, anche di quello che prossimo non vorremmo. La mia carità è veramente cristiana? Cerco di entrare nel cuore del “mio prossimo” anche se non lo vorrei come “mio prossimo”?

Noi conosciamo Cristo!

Non siamo sconosciuti a Cristo! Se noi forse siamo lontani da Lui, Lui non è lontano da noi… Ci segue sempre, ci vede, ci ascolta e, sente, sente le nostre gioie e le nostre sofferenze. Dio ci conosce, sa come siamo fatti nel più profondo di noi stessi, anzi ci conosce più di noi stessi. Vivere la fede significa conoscere Dio e sapere che Lui ci conosce, cioè anche ci capisce, ci giustifica, prova dolore e gioia per noi… Siamo noi che, molto spesso, non lo conosciamo e diamo per scontato qualche convinzione e qualche idea di Lui. Dio ha fatto, in Gesù di Nazareth, la nostra stessa esperienza umana: capisce i nostri bisogni, le nostre crisi, i nostri insuccessi così come ciò che ci rende felici e soddisfatti. Lui sa – perché ci ha creati – cosa è veramente bene per noi e bisognerebbe avere uno sguardo dal “campo visivo” molto amplio e un cuore molto grande per sentirci conosciuti da Dio. Ma tutto avviene sotto il Suo sguardo e, se viviamo la fede: questo diventa la nostra forza e anche la nostra consolazione. Gesù non si scorda di te! E tu?

Cristo buon pastore della Misericordia del Padre

Questo nostro Pastore è Buono, è il Buon Pastore. Ci guida sui sentieri della vera bontà, ci impegna alla bontà. Oggi bontà è un termine che quasi sembra stonato nel vocabolario della nostra vita. Bontà. Questo nostro Pastore è buono, è il Mediatore della misericordia, è il nostro avvocato. Meglio lo ha espresso Papa Francesco: <<Noi ne abbiamo uno, che ci difende sempre, ci difende dalle insidie del diavolo, ci difende da noi stessi, dai nostri peccati! Carissimi fratelli e sorelle, abbiamo questo avvocato: non abbiamo paura di andare da Lui a chiedere perdono, a chiedere benedizione, a chiedere misericordia! Lui ci perdona sempre, è il nostro avvocato: ci difende sempre! Non dimenticate questo! L’Ascensione di Gesù al Cielo ci fa conoscere allora questa realtà così consolante per il nostro cammino: in Cristo, vero Dio e vero uomo, la nostra umanità è stata portata presso Dio; Lui ci ha aperto il passaggio; Lui è come un capo cordata quando si scala una montagna, che è giunto alla cima e ci attira a sé conducendoci a Dio. Se affidiamo a Lui la nostra vita, se ci lasciamo guidare da Lui siamo certi di essere in mani sicure, in mano del nostro salvatore, del nostro avvocato>> (Papa Francesco, udienza generale di Mercoledì 17 Aprile 2013).

 

La porta della bontà

La porta della Misericordia è Cristo: io sono la porta. Il Buon pastore. Il concetto di bontà è l’atrio che ci fa entrare in questa porta: ma che cos’è la bontà? Cosa significa questa parola così discussa e un po sembra essere passata di moda nella morale? La bontà non è buonismo. Il “buono” non è colui o colei che accontenta tutti, che sa accontentare tutti… Il concetto di bontà, nel giudaismo, si riconduce al concetto di giustizia. Il buono è giusto, la giustizia di Dio è la misericordia, la bontà significa avere la misericordia di Dio ed operarla con il prossimo. Entrare in questa porta significa esser capaci di far nuove – con Cristo – tutte le cose! Aprire rapporti nuovi, riaprire i vecchi rapporti chiusi ed entrare nel cuore dell’altro, nel cuore dell’altra…Guardare il prossimo per quel che è e, non, per come vorremmo esso sia. Io sono la Porta significa entrare in questa bontà nuova, in un nuovo battesimo dell’innocenza. Entrare in questa porta santa della misericordia è entrare in un rinnovamento interiore ed esteriore, visibile, credibile. Che senso ha avuto varcare le porte delle basiliche nell’anno santo, se poi non vogliamo varcare la porta del cuore del fratello? Quali porte non riesco a varcare del cuore del mio prossimo? Perché non accetto di varcarle? E se il cuore del tuo prossimo ha la porta sbarrata: non lasciar perdere, continua a bussare!

[1] G. Crea, L.J. Francis, F. Mastrofini, D. Visalli, Le malattie della fede, Bologna 2014, EDB, pp.30-32.

Le nostre aspettative: la risposta di Dio

Le nostre aspettative: la risposta di Dio

6. aprile, 2017News, Senza categoriaNo comments

INTRODUZIONE SPIRITUALE ALLA SETTIMANA SANTA (Gv 18)

 

12Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono 13e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno. 14Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: “È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo”.

15Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. 16Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell’altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. 17E la giovane portinaia disse a Pietro: “Non sei anche tu uno dei discepoli di quest’uomo?”. Egli rispose: “Non lo sono”. 18Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.

25Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: “Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?”. Egli lo negò e disse: “Non lo sono”. 26Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l’orecchio, disse: “Non ti ho forse visto con lui nel giardino?”. 27Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.

  • Pietro, perché d’improvviso Gesù ti è diventato estraneo?

“Il gallo canta per la seconda volta, e le lacrime di Pietro cadono al suolo. Che cosa è accaduto a Cefa, la Roccia? Ha rinnegato il suo Redentore, non una, non due, ma tre volte. Come la sua fede vacillò quando cercò di camminare sull’acqua, così ancora una volta, Pietro rivela la sua debolezza. Aveva avventatamente promesso di morire, piuttosto che rinnegare il suo Maestro. Ma, alla fine, basta una giovane serva perché egli si vergogni della sua amicizia con Gesù”[1].

“Si vede che Pietro entra in questa prova quasi senza accorgersene, comincia a capire sempre meno il Maestro: perché non si difende?  Però segue lo stesso Gesù, senza ben sapere perché, senza neanche la decisione di intervenire a suo favore; forse ci sperava, ma non sa neanche lui cosa fare”[2]. Rimane stralunato, perde la fiducia in quel “potente” ora “impotente” Messia… Rimane deluso e stralunato come quando ebbe quell’intuizione geniale alla domanda di Gesù: “la gente chi dice che io sia? – la risposta di Pietro fu luminosa – Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Beato te Simone figlio di Giona – rispose Gesù – perché né la carne né il sangue te lo ha rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli… tu sei Pietro e su questa Pietra edificherò la mia Chiesa…” (cfr. Mt 16,15-19). Ma pochi momenti dopo questa solenne professione di fede di Pietro e la “beatificazione di Gesù”, la “roccia” della fede di Pietro si sgretola fino a far dire a Gesù la frase più sgradevole: “vai indietro satana”. Che cosa sgretola così tanto la fede di chi segue Gesù da vicino come Pietro? Che cosa – o forse chi – “sgretola” la roccia della mia fede di cristiano? Bisogna innanzitutto far pace con questa considerazione: la nostra fede può sgretolarsi! Le ragioni della nostra fede – e quindi della nostro seguire il Signore – possono venir meno! “Una profonda crisi di fede che ha toccato molte persone. Non possiamo accettare che il sale diventi insipido e la luce sia tenuta nascosta (cfr. Mt 5,13-16)”[3].

  • Pietro, quale sogno si è infranto con la Passione di Cristo?

E’ deprimente il fatto che tutta la missione di Gesù, la sua vita pubblica durata tre anni con i suoi discepoli: tutte le conversioni, le guarigioni, le liberazioni, le chiamate… Sembra tutto essere andato perso. Tempo perso? Si  chiede Pietro a questo punto… E Pietro che poi credeva di risolvere tutto! Diceva infatti a Gesù: <<morirò per te, non permetterò che accada la passione…>>. Ma i sogni infranti di Pietro lo portano ad un altro “gradino di salita” importante nella sua vita: una sorta di seconda conversione. Il sogno infranto di Pietro è di non essere indispensabile, di sentirsi inadeguato ed ora anche estraneo al Signore. Pietro crede di essere felice ma si accorge di essere deluso da Dio, dai suoi amici, dalla sua famiglia… Si ritrova solo…Può accadere che abbiamo delle grandi aspettative dalla vita, la stiamo progettando, la stiamo spingendo per progredire sempre di più oppure ci accontentiamo, abbiamo dei sogni…. E Dio, cosa centra con la mia vita, con le mie aspettative, con i miei sogni? Potrebbe essere come per Pietro: prima un modo per vivere “più a pieno” la sua vita, ora nella passione di Gesù, una vuota illusione che non è così più tanto importante. Ma Dio non vuole infrangere il sogno di Pietro, anzi Pietro – dopo la Resurrezione – farà i conti con la sua incredulità e vedrà il Maestro risorto e ancor più potente: ha distrutto la morte! L’esperienza di fede, l’esperienza della vita vissuta con Dio è orientare il nostro sguardo verso di Lui proprio come Pietro anche nel momento in cui si sente – e lo segue – da lontano.

  • Pietro, perché queste negazioni?

“Certamente per paura… non riuscivo più ad essere discepolo di un uomo tanto umiliato… mi aveva deluso… In me c’era in fondo la non accettazione della volontà di Dio che si manifestava in tale umiliazione, la non accettazione di un Dio che si coinvolge con l’uomo al punto da lasciarsi annientare nella persona di Gesù. Mi era chiesto un salto di qualità di cui non ero capace”[4], risponderebbe Pietro. Pietro deve convertirsi all’umiltà e all’umiliazione della sofferenza. Questa è la sottomissione, l’obbedienza, che Pietro non riesce ad accettare… Questo è lo scandalo cristiano della croce che spesso non riusciamo a portare. Come Pietro siamo chiamati a convertirci all’umiltà e all’umiliazione della sofferenza, che attentano allo sgretolamento della nostra fede; “la sottomissione incondizionata alla volontà di Dio, che si rivela in ciò che accade e in ciò che noi non possiamo modificare, è l’atteggiamento fondamentale di tutti coloro che credono in Dio”[5]. La risposta di Dio alle nostre esigenze è la sua passione, morte e resurrezione. Ci chiediamo che esigenze Dio ha per noi?

  • Pietro, perché dopo il gallo del canto hai pianto amaramente?

Risponderebbe: <<lo sguardo di Gesù mi ha toccato il cuore, facendomi capire a che punto ero arrivato>>. Quello stesso sguardo di Gesù (emblèpo – in greco) del primo incontro con Pietro (cfr. Lc 22,61a): uno sguardo di compassione, di comprensione, di perdono[6]. Bisogna riconoscere che abbiamo bisogno dello sguardo di Cristo, del volto della sua presenza, questo è lo scopo della nostra vita: cercare e far trovare il volto, lo sguardo di Cristo! E’ insieme una contemplazione e una missione. Vivere la vita nel suo aspetto contemplativo, riflessivo, meditativo… Questo realizza la nostra vita interiore! Pietro aveva realizzato la sua vita esteriore, e religiosa esteriore: ora è chiamato a vivere l’amicizia con Dio facendo esperienza che la vita va vissuta innanzitutto interiormente, cioè gustare e capire con la mente ed il cuore la presenza di Dio. Quando incrocia lo sguardo di Gesù cambia qualcosa in lui: viene toccato dal di dentro, cioè capisce che la presenza di Dio è troppo importante nella sua vita e si accorge che il peccato è questo rinnegarlo. Questo è il peccato: rinnegare Dio!

“Ma appena lo sguardo di Gesù incrocia lo sguardo di Pietro, l’Apostolo riconosce il proprio triste errore. Umiliato, piange e chiede perdono a Dio. Forte è la lezione di Pietro: persino i più intimi offenderanno Gesù con il peccato. Il canto del gallo non sarà mai più lo stesso per il principe degli Apostoli: gli ricorderà per sempre la sua paura e la sua fragilità.

In questa settimana santa cerchiamo uno sguardo di Cristo di cui ascolteremo più volte nella sua eloquenza d’amore più grande…

ORAZIONE

Signore,
donaci un cuore umile e contrito.
Fa’ che sappiamo versare lacrime per le nostre colpe,
per ritornare al tuo amorevole abbraccio
ogni volta che ti abbiamo voltato le spalle.
Fa’ che impariamo da Pietro
a non ritenere per scontata la nostra fede
né a presumere di essere migliori degli altri.
Aiutaci a conoscere noi stessi come siamo veramente,
fragili, peccatori,
costantemente bisognosi del tuo perdono.
A te, Gesù,
che guardi l’amico con volto sereno,
la lode e la gloria
con il Padre e con lo Spirito,
nei secoli eterni. .Amen”[7].

[1] Via Crucis al Colosseo 2002, statio IV.

[2] C. M. Martini, Il coraggio della passione, Casale Monferrato (AL), Piemme, 2008, p.82.

[3] Benedetto XVI,  La porta della fede, p. 5.

[4] C. M. Martini, Il coraggio della passione, p. 82-83.

[5] Robert Spaemann, in Dio oggi, con Lui o senza di Lui cambia tutto, p. 62.

[6] Cfr. C. M. Martini, Il coraggio della passione, p. 83.

[7] Via Crucis al Colosseo 2002, statio IV.

 

 

Se crederai, vedrai la gloria di Dio

Se crederai, vedrai la gloria di Dio

30. marzo, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 2 APRILE 2017 – V DI QUARESIMA

 

1 Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: “Signore, ecco, colui che tu ami è malato”.
4All’udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato”. 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea!”. 8I discepoli gli dissero: “Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?”. 9Gesù rispose: “Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui”.

11Disse queste cose e poi soggiunse loro: “Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo”. 12Gli dissero allora i discepoli: “Signore, se si è addormentato, si salverà”. 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: “Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!”. 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: “Andiamo anche noi a morire con lui!”.

17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri 19e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà“. 23Gesù le disse: “Tuo fratello risorgerà”. 24Gli rispose Marta: “So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno”. 25Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?”. 27Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo“.

28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: “Il Maestro è qui e ti chiama”. 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro.

32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: “Dove lo avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”. 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: “Guarda come lo amava!”. 37Ma alcuni di loro dissero: “Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?”.
38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta, la sorella del morto: “Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni”. 40Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?”. 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”. 43Detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: “Liberàtelo e lasciàtelo andare“.
45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

 

LA MALATTIA PER LA GLORIA DI DIO

<<Nella sofferenza si nasconde una particolare forza che avvicina interiormente l’uomo a Cristo, una particolare grazia. Ad essa debbono la loro profonda conversione molti Santi, come ad esempio San Francesco d’Assisi, Sant’Ignazio di Loyola, ecc. Frutto di una tale conversione non è solo il fatto che l’uomo scopre il senso salvifico della sofferenza, ma soprattutto che nella sofferenza diventa un uomo completamente nuovo. Egli trova quasi una nuova misura di tutta la propria vita e della propria vocazione. Questa scoperta è una particolare conferma della grandezza spirituale che nell’uomo supera il corpo in modo del tutto incomparabile. Allorché questo corpo è profondamente malato, totalmente inabile e l’uomo è quasi incapace di vivere e di agire, tanto più si mettono in evidenza l’interiore maturità e grandezza spirituale, costituendo una commovente lezione per gli uomini sani e normali. Questa interiore maturità e grandezza spirituale nella sofferenza certamente sono frutto di una particolare conversione e cooperazione con la Grazia del Redentore crocifisso… La sofferenza è, in se stessa, un provare il male. Ma Cristo ne ha fatto la più solida base del bene definitivo, cioè del bene della salvezza eterna>> (Giovanni Paolo II, Salvifici doloris,26). Malattia e fede: quale rapporto nella mia vita?

 

…DIO TE LA CONCEDERA’

La professione di fede di Marta è davvero grande: se fossi stato qui non sarebbe morto… Dov’è Dio quando soffriamo e sperimentiamo la sua assenza? Se fossi stato qui… Marta ha una grande fede, crede anche nella resurrezione e da una definizione alta – teologica – di Cristo! Ha un solo problema: come se la morte non fosse sotto il dominio di Dio. Gesù compie questo miracolo per annunciare il dominio di Dio sulla morte e per preannunciare la sua resurrezione. Lazzaro tonra nella vita mortale con le bende: Gesù abbandonerà le bende per risorgere in un altre “dimensione”… La fede semplice dell’atto di fede: Dio può! Nel discernimento della fede, ciò che desideriamo in Dio, se ci crediamo: si realizza completamente, nei tempi di Dio.

 

IL CUORE DI GESU’

Gesù ormai è rivelato vero Dio e vero uomo – come affermiamo nel credo – e nel suo rapporto divino con il Padre, mostra il Suo volto misericordioso. Si commuove e piange. Dio non resta freddo alle vicende tristi umane, ma: si commuove profondamente e piange. Un Dio umano per poter rendere umano l’essere umano che ha perso la sua umanità! Il sentimento della Pietas divina è qualcosa di misterioso e grandioso allo stesso tempo: il pianto di Dio per l’uomo! La compassione di Dio per l’umanità! Che effetto ci fa questo?

 

TRE PASSAGGI DELLA VITA INTERIORE

Togliete la pietra…, vieni fuori…, liberatelo..  In questo tempo finale di quaresima siamo chiamati ad uscire dai nostri sepolcri interiori: a togliere la pietra, ciò che chiude il nostro cuore, ciò che ci tiene nel buio mortale del peccato e della sofferenza e venirne fuori. Il sepolcro interiore <<è vivere ma perché vivo e non avere voglia di andare avanti, non avere voglia di fare qualcosa nella vita, aver perso la memoria della gioia. Gesù ci dice: Alzati, prendi la tua vita come sia, bella, brutta come sia, prendila e vai avanti. Non avere paura, vai avanti …Ma vai avanti! E’ la tua vita, è la tua gioia”>> (Papa Francesco, omelia del 28/3/2017). Rimanere in questo sepolcro che si chiama vittimismo è accidia – dice Papa Francesco -, bisogna uscire da questo torpore perché dopo uno stato di morte segue sempre uno stato di resurrezione!

 

 

Gesù passa

Gesù passa

23. marzo, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 26 MARZO 2017 – IV DI QUARESIMA

 

1 Passando, vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”. 3Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo“. 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe” – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: “Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?”. 9Alcuni dicevano: “È lui”; altri dicevano: “No, ma è uno che gli assomiglia”. Ed egli diceva: “Sono io!”. 10Allora gli domandarono: “In che modo ti sono stati aperti gli occhi?”. 11Egli rispose: “L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista”. 12Gli dissero: “Dov’è costui?”. Rispose: “Non lo so”.
13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: “Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo”. 16Allora alcuni dei farisei dicevano: “Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”. Altri invece dicevano: “Come può un peccatore compiere segni di questo genere?”. E c’era dissenso tra loro. 17Allora dissero di nuovo al cieco: “Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?”. Egli rispose: “È un profeta!”.
18Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19E li interrogarono: “È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?”. 20I genitori di lui risposero: “Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé”. 22Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23Per questo i suoi genitori dissero: “Ha l’età: chiedetelo a lui!”.
24Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: “Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore”. 25Quello rispose: “Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo”. 26Allora gli dissero: “Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?”. 27Rispose loro: “Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?”. 28Lo insultarono e dissero: “Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia”. 30Rispose loro quell’uomo: “Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. 34Gli replicarono: “Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?”. E lo cacciarono fuori.

35Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. 36Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. 37Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. 38Ed egli disse: “Credo, Signore!”. E si prostrò dinanzi a lui.
39Gesù allora disse: “È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi“. 40Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: “Siamo ciechi anche noi?”. 41Gesù rispose loro: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane”.

 

 

GESU’ PASSA

Gesù passa e vede il cieco. Qui non è il cieco ad invocarlo, quanto invece Lui a coglierlo. Gesù guarda il cieco, ma il cieco non può vederlo. Gesù lo vede perché il cieco mendica… Forse anche noi siamo ciechi, immersi nel caos della piazza davanti ai templi delle nostre chiese, ma non ci accorgiamo che Gesù passa. Gesù passa nella nostra vita! Come attirare la sua attenzione? Facendo i “mendicanti” come il cieco. Il mendicante vive di quello che gli arriva in elemosina tra la sua sporcizia e le sue sofferenze; essere mendicanti nella fede significa mettersi nella condizione di fiducia – atto di fede – in Dio: accolgo quello che la vita mi offre come dono di Dio; tra la sporcizia dei miei peccati di cui Dio ne annuncia la misericordia e le sofferenze che sono la porta stretta per la vita eterna. Cristo già ci ha dato gli “occhi della fede” per poterlo vedere, non nella piscina di Siloe, ma nell’acqua del Battesimo. Gesù passa, guarisce il cieco ed il cieco fa un cammino: passa dal riconoscerlo come l’uomo che lo ha guarito, poi come un profeta e alla fine come il Cristo.

La mia fede è in cammino? Sono un “mendicante” della grazia di Dio?

 

IL FANGO

Il fango ci riporta da una parte alla creazione del mondo: acqua e terra; d’altra parte alla nostra condizione di fragilità… il fango è questa esperienza di sofferenza quando appunto nel “fango” ci sentiamo immersi, ma anche lo sporco del peccato che ci fa sentire nel fango: va a purificarti.Gesù così ha detto al cieco: dal fango, da qualsiasi fango, possiamo uscirne solo con l’aiuto di Dio, ma dobbiamo muoversi come il cieco, tentoni, verso la “piscina di siloe”, verso laddove possiamo ritrovare un nuovo modo di vedere le cose, ritrovare la luce o una nuova luce! Cosa mi fa sentire sporco di fango? Dove la “piscina” della mia purificazione?

 

I VERI CIECHI RELIGIOSI

Gesù accusa i farisei di una cecità della fede… Un’affermazione forte che deve far riflettere anche noi, uomini e donne di fede di oggi. I farisei hanno perso la visione dell’orizzonte della grandezza di Dio: hanno racchiuso Dio nelle loro regole, nei loro progetti pastorali, nei loro dogmatismi sterili, in una religiosità vissuta nell’appartamento delle proprie idee mascherate da “volontà di Dio”… Questo è il pericolo: vivere una fede da “appartamento”, di chiusura travestita da apertura; di un’esperienza vissuta come profezia ma che profezia non è… Bisogna sapersi mettere sempre in crisi e porsi delle domande se il mio cammino con Dio, personale o comunitaria, sia un cammino fermo in un “appartamento”… L’uomo e la donna di fede si interrogano sempre con criticità positiva e negativa, sulla motivazione profonda della sequela di Cristo e la fede in Dio!La religiosità farisaica è quella dei se e dei ma… dei pro e dei contro… del dentro o del fuori… Vincola la grandezza onnipotente di Dio: in sabato non si possono fare miracoli. Tanto meno ascolta in “povero”: se tutto nei peccati e vuoi insegnare a noi… La religiosità di appartamento che è diffusa nelle parrocchie spesso diventa farisaica quando non riconosce più nella comunità parrocchiale stessa il cammino reale della Chiesa di Dio, ma al contrario ha la sua leadership, la sua guida, all’esterno così da chiudere gli occhi davanti all’immenso orizzonte di Dio.

Vivo una religiosità da appartamento, oppure sono aperto a critiche ed autocritiche, positive e negative, che possano farmi gustare la luce di Dio nel suo campo visivo dell’orizzonte?

 

LA LUCE DI DIO CHIEDIAMOLA CON SAN FRANCESCO D’ASSISI

 

Alto e glorioso Dio
illumina il cuore mio,
dammi fede retta, speranza certa,
carità perfetta.

Dammi umiltà profonda,
dammi senno e cognoscimento,
che io possa sempre servire
con gioia i tuoi comandamenti.

Rapisca ti prego Signore,
l’ardente e dolce forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose,
perchè io muoia per amor tuo,
come tu moristi per amor dell’amor mio.

Alto e glorioso Dio
illumina il cuore mio,
dammi fede retta, speranza certa,
carità perfetta.

 

Se conoscessi il dono! E chi è Dio!

Se conoscessi il dono! E chi è Dio!

17. marzo, 2017News, Senza categoriaNo comments

COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 19 MARZO 2017 – III DI QUARESIMA

 

Dal Vangelo secondo Giovanni (cap. 4)

5Giunse così a una città della Samaria chiamata Sicar, vicina al terreno che Giacobbe aveva dato a Giuseppe suo figlio: 6qui c’era un pozzo di Giacobbe. Gesù dunque, affaticato per il viaggio, sedeva presso il pozzo. Era circa mezzogiorno. 7Giunge una donna samaritana ad attingere acqua. Le dice Gesù: “Dammi da bere“. 8I suoi discepoli erano andati in città a fare provvista di cibi. 9Allora la donna samaritana gli dice: “Come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana?”. I Giudei infatti non hanno rapporti con i Samaritani. 10Gesù le risponde: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. 11Gli dice la donna: “Signore, non hai un secchio e il pozzo è profondo; da dove prendi dunque quest’acqua viva? 12Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede il pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo bestiame?”. 13Gesù le risponde: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; 14ma chi berrà dell’acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno. Anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna”. 15“Signore – gli dice la donna -, dammi quest’acqua, perché io non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”. 16Le dice: “Va’ a chiamare tuo marito e ritorna qui”. 17Gli risponde la donna: “Io non ho marito”. Le dice Gesù: “Hai detto bene: “Io non ho marito”. 18Infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”. 19Gli replica la donna: “Signore, vedo che tu sei un profeta! 20I nostri padri hanno adorato su questo monte; voi invece dite che è a Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”. 21Gesù le dice: “Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22Voi adorate ciò che non conoscete, noi adoriamo ciò che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. 23Ma viene l’ora – ed è questa – in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità: così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. 24Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità”. 25Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia, chiamato Cristo: quando egli verrà, ci annuncerà ogni cosa”. 26Le dice Gesù: “Sono io, che parlo con te“.
27In quel momento giunsero i suoi discepoli e si meravigliavano che parlasse con una donna. Nessuno tuttavia disse: “Che cosa cerchi?”, o: “Di che cosa parli con lei?”. 28La donna intanto lasciò la sua anfora, andò in città e disse alla gente: 29“Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia lui il Cristo?”. 30Uscirono dalla città e andavano da lui.
31Intanto i discepoli lo pregavano: “Rabbì, mangia”. 32Ma egli rispose loro: “Io ho da mangiare un cibo che voi non conoscete”. 33E i discepoli si domandavano l’un l’altro: “Qualcuno gli ha forse portato da mangiare?”. 34Gesù disse loro: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera. 35Voi non dite forse: “Ancora quattro mesi e poi viene la mietitura”? Ecco, io vi dico: alzate i vostri occhi e guardate i campi che già biondeggiano per la mietitura. 36Chi miete riceve il salario e raccoglie frutto per la vita eterna, perché chi semina gioisca insieme a chi miete. 37In questo infatti si dimostra vero il proverbio: uno semina e l’altro miete. 38Io vi ho mandati a mietere ciò per cui non avete faticato; altri hanno faticato e voi siete subentrati nella loro fatica”.
39Molti Samaritani di quella città credettero in lui per la parola della donna, che testimoniava: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. 40E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregavano di rimanere da loro ed egli rimase là due giorni. 41Molti di più credettero per la sua parola 42e alla donna dicevano: “Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”.

 

 

GESU’ HA SETE: IL DONO DELLA RICHIESTA

Il pozzo di Giacobbe, ritenuto per l’ebraismo al tempo di Gesù: un santuario a cielo aperto; ma in terra samaritana, in terra di scomunicati dal Tempio di Gerusalemme. Gesù chiede alla donna dammi da bere, la donna affermerà a Gesù dammi quest’acqua. Questo brano è un cammino “battesimale” di questa donna che, va ad attingere l’acqua al pozzo, ma si ritrova immersa nell’acqua della grazia di Dio. La sete di Gesù ci riporta a quando sulla croce, prima di spirare, dice: ho sete. Gesù avanza una richiesta, Dio non ha bisogno dell’uomo, ma lo rende partecipe della sua sete di amore. Dio ha sete di me, di te: per amore. La richiesta di Gesù: dammi da bere… Cosa penso Gesù mi chieda? Non sentiamo spesso questa esigenza d’amore di Dio per noi, perché, come la Samaritana: avanziamo problematiche religiose – tu sei giudeo io samaritana – oppure cerchiamo un utilitarismo esasperato – non hai la brocca, come fai ad attingere – che non ci fa contemplare e conoscere il dono di Dio. Vivere la vita come dono! La samaritana vedeva solo un uomo, che solo dopo riconoscerà come profeta e poi Messia; così come noi facciamo una esperienza umana della fede: se conoscessimo il dono e Colui che lo fa! Vivere la vita come dono e, così contemplare e conoscere Cristo. Senza questa gratitudine in Dio dopo aver riconosciuto il dono, non potremmo conoscerlo. Riconosco che nella vita c’è il “dono” di Dio? Che tutto è dono? Vivo questa gratitudine che mi porta alla felicità ed alla libertà?

 

IL DONO DELL’ACQUA DI DIO

Gesù offre la sua acqua. Quale acqua? L’acqua della grazia che è fonte di vita, purificazione, trasformazione dell’uomo. Segno di morte dell’uomo vecchio e di resurrezione all’uomo nuovo: segno del battesimo. La samaritana in questa storia viene come battezzata: lascia tutto ciò che aveva: la brocca, la sua storia, la sua dignità, la sua speranza, la sua tristezza, il suo vuoto affettivo, la sua insoddisfazione di amore al pozzo e rinasce dall’acqua di Dio. La samaritana in qualche modo rappresenta l’umanità piena di dubbi e risposte relative sulla fede, di una fede individuale ma non più reale e, con una profonda lacuna affettiva: non sa più amare e non si sente più amata! Papa Francesco la chiama “orfananza”… Quale la mia storia, la mia dignità, la mia speranza, la mia tristezza, il mio vuoto affettivo, la mia insoddisfazione di amore per riconoscere la mia sete più profonda è sete di Dio?

 

IL CREDENTE E’ ADORATORE E TESTIMONE

Credere in Dio è innanzitutto adorarlo: orientare il nostro cuore verso di Lui! La Samaritana capisce che non è il pozzo od il Tempio di Gerusalemme il luogo in cui cercare Dio: ma nel Cristo. Dove cerco Cristo, dove credo di trovarlo? Sono io che ti parlo: Dio parla, ma dove, come? Adorarlo in Spirito e Verità significa anzitutto cercare dove questo Spirito di Dio viene effuso.. Cristo effonde in noi il suo Spirito e lo ha effuso in momenti ben precisi della nostra vita e, continua ad effonderlo… Cosi la nostra fede deve poter trovare una autenticità, cioè viverla nella verità, nella onestà! L’incontro con Cristo cambia la vita se riconosciamo questa fede primordiale dell’uomo nei confronti di Dio, se riconosciamo che non sono i ritualismi del tempio o il “pozzo” del santuario che ci salva: quanto invece il nostro incontro con Cristo ed i suoi discepoli. Dall’incontro di Gesù con la Samaritana nasce una comunità. Nella comunità cristiana viviamo la presenza di Cristo, l’ascolto di Lui che ci parla e la grazia dei sacramenti.

Quanto è importante non privatizzare la religiosità, ma, aprirsi ad una fede Vera, autentica, non fatta di tradizionalismi e ritualismi: adorare Dio in Spirito e Verità!. Una frase così piena di impegno e di significato. Dando “peso” ad ogni parola, cosa significa per me adorare Dio in Spirito e Verità?

 

LA TESTIMONIANZA

La donna riprende a vivere libera e felice e non può non trasmetterlo agli altri. Ogni cristiano è questa donna, l’incontro con Cristo ci riempie così tanto da non poter farne a meno di comunicarlo: venite a conoscere Gesù. La mia fede è testimonianza di un incontro con Cristo? La mia testimonianza porta in se l’invito: venite a conoscere Dio? Venite a conoscere Gesù?

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